Trionfo del machismo: candidatura di Berlusconi e impossibilità (reale) di una donna al Quirinale

L'impresentabile ex presidente del Consiglio diventa soggetto ammissibile nel dibattito politico per le elezioni del presidente della Repubblica e le donne si mobilitano per manifestare contro di lui lunedì 24 gennaio a Roma

Judith Pinnock
Judith Pinnock
Psicologa e psicoterapeuta italo inglese, è esperta di linguaggi e comunicazione di genere. Ha scritto "A Tavola con Platone" e "Bella CostituZIOne" (Ferrari Sinibaldi).



La candidatura di Berlusconi al Quirinale è iniziata come la sua carriera politica: sembrava uno scherzo, una battuta, ma col passare dei giorni raccoglie appoggi e consensi, tanto da rischiare di diventare possibile. Malgrado ancora oggi non sia stato convocato il vertice di centrodestra previsto per questo fine settimana, e anche se molti sono convinti che il Cavaliere si ritirerà a breve, la possibilità rimane in piedi. Berlusconi infatti non intende mollare il Colle perché è convinto che se la coalizione resta compatta, i voti extra possono uscire fuori.

Ma insieme all’operazione “scoiattolo” (soprannome dato alle sue manovre per farsi eleggere al colle), sale anche il coro delle donne che esprimono sconcerto e un fermo rifiuto a questa ipotesi. In parallelo: l’assenza sostanziale di vere candidature femminili

I timori di avere l’ex presidente del consiglio al Colle

La cosa che colpisce di più è la differenza di approccio culturale ai due temi. Il dibattito politico su Berlusconi presidente della Repubblica si muove all’interno delle abituali dinamiche che regolano le alleanze tra partiti. I sì e i no alla candidatura svelano gli scenari futuri delle coalizioni, pertanto sono tutti sufficientemente pacati da non chiudere porte. Solo le donne che abitano a vari livelli i femminismi lanciano un allarme circostanziato per ciò che Berlusconi ha rappresentato in Italia non tanto simbolicamente, ma con ruolo attivo: tanto da lanciare una manifestazione a Roma per dire a grande voce “NO A BERLUSCONI AL QUIRINALE!” (lunedì 24 gennaio 2022 in Piazza Dei Santi Apostoli dalle ore 15).

Per l’aspetto simbolico il richiamo è a ciò che lui stesso ha rappresentato con i propri comportamenti

Per citarne alcuni: gli innumerevoli episodi di sessismo nei confronti delle donne politiche, che comprendono gli apprezzamenti o le critiche al loro aspetto fisico, e l’attribuzione ad alcune di importanti ruoli pubblici motivandola con le loro caratteristiche sessuate; l’esercizio del proprio potere sfruttando sessualmente le donne; il rafforzamento degli stereotipi sulla virilità mediante l’esibizione della propria attività sessuale (sicuramente raccontata, probabilmente agita). Il ruolo attivo è stato quello inerente il lancio della televisione commerciale in Italia.

Fin dai suoi esordi con una piccola emittente regionale, l’impostazione è stata fortemente maschilista, con i ruoli di conduzione ricoperti solo da uomini e l’uso ossessivo dei corpi delle donne alle quali è stato imposto un modello comportamentale sempre identico: ammiccante, voglioso, a disposizione dell’occhio maschile. L’emittente cresce, diventa nazionale, le macchine da presa prendono il posto di milioni di occhi maliziosi e sbircianti. Il maschio italico può così passare dalla fantasia concessa dalle pudicissime gemelle Kessler che, seppur scosciate, indossano calze nere coprenti, alle telecamere che indugiano in riprese raso terra per spiare tra le gambe delle ballerine o a programmi dove si mostra liberamente il seno.

È l’orgia di un voyerismo che sdogana il sessismo come ironico, divertente, intrecciandolo con un sesso onanista morboso e ossessivo

Con Mediaset non c’era più bisogno di portare Postal Market in bagno

Il lungo elenco delle atrocità commesse da Berlusconi e i suoi sul piano politico non fa che dimostrare la connessione che esiste tra patriarcato, maschilismo e capitalismo: il modello che viene esaltato e promosso è quello dell’imprenditore di successo, che significa essere ricco, senza scrupoli, spudorato nell’esibire le proprietà conquistate, cioè immobili, macchine, femmine giovani, barche, terreni. Dietro ogni conquista c’è una storia di sfruttamento o di distruzione, basta approfondire ciò che è accaduto e continua ad accadere in Sardegna, depredata e distrutta da questi moderni barbari.

La responsabilità nell’aver radicato l’attuale cultura dominante è grande

Una cultura che divide le persone tra vincenti e sfigate – che significa esattamente “senza figa”, tanto per ricordarci che le parole che usiamo non sono mai insignificanti ma hanno anzi spesso un peso politico che orienta le nostre vite. Una cultura che ama le donne con le palle, quelle cioè che riescono ad essere veri uomini in ambito pubblico (naturalmente devono però essere anche super femminili, quindi belle e mamme), e vere Donne con la D maiuscola in ambito privato, cosa che riescono a fare se ricalcano appieno gli stereotipi maschilisti.

L’influenza culturale devastante del pensiero berlusconiano

Tra le responsabilità c’è anche quella di aver distrutto la televisione pubblica, quella che nella giovane Italia del dopo guerra ha avuto un ruolo cruciale nell’elevare l’istruzione e la cultura delle italiane e degli italiani, con autori e autrici dei programmi trasmessi di altissimo livello, con una scelta dei palinsesti sempre accurata e volta a raggiungere un obiettivo sociale, questo pur nelle critiche sempre fatte per l’eccessiva spartizione tra i partiti politici. Ciò nonostante, personalmente riconosco alla Rai di avermi permesso di crescere con Ungaretti che recitava le sue poesie, con i più grandi autori e interpreti di teatro, con rassegne cinematografiche non sempre scontate, con programmi per ragazzi di grandi autori, con un’attenzione alle culture regionali che alimentava l’inclusione.

Le donne in corsa per il Colle ci sono davvero?

Ma il bene supremo del profitto ha fatto sì che nell’immaginario collettivo si diffondesse la convinzione che anche il pubblico debba seguire le regole del privato. Così la televisione commerciale ha ordinato anche i parametri di valutazione della televisione pubblica che è diventata altrettanto schiava del mercato abbassando il proprio livello e scimmiottando le sue stesse logiche.

E le donne che posto hanno in un Paese reduce da un ventennio guidato proprio dalla cultura machista e retrograda di Berlusconi?

Nel toto donne al Quirinale ci sono pochi nomi, espressi sottovoce, nessuna presa di posizione decisa, il tutto unito al giudizio rigoroso e senza appello nei confronti delle candidate. Laddove destra e centro sinistra non hanno problemi a parlare di un Berlusconi presidente, alle donne viene fatto l’esame al microscopio perché devono essere perfette. Si sa, quella che conta è la competenza, non il genere.

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