Premio Cidu 2021 per i diritti umani e la libertà di stampa a Luisa Betti Dakli: “Ha dato voce alle donne”

Giornalista e attivista da anni impegnata nel racconto e difesa "delle vittime di violenza domestica e delle mamme inascoltate e non protette nei tribunali italiani". Premiati anche Dijana Pavlovic, don Palmiro Prisutto, Pietro Turano

Rory Cappelli
Rory Cappelli
Giornalista di "Repubblica" e fotografa, ha vinto diversi premi giornalistici e dopo dieci anni come autrice di reportage per "Viaggi di Repubblica", lavora alla cronaca del quotidiano nazionale.



Luisa Betti Dakli è stata nominata testimonial dalle Nazioni Unite per l’Italia sui Diritti Umani nella Giornata internazionale sui Diritti Umani 2021

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Dijana Pavlovic, don Palmiro Prisutto, Pietro Turano e Federica Gasbarro: sono solo alcuni degli attivisti che stamattina sono stati insigniti del Premio Cidu (Comitato interministeriale per i diritti umani) per i Diritti umani, al Museo dell’Ara Pacis di Roma, per il loro impegno in difesa delle minoranze etniche, della salute, della comunità Lgbtqi+, contro ogni discriminazione.

Premio Cidu 2021 per i diritti umani e la libertà di stampa

Luisa Betti Dakli, giornalista d’inchiesta e direttrice di DonnexDiritti Network

Tra loro anche Luisa Betti Dakli, giornalista romana impegnata da anni nel racconto e nella difesa delle donne: “Sono orgogliosa di aver ricevuto questo premio dalle mani della presidente Laura Boldrini e lo dedico a tutte le sopravvissute alla violenza domestica e a tutte le mamme inascoltate e non protette nei tribunali italiani“, racconta la giornalista. “E in particolare a Laura Massaro che da quasi 10 anni è stretta nella morsa della violenza istituzionale. Sarò felice solo quando le donne non dovranno più combattere per il loro diritto a una vita libera dalla violenza. Quando ho iniziato e scelto di occuparmi di diritti umani non mi aspettavo che questo tipo di lavoro fosse riconosciuto così come è riconosciuto oggi”.

“Ho ricevuto il premio in nome di tutte le donne che ho ascoltato e a cui ho dato voce in tanti anni del mio lavoro per i diritti di donne e bambini nel mondo”, continua Luisa Betti Dakli

“Lo dedico alle donne vittime di violenza domestica non credute e non riconosciute come tali nei tribunali e per tutte le attiviste che lavorano sui diritti delle donne, con lo sguardo rivolto in Aafghanistan che in questo momento è sotto assedio di un regime che non riconosce le donne nemmeno come esseri umani”.

Diritti della comunità Rom e Sinti

Luisa Betti Dakli e Laura Boldrini

Nel corso della cerimonia – cui hanno preso parte molti rappresentanti delle istituzioni, fra cui la ministra per le Pari opportunità e la famiglia Elena Bonetti e l’onorevole Laura Boldrini – sono stati celebrati l’impegno e i risultati raggiunti ma tutti gli attivisti e le associazioni intervenuti hanno tenuto a ricordare che in tema di diritti umani sono ancora tanti i passi da compiere: “In Italia il 78 per cento delle persone ancora ha forti pregiudizi nei confronti della comunità Rom”, ha detto Pavlovic, che di quella comunità fa parte e ha voluto dedicare il suo premio proprio “agli attivisti rom che ogni giorno lottano contro pregiudizi. E lo dedico a Olga”, ha proseguito l’attivista, una bambina morta il 17 novembre in Grecia schiacciata da una porta scorrevole”.

“Olga è stata in agonia per più di un’ora senza che nessuno intervenisse. Lo dedico ai bambini nei campi in Libia e in grecia, schiavizzati mentre aspettano la libertà”

Dijana Pavlovic

Pavlovic ha poi lanciato un appello allo Stato italiano “per il mio popolo: applicate l’articolo 6 della Costituzione e riconoscere quella Rom e Sinti come minoranza storico linguistica”. Anche per quanto riguarda la tutela della comunità Lgbtqi+, ha detto Pietro Turano, “non è tempo di premi e feste, è il momento di guardarci allo specchio e assumerci le nostre responsabilità”.

Sahraa Karimi e il dramma afghano

E se don Prisutto e Gasbarro hanno dato voce all’importanza della tutela dell’ambiente, direttamente legata alla salute degli esseri umani, la regista afghana Sahraa Karimi, ospite della cerimonia, ha lanciato un nuovo appello per il suo popolo: “Improvvisamente la comunità internazionale e tutti quelli che dicevano di volerci salvare se ne sono andati con un vergognoso accordo con i Talebani”.

“La comunità internazionale ha chiuso gli occhi mentre i diritti umani in Afghanistan collassavano”

Sahraa Karimi

“Le vostre opinioni verranno ascoltate”, ha detto rivolta alle istituzioni presenti in sala, “usate il vostro potere e non fate tornare l’Afghanistan invisibile. Se chiudete gli occhi le conseguenze vi seguiranno perché voi siete responsabili. Voi siete venuti nel nostro Paese dicendo che ci avreste salvati, noi ci siamo fidati. Adesso ascoltateci. Non riconoscete i Talebani: parlate con noi, invece, i giovani”. E ancora: “Pensate forse che la civiltà sia esistita e esista solo in Europa? Anche noi abbiamo una storia ricca e bellissima, ascoltateci”.

Premiati anche gli attivisti scelti per il 2020

Claudia Emanuela del Re

Non solo: oggi hanno ricevuto la targa anche gli attivisti e le associazioni premiati nel 2020, quando il riconoscimento, ideato dall’allora vice ministra degli Affari Esteri e della cooperazione internazionale Claudia Emanuela del Re, era stato solo virtuale a causa della pandemia. Fra loro, l’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori della Polizia e dell’Arma dei Carabinieri (Oscad); l’associazione Green Cross Italia, il fondatore dell’Arsenale della pace di Torino Ernesto Olivero; la fondatrice di Slaves no more Eugenia Bonetti; Nicolò Govoni per il suo impegno sul tema dell’immigrazione; Valentina Tafuni per la sua attività di sensibilizzazione in materia di disabilità e Nello Scavo, nella sezione Libertà di stampa e informazione.

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Questo articolo è stato scritto da Rory Cappelli e pubblicato il 10 dicembre 2021 su Repubblica.it 

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