Benaltrismo: quando la risposta è che c’è “ben altro” a cui pensare

Termine usato per eludere un tema posto adducendo l'esistenza di altre problematiche più impellenti

Graziella Priulla
Graziella Priulla
Sociologa e saggista, già Docente di Sociologia dei processi culturali all’Università di Catania. Ha pubblicato, tra gli altri, "Violate. Sessismo e cultura dello stupro" (Villaggio maori) e "Parole tossiche. Cronache di ordinario sessismo" (Settenove).



Il benaltrismo è un espediente retorico noto e consunto, fa parte delle fallacie argomentative ma è un tipo di manipolazione che funziona sempre. Consiste nell’eludere un tema posto da qualcuno (più spesso qualcuna) adducendo l’esistenza di altre problematiche più impellenti o più generali. È una manovra diversiva che si usa comunemente di fronte a ogni innovazione ritenuta inaccettabile.

Il “Benaltrismo” è un’altra cosa

In questo modo ci si sottrae a ogni valutazione oggettiva delle posizioni e soluzioni altrui, pronunciando un giudizio di inutilità sia su ogni cambiamento intervenuto nel campo, sia sulla legittimità della discussione. Il risultato è quello di far deragliare oppure di rimandare sine die la questione spostando altrove l’attenzione dell’uditorio. C’è un secondo vantaggio, perché al bar, su Internet, nei comizi la costante è la stessa: mai rispondere nel merito, ma additare l’altro/a come uno/a snob nullafacente che ha tempo da perdere, e se stessi come persone serie impegnate su cose serie.

Parli di ius soli? Di unioni civili? Il Parlamento ha ben altri problemi. Parli di naufragi dei migranti? E i terremotati italiani?

Il controllo di chi parla

Soprattutto (controllare i social per credere) i fecondi costruttori di falsi dilemmi se la scialano quando l’interlocutrice è una donna. Alla prosopopea di “adesso ti frego io” si aggiunge il gusto di fare da pigmalioni alla poveretta che non capisce (mansplaining). Parli di linguaggio sessuato? Chiedi che una donna al governo venga chiamata ministra? Le donne hanno ben altri problemi, tu che sei donna dovresti saperlo. Parli di educazione di genere, di revisione dei libri di testo e dei canoni disciplinari? La scuola ha ben altri problemi, tu che sei docente dovresti saperlo.

Parli di femminicidi? E allora le violenze contro gli uomini? Parli di battute misogine, di insulti sessisti? Se il problema fosse uno scherzo. Denunci le lapidazioni mediatiche? Se il problema fossero le parole

La rapidità del dibattito sui social, la difficoltà di controbattere con argomentazioni più complesse in un breve post fanno il resto. Si può confutare il “benaltrismo” citando dati, evidenziando le contraddizioni o anche soltanto ricordando che siamo capaci di pensare a due cose per volta. Conoscere le fallacie di ragionamento stando attente al senso dei discorsi aumenta la possibilità di smascherarle e di evitarle. Soprattutto permette di diffidare di chi ne fa uso.

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