Nasrin in carcere e l’Onu nomina l’Iran a salvaguardia dei diritti delle donne

È passato più di un mese dalla condanna dell’avvocata iraniana per i diritti umani, e nessun organo ufficiale ne richiede l’immediato rilascio, anzi gli sforzi di Amnesty International e dell’opinione pubblica internazionale che cercano di sensibilizzare contro le azioni persecutorie dello stato iraniano nei confronti di Nasrin, rischia di essere vanificato da un’assurda nomina dell’Iran nel comitato delle Nazioni Unite che dovrebbe segnalare le violazioni dei diritti delle donne in tutto il mondo, comprese quelle dei suoi tribunali. Decisione su cui nessun stato membro ha fatto obiezione e che Hillel Neuer di UN Watch, ha descritto come l’invio “del peggior messaggio possibile” alle donne in Iran. Una persecuzione, quella nei confronti di Nasrin, iniziata nel 2010 quando fu arrestata per propaganda contro lo Stato, per poi essere liberata nel 2013 e di nuovo messa carcere nel giugno dell’anno scorso per spionaggio, con una pena a 5 anni di reclusione: condanna a cui adesso si aggiungono altri 33 anni e quasi centocinquanta frustate.

da Azione

Condannata Nasrin Sotoudeh

Iran – L’attivista è perseguitata dal 2010
/ 15.04.2019
di Luisa Betti Dakli
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Trentotto anni di carcere e 148 frustate, questa la condanna del tribunale rivoluzionario di Teheran all’avvocata Nasrin Sotoudeh, rea di aver difeso le donne dall’obbligo del velo e di aver condotto battaglie per i diritti umani. Un verdetto considerato «scioccante» da parte di Philip Luther, responsabile Medio Oriente e Nord Africa per Amnesty International: l’unica Ong internazionale che chiede il rilascio immediato dell’avvocata. Una persecuzione, quella nei confronti di Nasrin, iniziata nel 2010 quando fu arrestata per propaganda contro lo Stato. Venne liberata nel 2013 ma di nuovo messa in carcere nel giugno del 2018 per spionaggio, con una pena a 5 anni di reclusione, condanna a cui adesso si aggiungono altri 33 anni e quasi centocinquanta frustate.

Sentenze emesse in processi dove non le è stato consentito né difendersi né assistere, dato che per certi reati l’avvocato viene imposto da un elenco di 20 approvati dal Capo del potere giudiziario, una farsa cui Nasrin si è rifiutata di partecipare. Sette i capi d’accusa, tra cui «formazione di gruppi con lo scopo d’interrompere la sicurezza nazionale», «propaganda contro il sistema», «raccolta e collusione al fine di commettere crimini contro la sicurezza nazionale», «incitamento alle donne a togliersi il velo», ma anche azioni immorali come istigare alla corruzione e alla prostituzione, partecipazione a movimenti contro la pena di morte e quindi appartenenza a gruppi come il Centro per difensori dei diritti umani e la Campagna Step by Step.

Rinchiusa nel tristemente noto penitenziario di Evin, dove ha già fatto due scioperi della fame, anche la sua insistenza a pretendere un avvocato indipendente, ovviamente non concesso, è stato visto dalle autorità giudiziarie come un atto criminale verso lo Stato che non tollera che Nasrin continui a difendere i minorenni nel braccio della morte, gli attivisti e le donne che non vogliono il hijab obbligatorio.

Una sentenza arrivata a metà marzo in concomitanza con la decisione delle Nazioni Unite di dare un seggio all’Iran nel comitato dell’Onu che giudica le denunce sulle violazioni dei diritti delle donne. Nomina decisa durante la 63.ma sessione della Commission on the Status of Women che si svolge ogni anno al Palazzo di vetro di New York, su cui nessuno Stato membro ha sollevato obiezioni, malgrado la condanna di Nasrin stesse suscitando in quei giorni reazioni internazionali.

Iran che dovrà ora segnalare all’Onu le violazioni dei diritti delle donne in tutto il mondo, compresi arresti arbitrari, morti e torture in custodia, applicazione discriminatoria di pene giuridiche basate sul sesso (incluse pena capitale e corporale), e violazione che riguardano donne che si battono per i diritti umani, la libertà di espressione e di riunione: più o meno i capi d’accusa per cui l’avvocata Nasrin Sotoudeh è in carcere, condannata dal tribunale iraniano.

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