Francia: il terribile femminicidio di Benadette Reby si poteva evitare

La donna aveva denunciato il marito da cui voleva separasi ma questo non ha impedito di essere uccisa

Lucrezia Cairo
Lucrezia Cairo
Social Media Manager



Gli era stato proibito di avvicinarsi a lei, ma non è bastato per prevenire l’ennesimo femminicidio. Una morte violenta, che si poteva evitare, quella di Benadette Reby, uccisa dal marito il 25 luglio del 2019 nel parcheggio dell’azienda dove la donna lavorava, investita più e più volte con un mezzo da circa due tonnellate. Alla guida c’era suo marito, Gilou Rakotoasimbola, 46 anni. Ma poteva andare diversamente, perché c’erano tutti gli estremi per comprendere quanto fosse elevato il fattore di rischio.

Tre settimane prima della sua morte, Bernadette aveva già denunciato il marito per violenza domestica dopo che lui aveva tentato di strangolata fino a farle perdere conoscenza

Questo femminicidio poteva essere evitato

Benadette Reby

Bernadette aveva scoperto che il marito stava frequentando altre donne e per questo aveva deciso di separarsi da lui. Dopo questo tentativo di ucciderla, la donna si era recata il giorno dopo in questura per denunciare e suo marito, padre di due figli di una precedente unione, era stato posto in custodia cautelare, con il divieto di entrare in contatto con la moglie. Bernadette però non era stata dotata di un “telefono grave pericolo” (TGD), né a Gilou Rakotoasimbola era stato assegnato alcun braccialetto anti-avvicinamento. L’udienza era stata fissata ma troppo tardi.

Il 25 luglio alle 7.30 l’uomo è entrato nel parcheggio dell’azienda dove lavorava la moglie e l’ha schiacciata contro un muro investendola più volte davanti ai suoi colleghi e diversi testimoni sconvolti

Una morte annunciata che riecheggia il recente femminicidio di Chahinez Boutaa, un’altra donna uccisa in Francia dal marito con un colpo di pistola dopo che l’uomo era stato condannato per violenza domestica. Gilou Rakotoasimbola durante il processo per il femminicidio, ha mantenuto un atteggiamento “sconvolto” per tutto il tempo, negando che la sua intenzione fosse quella di uccidere Bernadette  ma solo di parlarle. Un racconto che non sta in piedi, vista la chiara dinamica dei fatti riportata dalle telecamere di video sorveglianza che si trovano dentro il parcheggio.

L’avvocata di parte civile, Isabelle Steyer, ha sottolineato che l’uomo “L’ha investita più volte lasciando addirittura i segni delle ruote su tutto il corpo della donna”

Il giorno prima del suo gesto mortale, e malgrado il divieto di avvicinamento, Gilou Rakotoasimbola aveva seguito sua moglie all’uscita dal lavoro e l’aveva vista salire su un’automobile sconosciuta, secondo quanto riportato dall’uomo.

Rakotoasimbola era violento anche con la prima moglie

La preintenzionalità di questo crimine  appare evidente, ed è stato anche questo che ha portato il giudice a condannare Rakotoasimbola a 25 anni di reclusione, con obbligo di controllo socio-giudiziario per 10 anni e cure psichiatriche. Anche se non c’è nessun uomo malato di fronte alla corte.

Alla domanda “Riconosce di averla uccisa volontariamente?” del presidente Eric Chalbos, l’imputato risponde di sì, nonostante avesse negato le accuse anche di violenza

Nonostante quindi il tentativo da parte dell’avvocata difensora di Rakotoasimbola, Stéphanie Rogeron, di far apparire l’uomo come “fragile” e “incapace di intendere e di volere”, non è stato possibile ricondurre la sua condotta a problemi psichiatrici. A rafforzare questa posizione, ci sono le affermazioni della ex moglie dell’imputato, che aveva rifiutato di rispondere agli investigatori per paura che il suo ex marito potesse conoscere il suo indirizzo. La donna ha raccontato alla corte che l’uomo anche con lei perdeva facilmente la calma e che al momento della separazione, aveva cercato di strangolarla.

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