America

Repubblicani antifemministi. Guerra alle donne (2012)

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Azione – 02/apr/2012

Luisa Betti

La campagna elettorale del GOP in materia di aborto, maternità, violenza e contraccezione sta facendo infuriare le americane e le associazioni liberal che reagiscono con appelli e comunicati. Ma rischia di dare una spinta indiscussa alla rielezione di Obama
 

Sul putiferio scatenato dal conduttore americano Rush Limbaugh che aveva chiamato slut (puttana) la studentessa Sandra Fluke per aver appoggiato apertamente la riforma sanitaria sulla contraccezione, un venditore di preservativi ha basato la sua campagna «Sluts Unite» (puttane unite), per cui chi compra i profilattici di Sir Richard può scegliere uno degli slogan presentati dal distributore: «I believe in Slut», «proslut», «We are all sluts». Nel dettaglio diverse settimane fa, il conservatore Limbaugh, durante il suo talk show, aveva detto: «Cosa possiamo dire della studentessa Sandra Fluke che va davanti a una commissione parlamentare per dire che deve essere pagata per fare sesso? Questo fa di lei una puttana, giusto? Lei vuole essere pagata per fare sesso».
La ragazza, che ora è diventata un simbolo anti-repubblicano, era andata il 23 febbraio davanti a una commissione parlamentare sostenendo che anche istituzioni legate al mondo religioso, come università e ospedali, hanno il dovere di fornire una copertura assicurativa sulla contraccezione. La polemica riguardava uno dei punti della riforma sanitaria avviata da Obama nel 2010, osteggiata dai repubblicani, ma quella di Limbaugh – che ha dovuto chiedere scusa dopo che una dozzina di inserzionisti pubblicitari si sono ritirati dal suo show – è solo la punta dell’iceberg in quella che il «Times» chiama «War against Women» (guerra contro le donne). Di fronte alla proposta del presidente Obama di inserire il controllo delle nascite e la prevenzione alla salute nelle prestazioni dei piani sanitari di ogni Stato, la campagna elettorale si è infiammata, e i candidati repubblicani, che si sfidano in questi mesi nelle primarie in giro per gli Usa, hanno fatto muro dichiarandosi contrari alla contraccezione erogata dallo Stato, e facendosi anche portavoce, con posizioni più o meno rigide, di un pensiero che farebbe tornare indietro le donne di secoli. Una posizione che si consuma sulla pelle delle donne ma che porterà la campagna elettorale Usa su un terreno in cui l’elettorato femminile potrà giocare un ruolo decisivo. Rick Santorum, il candidato ultraconservatore, si è distinto per le sue posizioni contro gay e ispanici, contro le donne-soldato (che creano «imbarazzo»), contro il «gobbo» (teleprompter) e per le sue dichiarazioni come: «anche il frutto dello stupro è un dono di dio», «Witney Houston dava il cattivo esempio», «il porno causa danni al cervello». Ma il Grand Old Party (GOP) è compatto nel suo attacco alle donne su aborto, maternità, diritti riproduttivi, violenza e contraccezione. E quella che Richard Klass chiama su «Huffington Post» «the republican assault on women» non sembra più un affare di pochi «invasati», tanto che lo stesso Klass si chiede: «Come siamo arrivati a questo punto? Come una questione risolta mezzo secolo fa, è diventata centrale per la propaganda elettorale del GOP? Come ha fatto il GOP a mettersi nella situazione di chi allontana le donne che compongono più della metà degli elettori, specie le donne indipendenti che sono una parte decisiva per le elezioni?».

Qualche esempio. Nell’Ohio il senatore Josh Mandel ha proposto il Heartbeat Bill, un gruppo di leggi che vieterebbe l’interruzione di gravidanza – anche in caso di stupro, incesto e pericolo per la vita della madre – nel caso si intercettasse, con un esame apposito, il battito cardiaco del feto: un fatto che si può verificare anche a poche settimane dal concepimento anche se l’aborto è legale fino alla nona settimana. In Texas è stata approvata una legge che obbliga i dottori a effettuare un’ecografia 24 ore prima di interrompere la gravidanza, in cui si mostrino le immagini alla paziente che, nel caso si rifiutasse di guardare, sarà sottoposta alla descrizione orale del medico. In Virginia una norma – già in vigore in Alabama, Arizona, Florida, Louisiana, North Carolina, Oklahoma e Mississippi – obbliga le donne che stanno interrompendo una gravidanza a sottoporsi a un esame transvaginale o un’eco addominale.
Un caso eclatante è quello del New Hampshire House che ha approvato una legge in cui si obbliga i medici a distribuire, 24 ore prima dell’interruzione di gravidanza, «materiale informativo» in cui si mette in relazione l’aborto con il cancro al seno. Così come già succede in Kansas e Oklahoma. In Sud Dakota i repubblicani vogliono rendere legale l’uccisione di medici abortisti, in Maryland hanno tagliato i fondi agli asili per donne povere «perché le donne devono stare a casa coi figli» e in Arizona i datori di lavoro potrebbero licenziare le donne se usano un metodo di controllo delle nascite (contraccezione, aborto, sterilizzazione) che offenda la morale del datore di lavoro.
Negli Stati a maggioranza repubblicana l’assalto alle donne ha assunto forme brutali, perché la politica per le donne è «troppo costosa», e l’ideologia conservatrice può essere di grande aiuto. Lo stesso Willard «Mitt» Romney ha proposto di eliminare i fondi federali destinati a Planned Parenthood – organizzazione no profit che fornisce assistenza medica a basso costo a 5 milioni di donne indigenti tra cui anche aborti – e ha apertamente dichiarato che uno dei suoi primi compiti come presidente sarà quello di «sbarazzarsi» di questa organizzazione.
In Georgia, il deputato repubblicano Bobby Franklin avrebbe presentato una legge che sostituirebbe il termine «vittima» con il termine «accusa» nei reati di stupro, stalking e violenza domestica. Sulla Violence Against Women Act, la legge che tutela le vittime di violenza, i democratici propongono di ampliare il concetto di violenza allo stalking e di dare permessi di soggiorno temporanei per immigrate fuggite da situazioni violente, ma l’irrigidimento del GOP ha scatenato l’ira anche delle sue rappresentanti di parito. Pochi giorni fa al Senato, durante la discussione sul Violence Against Women Act, le senatrici, sia democratiche che repubblicane, sono esplose: «Siamo arrabbiate e siamo stufe marce», ha detto la democratica Maria Cantwell, mentre la collega repubblicana, Lisa Murkowski, ammoniva i colleghi del suo partito affermando: «rischiamo di essere dipinti come anti-femministi».

Hillary Clinton ha detto pubblicamente: «Non importa da quale paese vengono e quale religione praticano ma vogliono controllare come ci vestiamo, come agiamo e persino le decisioni che prendiamo sulla nostra salute e i nostri corpi», parole che hanno trovato l’appoggio della senatrice repubblicana Olympia Snow, che ha annunciato di ritirarsi dalla politica per protesta in quanto il suo partito «sta spingendo le donne nelle braccia dei democratici». Sul «New York Times», Maureen Dowd dice che «l’assalto repubblicano contro le donne spiana la strada a Obama nel 2012 e a Hillary nel 2016», e la stessa ultraconservatrice Sally Kohn del Fox News, è convinta che «i repubblicani stanno dando a Obama un aiuto che nessuna costosa campagna pubblicitaria può comprare». Un suicidio politico per cui, secondo l’analista Michelle Bernard, anche «le femministe pro-Sarah Palin sono pronte a saltare il fosso».
In un’America dove il 99% delle donne fa uso di contraccettivi, è ovvio che le americane, che sono la maggioranza dell’elettorato, si stiano mobilitando e quello che stanno facendo i repubblicani potrebbe davvero favorire la riconferma di Obama alla presidenza a novembre prossimo. Secondo il sondaggio del «Wall Street Journal»/NBC Obama sarebbe già in vantaggio di 18 punti tra le donne politicizzate sia dell’una che dell’altra parte politica.
La più grande contraddizione è che tutto questo avviene in un Paese dove, secondo Hamilton Project – gruppo di studio della Brookings Institution – il tasso di matrimoni tra professioniste ad alto reddito è più elevato di quello tra le donne in genere: cioè aumentano gli uomini che sposano donne che guadagnano più di loro. Liza Mundy osserva, nel suo libro Il sesso più ricco , che 4 americane su 10 ormai guadagnano più del loro marito: un rapporto di forze che nell’arco di una generazione cambierà la coppia, la vita domestica e le relazioni.
Donne che vogliono non solo più denaro ma più potere in campo economico e politico. Sheryl Sandberg, la testa che ha portato Facebook all’apice della sua ricchezza e che, secondo Forbes, quest’anno è tra le 100 donne più potenti del mondo, spiega come l’ultimo decennio ha visto troppe poche donne ai vertici di governi o in posizioni dirigenziali, malgrado le donne, negli ultimi 30 anni, abbiano fatto passi da gigante. «Le donne negli Stati Uniti sono diventate il 50% dei laureati nell’81 – dice Sandberg – e negli ultimi 30 anni, in ogni settore, hanno costantemente fatto progressi, senza arrivare ancora però ai ruoli chiave nei vertici del potere politico e economico, dove, in sostanza, nel corso degli ultimi 10 anni, non ci sono stati veri e propri salti di qualità».
Negli Stati Uniti Jill Abramson, a 57 anni, ha sostituito Bill Keller come direttore esecutivo di uno dei giornali più importanti del mondo: il «New York Times». E Tina Brown, che ha già rifatto «Vanity Fair» e «New Yorker», oggi dirige «Newsweek» e «Daily Best». Per Brown in un Paese dove «le donne vogliono meno ostacoli tra loro e il potere» e dove «le 50enni hanno tanta voglia di ricominciare»: «Gli uomini, un certo tipo di uomini, hanno paura delle donne, sono spaventati dall’ascesa, e stanno facendo di tutto per controllarne i diritti fondamentali. Siamo alla guerra dei sessi innescata dalla paura, e su questo i repubblicani si stanno facendo male da soli. Per questo credo che Obama rischi di rivincere».
L’elettorato femminile rappresenta il 53% del totale, la stessa percentuale che a febbraio appoggiava Obama

Categorie:America, Donne

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