Mio figlio in casa famiglia: ho denunciato il padre e ora sono la mamma orco che aliena il bambino

Sono anni che ricevo lettere e richieste d’aiuto da parte di mamme disperate che rischiano di perdere i figli dopo aver denunciato i partner violenti perché quando cercano di divorziare sono accusate di alienazione parentale nei tribunali civili o dei minori. Donne inascoltate, trasformate da vittime in carnefici, mamme malevole che non fanno vedere i figli ai loro padri e che si inventano violenze familiari come se fosse il capriccio di allontanare il sostegno e il supporto di un padre nella già difficile crescita di un bambino. Oggi però decido di pubblicare questa lettera di questa mamma del sud Italia, di cui non diremo né il nome né la provenienza affinché non ci siano elementi per rintracciare il bambino, come denuncia pubblica della violenza istituzionale che si consuma nelle stanze di molti tribunali italiani con la complicità dei servizi sociali e di perizie (CTU – consulenze tecniche d’ufficio) di psicologi e psichiatri i quali, poggiandosi sull’inesistente sindrome di alienazione parentale (quella teoria inventata da Richard Gardner, psichiatra in odore di pedofilia, e introdotta del ddl Pillon), strappano bambini alla loro casa e al loro habitat per chiuderli in strutture anonime, al fine di imporre loro un genitore che rifiutano e questo senza andare a indagare le vere ragioni di questi rifiuti. Una strage che in Italia sta decimando bambini e bambine senza che questo processo disumano venga fermato da nessuno. Che questa lettera arrivi a chi di dovere per fermare questo abominio. Grazie

camminare3.jpg

Lettera di una mamma disperata

Sono una donna, una madre che si attacca disperatamente alla vita e scrivo questa lettera inviandola a lei, come se fosse un ultimo messaggio di speranza in una bottiglia buttata nell’Oceano.

Scampata più volte alla morte per strangolamento, ho denunciato il mio ex compagno nel 2013 per sottrarre me e mio figlio alle violenze, scappando dalla casa degli orrori. Rinviato a giudizio per maltrattamenti in famiglia, l’uomo che doveva amarci e proteggerci, mi ha maledetta giurando che me l’avrebbe fatta pagare, visto che mi ero ribellata al suo controllo: un uomo che non ha mai cercato un rapporto con il bambino fin da quando era piccolo e che dopo essere sparito per vario tempo, si è rivolto al Tribunale dei minori accusandomi di avergli sottratto il figlio.

Pur avendo parlato e chiesto aiuto ai Servizi sociali, allertati più volte sulle cause della mia fuga da casa, quegli stessi Servizi hanno ritenuto idoneo il padre prendendosi in carico il bambino, un calvario in cui sono passata da vittima di violenza a colpevole di alienazione parentale: una madre malevola, ostacolante nel rapporto tra padre e figlio. Un bambino che aveva paura e rifiutava il padre ma non certo per colpa mia, dato che nel 2015 gli aveva rotto il naso e nel 2016 aveva rotto a me il ginocchio rendendomi invalida al 55 per cento.

bambini1.jpg

Un bambino cresciuto in maniera eccellente con giudizi postivi delle maestre e del pediatra, che però per la neuropsichiatra infantile, nella consulenza tecnica d’ufficio (Ctu) richiesta dal tribunale dei minore, in futuro avrebbe forse potuto accusare dei disturbi per il fatto di non avere avuto un rapporto col padre, e questo senza alcuna valutazione delle violenze subite sia da me che dal piccolo. Eppure è stato proprio durante alcuni incontri protetti col padre che mio figlio ha collassato, ammalandosi: cosa che si è ritorta contro di me accusata di ingigantire lo stato fisico di mio figlio dopo gli incontri col padre e di fare certificati falsi. Tanto che i Servizi, a un certo punto, ci hanno informato che il bambino doveva essere trasferito in una casa famiglia perché solo così erano in grado di fargli accettare la presenza del padre: una decisione drastica che non solo lo toglie alla sua casa e ai suoi affetti, ma che non tengono conto affatto del vissuto traumatico del bambino nei confronti del padre. Servizi che hanno dipinto me come una bugiarda, una mamma orco, insensibile e non collaborante, e il mio ex come un uomo equilibrato e idoneo, senza mai prendere in considerazione le denunce fatte nei suoi confronti.

news_img1_81301_tribunale-per-i-minori-770x500.jpg

Una decisione su cui hanno imposto a me, che sono la mamma alienante, di convincere il bambino ad accettare questa situazione per poterlo rinchiudere in casa famiglia senza troppi clamori e resistenze. In una situazione al limite dell’incredibile e senza avere altra via d’uscita, ho cercato di rendere meno traumatico l’inevitabile a mio figlio e sono andata in struttura con lui per cercare di fargli accettare la situazione e la prima volta lui non è voluto neanche scendere dalla macchina. Da lì sono iniziati tentativi massacranti, disumani: ho visto mio figlio buttarsi a terra, barricarsi in auto inginocchiato ai piedi del sedile del passeggero, urlare “Basta! basta!” come un disperato, e questo senza poter fare nulla per lui. Il personale della struttura mi chiedeva di farlo scendere, perché dovevo aiutare il piccolo ad ambientarsi in comunità dato che era l’unico modo per avvicinarlo al padre e io dovevo collaborare se non volevo peggiorare la mia situazione. Un bambino che ha smesso di mangiare e che quello che mangia lo vomita, perché ormai ha paura di tutto. Allora, nella disperazione più assoluta, siamo andati io, mio padre e mia madre, per cercare di farlo entrare in struttura mentre il personale guardava senza muovere un dito, tanto che a un certo punto mio padre si è rivolto a una psicologa chiedendo: “ma è necessaria tutta questa violenza?”.

Grosseto_matrimoniogay_registrato.jpg

La risposta è semplice da immaginare perché il provvedimento è esecutivo e la giudice una settimana fa ha comunicato che non c’è più tempo, e che il bambino non finirà la scuola ma sarà rinchiuso in casa famiglia entro 7 giorni: “Si faccia aiutare da qualcuno – mi ha detto la giudice – da parenti, amiche”, mamme di altri bambini che lo possono prendere e portare in pizzeria o al parco per portarlo vicino alla struttura dove ci sarà il personale addetto che potrà portarlo dentro.

Lombardi-Bambini-di-spalle

Oppure potete andare via di casa, lasciarlo con una baby-sitter o un’amica così potranno andare a prenderlo. Se voglio posso farmi aiutare anche da una psicologa perché per la giudice la cosa importante è “che entri, dato che, secondo lei, il bambino non subirà traumi, e “il dolore passerà”. Una giudice che ha ribadito che senza una sentenza non possono essere prese in considerazione le violenze del padre, anche perché “la violenza assistita non la può più ricordare dopo 4 anni e neppure quella subita, se mai ne avete subita”, ha detto guardando me e il mio avvocato. Una giudice che mi ha detto esplicitamente: “Lei signora detiene il primato mondiale per aver condizionato il figlio e dovrei insignirla con una palma d’oro”. A niente è valsa la proposta di una struttura semi-residenziale, nemmeno quando l’ho implorata, e ha chiuso dicendo che l’unica cosa per me sarebbe scappare all’estero, cosa che naturalmente non posso fare e che forse a loro renderebbe più facile il compito per sottrarre mio figlio. Oggi mio figlio sarà portato via dalla sua casa e dai suoi affetti per essere rinchiuso in una casa famiglia. Paura, silenzio, terrore.

2 pensieri su “Mio figlio in casa famiglia: ho denunciato il padre e ora sono la mamma orco che aliena il bambino

  1. Questo è un caso non di alienazione genitoriale! È un caso di almeno doppia malagiustizia: errore delle istituzioni nel affermare l’alienazione e nel non riconoscere la violenza. Sveglia! Se l’alienazione parentale fosse riconosciuta nessuno potrebbe usarla male. Non esiste solo la definizione di Gardner, su non strumentalizzare i concetti!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...