La Lega si astiene contro l’hate speech perché la sua base politica è quella: basta vedere cos’è successo con il ddl Pillon

Ieri al senato è stata approvata la mozione proposta dalla senatrice Liliana Segre per l’istituzione di una commissione straordinaria sul contrasto ai fenomeni dell’intolleranza, razzismo, antisemitismo, istigazione all’odio e alla violenza. La proposta è passata con 151 voti favorevoli, nessun contrario e 98 astensioni, e ad astenersi è stato il centro destra: un voto da cui la vicepresidente della camera di Forza Italia, Mara Carfagna, ha preso subito le distanze parlando su twitter di tradimento d’identità e di valori da parte del suo partito. Scelta, quella del centro destra, su cui molti hanno gridato allo scandalo e che è stata argomentata da Salvini come un voto di protesta a favore della libertà di espressione per scongiurare “uno stato di polizia che ci riporti a Orwell”. 

Ma perché scandalizzarsi tanto se il centro destra si è astenuto riguardo una commissione straordinaria che indaghi sul razzismo e l’hate speech? E perché non vedere invece questa azione in una perfetta sintonia con quello che è la base politica della Lega?

Per capire bene come stanno le cose bisogna essere concreti e portare sempre degli esempi, ed è per questo che qui faremo un passo indietro. Oltre al razzismo e all’incitamento all’odio verso il “diverso”, con chiari riferimenti di derivazione fascista che ormai accompagna da tempo la propaganda leghista sempre più aggressiva, c’è un aspetto legato al sessismo che è una costante e che si svolge su vari terreni, e si rivolge soprattutto a quelle donne, in politica ma anche altrove, disprezzate perché la pensano diversamente da loro e osano ribellarsi al pensiero unico del maschio sovrano.

Un esempio su tutti è stato quello che è successo quest’anno con il ddl Pillon.

Uno dei leit motiv più ossessionanti sui media, è stato quelo dei padri separati esclusi dall’affidamento dei figli che il disegno di legge 735, proposto dal senatore neocatecumenale e leghista Simone Pillon, ha sbandierato sostenendo che le donne in realtà sono delle streghe che escludono la figura paterna e che quindi era necessario una revisione pensate della legge 54 sugli affidi. Una proposta con cui si proponevano delle sostanziali restrizioni al divorzio in nome della famiglia unita e per sempre, dove le mogli-madri dovevano stare al loro posto, come ampiamente dimostrato dalle idee propagandate dalla destra ultracattolica al Convegno mondiale delle famiglie che si è svolto a Verona a marzo. Pillon, in quel ddl, voleva obbligare alla mediazione sempre e comunque in caso di separazione, e voleva introdurre in una legge la teoria-truffa dell’alienazione parentale (articolo 8, ddl 735), inventata da un medico che sosteneva la pedofilia e che avrebbe dato la benedizione alla frequentazione di bambini con genitori abusanti e maltrattanti (articolo 12, ddl 735), creando una vera e propria violazione dei diritti del fanciullo e di tutte le convenzioni ratificate come Lanzarote o la Convenzione di Istanbul. Un costrutto che rimetteva la centro il padre-padrone a scapito di donne e bambini, esponendoli alla violenza domestica.

Sono stati mesi in cui i sostenitori del leghista Pillon si sono scatenati pubblicamente, fomentando odio verso tutti quelli che la pensavano diversamente ed esprimendo, tra le altre cose, una violenta misoginia nei confronti delle donne che osavano criticare il ddl. Tralasciando il resto, solo sulla pagina facebook di DonnexDiritti siamo state costrette a moderare una quantità enorme di post di offese e parolacce sotto i post e i video in cui si parlava del ddl 735 in maniera critica. Commenti che non sono stati cancellati ma solo moderati, e che ora sono lì a testimoniare quanto odio e quanta pericolosità si nasconda dietro questi sostenitori del senatore leghista: quello che Salvini chiama appunto libertà di espressione.

Commenti che pubblichiamo qui senza censurare i nomi né i profili da cui provengono perché essendo stati scritti e pubblicati in una pagina pubblica su un social pubblico aperto a tutti e che tutti possono vedere, e perché è un doveroso gesto di denuncia verso chi sparge odio in rete senza prendersi la responsabilità di quello che scrive. Sulla pagina facebook di Donnexdiritti, che si occupa appunto di diritti delle donne e dei bambini, tra i moltissimi commenti offensivi abbiamo abbiamo avuto:

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Una storia, quella del sottobosco sostenitore del ddl Pillon, che nel mare magnum dell’hate speech comincia molto prima. Nel 2012 ho cominciato a occuparmi della Pas (Sindrome di alienazione parentale) che già circolava nei tribunali grazie a Ctu (consulenze tecniche d’ufficio) in cui alcuni psicologi sostenevano che uomini violenti potessero in realtà essere buoni padri e che in fondo erano le madri a mettere su i bambini con false accuse alienando così i figli dal genitore rifiutato. E quando cominciai a indagare su cose fosse veramente la Pas e su cosa succedesse nei tribunali, scoprii il sottobosco della lobby pro-Pas, quelli che oggi sono passati sotto l’ala protettiva di Salvini e Pillon. In quel periodo alla commissione giustizia del senato si discuteva il ddl 957 presentato dal Pdl (Popolo delle libertà) che come il ddl Pillon puntava a modificare la legge 54 sull’affido condiviso nella direzione di introdurre, anche qui, l’alienazione parentale che è un chiaro costrutto per difendere pedofili, abusanti e maltrattanti, che a loro volta usano qualunque mezzo per farla passare come buona, puntando sullo stereotipo mai morto, che le donne in realtà sono streghe manipolatrici bugiarde. A sostenerlo c’era più o meno lo stesso sottobosco che oggi ha trovato nella Lega il suo chiaro punto di riferimento politico: non solo per quello che riguarda la teologia della lobby pro-Pas ma anche per quello sfregio verso chi la pensa diversamente e quella misoginia aggressiva e violenta verso le donne, soprattutto quelle che non stanno al loro posto e che si ribellano senza aver paura del maschio di turno, appellate da questa gente come nazi-femministe.

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Il mio blog Antiviolenza sul Manifesto fu sommerso di insulti e offese, e sono stata costretta a chiuderlo varie volte per il mare di fango che giornalmente ricevevo parlando di violenza domestica e di affidi coatti, e per le innumerevoli minacce di diffide e querele rivolte alla mia persona e al giornale, mentre sui social ritrovavo la mia immagine con commenti di questo tipo:

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Commenti che poi si sono personificati in donne e uomini in carne e ossa che mi ritrovavo nei convegni e che prima di uscire mi fermavano con toni freddi e minacciosi, presentandosi e dandomi la mano. Un inferno che a un certo punto diventò persecuzione e sfregio quando su un sito machista e misogino pro-padri separati, trovai una mia foto ritoccata da strega cattiva con capelli verdi e gli occhi rossi, e con commenti non pubblicabili (il sito non è più attivo oggi), scoprendo così che oltre alle minacce e alle offese, c’era in queste persone anche un aspetto perturbativo e fortemente inquietante.

 

Persecuzioni che potevano trascendere anche augurio di morte, come successe anche all’allora presidente della commissione giustizia al senato, Silvia della Monica, che essendo contraria al ddl 957, che poi fu bocciato, si ritrovò aggredita non solo di persona fuori da Palazzo Madama ma anche sui social:

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Il tema del negazionismo del femminicidio è caro a questi paladini della bigenitorialità a senso unico che propongono dati farlocchi, fatti da loro contro quelli delle Nazioni Unite, per dimostrare che sono le donne a usare violenza e a uccidere gli uomini perché malevole e cattive, e che in realtà tutte le denunce di maltrattamento e abuso sono false: le famose false accuse che sono la base dell’alienazione parentale. Così come caro è il tema dei padri separati poveri e rovinati grazie a madri scellerate che sperperano assegni di mantenimento, anche se l’Istat ha chiarito che sono le donne quelle che si impoveriscono di più dopo la separazione. Ma quello che è più in voga di tutti è il tema dei papà che non vede i figli per colpa di madri malevoli, quando alla Procure di Roma risulta che le denunce in questo senso siano per la maggior parte respinte perché inconsistenti o causate da una situazione di violenza domestica, in quanto il problema è semmai il contrario: e cioè che sono i padri stessi che spariscono e non si prendono cura dei figli, se non quando decidono di farla pagare alla ex, usando i figli come strumento di ricatto o di punizione, a costo di strapparli dalla loro casa e dal loro ambiente per mandarli in casa famiglia.

Fautori della supremazia machista fuori e dentro le mura domestiche, questo sottobosco che si muove da tempo nei social e nel web tra fake e trolls, ha fatto dell’hate speech la propria arma di dissuasione violenta verso diversi temi che, oltre al razzismo, ha come punto centrale il sessismo declinato in tutte le sue possibilità: dalla politica, al lavoro, nella società, nel privato, ovunque ci sia una donna che pensa con la propria testa, come ha dimostrato bene la vicenda della ex presidente della camera, Laura Boldrini, bersaglio di gravi offese misogine per tutta la durata del suo mandato. Ma perché uno che fomenta questi metodi, dovrebbe votare per una commissione che non gli fa comodo per niente?

 

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