Il mansplaining di Barbero? Uno stereotipo vecchio come il cucco

Lo storico aveva detto in una intervista alla Stampa che le donne sono poco "spavalde" e per questo non arrivano

Luisa Betti Dakli
Luisa Betti Dakli
Direttrice di DonnexDiritti Network e International Women



Prima Barbara Palombelli, adesso Alessandro Barbero. No, in effetti non ce la possiamo fare, non ce la faremo mai. Perché è troppo forte il pregiudizio per cui la responsabilità è sempre e comunque delle donne che non sanno scegliersi il partner, che non sono capaci di dare un buon padre ai loro figli e quindi poi li esasperano e vengono ammazzate, donne che non sono capaci di prendersi una fetta di potere, che sono troppo “mosce” per arrivare al successo, poco aggressive e “spavalde” per arrivare dove invece gli uomini arrivano facilmente. Giudizi, pregiudizi, stereotipi che neanche lo storico Barbero, con la sua sapienza e conoscenza, è riuscito a smarcare.

Pregiudizi che non sono chiacchiere da bar, ma messi in bella copia su giornali, o ribaditi in televisione davanti a milioni di spettatori e spettatrici che si sono ribellate

La forza devastante dello stereotipo

Alessandro Barbero

Un pregiudizio forte, radicato, che è proprio la causa profonda non solo di parole gravissime gettate al vento come perle di saggezza, ma del perpetuarsi di una condizione di subalternità femminile. Perché quando Barbero parla di “differenze strutturali” tra uomo e donna, lo fa pensando che in effetti le donne sono di una pasta diversa, e che non possono gareggiare con la sfacciataggine maschile che serve per arrivare a ricoprire le poltrone che contano. E quindi si permette, come tanti altri, di dirci come dobbiamo essere e cosa dobbiamo fare, facendo un mansplanning che da lui non ci saremmo mai aspettate. Successo, competizione, gara, non sono cose da donne: donne che invece, come lui ben sa, hanno fatto la storia ma non tanto quella dei nomi (pochi) che leggiamo sui libri imposti nel nostro percorso scolastico, quanto la storia non scritta ma vissuta, creata.

Cosa ha detto Barbero e perché 

Quando nell’intervista della “Stampa”, la giornalista chiede perché le donne “faticano tanto non solo ad arrivare al potere, ma anche ad avere pari retribuzione o fare carriera”, Barbero mette le mani avanti dicendo che il suo “compito è quello di indagare il passato, e non il presente e il futuro”, e lo fa perché sa cosa sta per dire. Lui è ben consapevole che quella sua convinzione che cova dentro, con cui è cresciuto, come tutti, è lì che aspetta di venire fuori una volta per tutte come un atto normalizzante e liberatorio.

L’attrazione fatale è quella di essere uguale a tutti gli altri e di sbandierare uno stereotipo vecchio come il cucco come un’opinione critica e personale

E siccome sa che ci sta rimettendo la faccia, lui risponde non da storico ma come “cittadino” per attutire il colpo. “Ci sono donne chirurgo, altre ingegnere e via citando, ma a livello generale siamo lontani da una effettiva parità in campo professionale – risponde Barbero alla giornalista che lo incalza. E mettendo di nuovo le mani avanti continua dicendo: “Rischio di dire una cosa impopolare, ma vale la pena di chiedersi se non ci siano differenze strutturali tra uomo e donna che rendono a quest’ultima più difficile avere successo in certi campi”.

Parole che preparano ulteriore terreno alla stoccata finale, all’idea che lui si è fatto senza accorgersi che è la stessa idea per cui fino agli anni Sessanta le donne non potevano entrare in magistratura perché “ragionavano con l’utero”, o ancora prima non potevano avere accesso al voto, o andando ancora a ritroso, perché non potevano accedere alla vita politica e a quella sociale.

Proprio per questo, perché la loro attitudine era considerata del tutto diversa rispetto a quella degli uomini, in quanto legata soprattutto al piano riproduttivo tout court

Dove sta il manspanning

Affermazioni che proprio da lui, che la storia la maneggia come una “massaia maneggia lo straccio”, noi non ci saremmo mai aspettate. Lui che ha tutti gli strumenti non solo per capire ma anche per destrutturare questo tipo di stereotipo, ovvero che la donna è diversa e che questa diversità “strutturale” la penalizza a prescindere. Ma Barbero non si ferma qui e va oltre sapendo che quel salto mortale carpiato gli costerà caro, anche se ormai non si può più fermare perché la tentazione è troppo grande. Alla fine quindi la sua sentenza arriva con un escamotage, ovvero la formula in una domanda retorica:

“È possibile che in media le donne manchino di quella aggressività, spavalderia, sicurezza di sé che aiutano ad affermarsi?”

Barbara Palombelli

e poi rassicura: “Non ci si deve scandalizzare per questa ipotesi”. Certo, noi non ci scandalizziamo perché questo ritornello ce lo sentiamo buttare in faccia da quando mettiamo piede nel mondo, ed è difficile spiegare la sensazione di quando, alcune di noi ma non tutte, si rendono conto che si tratta del più grande inganno della storia dell’umanità: un tranello che ti coinvolge in prima persona e in tutto quello che fai o decidi di fare solo perché sei nata “femmina”. Un muro, contro cui si schiantano sogni, aspettative, desideri, che non sono responsabilità nostra, personale, del nostro carattere, ma perché c’è un pensiero, una cultura millenaria, che ha deciso che tu, in un modo o in altro, quelle cose non le puoi fare. Ed è un pensiero maschile, anche quando a professarlo è una donna, come ad esempio ha fatto in maniera reiterata Palombelli nel ribadire, ancora due giorni fa nel suo programma televisivo “Forum”, che le donne in fondo se la cercano e che se fanno figli con uomini violenti, la responsabilità è sempre e comunque la loro.

Ce la possiamo fare anche senza 

E anche quando la giornalista gli ricorda che forse esiste “mondo storicamente dominato dai maschi” che oppone “resistenza all’ascesa delle donne“, Barbero la liquida in maniera semplicistica, quasi fosse un pensiero ingenuo, dicendo che “se così è, allora è solo questione di tempo. Basterà allevare ancora qualche generazione di giovani consapevoli e la situazione cambierà”. Maddai, che notizia! Se lo avessi saputo prima mi sarei tranquillizzata. No, la verità è che se si è mosso qualcosa, se qualche passo in avanti in questa lotta per la civiltà, è stato fatto è proprio grazie alla spavalderia, alla forza e alla profonda sicurezza di sé espressa anche storicamente da quelle donne che hanno voluto di più, che hanno capito che il loro ruolo non era soltanto subalterno, e che oltre il muro della minaccia e del controllo maschile, c’era un mondo creato dai loro corpi.

un corpo storicamente espropriato, violentato, usato, giudicato, svuotato e riplasmato proprio attraverso quegli stereotipi che Barbero, come tanti altri, ci propina ancora oggi

Un corpo che è come vuole essere, libero e secondo il desiderio di chi lo incarna, al di là dello sguardo dell’altro e senza che qualcuno dica come deve essere. Noi sappiamo come sfidare un potere bel consolidato, quello che ci serve sono alleati che si mettano in ascolto, gli uomini che ci dicono come dobbiamo essere e cosa dobbiamo fare, sono diventati noiosi e privi di qualsiasi interesse.

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