Perché i padri ricorrono alla Pas (AP) e le madri no

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Mentre il gossip si interessa alle loro vite private, continua a girare lo spot lanciato da loro sull’Alienazione parentale dal titolo “Ancora un’altra storia”. Si tratta sempre di Michele Hunziker e Giulia Bongiorno che ormai ignorano anche il secondo appello fatto dai centri antiviolenza, continuando a intraprendere la strada della sensibilizzazione su un disturbo-sindrome inesistente che mette a rischio molte delle donne che in Italia vivono una situazione di violenza domestica. Un atteggiamento che impone di approfondire e rimarcare il perché pubblicizzare qualcosa che non esiste, uno strumento che sta macchiando l’Italia di una delle più gravi violazioni dei diritti umani, non può essere a oggi considerato una svista qualsiasi. Uno spot scandaloso se si pensa che è stato prodotto anche da Rai cinema.

“Chiunque lavora a contatto stretto con la violenza sulle donne e non annovero tra costoro Doppia difesa – ha scritto in questi giorni Elvira Reale, psicologa esperta di violenza di genere – sa bene quanto siano posticci e poco significativi questi scontri tra genitori rappresentati nello spot. Dal 30% al 60% dei bambini soffre per il maltrattamento assistito (la violenza che la Convenzione di Istanbul definisce come l’assistere alla violenza esercitata dal padre sulla madre), che comprende anche ogni grave forma di violenza post-separativa: da quella psicologica e verbale (denigrazione, svalutazioni, persecuzioni e anche minacce di morte e di sottrazione dei minori ), alla violenza economica (il maggior potere economico degli uomini spesso è usato dagli stessi per ‘affamare’ la partner) e fisica”.

Per Reale, che a Napoli ha creato il pronto soccorso per donne che subiscono violenza all’ospedale San Paolo e che da 40 anni lavora in questo ambito (ha al suo attivo diverse pubblicazioni tra cui un manuale di due tomi dal titolo “Maltrattamento e violenza sulle donne”), si parte dall’inattendibilità del bambino per renderlo muto, inascoltato, e “da accuse di maltrattamenti ed abusi, del bambino – afferma – verso un genitore, frequentemente verso un padre, che è maggiormente implicato in comportamenti violenti, per poi considerare, allo stesso modo della PAS, le accuse frutto di un processo di alienazione messo in atto dall’altro genitore”. Per questo “in molte CTU (consulenze tecniche di ufficio) l’impostazione è che sia che nominino la PAS in via esplicita sia che non la nominino, si parte sempre dal considerare la violenza contro le donne come un conflitto e le separazioni conseguenti”, ovvero non si dà peso alla violenza subita dalla donna, per mettere al centro comunque la figura indiscussa dal padre, anche qualora sia stato proprio il bambino ad averla subita. La violenza cioè non viene riconosciuta probabilmente per mancanza di strumenti e di formazione corretta da parte degli operatori e operatrici (dai giudici agli assistenti sociali agli psicologi), e per questo nei tribunali italiani “Se la donna è resistente alla relazione con un partner violento e teme anche per il figlio, sarà considerata genitorialmente inadeguata perché il genitore adeguato è quello che favorisce la relazione con l’altro, qualsiasi cosa sia successa prima”.

“Dalla mia esperienza – dice Elvira Reale – la PAS/ AP viene usata per lo più contro le madri a favore dei padri perché alle donne viene tolto il diritto, nei processi sull’affido, di parlare della violenza e di quello che hanno subito loro ed i figli”, e quindi “Nei processi per l’affido le donne devono solo mostrare adattamento alla condivisione con il partner nonostante questa, nei casi di violenza, divenga uno strumento di vessazione sulla donna a prosecuzione del maltrattamento durante la convivenza”. Uno strumento, quello della Pas, che rende del tutto inutile una legge come quella sullo stalking, subita da moltissime di queste donne proprio al momento della separazione, legge promossa – è bene ricordarlo – proprio da Giulia Bongiorno che oggi propone invece il suo esatto contrario.

Chiarendo che l’obiettivo di Pas e Ap rimane invariato, ovvero rendere il bambino inattendibile e punire la madre per averlo alienato dal padre, Evira Reale fa un passo in avanti chiarendo come siano gli uomini a volere questa legge per normare qualcosa che serve a loro: “Esclusi dal panorama della violenza di genere come vittime prevalenti, (la presenza maschile come vittima nell’ambito della violenza tra partner è data al 15%), esclusi anche dal contesto che individua il minore quale vittima prevalente di maltrattamento assistito, possono solo rivendicare per sé una condizione molto particolare che prescinde dal contesto della violenza di coppia e che si esprime solo nel corso della separazione”. Un concetto che chiarisce bene anche l’anomalia di un comportamento, quello della madre malevola, che nasce all’improvviso quando la coppia si separa, come “un fiore nel deserto”, e non dopo anni come succede in molta violenza domestica: “Esse nascono senza radici, non si giustificano in un contesto storico di violenze pregresse e vessazioni, esse hanno solo bisogno di una ed una sola ‘prova’ sorretta da una interpretazione soggettiva che altera la realtà dei fatti”.

Ed è per questo (e per i motivi che Reale illustra nella relazioni riportata per intero qui sotto) che “La proposta quindi della legge sull’alienazione parentale (…) – conclude Reale – servirà solo ad ostacolare il contrasto alla violenza di genere: ogni azione di auto-tutela e tutela dei minori da parte di donne vittime di violenza dal momento di approvazione di una tale legge sarà stoppata”.


Famiglia, relazioni affettive / filiazione, potestà, tutela

CONSIDERAZIONI SU: PAS E AP (PARENTAL ALIENATION SYNDROME E ALIENAZIONE PARENTALE)

di Elvira Reale, psicologa, esperta in violenza di genere e referente rete anti-violenza ASL Napoli 1

da Associazionesalutedonna

Non c’è differenza tra PAS ed AP se non nel nome e nel fatto (risibile) che non si dà più valore ad una sindrome di cui soffrirebbe il bambino ma ad una relazione di coppia conflittuale responsabile del disagio nel bambino.

A parte queste differenze tecniche il risultato è lo stesso: si parte dal rifiuto del bambino lo si definisce immotivato (sulla base di un pregiudizio e cioè che il bambino ha come punto di riferimento imprescindibile due genitori e che il rifiuto di un genitore è un’anomalia); ma non solo, si parte anche da accuse (di maltrattamenti ed abusi) del bambino verso un genitore (frequentemente verso un padre, che è maggiormente implicato in comportamenti violenti) per poi considerare (allo stesso modo della PAS) le accuse frutto di un processo di alienazione messo in atto dall’altro genitore. L’esito di tutto ciò è un bambino che diventa inattendibile, per cui le sue parole sono considerate inaffidabili.

Il bambino colpito dalla presunzione di essere ‘indottrinato e manipolato’ non viene ascoltato più e si agisce per suo conto considerando a priori la necessità che sia subito riportato (anche con modalità traumatizzanti per un minore, vale a dire, impositive, violente e di sottrazione dal suo luogo abituale di vita) nel rapporto con l’altro genitore (generalmente il padre che ha anche le risorse per intraprendere un’azione giudiziaria pressante) rifiutato e/o accusato di maltrattamenti e violenze.

Questo in contrasto con tutte le convenzioni (New York, Lanzarote) e le leggi che tutelano e promuovono il diritto del bambino all’ascolto e ad esprimere il suo punto di vista nel processo per l’affido che lo riguarda direttamente! Ecco l’uso della PAS o dell’AP, o di altro costrutto analogo, mette in ugual modo fuori gioco questo diritto del minore ad essere ascoltato perché pregiudizialmente (nel caso in cui esprima un rifiuto o un’accusa) lo pone come incapace di esprimere il proprio desiderio/pensiero genuino di stare o non stare con un genitore, veicolando (si presume) invece il desiderio/pensiero di un altro (indottrinamento) che è in genere la madre, a sua volta considerata, sul piano psicologico, come colei che vuole trattenere il figlio presso di sé, che lo considera un suo prolungamento e fonte di realizzazione, e che non vuole dargli autonomia nella relazione con l’altro.

Molte CTU (consulenze tecniche di ufficio) hanno quindi questa impostazione sia che nominino la PAS in via esplicita sia che non la nominino: partono dal considerare la violenza contro le donne come un conflitto e le separazioni conseguenti, promosse in genere dalle donne, come altamente conflittuali; poi le CTU non ‘apprezzano’ e considerano patologici i comportamenti così detti ‘recriminatori’ delle donne che denunciano e rappresentano in corso di CTU la violenza, oppure delle donne che fanno resistenza agli incontri proposti di mediazione (molte CTU si arrogano il diritto di condurre, anche quando non richiesta dal giudice, la mediazione tra i coniugi!). Se la donna è resistente alla relazione con un partner violento e teme anche per il figlio, sarà considerata genitorialmente inadeguata perché il genitore adeguato è quello che favorisce la relazione con l’altro, qualsiasi cosa sia successa prima. Le CTU infatti non veicolano quasi mai la conoscenza della violenza domestica e si rifanno a teorie psicodinamiche o sistemico-relazionali che pongono la responsabilità dei fatti o in vicende individuali infantili, oppure in una relazione di coppia sempre paritaria e collusiva (la violenza invece pone al suo fondamento, come afferma la Convenzione di Istanbul, una disparità di potere tra uomo e donna ed una netta distinzione tra vittima e carnefice).

Dalla mia esperienza, la PAS/ AP viene usata per lo più contro le madri a favore dei padri perché alle donne viene tolto il diritto, nei processi sull’affido, di parlare della violenza e di quello che hanno subito loro ed i figli.

Nei processi per l’affido le donne devono solo mostrare adattamento alla condivisione con il partner nonostante questa – nei casi di violenza – divenga uno strumento di vessazione sulla donna a prosecuzione del maltrattamento durante la convivenza. La violenza e lo stalking post-separativi hanno quindi come strumento tipico di vessazione l’uso strumentale dei figli sia per screditare la madre (ma questo succedeva anche prima della separazione), ma anche (e questo lo si trova solo come tratto specifico di un comportamento maschile) come strumento di controllo e mezzo per avvicinare la madre e continuare a maltrattare, ingiuriare, svilire e minacciare la partner. Per denunciare comunque questi comportamenti la donna ha come riferimento gli artt. del codice penale 572, 570 e 612 bis: essi sono pienamente sufficienti a comprendere comportamenti vessatori che includono i figli in un quadro contestuale di violenze plurime documentabili processualmente. L’uomo manca di un contesto così articolato all’interno del quale poter documentare, quale vittima, la ‘ragionevolezza’ di un rifiuto del figlio (al rapporto con l’altro genitore), colpito in vario modo dal maltrattamento sulla figura genitoriale di riferimento: con la paura ed il terrore del genitore violento, ma anche con l’adattamento e l’ imitazione di quel comportamento (la piaga della trasmissione intergenerazionale della violenza attraverso il maltrattamento assistito).

Mancando di un quadro di violenza pre-separativo che lo individui come vittima, l’uomo deve ricercare altri contesti di vittimizzazione ed altre leggi di riferimento; ecco che la proposta della Bongiorno, che aggiunge un altro reato come quello della ‘alienazione parentale’, è inequivocabilmente la proposta di una legge fatta su misura per gli uomini; costoro infatti, esclusi dal panorama della violenza di genere come vittime prevalenti, (la presenza maschile come vittima nell’ambito della violenza tra partner è data al 15%), esclusi anche dal contesto che individua il minore quale vittima prevalente di maltrattamento assistito, possono solo rivendicare per sé una condizione molto particolare che prescinde dal contesto della violenza di coppia e che si esprime solo nel corso della separazione (quale unico atto aggressivo/punitivo in prevalenza a carico di una partner che non ha alle spalle una storia quale autore di violenze). In definitiva l’alienazione parentale non solo non è una sindrome o un disturbo relazionale, ma non è neanche una condizione giustificata sul piano di una storia familiare di violenza perché nasce come un fiore nel deserto all’atto della separazione. Essa si giustifica quindi senza alcuna catena di prove valida sul piano giuridico ma solo sostenuta da costrutti psicologici poco scientifici che attribuiscono a un mix di sindromi inesistenti, di profili di personalità che nulla hanno a che fare con le condotte genitoriali, di pregiudizi sulle donne, il comportamento così detto ‘alienante’.

La PAS e la AP quindi nel loro ruolo di parte a favore degli uomini violenti, non hanno bisogno per sostenersi di un contesto di prove e di fatti.

Esse nascono senza radici, non si giustificano in un contesto storico di violenze pregresse e vessazioni, esse hanno solo bisogno di una ed una sola ‘prova’ sorretta da una interpretazione soggettiva che altera la realtà dei fatti: da un lato il rifiuto del bambino, la sua resistenza, la sua paura all’incontro con il padre, e dall’altro lato l’interpretazione ‘abusiva’, vale a dire, la presunzione di una madre possessiva e vendicativa (di che? se spesso in queste situazioni è la madre che si è separata per porre fine alla violenza?), o che per ansia, fraintendimento, problemi psichici personali (molto opinabili perché in genere sono condizioni emotive condivise da chi è stato vittima di maltrattamento), richiede una tutela ingiustificata per il figlio, come ad esempio le visite protette (che purtroppo quando vi sono minacce gravi, come il caso di Federico Barakat, ucciso in un incontro presso i servizi sociali, non servono alla tutela).

La PAS, o l’AP o qualsiasi altro costrutto psicologico, o qualsiasi profilo di personalità, che prescindano dalla valutazione del contesto di violenza precedente alla comparsa del comportamento così detto ‘alienante’, si precludono la possibilità di valutare come quel comportamento possa essere in realtà fondato su appropriate esigenze di tutela nei confronti del minore, e come il genitore che lamenta l’alienazione possa essere, in realtà e con molta probabilità, un maltrattante. Le donne al contrario hanno le prove, le documentazioni, le testimonianze dei maltrattamenti protratti negli anni contro di loro, hanno leggi, convenzioni, pronunce della comunità scientifica, a partire dall’Organizzazione mondiale della Sanità, che acclarano che quella condizione lamentata dalla singola donna, qualora non supportata da altra prova oltre la testimonianza attendibile della vittima stessa, sia statisticamente molto frequente ed abbia come unico responsabile il partner maschile.

Le donne non hanno bisogno di ricorrere alla PAS o all’AP per far valere i loro diritti ed i diritti dei minori all’affido esclusivo o al no contact con il padre maltrattante. Gli uomini, che non hanno un corrispondente e forte contesto probatorio di riferimento da cui far discendere come responsabilità in capo alla loro partner i comportamenti denigratori o di alienazione nei confronti dei figli, hanno bisogno della PAS/AP.

Per questo motivo gruppi sociali rappresentativi delle esigenze maschili difensive rispetto alla violenza di genere che li vede implicati prevalentemente come autori (in cui oggi possiamo inscrivere anche la coppia Bongiorno – Hunziker) hanno bisogno di creare (come appunto è nata la PAS di Gardner ma non solo) costrutti che si reggano da soli, senza bisogno di essere allocati in contesti di violenza, sostenuti/ideati da psicologi con a volte scarsa cultura scientifica, che inseriscono nella loro metodologia (dell’hic et nunc) anche il ‘divieto’ di declinare la storia del rapporto di coppia familiare in termini di violenza agita e patita. In sintesi, PAS ed AP prescindono dalla considerazione delle responsabilità genitoriali nella mancata tutela dei figli dalla violenza, e veicolano le posizioni anti-giuridiche degli psicologi quando essi giungono ad escludere l’ascolto del minore, o ne alterano il contenuto e le esigenze, (il ‘non voglio vedere mio padre perché fa male a mamma ed io ho paura’, diventa: ‘il minore vuole ed ha bisogno di vedere il padre ma è ostacolato dalla madre’) perché viziati da una presunta ed indimostrata azione di indottrinamento. Questa azione di ‘indottrinamento’ o ‘manipolazione mentale’ che si chiami PAS o AP, o in altro modo, non ha raggiunto alcuna validità scientifica nel contesto della presunta ‘alienazione genitoriale’ perché l’azione di manipolazione mentale non è un processo che si instaura dall’oggi al domani di una separazione e non è un processo solo psicologico; esso ha valore solo se condotto nel tempo con minacce, limitazione della libertà ed esperienza di concreti atti ritorsivi.

Per sfatare poi il pregiudizio delle donne che hanno come intento quello di punire i partner attraverso i figli c’è da dire che l’attaccare il ruolo genitoriale maschile non è frequente nelle donne vittime di violenza.

Le donne cha patiscono la violenza hanno un comportamento abituale, di timore verso il partner e di sopravalutazione del ruolo paterno rispetto al proprio, che le spinge a preservare, fin dove è possibile la relazione del figlio con il padre (una donna si pone sempre problemi nel denunciare il partner violento proprio perché teme di danneggiare il figlio nella relazione con il padre). In più, nelle storie di violenza è tipico raccogliere le testimonianze delle donne sul fatto che un uomo maltrattante usa sempre come violenza psicologica la denigrazione e la svalutazione della partner anche nel suo ruolo di madre e lo fa abitualmente davanti ai figli.

La proposta quindi della legge sull’alienazione parentale, nei fatti a prevalente se non esclusivo vantaggio degli uomini violenti (abbiamo detto che le donne hanno altri modi per dimostrare la volontà lesiva di un partner che si manifesta nel colpirle sulla genitorialità), servirà solo ad ostacolare il contrasto alla violenza di genere: ogni azione di auto-tutela e tutela dei minori da parte di donne vittime di violenza dal momento di approvazione di una tale legge sarà stoppata; l’art. 572 bis non potrà che essere una pietra tombale sulle azioni di denuncia contro il partner che una donna vittima di maltrattamento dovrebbe fare, e dovrebbe essere sostenuta a fare, anche a tutela dei figli, vittime essi stessi (in modo contestuale) di maltrattamento assistito.

Alla fine ci chiediamo: come mai le scienze giuridiche, con i loro rappresentanti nei tribunali, possano giungere ad appiattirsi su questi costrutti ed ipotesi non dimostrabili avulsi dalla conoscenza di fatti storici, dalla catena delle prove, dalla valutazione delle testimonianze delle vittime? Noi ci auguriamo che in Italia finalmente inizi in campo giuridico una riflessione, presente nei paesi anglosassoni (Inghilterra, Irlanda, Stati Uniti, Canada, Australia), che ponga, alla base della discussione dell’affido dei minori: – la valutazione obbligatoria del contesto di violenza pre-separativo per discriminare le separazioni solo conflittuali da quelle in cui c’è violenza, – e la conseguente assunzione del principio che: ‘dove c’è violenza domestica (anche senza che un procedimento penale aperto sia completato, ma sulla base di un convincimento fondato del giudice dell’affido) il partner violento vada escluso in via presuntiva dall’affido, a tutela del diritto prioritario del minore alla salute ed alla sicurezza (diritto che comunque precede quello molto discusso e molto discutibile alla bi-genitorialità).

 

9 pensieri su “Perché i padri ricorrono alla Pas (AP) e le madri no

  1. Grazie di dare attenzione a questo tema. E di farci parlare. Perché credo che sia importante far uscirela PAS dalle aule del Tribunale e parlare di che cosa è, di come viene affrontata, di come dovrebbe essere affrontata. Qui non si tratta di schierarsi pro o contro l’alienazione del padre, come sembra di leggere da alcuni commenti. E’ ovvio che condizionare pesantemente l’universo affettivo del bambino è una menomazione. Ma come reagiscono i Tribunali? Togliendo il bambino al genitore ritenuto “ alienante”, in genere la mamma. Ma è giustizia questa? E’ una misura capace di sanare la distorsione che si è creata nei rapporti familiari e nell’interiorità del bambino?
    Dubito fortemente che “controbilanciare” una presunta alienazione parentale con l’imposizione per legge dell’alienazione parentale dell’altro genitore sia benefica per l’equilibrio psico affettivo del bambino. E dell’adulto di domani. Dubito che misure del genere abbiano anche lontanamente l’intenzione di aiutare il bambino, e il suo contesto familiare, a trovare un equilibrio più sano. Appare piuttosto come il riaffermarsi nel Tribunale moderno di una logica primitiva, quella della giustizia ottusa dell’”occhio per occhio dente per dente”.
    Quanto all’effetto sulla donna, lo scritto di Elvira Reale è illuminante. E’ ”uno strumento di vessazione sulla donna a prosecuzione del maltrattamento durante la convivenza”. Chiunque sia passato vicino ad una storia di accusa di Pas può confermarlo.
    Allora credo che sia giunto il momento di tirare fuori vicende del genere dall’ombra delle aule del Tribunale e dare avvio ad una riflessione pubblica e collettiva sui suoi diversi rilevantissimi e controversi aspetti, su quali siano i contorni e i limiti entro i quali le diverse parti in gioco (inclusi giudici, psicologi e avvocati di parte) possono muoversi ed anche quali sillogismi vadano assolutamente stigmatizzati. Grazie Betti.

  2. La cosiddetta PAS, che non è mai stata una sindrome né un concetto con un minimo di fondamento logico e scientifico, attualmente riesumata come alienazione parentale, falsamente accreditata come presente nel DSM-5, al punto che un certo Dr Bernet è giunto ad affermare che anche se le parole ‘alienazione parentale’ non vi sono scritte, nel DSM-5 è comunque presente lo spirito della alienazione parentale, è utilizzata dagli uomini perché è un concetto che serve a occultare le violenze in famiglia o gli abusi sessuali incestuosi. E siccome chi si rende colpevole di questi reati sono gli uomini, i cosiddetti padri separati, ecco spiegato l’arcano, che arcano non è.

    1. Condivido pienamente. Dia una letta anche a queste sentenze. cass. 5847/2013, 7452/2012, 26972/2008. In molti casi ci sono estremi per il risarcimento del danno.

  3. Fa pensare l’articolo di Elvira Reale. Da un punto di vista accademico — logica e metodologia — l’argomento sulla non-validità della PAS/AP può essere rafforzato in vari modi.
    Per esempio — la prima ipotesi:
    “Non c’è differenza tra PAS ed AP se non nel nome e nel fatto (risibile) che non si dà più valore ad una sindrome di cui soffrirebbe il bambino ma ad una relazione di coppia conflittuale responsabile del disagio nel bambino.”
    Infatti questa ipotesi, che si può testare in vari modi, già da un punto di vista analitico (su ciò che e PAS e AP) è erronea. Direi di più: è l’ipotesi che i PASISTI vorrebbero che tutti credessero vera. Infatti, è un escamotage usato dal B***et, Chi***ess, e il resto della gang per convincere gli autori del DSM 5 includere la PAS nel manuale. Poi quando si sono resi conto di aver fallito (essere stati sconfitti). Il B***et e altri individui che gli hanno fatto da coro, è andato all’arrembaggio selvaggio, che io ho definito come da “malandrino-mafiosetto”.
    Come? E’ venuto fuori con la mantra — ripetuta armonicamente da tutti i PASISTI italioti (Gu***ta, Cas***to, Cam***ni, Pin***ore, Ver***chio, ecc.) — che “il DSM 5 non include la PAS esplicitamente, ma la include implicitamente … la PAS è lì, si trova in tutto il DSM … specialmente nei capitoli sulle ‘relazioni'”. Questa frase, quando pontificata da uno dei sacerdoti della PAS diventa dogma per tutti quelli che credono alla PAS. Per i non credenti DEVE diventare un dogma — che ci credano o meno, devono vederlo come dogma su cui non si può discutere.
    IL B***et, con la sua tipica arroganza di capomafia va oltre. In un articolo (non so se sia stato pubblicato … ancora) in cui delineava le caratteristiche della nuova PAS (AP) che lui aveva creato con un fiat suo dal DSM 5, il B***et suona la carica affermando:
    “La comunità scientifica ha determinato che la PAS esiste nella sua forma relazionale; quindi da oggi parleremo di PA / AP (Parental alienation / Alienazione parentale-genitoriale).
    Naturalmente, a un esperto di filosofia / sociologia / storia della scienza, un’affermazione simile è ludicro e osceno. Stabilire la verità di una teoria / ipotesi scientifica a colpi di affermazioni che acquistano legittimata’ perché’ provengono dall’autorità riconosciuta come ‘comunità’ scientifica’ è semplicemente vergognoso. E’ roba da teologia del Medio Evo più buio; o da posizioni autoritarie da parte di poteri che pensano di potere stabilire verità con un fiat; e questo fiat ora viene legittimato non da un Dio o da una figura autoritaria, ma da un’entità che si suppone sia democratica … la comunità scientifica.

    Ne’ il Be***t, ne’ il Gardner, ne’ i loro vassalli psicologi e psichiatri italioti hanno una mezza idea di cosa sia una ‘comunità’ scientifica’, di come riconosce i problemi di fondo di una disciplina, delle strutture organizzative e intellettuali che sono necessarie per l’esistenza dell’organizzazione / comunità, e dei meccanismi che permettono ‘istantaneamente di valutare se / quando / come una teoria-ipotesi può considerarsi ‘scientifica’, e quindi legittima da investigare.

    Ma il B***et — e la cacofonia dei vassalli italioti, che bisognano di una legittimità esterofila, che il B***et secondo loro darebbe — va oltre ogni decenza professionale quando identifica la ‘comunità’ scientifica’. Con il suo turpiloquio teologico medievale sulla comunità scientifica che legittima ciò che è vero (scientifico) da ciò ne non è vero (nonsenso metafisico), il B***et cerca di convincere i non-credenti (gli zeloti non bisogna convincerli) che per comunità scientifica intende il DSM 5 (e quindi l’APA, o American Psychiatric Association) e, dentro il DSM, se’ stesso — il B***et stesso che ha condotto la battaglia contro il DSM 5 per quasi un decennio, uscendone sconfitto.

    Per il B***et, però, la sconfitta deve essere una vittoria, anche se la vittoria deve essere perseguite con inganno. E di inganno si tratta–con caratteristiche malandrine-mafiosette. Fa dire al DSM 5 ciò che il DSM 5 nega esplicitamente, per poi dichiarare che lui e i suoi zeloti rappresentano la comunità scientifica di referenza nel DSM 5 per quanto riguarda la PAS / PAS. Quindi la comunità scientifica che nel contesto del DSM 5 è responsabile per la scientificità della PAS / PA è composta da lui (B***et ex professore della u University da tempo in pensione) e un manipolo di illustri sconosciuti sulla scena internazionale della psichiatria e psicologica. Un Don Abbondio dei giorni d’oggi, studiandosi la lista dei papabili per la comunità scientifica sulla PAS / PA, esclamerebbe: “Gu***ta, Ca***ato, Ca***ini, Ve***cchio, Pi***tore …. Chi son costoro”!

    Ecco, questa è la Chiesa intima dei PASISTI italioti, a cui però ci sarebbe da aggiungere la gang dei 69 psicologi, psichiatri, e avvocati (?) che firmò, ai tempi del caso Cittadella’ un documento in cui affermavano che la PAS era vera … come se l’evoluzione dell’attività scientifica si ottiene a colpi di mazza di voto democratico che dà una maggioranza, e che quindi legittima la maggioranza a legiferare su ciò che è scienza da ciò che non è scienza. Se questa chiesa di PASISTI pensano che l’evoluzione della scienza avvenga così, farebbero bene a tornarsene a fare teologia astrusa nel Medio Evo più lontano. L’attività scientifica non è democratica — vince chi ottiene una maggioranza di adesione. L’attività scientifica è anarchica: vince l’idea che sopravvive alle critiche logiche, teoriche, e metodologiche e ai test empirici.

    La Commissione dell’APA che ha avuto cura del DSM 5 — che rappresenta l’organo ufficiale della Comunità degli Psichiatri più importanti nel mondo di oggi — ha semplicemente chiarito che ne’ la PAS ne’ la PA mostrano di avere ne’ quel minimo di coerenza logica, teorica, concettuale, e metodologica, ne’ quella base empirica che porta all’inizio di una discussione della scientificità di una teoria. Per citare il DSM 5:

    **************************** Originale
    http://psychcentral.com/…/final-dsm-5-approved-by…/ The APA board of trustees also outright rejected some new disorder ideas. The following disorders won’t appear anywhere in the new DSM-5:

    Anxious depression
    Hypersexual disorder
    Parental alienation syndrome
    Sensory processing disorder

    Although clinicians are “treating” these concerns, the board of trustees felt like there wasn’t even enough research to consider putting them in Section 3 of the new DSM (disorders needing further research).

    Final DSM 5 Approved by American Psychiatric Association
    PSYCHCENTRAL.COM

    ************************** Traduzione (mia)
    Salvatore Pitruzzello
    Alcune precisazioni nella traduzione:

    Il consiglio di amministrazione APA (American Psychiatric Association) a titolo definitivo ha anche respinto alcune nuove idee disordine / disturbo (mentale). I seguenti disturbi non appariranno in qualsiasi parte del nuovo DSM- 5 : (!!!!!!!!!!!!!!)

    depressione ansiosa
    disturbo hypersexual
    Sindrome di Alienazione Genitoriale
    Disordine sensoriale

    Anche se i “medici clinici” stanno “curando” queste forme di disturbi, il consiglio di amministrazione ha concluso che non c’era nemmeno abbastanza ricerca per considerare la loro inclusione nella Parte 3 del nuovo DSM (questi disturbi necessitano di ulteriori ricerche) .
    **************************************
    ************* Quindi:
    Il problema di base su questa diatriba sulla PAS PA come — cioè
    “Non c’è differenza tra PAS ed AP se non nel nome e nel fatto (risibile) che non si dà più valore ad una sindrome di cui soffrirebbe il bambino ma ad una relazione di coppia conflittuale responsabile del disagio nel bambino.”

    è erroneo e mistificatore. Questa è la distinzione che i PASISTI con a capo B***et vorrebbero che la gente credesse. E’ erroneo perché’ se prima non si capiva cosa fosse la PAS, oggi non si capisce cosa sia la PA / AP. E non si capisce non significa che io non capisco: significa che i PASISTI non capiscono. Infatti, che si domandi ai PASISTI di tracciare i contorni generali di un modello causale di ciò che pensano che la PA / AP sia. Sprofonderebbero nella sabbie mobili dell’ignoranza più sconcertante. E’ mistificatore perché’ i PASISTI vogliono far passare per vera (cioè come scientifica) delle idee / congetture vaghe e ambigue che l’APA ha definito, nel migliore dei casi, come possibile oggetto di ricerca nel futuro. MA nella scienza, tutto è sempre, e in ogni momento, oggetto di ricerca e investigazione per eliminare le falsità … nota, non per stabilire la verità. La verità i PASISTI se la vadano a cercare altrove. E certamente dovrebbe essere loro proibito di cercare verità assurde nei tribunali terrorizzando bambini e distruggendo genitori.

  4. Mi dispiace doverla contraddire…. a differenza di quello che scrive Lei, io (parlo per me PADRE) , mi ritrovo oggi, dopo 3 anni di FALSE ACCUSE , un processo penale (ASSOLTO), SPUTTANAMENTO in tutto il comune dove risiedo e lavoro, uscite giornalistiche e televisive della mia ex con denunce di STALKING E MALTRATTAMENTI ( MAI FATTI ) , figlio portato in COMUNITA’ , una CTU in mano che dice che la mia ex soffre di un grave disturbo della personalità…… a vedere ANCORA MIO FIGLIO in spazio neutro 1 volta a settimana, e quando mi vede ( ora che da luglio vive con lei, mi dice sempre ” TU sei cattivo, quando ero piccolo mi hai portato via” oppure ” Brutto e cattivo, tu picchi la mamma” , oppure mi trovo ad essere chiamato SOLO per nome, perchè come figura di padre ( e lo chiama papà) vi è il nuovo compagno, che anche lui mi ha FATTO FALSE DENUNCE e accuse. Secondo lei , cosa dovrei fare ?

    1. MI spiace per le sue esperienze — e della famiglia tutta. Purtroppo lei sembra confondere la realta’ di un fenomeno (in questo caso dilaniante) e la spiegazione causale teorica e empirica del fenomeno. Nessuno con un minimo di senno potrebbe negare l’esistenza dell’evoluzione della famiglia e le sue problematiche fatte di seprazioni, divorzi, abusi, ecc. Cio’ che si deve negare e’ LA spiegazione pseudo-causale teorica confusa, caotica, e misera offerta dai pasisti. Infatti dovrei dire “le spiegazioni pseudo-causali” al plurale di questi pasisti: cioe’, le cause sembrano cambiare constantamente per trovare la chiave irrefutabile per proclamare la verita’ della PAS come teoria scientifica. La logica (e azione) e’ perversa oggi come lo fu all’inizio, nel 1985, quando Richard Gardner, il Padre di tutti i pasisti pubblico la sua congettura personale sulla PAS in una rivista d’opinione (e quindi non accademica-scientifica).

      Per i pasisti questa data e’ la data della nascita ufficiale, e gloriosa, della PAS. Per le persone che passano una vita a portare avanti un ‘discorso scientifico’ chiaro e preciso, quello e’ un anno buio. Il Gardner fu immediately cacciato dal Dipartimento di Psichiatria della Columbia University — e in parte fu perche’ aveva pubblicato la sua congettura con un titolo che metteva in gioco la reputazione della Columbia. I pasisti si sono dilettati a glorificare il Gardner come professore e dottore alla Columbia, come laureato in medicina alla Columbia, come la piu’ grande mente che la Columbia aveva mai prodotto, come il piu’ grande direttore del Dipartimento, che lui aveva portato alla ribalta internazionale.

      Fesserie — tutte. IL che rendere i pasisti o ciechi ignoranti o perversi. A Lei la scelta. Il Gardner non e’ mai stato professore, dottore, direttore, laureato in medicina alla Columbia. Gardner era un semplice dottore volontario non-remunerato.

      La facolta del dipartimento di psichiatria della Columbia (che e’ tra le migliori al mondo) con voto unanime ostracizzo’ il GArdner dalla Columbia, togliendogli tutti i privilegi. La motivazione? Gardner era un poveraccio, un ignoramus che non conosceva la psichiatria contemporanea (1985), che era molto diversa da quella degli anni ’60. Non sapeva come teorizzare, modellare, concettualizzare, testare ipotesi. La PAS Gardneriana era solo una congettura personale indotta (induzione) dall’esperienza del GArdner con alcuni suoi pazienti che curava da casa sua. Nella ricerca scientifica, nessuno se ne frega della tua congettura personale, delle tue osservazioni di individui che per caso si presentano nel tuo studio (di casa), e delle tue ‘induzioni’. Infatti, l’induzione e’ un processo pseudo-logico che in verita’ e’ una fallacia logica.

      Tutto questo e’ stato riaffermato diverse volte dal Board del DSM IV e DSM-5 nello giustifcare l’esclusione della PAS dal DSM. I post-gardneriani (o gardnerini), tra cui la banda italiota, continuano a commettere gli stessi errori.

      La PAS, nelle sue variazioni dal 1985, era e rimane una congettura senza coerenza logica interna e congruenza empirica. Dalle mie letture / studi delle menti pasiste piu’ sofisticate ne viene fuori che questa gente non ha idea di “come fare” ricerca scientifica … di cosa sia la scienza. Magari sono bravi a mettere assieme frammenti di congetture che formano una favola perversa — e questo vale per psicologi (che non sono dottori) e psichiatri (che sono dottori) che si sono venduti alla PAS.

      La PAS non esiste come oggetto di insegnamento e di ricerca in nessuna delle universita serie di spicco a livello internazionale. Si deve concludere che le leggi della scienza operano in modo diverso (e migliore?!?!) nell’universo PAS che pero’ ha messo radici nei tribunali.

      TUtto cio’ non significa che il problema di conflittualita’ nell’evoluzione storica della famiglia non sia reale. Cio’ che e’ surreale e’ la congettura monistica / monocausale dei pasisti per gli ultimi 30 anni.

      A presto una critica accademica-scientifica del lavoro di uno dei sommi pasisti italioti. Il suo nome viene presentato a giudici come se fosse il nome di un Dio di fronte a cui tutti devono prostrarsi. In realta’, questo Dio e’ di un’ignoranza vergognosa che fa scempio della vita della gente che soffre nel via vai dei tribunali in cui CTU pasisti hanno potere quasi assoluto.

      Se ha domande – le ponga.

  5. Trovo ridicolo e vergognoso che un quotidiano di larga diffusione dia voce ad una soubrettina che si permette di dare giudizi e opinioni su fatti giudico-penale. Lo trovo fuorviante e assolutamente inopportuno.
    Posso solo dire di conoscere molto bene le problematiche legate al problema dei minori, avendo passato anni di processi, CTU e chi più ne ha più ne metta. E francamente preferirei che le due pagine del suddetto giornale fossero affidate a specialisti del settore, e non ad una perfetta ignorante in materia. Della Bongiorno, preferirei evitare di dire ciò che penso. Che coppia disgustosa

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