Mamma “alienante” trattenuta con la complicità del sindaco mentre portano via il figlio in comune

"Sequestrati": ultima puntata speciale dell'inchiesta "Crimini invisibili" che torna con una nuova edizione dopo le feste




“Sequestrati” è una nuova puntata speciale della video inchiesta “Crimini invisibili” sulla violenza domestica occultata nei tribunali. Realizzata da Luisa Betti Dakli, giornalista esperta di diritti umani e direttrice del giornale online DonnexDiritti Network ft International Women, l’inchiesta indaga la violenza maschile contro le donne e contro i bambini, attraverso le voci di mamme che hanno perso i loro figli solo per aver denunciato maltrattamenti e abusi in famiglia.

Trattenuta contro la sua volontà

In questa puntata la mamma racconta il prelievo del figlio da parte delle forze dell’ordine. Convocata dal sindaco del paese con la scusa di dover restituire le chiavi della casa popolare dove viveva la mamma deceduta, la donna viene attirata in una trappola proprio nella sede del comune. Dopo aver lasciato il figlio sotto il comune insieme a una amica fidata, una volta entrata nell’ufficio del sindaco si trova circondata da una decina di persone tra cui il capo della polizia municipale, l’anticrimine, assistenti sociali e agenti in borghese. Lei è seduta, cerca di alzarsi, ma le persone intorno a lei le intimano di rimanere seduta, le tolgono il cellulare e la spingono sulla sedia.

Trattamento sanitario obbligatorio

Una trappola dove l’intenzione è praticare un Tso (Trattamento sanitario obbligatorio) alla signora che viene trattenuta in quell’ufficio: “Erano tutti parati davanti alla porta della stanza, loro dicevano che se volevo potevo andare via ma quando mi alzavo mi ributtavano sulla sedia prendendomi dagli avambracci. Poi a un certo punto sono riuscita ad avvicinarmi alla finestra per chiedere aiuto e loro mi hanno accusata di volermi buttare giù mentre io cercavo solo di chiamare qualcuno per poter uscire da lì e andare da mio figlio, perché sapevo che sicuramente lo stavano portando via. Hanno anche chiamato il mio medico ma lui ha risposto che essendo una persona tranquilla e ragionevole non c’era bisogno di nessun Tso, ed è solo dopo questa telefonata che mi hanno lasciata andare”.

La colpa della madre? Aver denunciato maltrattamenti in famiglia

Una volta liberata la signora corre a cercare il figlio che non c’è più, svanito nel nulla, un bambino di 9 anni che, come racconterà l’amica che lo aveva in custodia nella piazzetta davanti al comune, è stato strappato con la forza da agenti in borghese: 5 persone che hanno immobilizzato la donna sottraendo il bambino aggrappato a lei. Una mamma che come molte altre, aveva denunciato l’ex marito per maltrattamenti e che aveva ripreso la sua vita in mano dopo un percorso al centro antiviolenza. “Mi sono messa con il padre di mio figlio – racconta la mamma – e quando sono rimasta incinta lui neanche lo voleva. Mi diceva di abortire e al settimo mese di gravidanza mi ha cercato di uccidermi mettendomi un cuscino in faccia per soffocarmi perché diceva che non potevamo permetterci quel bambino”. Ma dopo l’ennesima violenza lei scappa con il bambino, va dai suoi genitori, avvia un percorso al centro antiviolenza e si rifà una vita sua, autonoma e trava un lavoro con cui mantiene se stessa e il figlio.

Ma in tribunale nessuno crede alle violenze: è lei a essere “alienante”

Ma una volta arrivati in tribunale per decidere l’affido del bambino, lei viene accusata di essere alienante perché la CTU non riconosce la violenza domestica subita né quella assistita dal bambino: una consulente che decide che i riferiti, sia della donna che del bambino, sono solo la conferma che si tratti di alienazione parentale. Inizia così il calvario e la punizione della donna che malgrado abbia fatto un percorso in un centro antiviolenza, non viene creduta. E quando il padre, che questo figlio neanche lo voleva, chiede l’affido, la giudice decide di prelevare il minore e di collocarlo in casa famiglia dove gli sarà imposta la figura paterna che lui contesta per quello che ha visto e vissuto in casa.

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