Battuta d’arresto per il DDL Pillon: le origini della proposta e la lobby pro Pas

dalla 27esimaora del Corriere della sera

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Il DDL Pillon sulla riforma del diritto di famiglia avrà tempi più lunghi: la commissione giustizia al senato, dove è in discussione in sede redigente, dovrà prendere in esame tutte le audizioni richieste che cominceranno tra un mese. A voler essere ascoltati sono in tanti, soprattutto dopo le critiche arrivate dalla quasi totalità delle associazioni che si occupano di violenza su donne e minori a livello nazionale: prima fra tutti la Rete dei centri antiviolenza di DiRe che hanno lanciato una petizione arrivata a 75.000 firme e una manifestazione prevista a Roma il 10 novembre per bloccare il DDL Pillon. A remare contro però non è solo l’associazionismo, perché a esprimere la “viva preoccupazione per le proposte contenute nel DDL 735” ci sono il Cismai (Coordinamento italiano dei servizi contro il maltrattamento e l’abuso all’infanzia), che lo considera “un pericoloso passo indietro nel percorso di tutela dei minori”, l’AIAF (Associazione Italiana Avvocati per la famiglia e per i minori) per cui il DDL “si pone in contrasto con uno dei principi fondamentali alla base del diritto di famiglia”, l’Unione Nazionale Camere Minorili, per i quali “la riforma presenta un grave rischio di compromissione delle garanzie di crescita dei minori”, e addirittura l’Anamef (Associazione nazionale avvocati mediatori familiari) – ricordiamo che Pillon pone la mediazione obbligatoria nelle separazioni – che ha espresso “forte preoccupazione” per le “palesi criticità di applicazione”.

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Nel governo è lo stesso Ministro Fontana, che appartiene alla Lega come Pillon, a escludere che il ddl “si possa parificare tutto”, così come una parte dei 5 Stelle esprime forti perplessità per cui questa “legge deve assolutamente inglobare i presupposti della Convezione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne”. Anche il mondo cattolico non approva il papista Pillon (come lui stesso si definisce): le donne delle Acli sostengono che “i bambini non sono oggetti” e che le madri non possono essere “penalizzate”, e per il Cnca (Coordinamento nazionale comunità di accoglienza) si “rischia di ledere alcuni diritti fondamentali dei figli minorenni”, mentre per il Forum Famiglie, che raggruppa la maggior parte dell’associazionismo cattolico, queste proposte “sono destinate a produrre disastri”, in quanto nella stesura è mancato il dibattito nella società civile. Eppure Pillon ha dichiarato di aver scritto la proposta con 60 associazioni di genitori separati: chi sono?

Ad aver partecipato materialmente alla stesura del disegno di legge ci sono il pediatra Vittorio Vezzetti, che per mesi ha collaborato alla stesura del testo – come riporta Avvenire in una sua intervista – e Giovanni Battista Camerini, neuropsichiatra infantile, che ha contribuito a scrivere gli art. 17 e 18 del DDL. Ma Verzetti e Camerini sono anche, insieme ad altri, alcune figure di spicco di quella che ormai si può chiamare a pieno titolo lobby pro Pas: gruppi di sostegno per la divulgazione e il riconoscimento della Sindrome di alienazione parentale – poi ribattezzata Alienazione parentale per le polemiche suscitate dalla parola Sindrome. Una lobby che negli primi anni Novanta era già attiva con gruppi come l’Associazione Padri Separati fondata nel ‘91 e la Gesef (Genitori separati dai figli) nata nel ‘94, e che vedrà il fiorire di un numero altissimo di associazioni tra cui Adiantum (Associazione di associazioni nazionali per la tutela del minore) nata nel 2008, una delle più importanti reti di padri separati di cui Vezzetti è stato il primo presidente, o Colibrì (Coordinamento libere iniziative per la bigenitorialità e le ragioni dell’infanzia) fondata nel 2012 sempre da Vezzetti che ha fondato anche Figli per sempre onlus.

Nella foto (da dx) Simone Pillon, Marcello Adriano Mazzola, Roberto Castelli, Vittorio Vezzetti, Valeria Mazzotta

Lobby che ha provato in questi 30 anni a promuovere l’Alienazione parentale in ogni modo, sia nel mondo politico istituzionale sia in quello giudiziario e accademico: in parte riuscendovi. Non è la prima volta infatti che viene presentato un disegno di legge che introduce la Pas all’interno del diritto di famiglia: tentativi fatti in maniera trasversale con l’appoggio diversi partiti prima e dopo la legge 54/2006 sull’affido condiviso, in un numero che, tra camera e senato, raggiungevano dalle 5 alle 15 proposte a legislatura nella speranza che qualcosa potesse passare.

Una delle personalità centrali in questo grande disegno è anche Marino Maglietta, un ingegnere che nel ‘93 fonda l’associazione “Crescere insieme”, e che negli anni collabora – come si legge su uno dei suoi profili – a numerosi testi presentati in parlamento che hanno condotto alla legge 54/2006 sull’affido condiviso: dalla proposta 3598 del ‘94, alle PDL 2231, 2342 e 2360 e i DDL 1344 e 1399 nella XV Legislatura, le PDL 53, 1132 e 1304 e i DDL 957, 2454 e 3289 nella XVI Legislatura, fino al DDL 957 che fu discusso in Commissione giustizia al senato nel 2012 e bocciato, anche qui per la sollevazione delle associazioni (come adesso): un DDL che introduceva più o meno con gli stessi contenuti del DDL Pillon, dalla mediazione obbligatoria fino all’introduzione dell’alienazione parentale. Maglietta che, pur essendo una figura centrale nella lobby pro Pas, è oggi il grande escluso dal DDL 735 per i suoi contrasti con Vezzetti.

Malfunzionamento della giustizia nelle separazioni
Marino Maglietta

Gli obiettivi di questa lobby, già prima del 2006, erano su diversi livelli: uno era quello economico ovvero escludere la possibilità di vedersi portare via la casa con l’assegnazione della stessa al minore, collocato spesso con la madre, e la fine dell’assegno di mantenimento nei confronti del minore e del coniuge più debole (di solito la madre che non lavora per accudire i figli). Due punti completamente accolti e ben articolati nel DDL Pillon che, rimanendo fedele alle aspettative della lobby, toglie l’assegnazione della casa al minore, che dovrà dividere la sua esistenza tra due dimore e quindi tra due ipotetiche famiglie allargate, e toglie l’assegno di mantenimento separando spese e decisioni inerenti al genitore che in quel momento ospita il piccolo. Provvedimenti decisi non sulla base della migliore formula per i bambini ma per evitare il dissanguamento dei padri separati che purtroppo in Italia lamentano povertà, anche se in realtà i dati Istat ci dicono che con la separazione ad essere economicamente più svantaggiate sono le donne (il 50,9% contro il 40,1%) che di solito non lavorano perché accudiscono i figli nella coppia.

L’altro livello, sicuramente più preoccupante, è quello invece degli affidi dei minori in cui il DDL Pillon non delude le aspettative della lobby pro Pas, che addirittura ha invece partecipato con Camerini alla sua stesura diretta negli articoli 17 e 18, in quanto uno dei punti fondamentali della legge è proprio l’alienazione parentale a cui il DDL 735, se diventasse legge, metterebbe un timbro di costituzionalità che tapperebbe la bocca una volta per tutte a quelle critiche che ne mettono in evidenza le forti ombre. Una teoria rifiutata dalla Federazione nazionale degli Ordini dei medici e dalla Società italiana di pediatria, che è stata dichiarata inesistente dall’Istituto superiore di sanità che non ritiene che “tale costrutto abbia né sufficiente sostegno empirico da dati di ricerca, né rilevanza clinica tali da poter essere considerata una patologia e, dunque, essere inclusa tra i disturbi mentali nei manuali diagnostici”. Classificata come non scientifica e non utilizzabile da una sentenza di Cassazione (n. 7041 del 20 marzo 2013) per “la mancata verifica dell’attendibilità scientifica”, la teoria dell’alienazione parentale è stata sottoposta a rigorose verifiche e non è presente nel D.S.M. (Diagnostic and Statistical Manual of mental desorders). In Spagna l’Associazione Neuropsichiatrica (AEN) ha raccomandato di non usarla in quanto “non ha alcun fondamento scientifico e presenta gravi rischi nella sua applicazione in tribunale”, e l’Istituto di ricerca dei procuratori americani della National District Attorneys Association, ha scritto che “La Pas è una teoria non verificata che, se non contestata, può provocare conseguenze a lungo termine per il bambino che cerca protezione nei tribunali”. Alienazione parentale, ex sindrome (Pas), a cui si è cambiato nome – come spiega lo psichiatra Andrea Mazzeo – “per sfuggire ai numerosi rigetti passando da una grave malattia dei bambini a un disturbo relazionale: un tentativo già messo in atto negli USA dai sostenitori della Pas e criticato dalla comunità scientifica statunitense”.

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Giovanni Battista Camerini

Inventata da Richard Gardner nel 1985, uno psichiatra americano venuto alla ribalta negli Stati Uniti durante lo scandalo delle accuse di Mia Farrow verso Woody Allen per abusi sessuali sulla figlia adottiva Dylan di sette anni, la Pas non solo teorizza che se un bambino rifiuta un genitore la colpa è immancabilmente dell’altro genitore, ma che le eventuali accuse di abuso sono false e frutto di una manipolazione del genitore alienante, e che per guarire il bambini devono stare con il presunto abusante. Patrizia Romito, psicologa e docente all’Università di Trieste, precisa che Gardner “parla di tre livelli di gravità: lieve, moderato e grave” e che “il trattamento sarebbe applicabile nei primi due livelli, mentre nel terzo sarebbe indispensabile trasferire la custodia del bambino al genitore alienato, ossia al padre denunciato per abuso (Gardner, 1998)”. “Il terapeuta – spiega Romito – dovrebbe adottare un approccio autoritario, impiegando frequentemente minacce che siano credibili” e per quanto riguarda il rapporto con il bambino “dovrebbe ignorare le sue lamentele” (Gardner, 1999a; p. 201).

Una teoria che la lobby pro Pas italiana ha accuratamente fatto entrare in due punti nevralgici per la decisione degli affidi dei minori: gli psicologi che fanno le Ctu (Consulenza tecnica d’ufficio) a cui i giudici si appoggiano per decidere sugli affidi dei minori quando esiste un forte contrasto (sotto cui spesso si cela violenza domestica), e gli assistenti sociali che, incaricati dai tribunali per monitorare la situazione, arrivano a sottrarre il minore a chi, secondo loro, è alienante nei confronti del figlio.

Alla fine di agosto a Ferrara, un’assistente sociale è stata trasferita per aver allontanato il figlio di tre anni dalla mamma in seguito a una telefonata dell’ex coniuge che screditava la donna nella sua capacità genitoriale, per affidare la piccola a un’altra famiglia. Quello che i giornali non raccontano, troppo intenti a descrivere la povertà dei padri separati, è la storia di migliaia di mamme italiane rivittimizzate e punite da quelle stesse istituzioni che dovrebbero proteggere loro e i figli, per aver denunciato e lasciato il marito maltrattante, e per aver raccontato gli abusi al tribunale ordinario o dei minori in sede di separazione. Donne che, dopo aver lasciato e denunciato l’ex partner per violenza domestica, si vedono giudicate a loro volta per “false accuse” dagli stessi psicologi e assistenti sociali che nelle loro perizie indicano queste donne non vittime di violenza ma alienanti, ovvero donne che vogliono soltanto (non si sa perché) allontanare i figli dal padre.

Qualche mese fa il tribunale di Lucca ha revocato l’allontanamento di un bambino che stava per essere spostato in una casa famiglia perché si rifiutava di vedere il padre, in quanto gli assistenti sociali non avevano minimamente calcolato la violenza subita dalla mamma di cui era stato testimone il piccolo, e anzi per loro era lei che alienava il minore impedendogli di vedere il padre. Un copione che in Italia si ripete puntualmente con affidi condivisi, in realtà coatti, dati anche in presenza di condanne nei confronti di padri maltrattanti, anche quando le violenze sono evidenti. Una situazione nei tribunali italiani di cui è lo stesso Csm a sentirsi preoccupato in quanto “Spesso gli atti relativi al processo penale sono sconosciuti ai giudici civili (…) persino nei casi in cui in sede penale siano state adottate misure cautelari a carico del coniuge violento anche a tutela dei figli, con la conseguenza che il giudice civile può pervenire ad assumere provvedimenti di affido condiviso del minore in tal modo incolpevolmente vanificando le cautele adottate in sede penale”. Ovvero quando per esempio un tribunale penale emette un decreto di allontanamento per un partner violento mentre il tribunale ordinario decide per gli stessi coniugi una separazione con affido condiviso.

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Ma che cosa significa che un genitore “aliena” il figlio? Lo possiamo andare a vedere sul DDL Pillon che non fa che sistematizzare una situazione già esistente: un disegno che, se approvato, legherebbe le mani anche a quei magistrati che invece di basarsi su perizie psicologiche e Ctu, con improbabili profili di donne “malevole e alienanti”, decidono l’affido sulla base di fatti, prove, ricostruzioni, e ascolto del minore, valutando caso per caso. Ma il DDL Pillon, oltre legittimare l’alienazione parentale, fa un passo in più perché rende automaticamente colpevole di alienazione anche un genitore che non ha aperto bocca, nell’istante in cui il bambino dimostra di aver paura dell’altro e per questo, come già avevano proposto Giulia Bongiorno e Michelle Hunziker nel 2015, la legge lo punirà in maniera esemplare: “Dovrà risarcire il danno e perderà la responsabilità genitoriale”, dice Pillon. Così a nessuna madre verrà in mente di separarsi dal proprio offender denunciandolo di violenza domestica o di abuso verso i figli, perché oltre a perderli sarà punita per quelle “false accuse”, che per la lobby sono il 90% delle denunce mentre l’Istat parla di un fenomeno, quello della violenza maschile delle donne, che coinvolge 7 milioni di donne di cui il 93% è sommerso, cioè non denunciato. Ma non basta, perché qualcuno potrebbe averla fatta molto grossa e quindi aver perso il diritto all’affido condiviso con l’affido esclusivo all’altro genitore. Ebbene niente paura, perché Pillon e i suoi amici hanno pensato anche a voi: secondo l’articolo 11 e 12, il bambino o la bambina dovranno comunque stare non meno di 12 giorni da soli con il genitore che non ha l’affido per motivi gravi, grazie al diritto di frequentazione.

 

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Giulia Bongiorno, ministra pubblica amministrazione, e Michelle Hunziker, conduttrice televisiva

Come spiega Andrea Coffari – avvocato presidente del Movimento infanzia e autore del libro “Rompere il silenzio” su abusi ai minori e alienazione parentale – “IL DDL 735 risponde esattamente alle istanze di tutela dei padri accusati di violenza o abusi, scoraggia le madri a denunciare e punisce i bambini che parlano e mostrano un legittimo rifiuto verso il genitore maltrattante”. In particolare “il combinato disposto dell’art.11 e dell’art. 12 del DDL 735 porta a conclusioni aberranti e inaccettabili sul piano dei diritti umani: l’art. 11 al 337-ter c.c. – spiega Coffari – stabilisce che in ogni caso deve essere garantita alla prole la permanenza di non meno di dodici giorni al mese, compresi i pernottamenti, presso il padre e presso la madre, salvo in caso di comprovato e motivato pericolo di pregiudizio per la salute psico-fisica del figlio minore in caso di violenza, abuso sessuale, trascuratezza, indisponibilità di un genitore, inadeguatezza evidente degli spazi predisposti per la vita del minore; ma poi continua al successivo art. 12 il quale dispone che, nei casi di cui all’art. 337-ter, secondo comma, ovvero quelli relativi alla violenza e agli abusi, si debba in ogni caso garantire il diritto del minore alla bigenitorialità, disponendo tempi adeguati di frequentazione dei figli minori col genitore non affidatario”. Per cui anche in presenza di condanna per violenze o abusi, è necessario che il giudice rilevi un comprovato e motivato pericolo di pregiudizio per la salute psico-fisica del figlio minore, in assenza del quale, anche il genitore maltrattante può frequentare il figlio per almeno dodici giorni al mese da solo.

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Oggi gli affidi condivisi sono quasi al 90% e le separazioni consensuali l’82,5% con genitori che, malgrado anche i conflitti, arrivano a una soluzione equilibrata per i bambini, mentre è solo un 20% scarso che risulta “altamente conflittuale”: un 20% che, come afferma Coffari probabilmente “rappresentano i casi più complessi e delicati, ove spesso si annidano ipotesi di violenza domestica anche a danno di bambini”, e per i quali il DDL Pillon sembra costruito ad hoc a scapito del restante 80%. Una piccola percentuale ad alta conflittualità/violenza dove si dovrebbe approfondire la eventuale presenza di maltrattamenti e/o abusi, e per i quali la mediazione, che Pillon vorrebbe obbligatoria, dovrebbe essere assolutamente vietata come scritto nella Convenzione di Istanbul che è già legge in Italia, e che all’art. 31 raccomanda che “l’esercizio dei diritti di visita o di custodia dei figli non comprometta i diritti e la sicurezza della vittima o dei bambini”.

Una teoria, quella dell’alienazione parentale, che stando ai fatti è costata la vita di molti bambini, come è successo per il piccolo Federico Barakat, ucciso dal padre con 34 coltellate durante un incontro protetto dopo che la madre, Antonella Penati, era stata dichiarata “alienante” da psicologhe e assistenti sociali, o i figli di Erica Patti, che potevano stare a casa da soli col padre che così li ha uccisi e bruciati, malgrado la mamma, anche lei dichiarata “alienante”, avesse avvertito più volte che l’uomo era un violento.

 

 

 

 

 

 

23 pensieri su “Battuta d’arresto per il DDL Pillon: le origini della proposta e la lobby pro Pas

  1. La riforma sembrerebbe un fatto positivo perché da più garanzie ai padri separati sulla possibilità di stare con i loro figli e di non essere aggrediti economicamente dalle mogli. In questo gli intenti vanno supportati, ma a mio parere non è una riforma del tutto giusta, perché si riduce in gran parte alla tutela della proprietà della casa, mentre l’obiettivo dovrebbe essere la tutela del nucleo famigliare. Spiego il perché.
    Io credo che qualunque legge sul divorzio debba necessariamente partire dalla perfetta simmetria tra moglie e marito, tenuto fermo che bisogna prima di tutto tutelare i minori. Perché altrimenti inevitabilmente e tragicamente la parte tutelata dalla legge molto spesso ne approfitta e si comporta in modo opportunistico (economicamente, ma non solo). Chiaro che se ci sono scorrettezze da parte di uno dei due coniugi, soprattutto violenza, ma non solo (es. violenza, infedeltà, abbandono del tetto coniugale), l’onere può ricadere su chi si comporta in modo scorretto, e quindi può valere quello che c’è già nelle vecchie leggi. Il coniuge che si comporta male viene cacciato via e deve contribuire con il mantenimento dei figli etc… In tutti gli atri casi, a mio parere, la presunzione è che chi chiede la separazione sia responsabile e non possa certo pretendere che né l’altro coniuge, né figli lascino il tetto coniugale, a prescindere dalla proprietà che è un aspetto importante solo economicamente. Chi chiede la separazione deve farsi carico e cercare un altro posto in cui vivere. Se necessario cercare un posto di lavoro. Se è proprietario della casa e/o sta pagando un mutuo può anche chiedere un minimo di supporto (temporaneo?) per pagare l’affitto se non se lo può permettere, ma in generale dovrà cercarsi un lavoro come prevede il decreto Pillon. Credo che in questo modo si tutelerebbe per davvero la famiglia. La responsabilità ricade su chi decide di andare via, perché è stata fatta una scelta e a questa scelta si è venuti meno. Questa regola dovrebbe essere identica per uomini e donne, marito o moglie non fa alcuna differenza. E si tutelerebbe anche il diritto dei figli a rimanere nella casa in cui abitano, chiaramente tenuto conto del diritto del coniuge che va vai a continuare a frequentare i figli. Chiaro che se poi il coniuge che rimane decide di creare un altro nucleo familiare (risposarsi, convivere con altra persona etc…) la questione si complica ulteriormente. Se il coniuge che rimane non crea un altro nucleo famigliare, al coniuge che va via può facilmente essere dato il diritto di vedere i figli quando vuole, addirittura di continuare ad avere le chiavi di casa, entrare quando vuole etc… (il coniuge che rimane di solito non si oppone a questo perché non è stato lui/lei a chiedere la separazione). Ma se invece c’è un nuovo nucleo familiare (il coniuge che rimane si risposa, convive etc…), per il coniuge che va via può diventare troppo complicato continuare a frequentare la casa come prima. Può non essere impossibile (si viene aggrediti dal nuovo compagno/compagna etc…) ed allora si potrebbe in qualche modo accedere al regime proposto dal decreto Pillon o simili, e cioè i figli devono poter stare con entrambi i genitori per un periodo minimo mensilmente, oppure forse meglio il giudice decide presso quale genitore collocare i figli come avviene ora, sulla base di criteri equi. Questa ulteriore regola rafforzerebbe ulteriormente l’istituto familiare, perché il coniuge che rimane in famiglia con i figli non potrebbe più approfittarne per crearsi immediatamente dopo un nuovo nucleo familiare, ma dovrebbe ponderare con molta attenzione la scelta; se desidera rimanere a tempo pieno con i propri figli, oppure creare un nuovo nucleo familiare e a quel punto dover necessariamente condividere il collocamento (o cederlo del tutto) con il coniuge che è andato via. Come detto, nessuna differenza tra uomo e donna.
    L’affido condiviso è ovvio, nella maggior parte dei casi, ma il problema vero è in quale casa debbano essere collocati i figli, cioè dove e con chi devono risiedere. Sappiamo che non è per nulla un fatto irrilevante. E di norma non è una buona idea far spostare di continuo i figli da una casa all’altra. Poveracci ci manca solo questa. Bisogna evitare il più possibile di pesare sui figli. I figli devono rimanere di norma dove già si trovano. Ne hanno diritto. A mio parere invece la regola di gran lunga più ragionevole per tutelare la famiglia, valida per madre e padre indifferentemente, è che i figli rimangono dove sono già e con il coniuge che non chiede la separazione (se non ha colpe). Chiaro che se un coniuge è molto debole economicamente perché non lavora o è disoccupato gli/le si può garantire il minimo vitale in ogni caso, anche se è stato lui/lei a chiedere la separazione.
    Della mediazione obbligatoria se ne può discutere. Allungherebbe l’iter, ma non apporterebbe modifiche sostanziali. Può essere una buona idea, ma non mi sembra l’aspetto più importante.
    Il decreto Pillon, pur apprezzabile in varie parti, perché affronta il problema dei padri che subiscono la separazione e sono ridotti in povertà a subiscono una aggressione economica come spesso accade; però credo abbia una grave mancanza, perché non tutela abbastanza la famiglia, ma la proprietà privata della casa, cosa che non è corretta. Cioè se un coniuge non chiede la separazione e non ha colpe, deve comunque abbandonare i figli e la casa se non ne è proprietario. Questo è assurdo. Vero che la riforma prevede che i figli debbano stare un po’ con un genitore un po’ con l’altro, ma questo implica che siano i figli a doversi spostare da una casa all’altra, e credo che non si possa scaricare costi sui figli costringendoli a spostarsi. Ciò che conta non è la proprietà della casa, ma la tutela del nucleo familiare. Per me molto meglio, come principio generale, scaricare i costi sulla persona che ha la responsabilità, cioè su chi chiede la separazione.
    La proposta di Pillon non funziona e creerebbe gravi problemi ai figli. Spesso sarebbe impossibile. Si pensi ai figli che vanno a scuola. Una volta ogni due settimane dovrebbero trasportare tutti i libri e il materiale da una casa all’altra? E se i due genitori abitano lontano che succede? Diventa un incubo. Impossibile.
    Anche l’introduzione di alienazione parentale «pur in assenza di prove fattuali o legali» può presentare problemi seri. Così si punisce l’altro coniuge per colpe che non sono sue. Può succedere, ed è giusto introdurre l’alienazione parentale nella normativa, ma le prove ci vogliono eccome. Chiaro che è difficile da dimostrare, ma non si può scaricare tutte le colpe sull’altro coniuge senza motivo.

  2. Io credo che qualunque legge seria sulla separazione dovrebbe partire dalla perfetta simmetria nella posizione e prerogative di marito e moglie, se non la parte tutelata dalla legge può inevitabilmente approfittarne in modo opportunistico. Quindi nessuna differenza tra moglie e marito. Per avere una legge seria e funzionante bisogna puntare su altro.

    Il decreto Pillon è per diversi aspetti apprezzabile perché riduce le possibilità di comportamenti opportunistici da parte di chi è tutelato dalla legge, però mi sembra debole e temo inattuabile nella parte in cui prevede che siano i figli a doversi spostare da un genitore all’altro ogni due settimane. Con conseguente trasferimento continuo di molto materiale. Credo del tutto inattuabile nel caso i due coniugi vivano distante uno dall’altro. A parte la fattibilità pratica, potrebbe causare seria instabilità psicologica e sofferenza in molti ragazzi.

    La parte sbagliata mi sembra anche quella che tende a proteggere prima di tutto la proprietà dell’immobile, al punto che il proprietario avrebbe sempre il diritto di riappropriarsi dell’immobile dopo la separazione o di chiedere all’altro coniuge il pagamento di un canone di locazione. A prima vista questo può sembrare ragionevole, perché con la legge odierna spesso si abusa della proprietà altrui (a volte purtroppo il coniuge non proprietario chiede la separazione per poter avere accesso esclusivo ad un immobile che non è di sua proprietà e questo è inaccettabile), però è anche vero nei termini posti dal decreto Pillon mi sembra che la cura al male rischi di essere ancora peggiore del male stesso: il coniuge proprietario può liberarsi dell’altro maltrattandolo e chiedendo la separazione, il modo che l’altro coniuge sia costretto ad andare via, anche se non ha mezzi di sostentamento ed anche se ha vissuto in quella casa (di cui non è proprietario) per decenni e senza colpe. Anche questo è inaccettabile. Se io ho vissuto in un immobile per molti anni e mi sono sempre comportato bene, anche se non ne sono il proprietario, di norma dovrei avere il diritto di rimanerci. Questo è implicato dalla logica del matrimonio e dalla creazione di un nucleo familiare.

    So che il principio non esiste nell’ordinamento italiano, ma a mio modestissimo parere gran parte di questi problemi (forse quasi tutti) si potrebbero risolvere in modo molto semplice, cioè che (a parte il caso di colpa – tipo violenza o infedeltà, abbandono etc… – che ovviamente è da regolare in modo adeguato), la presunzione dovrebbe essere che chi sbaglia è chi chiede la separazione. Ovviamente la separazione non può essere impedita dalla legge, ma chi chiede la separazione dovrebbe assumersene le responsabilità e quindi cercare una nuova residenza e spostarsi senza poter pretendere che l’altro coniuge e i figli lascino l’immobile in cui sono residenti (ovvio che i bambini sotto i tre anni devono rimanere con la madre, ma in una fascia di età compresa tra i 5 e i 10 anni i bambini possono benissimo trasferirsi dal padre e questo può essere previsto nel decreto o accordo di separazione). Dopo di ché tutto il resto si aggiusta e si adegua a questo principio generale. In questo modo si tutela veramente la famiglia perché questa regola per molti motivi (economici, ma non solo) rappresenterebbe un forte deterrente a chiedere la separazione, che non verrebbe più chiesta per motivi futili come spesso avviene adesso, ma solo per motivi veramente gravi. Ovvio che l’aspetto economico è importante, ma si può cercare di trovare soluzioni di compromesso che limitino il più possibile i danni per tutti, soprattutto per i figli. I danni ci sono sempre, ma si cerca di metterci una pezza. L’uso (non la proprietà) della casa viene assegnata alla famiglia in base al matrimonio, né ai coniugi, né ai figli. Se uno dei due coniugi chiede la separazione e se ne va, la casa rimane alla famiglia che c’era prima senza il coniuge che è andato via.

    Al di là del fatto che il decreto Pillon prevede che in caso di separazione ciascuno dei due coniugi dovrebbe provvedere per se stesso e per metà delle spese dei figli, il fatto che sia chi chiede la separazione a dovere lasciare la casa e i figli dove sono implicherebbe che, di norma, in caso di separazione entrambi i coniugi devono lavorare, mentre con la legge attuale spesso accade che anche in caso di separazione uno dei due coniugi non lavora. Questo però è normale: la separazione è una condizione familiare patologica e come tale va trattata. E’ quindi normale che entrambi i coniugi affrontino la separazione andando a lavorare.

    La questione della mediazione familiare obbligatoria e quella della alienazione parentale a mio parere possono ma non sono per nulla esperto. C’è ampia letteratura sul tema. Credo che l’alienazione vada provata, non possa essere assunta dalla legge. La mediazione obbligatoria può avere senso se non troppo lunga (3-6 mesi).

  3. Questo articolo è un insulto ad ogni forma di equilibrio, ad ogni buon senso. Fazioso, tendenzioso, falso. Basterebbe andare nei tribunali per vedere come centinaia di donne profittano di leggi ed orientamenti a voi favorevoli distruggono l’equilibrio dei più piccoli. Vergognatevi. Uccidete la verità ogni giorno è oggi ve la prendete con Pillon.

  4. In assenza di violenze varie, due coniugi potranno anche avere tutto il diritto di separarsi per loro incompatibilità, ma i figli hanno tutto il diritto di poter continuare a vivere con entrambi nelle loro due case, due camerette con i loro letti, due armadi con i loro vestiti, in tempi equilibrati. Perché è solo questo che rappresenta l’effettiva tutela dell’interesse del minore. Ovviamente poi andranno analizzati i vari casi come ad esempio quelli relativi ad uno dei due genitori che lavora di notte, caso che impedirebbe un eventuale pernottamento presso lo stesso genitore, oppure orari lavorativi incompatibili con entrata e uscita da scuola. Per questi casi potrebbe risultare efficace appunto la figura di un mediatore per stendere una pianificazione sul come poter fare dopo la separazione che però dovrà sempre attenersi ad un affido paritario nei tempi e nei modi

    1. Lo sdegno universale verso il DDL-Camerini (perché’ il DDL e del sommo pasista ecumenico Camerini e non dell’inutile spiritato ecumenico Pillon) è in realtà verso il progetto del Camerini di marginalizzare e ignorare i problemi di genitorialità in casi di abusi e violenze — fisiche, sessuali, psichiche, ecc. — primo (i) dei padri che abusano i propri bambini/figli e poi (ii) dei mariti che abusano delle mogli … che poi sono madri dei bambini/figli.

      Questo è l’obiettivo centrale del Camerini nel suo DDL. Camerini ha coltivato questo obiettivo durante tutta la sua vita professionale di sommo Pasista Italiota. I dettagli vatteli a trovare nel libro di recente pubblicazione di Andrea Coffari, che ricostruisce storicamente e analiticamente il rapporto del Camerini con il suo ‘maestro’ Richard Gardner.

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      Oggi al Camerini è stato dato — attraverso i suoi padroni politici — l’opportunità di trasmutare in legge ciò che ha scritto per 20 anni per decriminalizzare abusi sessuali del padre-marito verso i propri bambini/figli (pedofilia – incesto) e del marito-padre verso la moglie (violenza fisica e sessuale, tra cui stupro).

      Questo è il Camerini dal 2005 al 2018.

  5. Ottimo articolo Luisa Betti. Il ddl Pillon si basa su una visione adultocentrica e non proiettata verso l’interesse del minore, parte da un assunto pericoloso quale la Pas, una fantasiosa forma di patologia ad “eziologia giuridica” e tenta di codificare il comportamento del giudice che invece deve essere di volta in volta calibrato sul caso.

  6. Sul DDL Pillon dovrebbero esprimersi i giuristi e non la gente che si separa. Perché? Perché sarebbe come se un malato oncologico tenesse convegni sulla propria malattia dichiarandosi esperto.
    Con tutto il rispetto per chi dibatte qui senza nascondersi dietro pseudonimi, uno scempio come il DDL Pillon, portato avanti da un manipolo di padri separati MALE e che inciderebbe su TUTTI i bambini italiani, è davvero inaccettabile.
    Le percentuali delle separazioni giudiziali sono molto basse (meno del 20%) e, di queste, ancora minore la percentuale che ha per oggetto il collocamento dei figli. Ergo, se gli altri genitori hanno separazioni che funzionano BENE perché mai dovrebbe essere varata una riforma che sconvolge la vita dei bambini?
    Ah già… “Perché lei ha lasciato lui, è brutta e cattiva perciò va punita: via da casa e via il figlio che è pure MIO!”.
    Luisa, le consiglio di segnalare e denunciare i commenti offensivi. Uno pseudonimo non significa assoluta impunità, in senso giuridico. Grazie e buon lavoro!

  7. Ottimo articolo!! Noiosissimo non si riesce a leggere.. con tutto quel pippone pro PAS non pro PAS.. convenzione di Istanbul.. violenza sulle donne.. Luisa Betti continua così che sei dei nostri!!

    1. Sarcasmo fuori luogo — fallo con i tuoi simili!

      La frase “… con tutto quel pippone pro PAS non pro PAS …” forse non sai (o non vuoi sapere o non puoi sapere) che il DDL-Pillon (dello spiritato ecumenico-papista Pillon) e’ in realta il DDL-Camerini.

      Camerini e’ il sommo Pasista Italiota che parla a nome del Concistoro Pasista Italiota che include, tra altri, tizi come Gulotta, Pingitore, Verrocchio, Lopez, ecc.

      Al centro del DDL-Camerini c’e’ la ‘sua PAS’, su cui ha lavorato dal 2005 a oggi. Il DDL comincia con l’antifona della PAS — definita dall’autore Camerini come Alienazione Parentale … come Disturbo Relazionale. E al centro della PAS — nonostante cio’ che possa dire il Camerini — sempre c’e’, storicamente-sociologicamente, il problema di abusi e violenze sessuali (i) da parte del padre verso i propri bambini, e (ii) da parte del marito verso la moglie.

      Il Camerini poi riafferma come la PAS e’ al centro del suo DDL-Camerini in un’intervista in una rivista cattolica (In Terris).

      Vuoi piu’ dettagli per scremar quell’ignoranza che ti frulla in cervello? Vatteli a trovare nel libro di recente pubblicazione di Andrea Coffari, che ricostruisce storicamente e analiticamente il rapporto del Camerini con il suo ‘maestro’ Richard Gardner.

      https://www.amazon.it/Rompere-silenzio-bambini-adulti-raccontano/dp/8831984012/ref=sr_1_1/260-5814922-7411643?s=books&ie=UTF8&qid=1538593877&sr=1-1&refinements=p_27%3AGirolamo+Andrea+Coffari

      Quindi

    1. Amante Del Pene — ce l’hai un bidet a casa? O sei uno ‘sfollato’ sbattuto fuori di casa per ordine ‘penale’ di qualche giudice? Se mai ce l’avessi (il Bidet, intendo, e il Pene), lavatelo nel bidet.

      *****
      Impara ‘Penoso Amante Del Pene’ a cosa si riferisce Luisa Betta — tra tante altre cose:

      Lo sdegno universale verso il DDL-Camerini (perché’ il DDL e del sommo pasista ecumenico Camerini e non dell’inutile spiritato ecumenico Pillon) è in realtà verso il progetto del Camerini di marginalizzare e ignorare i problemi di genitorialità in casi di abusi e violenze — fisiche, sessuali, psichiche, ecc. — primo (i) dei padri che abusano i propri bambini/figli e poi (ii) dei mariti che abusano delle mogli … che poi sono madri dei bambini/figli.

      Questo è l’obiettivo centrale del Camerini nel suo DDL. Camerini ha coltivato questo obiettivo durante tutta la sua vita professionale di sommo Pasista Italiota. I dettagli vatteli a trovare nel libro di recente pubblicazione di Andrea Coffari, che ricostruisce storicamente e analiticamente il rapporto del Camerini con il suo ‘maestro’ Richard Gardner.

      https://www.amazon.it/Rompere-silenzio-bambini-adulti-raccontano/dp/8831984012/ref=sr_1_1/260-5814922-7411643?s=books&ie=UTF8&qid=1538593877&sr=1-1&refinements=p_27%3AGirolamo+Andrea+Coffari

      Oggi al Camerini è stato dato — attraverso i suoi padroni politici — l’opportunità di trasmutare in legge ciò che ha scritto per 20 anni per decriminalizzare abusi sessuali del padre-marito verso i propri bambini/figli (pedofilia – incesto) e del marito-padre verso la moglie (violenza fisica e sessuale, tra cui stupro).

      Questo è il Camerini dal 2005 al 2018.

  8. Cara Luisa,
    sono Giuseppe Costa e abbiamo avuto modo di discutere su twitter in riferimento alla “uguaglianza genitoriale” è questo il dato fondamentale del DDL 735, di cui è firmatario Pillon insieme a tanti altri parlamentari. Ora tu e le lobby a te attigue continuate a fomentare e divulgare falsità perché terrorizzati che noi maggioranza fino ad ora silenziosa smettiamo di farci mettere i piedi in testa e decidiamo finalmente di smettere di foraggiarvi come abbiamo fatto finora, la nostra “lobby” non prende soldi da nessuno (anzi ci spremono tutti), mentre siete voi che con i nostri soldi alimentate queste falsità. Tanto per dare l’idea del vostro giro d’affari ti ricordo che ammontano a oltre 12,7 milioni di euro le risorse del Fondo per le pari opportunità da poco pubblicato in Gazzetta Ufficiale https://www.fasi.biz/it/notizie/novita/18801-pari-opportunita-i-fondi-per-centri-antiviolenza-e-case-rifugio.html
    E mentre i dati forniti dalla Caritas sui padri separati sono dati empirici e non stime, come ben sai i dati dei 7 milioni di donne vittime di violenza sono:
    1) Non collegati con le separazioni, è un dato complessivo, inoltre la quasi totalità delle accuse di violenza nei casi di separazione si rivela alla fine falsa, e per un’accusa così infamante il minimo che si dovrebbe chiedere è una pena altrettanto pesante;
    2) Il campione ISTAT è dato solitamente da interviste a circaIl campione comprende 20 mila donne tra i 16 e i 70 anni, e comprende vari tipi di violenza da quella lieve alla violenza sessuale alla violenza psicologica. Quindi senza voler negare il fenomeno che è sempre da condannare, anche quando fosse una sola persona uomo o donna che sia ad essere abusato, non accetto la presunzione di colpevolezza a mio carico solo perché maschio, ed in quanto padre la ritengo così infamante e devastante che pretendo qualora essa si dimostri falsa una pena altrettanto grave.
    3) L’allarme in Italia è gonfiato ad arte da voi oltre al fatto che i numeri dicono altro http://www.ilgiornale.it/news/politica/allarme-maschicidi-uomini-vittime-quanto-donne-nessuno-ne-1537979.html
    Potrei continuare per ore ma mi fermo qui , ti basti sapere che esistiamo anche noi padri separati e siamo anche noi esseri umani con i nostri diritti e i nostri doveri.
    Resto a completa disposizione su FB https://www.facebook.com/giuseppe.costa69 o su twitter @giuseppecosta69

    1. Giuseppe Costa:

      Tu di statistica non ne capisci un cavolo – anche se sproloqui con l’uso di termini come ‘dati’, ‘empirici’, ‘stime’, ecc.! (Non ti permetti di rispondere con balleate della tua conoscenza statistica perché sappi che ti posso asfaltare — noioso quanto potrebbe essere.)

      Quando affermi:

      “E mentre i dati forniti dalla Caritas sui padri separati sono dati empirici e non stime, come ben sai dati dei 7 milioni di donne vittime di violenza sono: …”

      Devi considerare le seguenti affermazioni — mie:

      (i) C’è differenza — infinita — tra numerologia e statistica, per cui si intende ‘statistica descrittiva’ e ‘statistica inferenziale’. E comunque la ‘vera’ statistica e’ la statistica inferenziale e non la statistica descrittiva. La statistica descrittiva ‘descrive’ dati di un ‘campione’ che sono stati collezionati secondo dei criteri metodologici di campionamento’ ben specificati. La statistica inferenziale permette’ l’inferenza dal ‘campione’ (ben specificato) alla popolazione di referenza

      (ii) La tua è numerologia insensata e futile. Prima di qualsiasi tentativo di collezionare ‘dati empirici’ viene qualcosa che è chiamato ‘disegno della ricerca’. È il disegno della ricerca che permette di decidere quali dati sono ‘validi’ o ‘invalidi’. È il disegno della ricerca che permette di considerare se i numeri collezionati sono ‘validi’, per cui si intende ‘validi come stime campionarie della popolazione di referenza’.

      (iii) Di disegni della ricerca ce ne sono una miriade — e gli studenti di un corso di introduzione alla statistica ne imparano (devono; non hanno scelta) una dozzina di questi disegni della ricerca. Senza disegno della ricerca non ci sono ‘dati empirici’; ci sono numeri che non hanno senso; c’è numerologia, anche astrale.

      (iii) Eppure c’è un disegno della ricerca che è orrendo — cioè fallace e quindi inutile, che normalmente porta a collezionare ‘statistiche immondizia’. E questo disegno della ricerca è privilegiato da tutti i pasisti (proponenti della PAS) — che quindi si dilettano a collezionare statistiche-dati immondizia. Come si chiama? Si chiama disegno della ricerca “di convenienza” — fatti un Google perché già mi sono annoiato … e spero che non mi scocci.

      (iv) I ‘dati empirici’ collezionati da Caritas chiaramente non sono ‘stime campionarie della popolazione di referenza’. Sono ‘dati empirici collezionati con l’ausilio di un disegno fallace della ricerca del tipo di convenienza’. Sono quindi ‘dati immondizia ‘con un ‘campionamento di convenienza’, e quindi di un ‘campione di convenienza’ che necessariamente porta a collezionare dati-immondizia da cui non è possibile estrarre la qualsiasi inferenza sulla popolazione. (Anche qui, non permetterti di rispondere …)

      (v) Quindi, i tuoi ‘dati empirici’ (della Caritas) non sono dati empirici come si intendono nei cervelli di persone sensate e con un minino di conoscenza della disciplina della statistica. Sono ‘dati immondizia’. Metterci ‘empirici’ è semplicemente offensivo. Ma a questa scellerataggine i Pasisti Italioti (e non) sono abituati.

      Solo non arrischiarti a postare simili commenti qui.

  9. Non riesco a capire come sia possibile,lontano da ogni realtà ,inventarsi una patologia genitoriale che ,se tutto questo che oso definire delirio ,non verrà bloccato, con inevitabile danno x i bambini!!!sono una pediatra psicanalista che ha lavorato x più di 35anni nel servizio materno infantile di Genova accanto ad assistenti sociali …tutti dalla parte dei bambini ,con l’orecchio disponibile all’ascolto!!!collocando il bambino al centro e facendoci garanti della loro salvaguardia ritengo sia l’unico modo corretto di occuparci di loro.Disponibile sempre a collaborare.

  10. il ddl PIllon è giuridicamente sbagliato perchè parte da presupposti inesistenti e pretende di dare a tutti la stessa soluzione: non c’è nulla di più discriminatorio che garantire identico trattamento a persone che non sono in parità

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