#Lottomarzo: un successo globale con le giovani in testa

di Lucrezia Cairo (foto di Cecilia Mussoni al corteo di NUDM a Roma)

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In 55.000 soltanto a Roma, lo sciopero Globale delle donne è stato un successo in tutto in mondo: in Argentina, Spagna e Italia le manifestazioni e gli scioperi sono stati i più massicci, ma anche a Londra, Parigi, Berlino e per la prima volta in Grecia e in Belgio, mentre in Messico, Brasile, Irlanda sono state organizzate marce per la giornata internazionale delle donne, come anche in altri paesi.

Il movimento femminista si è mosso a livello globale, le donne sono di nuovo scese in piazza a reclamare i loro diritti e a protestare a gran voce contro le politiche maschiliste e repressive che stanno portando avanti molti governi nel mondo, con la spinta reazionaria e fascista delle nuove destre che negli ultimi anni sta falciando i diritti umani in molti paesi.

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Perché lo sciopero? L’idea è stata lanciata in Polonia nell’ottobre 2016, in seguito alla decisione parlamentare di vietare l’aborto, e poi ripresa dalle argentine del movimento NinUnaMenos, nato nel 2015, per protestare contro il femminicidio della sedicenne Lucia Peréz. La mobilitazione femminista ha voluto ancora una volta ricordare la fondamentale importanza delle donne in una società strutturalmente patriarcale dove la violenza di genere continua a colpire più di un miliardo di donne e ragazze. Donne di ogni età ed estrazione sociale hanno partecipato a questa giornata per dire basta a tutto questo. In Italia lo sciopero è stato indetto da Non una di Meno, un movimento nato dalle giovani femministe e con alcune delle più importanti associazioni delle donne (tra cui UDI – Unione donne in Italia, D.i.R.e – Donne in Rete contro la violenza, Io Decido, Be free), e si è svolto in moltissime città facendo il pieno a Roma, Torino, Milano, Genova, Firenze, Napoli, e Palermo.

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A Roma, con il furgone in testa e i fazzoletti fucsia sulla faccia, le giovani di Non una di Meno hanno aperto il corteo gridando lo stato di agitazione permanente: una marea che ha invaso piazza Vittorio. Le motivazioni sono negli slogan gridati e scritti sui muri, in strada e sui cartelli: moltissimi contro l’ormai noto Ddl Pillon sulla riforma del diritto di famiglia che prevede mediazione forzata per la separazione, tempi regimentati per i bambini e mette a serio rischio di violenza domestica le mamme con i loro figli. “No Pillon” è scritto ovunque, anche sulle strisce pedonali, e il grido di battaglia è “Pillon vai fuori dai co*lion”.

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Su un grande cartello si legge “Tempesta emotiva un ca*zo”, ed è riferito alla sentenza della Corte d’appello di Bologna che ha dimezzato la pena di Michele Castaldo, condannato per aver ucciso la ex Olga Matei, perché preda appunto di una “tempesta emotiva”. Una sentenza che dimostra l’incapacità anche della magistratura al riconoscimento reale della violenza maschile sulle donne: tribunali che dovrebbero tutelare le donne e non esporle continuamente a vittimizzazione secondaria anche dopo morte.

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Al corteo la Casa Internazionale porta lo slogan “Giù le mani dalle donne” contro le politiche misogine del governo e grida contro lo sfratto della sindaca Raggi dal Buon Pastore: accanto a loro c’è anche Fiorella Mannoia in una lotta che ha visto cantanti, attrici e professioniste solidali e attive contro lo sfratto che oggi si estende anche alla casa delle donne Lucha Y Siesta che combattono senza sosta e da mesi contro la chiusura.

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“Stiamo facendo una chiamata a tutte le donne – dice Carla Quinto avvocata di Be free e una delle leader di NUDM – siamo più di 50.000 solo a Roma, e siamo in uno stato di agitazione permanente che serve a far capire a questo governo che non si possono cancellare anni e anni di diritti acquisiti e che siamo contro la loro chiara strategia politica che vuole riaffermare una società patriarcale”.

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Ma è spostandosi verso il centro del corteo che ci si rende veramente conto della portata di questa chiamata: tantissimi giovani, ragazze e ragazzi, che si sono riversati nelle strade per protestare a gran voce contro questo governo e le sue politiche, e per riaffermare i loro diritti. Vittoria del Collettivo Sapienza Clandestina spiega che all’università è partita A Corpo Libero, una campagna contro la mancanza di servizi fondamentali come i consultori e l’educazione sessuale e sentimentale nelle scuole e nelle università: “non c’è consapevolezza dei diritti che abbiamo – dice Vittoria – né cosa sia un consultorio né in che modo ne possiamo usufruire, perché questi servizi non esistono più, e da nessuna parte viene data nessun tipo di informazione”. Accanto agli universitari ci sono anche gli studenti medi che si sono uniti alla protesta con idee molto chiare: “L’Italia sta diventando un Paese di destra – dice Anita a 18 anni – un Paese discriminatorio che si sta legando sempre di più a un concetto tradizionalista nell’alleanza chiara con la chiesa cattolica”.

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Per Anna, anche lei diciottenne, “il problema è che noi giovani diamo per scontato diritti come l’aborto e il divorzio, quasi fossero ovvi, mentre invece non è assolutamente così, perché oggi questi diritti ce li stanno portando via”. Giovani che hanno cominciato a prendere consapevolezza di un momento storico che richiede la massima coesione per tutelare diritti che sembravano acquisiti per sempre e che invece possono essere spazzati via in un attimo.

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In questo 8 marzo c’è voglia di urlare a pieni polmoni, di lottare, di parlare e di confrontarsi. La giovanissima Francesca dice che “ognuno è libero di comportarsi nel modo più idoneo rispettando gli altri ma se una è contenta di fare la madre e la moglie, non vuol dire che allora lo devo fare anch’io. Sull’aborto, per esempio, io devo sentirmi libera di decidere del mio corpo e della mia vita, questo non significa che tu debba fare la stessa cosa, però non puoi privarmi del mio diritto di scelta”. Sempre tra gli studenti medi c’è anche Valerio che si dichiara apertamente femminista perché “un uomo femminista è un uomo che crede nella parità di genere – dice – e supporta l’emancipazione della donna in una società che invece tende a relegarla a ruoli che ormai non funzionano più. Gli uomini tendono a fare le vittime – continua – e si sentono minacciati nella loro virilità da tutto questo ma secondo me questa cosa è solo un voler riaffermare il patriarcato e per riavere l’egemonia persa. Io penso che la virilità sia un valore deleterio a cui personalmente non ho mai creduto”. E forse molti uomini adulti potrebbero prendere spunto da questo giovanissimo ragazzo.

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