Saman e i matrimoni combinati: l’onore maschile offeso è frutto della cultura patriarcale ovunque

Il femminicidio e la violenza sulle donne non appartengono a una singola tradizione ma sono trasversali nel mondo

Judith Pinnock
Judith Pinnock
Psicologa e psicoterapeuta italo inglese, è esperta di linguaggi e comunicazione di genere. Ha scritto "A Tavola con Platone" e "Bella CostituZIOne" (Ferrari Sinibaldi).



“E vissero per sempre felici e contenti”: il matrimonio, coronamento del sogno d’amore romantico, ha origini ben più misere e meschine. Nasce infatti come una sorta di contratto di acquisto che regolamenta il possesso della donna da parte del marito e la gestione dei beni. Come dico spesso, alle donne spetta il matrimonio (la cui etimologia significa “dovere di madre”, cioè che il dovere coniugale per le donne è fare figli) e agli uomini il patrimonio (da “dovere di padre”, cioè trasmettere beni in eredità ai figli). Poco c’entrano amore e sentimenti.

La consuetudine del matrimonio combinato

Proprio per questo ogni cultura ha le proprie regole volte a cercare di garantire matrimoni stabili, duraturi, in modo da non avere dubbi sul diritto del lascito. Da qui la tradizione del matrimonio combinato, spesso mediato da un/a sensale, che si fa garante della funzionalità della scelta.

Consuetudine che lontano dal proprio paese d’origine perde contesto ma che può essere esercitato e imposto comunque e soprattutto alle figlie: del resto abbiamo già visto come il matrimonio sia in fondo roba da donne

È una realtà in crescita anche nel nostro paese, difficile da quantificare perché conosciuta solo attraverso i fatti di cronaca: una tendenza che aumenterà con l’aumento appunto delle seconde generazioni, e che non è assolutamente affrontata a causa di una legislazione sull’immigrazione molto lontana da un ideale di vera costruzione sociale. Tutto ciò è attraversato dalla misoginia patriarcale, che considera le donne poco più che risorse a disposizione per il piacere maschile, per la riproduzione, per la produzione domestica, e che quindi trova altri argomenti e scuse per esercitare ciò che ritiene il proprio diritto di vita e di morte sulle donne.

Saman, Hina, Shahnaz

Saman

Ne hanno fatto le spese Saman, la ragazza ammazzata dalla famiglia per aver rifiutato un matrimonio forzato, Hina, un’altra ragazza pakistana uccisa dalla famiglia per essersi fidanzata con un ragazzo italiano, e Shahnaz, trucidata a colpi di pietra a Novi dal marito e dal figlio per aver deciso di separarsi e per aver difeso la figlia da un altro matrimonio combinato. Femminicidi di cui facciamo le spese tutte, stritolate tra due schieramenti: quello che minimizza ricordando che anche in Italia l’onore maschile ha dettato legge anche nel codice civile con forti attenuanti per i delitti di questo tipo fino al 1981; e quello che attribuisce l’orrore del femminicidio esclusivamente agli altri, quelli che non siamo noi, i barbari invasori.

l’onore però è un concetto riprovevole sempre: si basa sul valore e la dignità personali ma del maschio e in quanto riconosciute dall’esterno, andando così a confluire nella reputazione

La questione d’onore è una sola

Hina

La ripartizione tra i generi, quando si parla di onore, non è certo equa perché la donna perde l’onore quando perde la verginità, che ha un senso solo se riportata a quella proprietà maschile di cui si è già detto. Evocare l’onore significa implicitamente autorizzare il pater familias alla vendetta, che può essere rivolta sia al disonorante che alla disonorata che in ogni caso qualche una colpa l’avrà pure. Avrebbe potuto vestirsi diversamente, non andare in quel luogo, non frequentare quelle persone, muoversi in modo più modesto, essere meno appariscente, e via così in un lungo elenco di divieti e prescrizioni.

La verità, nel caso del delitto consumato quando viene colpito l’onore del maschio, non sta nel mezzo ma da una sola parte: il mandante è sempre il patriarcato e solo i mezzi possono variare. Un mezzo molto apprezzato, ad esempio, è la religione che, nel caso delle monoteiste rivelate, ponendo l’uno, il maschile, come detentore di verità e potere, sono automaticamente nemiche delle donne.

Cattolicesimo, islamismo, ebraismo, forniscono sostegno a patriarcato e misoginia che interpretano a proprio vantaggio tutti i testi sacri

Il patriarcato è uno ed è ovunque

Siamo abituate, nel discorso femminista, a rispettare le scelte autonome delle donne. Ma di fronte al velo, al burkini, alla prostituzione come sex work, e tanti altri comportamenti, dobbiamo sempre chiedere e chiederci: a chi giova? A chi serve? Sappiamo che l’infibulazione, ad esempio, spesso è cercata dalle madri vittime a loro volta del patriarcato. Donne che hanno paura che le loro figlie, se non infibulate, saranno considerate delle reiette. Violazioni di diritti umani in cui le donne stesse si fanno portavoce del patriarcato laddove la cultura lo impone fin dalla nascita in Africa, in Medio Oriente, come anche in Europa o nell’Occidente “civilizzato”.

Per questo le lotte femministe sono strade impervie disseminate di cadaveri, perché le pioniere, le antesignane, hanno sempre pagato le proprie scelte di contravvenire a quello che si vuol far passare come ordine naturale dettato dall’uno, dal maschio imperatore, da un patriarcato mai morto.

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