Ddl Pillon, Spadafora archivia ma non ritira. Per le femministe: se passa questa legge, addio ai diritti

Al Congresso delle famiglie di Verona gadget a forma di feto: la protesta delle donne mette in imbarazzo il governo

Luisa Betti Dakli
Luisa Betti Dakli
Direttrice di DonnexDiritti Network e International Women



«Il provvedimento Pillon è chiuso. Quel testo non arriverà mai in aula, è archiviato», con queste parole ieri a Omnibus (La7), il sottosegretario con delega alle pari opportunità Vincenzo Spadafora (M5S), sembra liquidare il tanto contestato ddl 735, parlando però non di ritiro, come chiedono tutti, ma di un’archiviazione che non si sa bene cosa voglia dire. Non solo, perché Spadafora parla anche di un «un nuovo testo» che «non è come aveva pensato Pillon» ma frutto di un tavolo Lega-M5S «dove sono invitate anche le opposizioni». Un colpo basso per la Lega che coinciderebbe anche con il rinvio della discussione del testo del ddl Pillon in commissione giustizia che avrebbe dovuto riunirsi oggi, che però potrebbe nascondere qualche sorpresa, dato che il senatore neocatecumenale sta mettendo insieme ormai da settimane un nuovo testo accorpando anche gli altri ddl sul tema della famiglia presentati in commissione.
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Vincenzo Spadafora

Passi che ci fanno intravede un accordo dopo la forte crisi tra i due partner di governo che si è consumata durante il Congresso mondiale delle famiglie di Verona che si è concluso domenica con un corteo di 10mila persone, quasi in contemporanea con la grande assemblea internazionale delle femministe che hanno chiuso la loro tre giorni di proteste organizzate da Non una di meno, dopo essere riuscite a portare in piazza sabato 30 marzo più di 100mila persone: numero confermato da Digos e Polizia stradale dopo che la Questura aveva divulgato la ridicola cifra (contestabile a colpo d’occhio) di 30mila persone. Proteste durissime contro il Congresso delle famiglie che sono arrivate da ogni parte mettendo in forte imbarazzo il governo dopo i patrocini concessi da Regione e Provincia ma soprattutto dal Ministero della famiglia che non ha ritirato il suo, malgrado le polemiche con il Cinquestelle che hanno visto in questi giorni i loro partner di Palazzo Chigi intervenire direttamente con la presenza del vicepremier Salvini, e i ministri Fontana e Bussetti.

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Congresso della famiglie di Verona

Una copertura istituzionale data a un raduno in cui si è parlato di omosessuali da redimere o da eliminare fisicamente, di cancellazione dell’aborto dalla faccia della Terra, di quanto sia bello il matrimonio per sempre con mamma e papà, e dove i relatori sono stati ribattezzati dalle donne del movimento come “Gli impresentabili”: uno schieramento trasversale fatto da fondamentalisti religiosi dell’area cattolica, ortodossa ed evangelica stretti in sodalizio con le forze più reazionarie e fasciste del mondo. Qui Ignacio Arsuaga, presidente spagnolo di CitinzenGo (la potente associazione antiabortista omofoba), ha dichiarato che

«le femministe rappresentano l’industria dell’aborto e continuano ad arricchirsi uccidendo bambini»

mentre il ministro Fontana si è lamentato perché lui e la sua famiglia si sentono discriminati per colpa delle politiche che per dovere è costretto a portare avanti, discriminazione attuata e fomentata da femministe e comunità Lgbtq. Ribaltando il concetto di diritti umani e di tolleranza, hanno parlato di libertà perché sebbene l’intenzione sia quella di riportare un “ordine” perduto imponendo modelli di vita preistorici, loro rivendicano la libertà di poterlo fare indisturbati e senza essere contestati.

Simone Pillon

Il senatore legista Simone Pillon ha detto, insieme a molti altri, che gli esempi di vita andrebbero presi dalla Bibbia e che la cristianità è l’unico modo di vivere, e Lucy Akello, rappresentante dell’Uganda (ministra ombra per lo sviluppo sociale), ha detto che «la cosa peggiore è che dio diventa un nemico perché si arriva al punto di dire che non esiste», aggiungendo poi che i metodi contraccettivi portano all’aborto e danneggiano la salute mentale e fisica, e minano la “civilizzazione cristiana”: un concetto che è stato ripetuto più volte da molti relatori. Dimitri Smirnov, arciprete ortodosso russo, ha salutato il ministro degli interni Salvini dicendo che finalmente l’Italia potrà entrare in questa grande famiglia grazie a lui, ed è stato ribadito più volte che pur essendo una minoranza, loro sono finalmente saliti al governo anche in Italia, come già in Polonia e in Ungheria, e che ora finalmente potranno fare le loro proposte di legge qui, attraverso la Lega.

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Dimitri Smirnov (dx)

Un auspicio che Elżbieta Korolczuk, docente all’American Studies Center University di Varsavia e attivista che ha preso parte all’assemblea internazionale di Nudm, interpreta come una minaccia per l’Italia. «Da noi – spiega – il governo ha stanziato finanziamenti per le famiglie e viene dato un mensile già con il primo figlio, ma questo invece di aiutare, ha aumentato la soglia di povertà perché le famiglie fanno figli senza poterli mantenere e mettono al mondo bambini che sono estremamente poveri». In Polonia il governo di destra ultracattolico Diritto e giustizia ha provato più volte a togliere la legge sull’aborto, già molto restrittiva (malformazione, stupro, pericolo di vita), tentativi fermati da un movimento femminista forte e compatto che è entrato in sciopero bloccando il Paese per fermare la legge. «La situazione qui adesso – aggiunge – è grave sia per la salute riproduttiva, per cui cerchiamo di aiutare le donne mandandole in Germania, sia per la violenza domestica in quanto il governo taglia tutti i fondi e cancella i corsi per l’educazione alla differenza nelle scuole, accusando addirittura le comunità Lgbt di pedofilia, e questo malgrado sia la chiesa ad essere coinvolta in alcuni scandali».

Polonia che per molti aspetti può rappresentare quello che potrebbe diventare l’Italia nel caso la Lega continui la sua ascesa, imponendo politiche discriminatorie e di destra: «Forse non tutti lo sanno – conclude Elżbieta – ma anche noi abbiamo il problema dei padri separati che qui hanno cercato di organizzarsi in un partito politico anche se senza successo, e che fortunatamente siamo riuscite a bloccare una legge sulla riforma del divorzio che prevedeva la mediazione obbligatoria come il vostro ddl Pillon».

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Manifestazione contro il Congresso delle famiglie a Verona

Per Marta Dillon una delle fondatrici del movimento argentino Ni una menos nato dopo il femminicidio di Lucia Peres (la ragazza di 16 anni stuprata e uccisa, i cui assassini sono stati assolti), è la sinistra che non riesce a stare più al passo e l’avanzata delle destre è contrastato a livello globale solo dal movimento femminista: «In un Pianeta senza più risorse e con un sistema neoliberale in crisi, il potere ha bisogno di avere masse controllabili e disciplinate, e in una situazione di squilibrio e incertezza la garanzia è rappresentata dall’illusione di una società ordinata che restituisca il primato al maschio alfa che protegga questo ordine e tutta la famiglia: un’illusione che dà quella sicurezza di ricollocazione anche sociale, in un momento transitorio e incerto». Un pericolo, quello dell’avanzata delle destre, molto sentito in Spagna dove il partito di estrema destra Vox è stato eletto in Andalusia al governo regionale insieme alla destra tradizionale: «Qui in Spagna – dice Paula Duerto che fa parte del movimento 8 Marzo – l’arrivo di Vox in Andalusia, che ha chiesto subito il ritiro della legge regionale sulla violenza contro le donne, ci preoccupa perché sta spostando anche la destra tradizionale su posizioni più estremiste e radicali contro i diritti delle donne e contro i diritti civili.

Posizioni antifemministe e razziste che fa vedere chiaramente quali siano le intenzioni e il vero volto di tutta la destra»

L’Italia per le spagnole è un laboratorio perché precorre quello che sta succedendo da loro, un po’ come la Polonia per noi, ed è per questo che per Paula è importante avere una rete internazionale in cui vengano scambiate opinioni sui metodi di lotta da adottare.

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Assemblea femminista a Verona

Meno dirompenti i movimenti femministi francesi e inglesi che pur avendo un grande numero di associazioni delle donne, non hanno la capacità di aggregazione come quello italiano o spagnolo. «In Francia – dice Mathilde Mondon attivista di Parigi – i femminicidi sono aumentati e siamo passati da una donna uccisa ogni tre giorni a una ogni due, mentre dall’altra parte abbiamo Marie Le Pen che dice che le donne sono vittime di violenza per colpa dei migranti anche se i dati dicono che il maggior pericoloso rimane dentro casa, con i propri partner bianchi e di nazionalità francese». Ma c’è una novità perché le femministe francesi sono state chiamate dalle donne dei gillet gialli e dalle gillet rosa: «Si sta creando una sinergia tra noi – dice Mathilde – tanto che per l’8 marzo abbiamo sfilato insieme. È un movimento eterogeneo, quello dei Gillet gialli, e ci sono dentro donne che non hanno mai partecipato alla politica e quindi per noi è interessante».

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Manifestazione contro il Congresso delle famiglie a Verona

Ma in Europa ci sono anche paesi dove le donne vivono con grande difficoltà e la cui legislazione coincide un po’ con quei temi portati sul tavolo dai congressisti delle famiglie a Verona. Vanessa Mendoza Cortés, presidente dell’associazione Stop violenze, vive nel principato di Andorra al confine tra la Francia e la Spagna, e qui l’aborto è illegale in ogni caso. «Qui noi viviamo una situazione di oppressione legalizzata molto forte – dice Vanessa – come il Medioevo prospettato dal Congresso mondiale delle famiglie, e cerchiamo aiuto dalle organizzazioni femministe francesi e spagnole perché nessuno sa come viviamo, nessuno sa che la situazione delle donne qui è orribile, e quando lo raccontiamo è difficile anche da credere. Da noi – continua – c’è un solo servizio in tutto il Paese per le donne che subiscono violenza, e non c’è un supporto specifico per chi subisce uno stupro, non c’è coscienza. Noi non abbiamo mai avuto i diritti che avete voi perché in Andorra c’è una strategia politica e religiosa molto precisa, e forse anche noi siamo un laboratorio ma globale e rappresentiamo quello che potrebbe essere se questa gente arrivasse al potere».

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