“La cruda verità” sulla violenza domestica occultata nei tribunali civili

Nella seconda puntata dell'inchiesta "Crimini invisibili" una mamma ritenuta "troppo perfetta" si vede strappare il figlio che viene rinchiuso in una struttura per forzarlo a vedere il padre denunciato per maltrattamenti e con un giudizio in corso in penale

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“La cruda verità” è la seconda puntata della video inchiesta “Crimini invisibili” e dà voce al racconto di una mamma che pur essendo valutata come un’ottima madre per il suo bambino di 7 anni, e malgrado le denunce fatte verso il suo ex compagno per maltrattamenti e lesioni, si vede strappare il figlio che viene rinchiuso in una struttura perché obbligato a ripristinare un rapporto con un padre che lui stesso rifiuta.

La storia di una madre “troppo perfetta” a cui il tribunale toglie il figlio

La donna passa così dalla violenza domestica alla violenza istituzionale, dove il tribunale non solo non crede alle violenze subite, che nel frattempo hanno in corso un procedimento in penale, ma la reputano troppo “perfetta” per essere “vera” e per questo le tolgono l’affido esclusivo avuto per 4 anni e la accusano di alienazione parentale pur non avendo mai, rifiutato di accompagnare il bambino dal padre dopo la separazione. Quello in cui entra è un incubo perché non creduta e rivittimizzata dalle stesse istituzione che avrebbero dovuto difendere e proteggere lei e il figlio, che viene prelevato con la forza e richiuso in una struttura dove la mamma non solo non può vederlo se non sporadicamente, ma dove il bambino si costruisce un mondo tutto suo, di fantasia, alterando i rapporti con il mondo esterno. Quello che lei stessa chiama un sistema carcerario senza aver commesso nessun reato, dove però viene negato a un bambino anche il diritto di vedere i propri familiari.

A niente valgono i procedimenti in penale contro l’ex

Lei stessa racconta delle violenze fisiche e psicologiche subite da lei e dal bambino, che da piccolo veniva svegliato violentemente dal padre alle sei di mattina, con schiaffi e spintoni che poi si sono trasformati in botte e quindi in denunce dopo essere stata portata per ben 5 volte in pronto soccorso con trauma cranico e ecchimosi su tutto il corpo. Un racconto raccapricciante dove i giudici del tribunale dei minori ordinano una Consulenza tecnica d’ufficio che colpevolizza la madre del rifiuto del bambino a vedere il padre per il vissuto traumatico nei suoi confronti e ordina di allontanare il minore dalla madre per ripristinare in maniera forzata il rapporto con il padre, senza valutare la reale condizione dei riferiti di violenza e i traumi connessi. E anche se nella perizia, lui è valutato come “narcisista aggressivo tendente alla violenza”, questo non basta per scongiurare l’imposizione di un rapporto, che di fatta strappa però il bambino all’unico rapporto positivo e tutelante, quello con la madre, in nome dell’alienazione parentale che azzero ogni concetto di bigeniotrialità.

Un regime carcerario

Il bambino così viene prelevato dalle forze dell’ordine su ordine del tribunale e con l’appoggio dei servizi sociali, e portato in una casa famiglia dove vede la madre una volta a settimana e sotto controllo degli operatori, dove la mamma non può fare domande, non può rapportarsi al figlio in maniera naturale, e dove il bambino si rifugia in un mondo di fantasia, parlando solo di personaggi dei cartoni e rifiutando qualsiasi rapporto genuino con l’esterno, in quanto fortemente traumatizzato.

Per la CAMPAGNA CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE E LA VIOLENZA DOMESTICA donnexdiritti.com ti invita a seguire ogni settimana le 11 puntate della video inchiesta “CRIMINI INVISIBILI” di LUISA BETTI DAKLI, giornalista d’inchiesta esperta di diritti umani e direttrice del web journal DonnexDiritti Network (le puntate sono visibili su tutte le pagine social di donnexdiritti).