Usa decidono il ritiro delle truppe, mentre l’Isis tortura 3.000 yazide nell’indifferenza mondiale

Il racconto di Nadia Murad, la ragazza venduta, stuprata e torturata dall’Isis 4 anni fa e che ha ricevuto il Nobel

Luisa Betti Dakli
Luisa Betti Dakli
Direttrice di DonnexDiritti Network e International Women



Mentre il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, durante il discorso sullo Stato dell’Unione, diceva che era giunto il momento di riportare a casa le truppe statunitensi, i senatori votavano contro il ritiro dei soldati statunitensi dalla Siria e dall’Afghanistan (77 voti contro 23). L’emendamento passato due giorni fa è di un fedelissimo di Trump, il senatore repubblicano Mitch McConnell, e iltesto dice che un ritiro adesso potrebbe destabilizzare la regione e chiede di ritirare le truppe dopo un’accertata “sconfitta duratura” dei gruppi jihadisti.

Una proposta che dovrà passare per la Camera dei Rappresentanti controllata dai democratici

Joseph Votel

Lo stesso generale americano Joseph Votel, non interpellato dal presidente sulla questione, ha detto chela minaccia dello “Stato Islamico” in Siria e Iraq rimarrà se gli americani se ne andranno. Ma a fare pressioni su Trump, riguardo questo ritiro, è stato soprattutto il presidente turco Erdoğan che in realtà non vede l’ora di distruggere i curdi nel nord della Siria (Rojava). E se a gennaio Erdoğan aveva proposto a Trump la creazione di una zona cuscinetto al confine turco, Washington aveva chiesto garanzie per i curdi che svolgono un ruolo di primo piano nella lotta contro l’Isis, ma senza fare parola della vita di più di 3.000 donne e bambine yazide rapite, stuprate e ancora nelle mani dell’Isis, di cui nessuno fa più menzione.

“È inconcepibile che i leader di 195 paesi in tutto il mondo non si siano mobilitati per liberare queste ragazze, che se fossero stati un accordo commerciale, un giacimento petrolifero, o un carico di armi, sicuramente nessuno sforzo sarebbe stato risparmiato pur di liberarle”, ha ricordato Nadia Murad, la ragazza yazida venduta, stuprata e torturata dall’Isis 4 anni fa e che a dicembre ha ricevuto il premio Nobel con il ginecologo Denis Mukwege, che nel suo ospedale a Bukavu ha curato più di 50mila pazienti devastate dagli stupri di guerra nella Repubblica Democratica del Congo.

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Denis Mukwege e Nadia Murad

Un premio ricevuto per aver “contribuito a dare maggiore visibilità alla violenza sessuale in tempo di guerra, in modo che i responsabili possano rendere conto delle loro azioni”, parole che ancora non sono state seguite dai fatti. Anche se oggi quelle zone sono state liberate, e per questo si discute il ritiro delle truppe americane, il Daesh non è stato annientato: “La situazione degli yazidi nelle prigioni dell’Isis non è cambiata – ha detto Nadia a Oslo  – e gli autori dei crimini del genocidio non sono stati consegnati alla giustizia”. Esponendo all’aggressività turca i curdi, che hanno combattuto in maniera decisiva contro il Daesh, gli Usa sembrano dimenticarsi anche delle donne e dei bambini ancora in ostaggio dell’Isis la cui liberazione non è menzionata in nessuna proposta.

stupro di guerra come quello della ex Yugoslavia o la Repubblica del Congo pianificato come arma per annientare

un tipo di stupro organizzato e sistematico che colpisce tutta la comunità distruggendo il tessuto sociale e provocando crimini contro l’umanità, in alcuni casi ancora non riconosciuti come tali. “Lo Stato islamico – dice Murad – ha pianificato tutto questo: come entrare nelle nostre case, cosa rende una ragazza più o meno preziosa, perché i militanti dell’Isis meritano una sabaya (schiava del sesso, ndr) come incentivo”. Ed è nel suo libro dal titolo “L’ultima ragazza” in cui Nadia ha raccontato tutta la sua terribile storia: “Il mercato degli schiavi apriva di notte – si legge – e potevamo sentire il trambusto al piano di sotto dove i militanti dell’Isis si organizzavano. Quando il primo uomo entrò nella stanza, tutte le ragazze iniziarono a urlare. Camminavano fissandoci mentre noi gridavamo.

Per prima cosa andavano dalle le ragazze più belle chiedendo l’età ed esaminando capelli e bocche

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Sono vergini, giusto? Chiedevano alla guardia. Poi ci toccavano ovunque, passando le mani sui nostri seni e sulle nostre gambe, come se fossimo animali. Ho urlato e urlato, scacciando via le mani che si allungavano per toccarmi. Altre ragazze arrotolavano i loro corpi in palle sul pavimento o si gettavano verso le loro sorelle per cercare di proteggerle. Mentre ero distesa lì, uno di loro si fermò davanti a me. Tu! La ragazza con la giacca rosa! Alzati! I suoi occhi sembravano infossati nella carne del suo grosso viso che era quasi interamente coperto di peli. Non sembrava un uomo ma un mostro, e puzzava di uova marce e acqua di colonia».

 

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