A Verona in 100 mila contro il Congresso delle famiglie ma per i giornali sono solo in 30 mila

Manifestazione organizzata da Non una di meno contro l'attacco ai diritti della destra oscurata dai media

Luisa Betti Dakli
Luisa Betti Dakli
Direttrice di DonnexDiritti Network e International Women



Chi c’è stato e si è fatta la manifestazione in lungo e in largo lo sa che ieri a scendere in piazza a Verona, con il corteo organizzato da Non una di meno contro il Congresso delle famiglie che si svolgeva al Palazzo della Gran Guardia, erano più di 100mila: una cifra ben diversa dai 30mila divulgati dalla questura e ripresi da molti giornali che anche questa volta, come per l’8 marzo e il 25 novembre, non hanno reso giustizia alle mobilitazioni guidate dai movimenti femministi che ormai in Italia riescono a coinvolgere masse crescenti di dissenso.

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Manifestazione di Verona

Giovani, vecchi, gente di mezza età, bambini, uomini e donne, centri antiviolenza e gruppi Lgbtq, ieri hanno riempito Verona di colori: una piazza che ha detto No all’attacco sempre più stringente del governo nei confronti dei diritti con politiche che minano la libertà di tutti, e che partendo da quelli delle donne e delle coppie omossessuali, arriva ad attaccare anche la libera informazione, con proposte di legge impopolari come quella di far adottare i feti per far desistere le donne ad abortire, fino al ddl Pillon che con la sua riforma della famiglia ha sollevato critiche feroci. Il senatore della Lega Simone Pillon, che è relatore al Congresso, in questo corteo ha avuto le contestazioni più numerose con slogan come: «Ma Pillon al congresso che cosa ci stai a fare? A casa ci sono i piatti da lavare», oppure «Il Pillon va ritirato, ma cosa vuole questo Stato?». Donne che hanno gridato la loro voglia di libertà con

«Siamo la luna che muova le maree, cambieremo il mondo con le nostre idee»

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oppure «Aborto libero, libera decisione, sui nostri corpi nessun padrone». E mentre nel Congresso delle famiglie, protetto da uno schieramento esagerato di forze dell’ordine in tenuta antisommossa, distribuivano piccoli feti di platica come gadget, in piazza veniva distribuito in omaggio l’album delle figurine azzurro e rosa da titolo Gli impresentabili e con le facce dei relatori e delle relatrici del World Congress of Family. Un album promosso da Indietro, March! che è una campagna di sensibilizzazione con l’obiettivo di svelare l’ideologia conservatrice e integralista delle organizzazioni che promuovono il Wcf, e che ha analizzato le nuove strategie di comunicazione di questi gruppi che inneggiando alla vita, alla bigenitorialità, alla mamma e al papà, e alla famiglia tradizionale, con un linguaggio che spesso saccheggia gli slogan femministi, si fanno in realtà portatori d’ideologie oscurantiste e lesive per il diritto: una sorta di lupi travestiti da agnelli.

Ma a Verona non c’è stato solo il corteo di ieri perché è da venerdì che la città si è riempita di mostre, dibattiti, presentazioni e incontri, per capire dove va questo Paese e che cos’è veramente il Wfc che si svolge a Verona, e perché dà voce a relatori che vorrebbero sterminare i gay, riportare le donne a casa a fare figli impedendo loro di abortire e che vogliono ripristinare il matrimonio per sempre con l’uomo che comanda in nome della famiglia tradizionale. Una tre giorni che oggi si chiude con l’assemblea internazionale dove parlerà Marta Dillon, l’ideatrice del movimento Ni Una Menos in Argentina, e attiviste dei movimenti spagnoli, polacchi, irlandesi, croati, olandesi e francesi, dando avvio a un movimento mondiale delle donne, sicuramente più colorato ed esaltante del Wcf.

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