Diritti Umani

Bambine ostaggio dei narcos

Ci sono circa 800 ragazzine tra i 12 e i 17 anni ostaggio dei narcostrafficanti messicani: bambine e ragazze che scompaiono nel nulla, prelevate direttamente dalla fetta più povera dell’umanità, e rese schive sessuali dei capi della criminalità locale, oppure addestrate per diventare spie, sicarie, killer insospettabili. Una piaga che ha cominciato a nascere in Messico negli stati del nord, vicino al confine con gli Stati Uniti, per poi allargarsi a macchia d’olio negli stati centrali e nel sud del paese. “I criminali portano queste ragazzine nei loro campi, in fattorie isolate, lontani dai loro villaggi di origine, per addestrarle. Molte vengono scelte come dame di compagnia e quando i loro amanti si stufano, le uccidono. Sono 500.000 le vittime della tratta: l’attuale legge le lascia nel totale abbandono, senza prevedere misure efficaci per perseguire il delitto”, spiega Teresa Ulloa Ziaurriz, vincitrice del premio Gleitsman e presidente dell’Organizzazione non governativa “Catwlac” (Coalizione contro il traffico di donne e bambine in America latina e nel Caribe) che ha denunciato il traffico. Come Perla, ora nel carcere di Veracruz, che a 13 anni è stata arrestata a seguito di uno scontro tra bande al confine tra Jalisco e Guanajuato, nel Messico occidentale: Perla ha raccontato alla polizia di lavorare come spia per la gang criminale dei Los Zetas e di percepire come stipendio, per questo lavoro, 8 mila pesos al mese (660 dollari) al mese, non poco per una ragazza nata nella povertà. Si tratta di ragazze vendute dalle stesse famiglie o convinte a entrare nelle bande dietro la promessa di denaro: ragazze che scompaiono nel nulla o che vengono trovate morte con il corpo straziato. Recentemente la “Commissione Nazionale dei diritti umani” ha lanciato un appello affinché le istituzioni si occupino di un milione e mezzo di bambini che in Messico sono costretti a vivere in condizioni di miseria sin dai primi mesi di vita.

(fonte: Ansa)

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