A Scarperia lunedì lutto cittadino

Niccolò Patriarchi ha ucciso una settimana fa il figlio di un anno cercando di ammazzare anche la figlia di 7

Luisa Betti Dakli
Luisa Betti Dakli
Direttrice di DonnexDiritti Network e International Women



Due giorni fa ha tentato il suicidio cercando di buttarsi delle passerelle del palazzo di giustizia di Firenze e ieri gli è stata sospesa la podestà genitoriale fino all’udienza del 24 settembre che valuterà la revoca definitiva della responsabilità genitoriale. Intanto il comune di Scarperia ha indetto, per lunedì 24, una giornata di lutto cittadino dando l’annuncio che si costituirà parte civile al processo. E’ la storia di Niccolò Patriarchi che a Scarperia ha ucciso una settimana fa, il figlio di un anno cercando di ammazzare anche la figlia di 7, salvata dal corpo della madre ricoverata per i fendenti ricevuti.

Dall’autopsia sul corpo del piccolo si rileva che sono state 6 le coltellate che Niccolò avrebbe inferto al figlioletto dopo averlo strappato dalle braccia della madre e gettato a terra recidendogli poi l’aorta

immagini.quotidiano-3Fuggita sul terrazzo dopo l’ennesima aggressione, Annalisa Landi era vittima della violenza del convivente che da anni la massacrava di botte, perfino quando era incinta. I vicini dichiarano che le urla dalla loro casa erano frequenti e che spesso venivano i carabinieri chiamati in soccorso. Eppure, malgrado le segnalazioni fatte dalle stesse forze dell’ordine alla Procura ordinaria e alla Procura dei minori, nessuno ha fermato quest’uomo e nessuna istituzione è intervenuta neanche per rendere effettivo il decreto di allontanamento dell’uomo richiesto al Tribunale dei minori. Un buco che sembra una voragine sporca del sangue del piccolo Michele, della cui morte è responsabile lo Stato italiano che ancora una volta non ha voluto proteggere una donna e i suoi bambini da una violenza che si consumava in famiglia da anni e che era sotto gli occhi di tutti, segnalata in Procura con diverse denunce.

Uno Stato che malgrado le leggi esistenti, continua a ignorare la presenza di un fenomeno sistematico ed endemico come la violenza domestica che in Italia rappresenta l’80% della violenza maschile sulle donne. Uomini bianchi, mariti, fidanzati, compagni di vita, padri dei propri figli che vivono nel posto che dovrebbe essere il luogo più sicuro del mondo: casa tua. Uomini che le donne possono non riconoscere come offender perché non si capacitano, o tentano di controllare per paura che succeda il peggio, ma che le istituzioni preposte alla loro tutela e alla loro difesa, devono saper riconoscere agendo di conseguenza in maniera preventiva ed efficace.

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Niccolò Patriarchi

La storia di Scarperia è un copione che si ripete e fa pensare non alla follia, come hanno scritto molti giornali, ma al perfetto profilo di un offender perché, come raccontano vicini e parenti, Niccolò si arrabbiava per cose banali e mentre fuori era tranquillo, in casa diventava una bestia: proprio come gli insospettabili mariti che poi si rivelano perfetti aguzzini. Di certo, se fosse stato folle veramente, se la sarebbe presa con tutti e invece no, solo con Annalisa e i suoi figli. Eppure, sebbene l’uomo fosse sotto psicofarmaci per attenuare questa violenza, nessuno ha pensato che fosse pericoloso e fosse un dovere allontanarlo da quella casa dove ha ucciso il figlio e dove stava per ammazzare tutti.

Ma perché uccidere la propria famiglia? Nella dinamica della violenza all’interno di rapporti intrafamiliari il presupposto è che la donna che sta con me è mia e i figli sono una sua appendice, quindi posso fare quello che voglio di lei e decidere del suo destino, così come dei figli, che diventano arma di ricatto, mezzo di controllo, uno strumento per continuare a vessare, massacrare, distruggere la donna che ha osato sfidare il mio potere di maschio.

111432337-8199155e-591f-4971-8fed-6db2e6170297In Italia meno del 10% dei femminicidi viene commesso a causa di patologie psichiatriche o altre forme di malattie, e meno del 10% per problemi economici o lavorativi, e questo perché dietro a queste morti c’è un movente di genere: morti per femminicidio, anche se la vittima è un figlio o una figlia, che è la giusta punizione e la vendetta verso la donna che ha osato trasgredire gli ordini del maschio di casa. Come hanno fatto Franceschelli che ha ucciso il figlioletto Claudio buttandolo nel Tevere; Russo che ha ucciso la figlia di 12 anni e ferito la maggiore di 14 anni; Maravalle che ha soffocato il figlio di 5 anni; Capasso che ha ucciso le sue figlie di 8 e 14 anni, dopo aver sparato all’ex moglie; e come Mele che ha ucciso il figlio di due anni.

I genitori di Annalisa Landi hanno confermato che i litigi e le botte andavano avanti da tempo ed erano sempre per motivi futili, magari perché la cena non era pronta, che è lo schema tipico degli uomini offenders

Violenza a cui i due figli, il piccolo di un anno e la più grande di 7, assistevano: una situazione che sui bambini fa danni irreparabili, producendo comportamenti di continua difesa e paura, anche ossessiva, simili a quelli riportati dai reduci di guerra. Ma uccidere i figli per punire la donna che ti ha sfidato, non è l’unica vendetta di questi uomini perché la minaccia, quando una donna non ce la fa più e cerca di fuggire pensando di separarsi, è questa: non ti faccio più vedere i bambini, esattamente quello che anche Niccolò minacciava nei confronti di Annalisa durante gli episodi di violenza.

E, si noti bene, sono uomini violenti quelli che minacciano di sottrarre i figli alle mamme, e non padri amorevoli che cercano a tutti i costi un accordo pacifico né tanto meno fantomatiche madri alienanti. Ma perché proprio lui, che era violento, minacciava la donna di toglierle i bambini?

immagini.quotidianoPerché in Italia esiste un girone dell’inferno che si chiama Alienazione parentale e che nei tribunali italiani, ordinari e dei minori, viene tirata fuori quando una coppia si separa in presenza di violenza domestica non riconosciuta e scambiata per conflittualità reciproca (che come possiamo vedere dalla cronaca è sicuramente nella maggioranza dei casi dove la violenza esiste). Questo spettro, per cui se un figlio non vuole veder un genitore probabilmente violento, viene accusata la madre di essere alienante, viene fatto entrare nei tribunali italiani come se fosse una teoria plausibile, mentre è vietata esplicitamente in diversi paesi per i danni che produce.

Una teoria che spalanca le porte alla violenza domestica e che frutta fiumi di quattrini ad avvocati, psicologi e psichiatri chiamati in causa da uomini che non vogliono perdere il ruolo del padre padrone in famiglia e che sono stati sfidati da una moglie che si è ribellata. Teoria, quella dell’alienazione parentale, messa ora nero su bianco nel disegno di legge 735 (e non è la prima volta che ci provano) in discussione in questi giorni al senato, proposta dal senatore Simone Pillon, sulla modifica dell’affido condiviso che ha scatenato il putiferio e la contrapposizione di tutta la società civile, compreso il mondo cattolico.

Antonella Penati

Antonella Penati, punita dal padre di suo figlio che ha trucidato il piccolo Federico Barakat con 34 coltellate durante un incontro protetto, ed Erika Patti, i cui figli di 8 e 12 anni sono stati uccisi e bruciati da un padre che poteva tenerli a casa con sé, sono due donne che sono state classificate “alienanti” da tribunali italiani sulla base di CTU (Consulenza tecnica d’ufficio) fatte da psicologi e di pareri di assistenti sociali, perché continuavano a dire che questi due uomini erano violenti. Pareri che hanno decretato la morte di questi bambini dato che lo Stato ha deciso di esporli a padri – offender, pur essendo stati avvertiti in tutti i modi e solo sulla base di una teoria inventata da uno pseudo psichiatra pedofilo e disconosciuta da tutto il mondo scientifico, per cui se un bambino non vuole vedere uno dei due genitore è perché l’altro lo mette su.

Un vergognoso trabocchetto fatto ad hoc per chi agisce violenza e abuso e non vuole perdere il controllo su ciò che ritiene di sua proprietà (moglie e prole), che Pillon vorrebbe inserire tra le leggi di un Paese che ancora vorrei considerare civile, e che non solo avvallerebbe ancora di più la violenza domestica ma punirebbe chi la denuncia.

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