Quando a Odessa i sindacalisti venivano bruciati vivi dalle brigate neonaziste, l’Europa dove stava?

In Donbass la guerra c'è da 8 anni e i bambini sono morti anche lì ma nessuno si è scandalizzato o ha preso posizione su questa tragedia avvenuta dopo l'Euromaidan nel silenzio complice della Ue in nome della svolta "occidentalista"

Eleonora Forenza
Eleonora Forenza
Politica e attivista italiana, deputata al Parlamento europeo dal 2014 al 2019, è nel gruppo GUE/NGL, fa parte del direttivo dell'International Gramsci Society. Nella sua attività di ricerca si è occupata prevalentemente di studi gramsciani, teorie femministe e storia delle donne.



La guerra toglie le parole, ti lascia furiosa. E invece bisogna trovare il coraggio della parola, anche di quelle parole che non vuole ascoltare nessuno. Eschilo ci ha insegnato che la prima a morire in guerra è la verità. E non è un caso che, quando siamo stati in Donbass con la Carovana antifascista del 2017, la cosa che ci dicevano più spesso era: “Tell the truth”, racconta la verità.

Un conflitto iniziato 8 anni fa

La guerra è iniziata 8 anni fa in Donbass e ha già mietuto oltre 14.000 vittime. Ma quelle morti non interessano nessuno, non sono “occidentali” e quindi non hanno mai occupato le aperture dei TG, non commuovono l’opinione pubblica. A me invece sono rimasti stampati negli occhi gli sguardi dei bambini e delle bambine incontrate negli orfanotrofi del Donbass. Lì abbiamo portato medicine e giocattoli. Per questo il Ministero degli Esteri ucraino ha minacciato di chiedere la nostra estradizione, processo per terrorismo “and go on”.

Così come non posso dimenticare i racconti di quanto accaduto a Odessa con i sindacalisti bruciati vivi dalle brigate neonaziste

Che no, purtroppo non sono un’invenzione ma una parte integrante del processo iniziato con l’Euromaidan quando, dopo la deposizione nel febbraio 2014 del presidente Janukovič, sostituito ad interim da un governo provvisorio filo-occidentale, ci fu l’elezione di P. Porošenko con un governo legato agli Stati Uniti e all’Europa. Fatti avvenuti nel silenzio complice della Ue e con la partecipazione di eurodeputati socialisti a parate, accordi di libero-scambio e liberalizzazione dei visti. Un silenzio che si è esteso sui banderisti, sulla strage di Odessa, sulla brigata filonazista Azov: un silenzio mantenuto in nome della svolta “occidentalista”.

Ma allora stai con Putin? Ovviamente no

Vladimir Putin

Qualcuno potrebbe chiedersi a questo punto: “ma allora stai con Putin? giustifichi l’invasione?”, una domanda a cui rispondo che OVVIAMENTE NO, non sto con Putin perché considero criminale il suo progetto neozarista. E che anzi non sono mai stata campista in vita mia, che sono una femminista e che contro Putin abbiamo organizzato diverse manifestazioni a Roma. A questo punto però mi preme ricordare che anche quando manifestavamo per la pace in Iraq e nell’Ex Yugoslavia i supporter della Nato ci  chiedevano se stavamo con Milosevic o Saddam.

Una domanda che non vorrei più sentire a chi crede nella pace e manifesta contro la guerra

La Nato nell’Est Europa non è rassicurate

In ogni caso non smetterò di considerare l’estensione della Nato a Est come parte del problema e non della soluzione, come non smetterò di denunciare le presenze neonaziste e banderiste nel processo di atlantizzazione dell’Ucraina. E non mi arruolerò neanche questa volta in un campo: quello dell’eurocentrismo che dilaga e dei superiori “valori dell’Occidente” così in voga nei dibattiti dei salotti televisivi.

Il razzismo sui profughi

Il segretario del Pd Letta ha salutato la nascita dell’Europa geopolitica e a Firenze la manifestazione per “la pace” del Pd ha dato voce al presidente Zelensky che incitava all’interventismo parlando di terza guerra mondiale. Un’Europa in cui i profughi vengono accolti solo se bianchi, in cui si può tranquillamente dire: “questi sono morti europei”, e non come quelli in Afghanistan e in Siria. Un’Europa in cui giustamente si accolgono i profughi ucraini, ma si continuano a respingere bambini, donne e uomini sulla rotta balcanica, in mare: respinti prima di tutto da quei paesi che Letta ringrazia tra cui i regimi di Polonia e Ungheria.

La scelta della guerra

Quanto accaduto in queste settimane nel Parlamento europeo e italiano, è di fatto l’approvazione di una risposta militare all’invasione russa dell’Ucraina. Una scelta  per di più fatta ipocritamente citando l’art.11 della Costituzione che recita: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Letta ha anche detto testualmente che bisogna “afferrare il conducente al suo volante” e che “non faremo come i caschi blu a Srebrenica”.

Non so se c’è una insana nostalgia a ritornare ai tempi delle bombe NATO su Belgrado, dato che l’atlantismo dei  “democratici” non conosce limiti

Volodymyr Zelensky

Manifestare contro la guerra oggi significa anche manifestare contro l’invio di armi e soldati, contro l’invasione dell’Ucraina e contro l’estensione della Nato, per il disarmo. Ma soprattutto manifestare per la pace non contempla dare il microfono a chi incita alla guerra chiedendo insistentemente una no fly-zone che significherebbe un allargamento automatico del conflitto e chiedendo all’Europa un rischiosissimo coinvolgimento diretto. Ripudiamole davvero tutte le guerre. Che le bambine e i bambini possano tornare a giocare, tutte e tutti.

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