Tribunali civili sotto accusa: “Basta con le minacce a donne e bambini che cercano protezione”

Dopo l'indagine della Commissione femminicidio al Senato, arrivano le avvocate di Differenza Donna che portano i casi in conferenza stampa e chiamano in causa le ministre Catarbia e Lamorgese, ma anche il presidente della Repubblica

Luisa Betti Dakli
Luisa Betti Dakli
Direttrice di DonnexDiritti Network e International Women



Ha un piccolo sussulto di commozione quando parla del figlio della sua assistita: “Questo è un bambino che ha tutti dieci a scuola dalla prima elementare, un bambino intelligentissimo, con un quoziente intellettivo superiore alla media che ha partecipato alle Olimpiadi di matematica, un piccolo genio”.

Un’esistenza perseguitata dallo Stato

Lorenzo Stipa

Lui è Lorenzo Stipa, l’avvocato che segue ormai da anni il caso della mamma di questo genietto. Una donna che insieme a suo figlio vive nel terrore a causa di una vera e propria persecuzione istituzionale che dura da 8 anni e che le sta divorando la vita con procedimenti e decreti emessi dal tribunale dei minori contro la volontà dello stesso bambino che soffre di una grave forma di ipertensione e che ha dichiarato più volte di voler rimanere con sua madre, a casa sua, nel suo ambiente, con i suoi amici. Una vita fatta di carte bollate, ospedali, giudici, psichiatri, assistenti sociali, curatori speciali. Una vita di lacrime e sangue descritta in un lunghissimo racconto che l’avvocato Stipa ha fatto ieri durante la conferenza stampa convocata da Differenza Donna a Roma sul dramma dei prelievi coatti dei minori. Un caso, questo, dove all’inizio c’è una denuncia per molestie supportata dalle registrazioni del piccolo:

“Audio inequivocabili – dice l’avvocato Stipa – che io stesso ho sentito, tanto che ancora oggi non so come si sia potuto archiviare tutto senza un incidente probatorio, senza sentire né la mamma né il bambino. Condotte che se fossero state approfondite, probabilmente oggi nessuno di noi sarebbe qui a parlare di questo”

Un bambino di 11 anni rimasto inascoltato e sulla cui testa pende un decreto di allontanamento da casa con prelievo che per il tribunale dei minori è l’unica opzione per far riprendere i contatti con il padre, malgrado la grave situazione di salute del minore, documentata da referti medici, e malgrado lo scetticismo dei servizi sociali che sono stati anche ripresi dal giudice per non aver già attuato il decreto su un bambino che “da piccolo è stato ricoverato per una malattia autoimmune molto grave, che gli ha lasciato una forte ipertensione che in caso di stress può creare recidive”, precisa l’avvocato.

Una mamma mai giudicata non accudente, che senza essersi mai macchiata di alcun reato dimostrato, rischia di non vedere più il bambino perché “alienante” verso il figlio

“Una madre che ha sempre seguito i provvedimenti – continua Stipa – descritta dall’educatore e dai servizi sociali, lei e la sua famiglia, come ineccepibile”. Perché quello che ha fatto la differenza sono state le Consulenze tecniche d’ufficio: la prima nel 2013, poi nel 2018 e infine nel 2021, una consulenza trasformativa. “L’accusa è quella di alienazione parentale rilevata dalla psicologa nel 2018 – dice Stipa – una teoria infondata che la Cassazione ha decretato di stampo nazista, fatta da una consulente denunciata e a oggi imputata in attesa di essere giudicata per falso ideologico di pubblico ufficiale in atto pubblico”.

Perizia che comunque è rimasta in piedi e che ha decretato la decadenza della responsabilità genitoriale della signora, la decisione di allontanare il bambino da lei collocandolo in casa famiglia e la sospensione dei contatti tra madre e figlio a tempo indeterminato

Decreto che, malgrado la sospensiva dello scorso anno, è stata ripresentata intonsa dal tribunale dei minori, per essere adesso confermata anche dalla Corte d’appello, che un anno fa l’aveva respinta per la situazione di salute del piccolo, e che oggi in 4 giorni ha deciso su un ricorso di 150 pagine. “Posso dire con certezza che L.M. ha subito una serie di violazioni gravi dei diritti e libertà fondamentali durante questo lungo iter processuale”, dice l’avvocata Ilaria Boiano che segue il caso insieme a Stipa e all’avvocata Teresa Manente.

La violazione dei diritti da parte delle istituzioni

Ilaria Boiano

“Nello specifico i provvedimenti presi in esame – precisa Boiano – contengono intimidazioni, concrete minacce. Iniziative di tutela punite con condanne a spese irragionevoli anche per fiaccare la capacità economica e quindi il suo diritto di difesa. La sua parola è stata continuamente manipolata, denigrata, perché ha osato mantenere la testa alta durante i procedimenti esercitando libertà di critica di fronte a trattamenti che possiamo definire obbligatori e che quindi, incidendo sulla salute, violano la Costituzione”.

Istituzioni che criminalizzano le donne in un sistema che per l’avvocata Boiano “arriva a togliere la responsabilità genitoriale a un padre solo all’esito di almeno tre gradi di giudizio per reati gravi, come riduzione alla schiavitù, ma certo non per maltrattamenti”, mentre per le madri basta una perizia di alienazione parentale pur non avendo commesso nessun reato

Valeria Valente

Violazioni che riguardano un numero sempre più crescente di donne e di bambini con provvedimenti che contengono intimidazioni, minacce, uso della forza, manipolazione dei riferiti di donne e minori che cercano protezione da un vissuto di abusi, e che dimostrano inequivocabilmente, come riportato pochi giorni fa dalla prima relazione d’indagine della Commissione femminicidio al senato presieduta dalla senatrice Valeria Valente, la totale invisibilità della violenza domestica nei tribunali civili.

L’invisibilità della violenza nei tribunali civili riportata dalla Commissione Femminicidio

Un’arretratezza che mostra le sue maggiori criticità proprio nelle funzioni delle Consulenze tecniche d’ufficio (CTU) e dagli psicologi e psichiatri che le redigono. CTU che in molti casi non sono formati sulle dinamiche di abuso e maltrattamenti in famiglia ma che sposano in toto la teoria dell’alienazione parentale che ribalta il rapporto tra vittima e offender, creando un pericolosissimo occultamento della violenza non riconosciuto da magistrati non formati in materia, e che quindi oltre a scagionare il potenziale abusante, intaccano la funzione del giudice acuendo la sottovalutazione del riferito di abuso, e recidendo il collegamento tra il civile e il penale che invece è essenziale per un reale contrasto al fenomeno.

“Noi chiediamo al Presidente della Repubblica, come garante della nostra Costituzione, alla ministra della giustizia Cartabia, alla ministra degli interni Lamorgese, di sospendere i prelievi dei minori e di avviare un’ispezione dei Tribunali civili e per i minorenni”, dice l’avvocata teresa Manente

“Noi abbiamo esaminato come Differenza Donna 100 casi dal 2018 al 2020: in 8 su 10 la paura del bambino nel vedere il padre è stata addebitata alla madre – spiega Manente – mentre in 9 su 10 il giudice togato non ha ascoltato il bambino se non attraverso le Ctu, e tutti i provvedimenti del tribunale minorile contengono intimidazioni alle donne”.

Lesione del Superiore interesse del minore

Teresa Manente

Ma i casi sono tanti e si tratta di sottrazioni che avvengono in tutta Italia ai danni di bambini che, una volta prelevati, vengono privati della figura materna e obbligati a frequentare il genitore di cui hanno paura, in struttura oppure direttamente a casa sua. E questo con una grave lesione non solo del Superiore interesse del minore ma anche del diritto alla bigenitorialità su cui la legge 54 del 2006, da cui parte tutto, si basava.

“Pisa. Un bambino di 8 anni che aveva una vita sociale – racconta l’avvocata Manente – accudito dalla madre in affido congiunto, a un certo punto riferisce di avere paura del padre perché è stato ripetutamente schiaffeggiato, e perché dopo un soggiorno con lui, è tornato con una polmonite bilaterale. Da quel momento comincia a rifiutarsi di andare con il genitore e il tribunale civile decide il collocamento del bambino da Pisa a Catania presso il padre. Un provvedimento con prelievo a casa della madre, eseguito da 11 operanti della Digos insieme all’educatrice, operatori sociali e con il padre, a cui è stato permesso di scaraventare la porta del bagno dove il bambino si era chiuso a chiave perché aveva paura di essere portato via. Bambino che è stato trasferito a Catania, sradicato dopo 8 anni di vita a Pisa, e che ancora oggi questa mamma non riesce a rivedere”.

Vite distrutte

Un racconto, quello dell’avvocata Manente durante la conferenza stampa, che presto diventa una galleria dell’orrore: “Treviso. Una mamma di un bambino di pochi mesi si allontana a seguito di comportamenti violenti del partner. Denuncia l’uomo ma i procedimenti vengono archiviati. Nel frattempo il padre vede il minore ma salta alcune visite concordate e poi si lamenta al tribunale di non riuscire ad avere una relazione con il figlio, cosa che la Ctu addebita alla madre accusandola di essere alienante”.

“Durante un soggiorno dai nonni il bambino di due anni ha una grave crisi epilettica e in seguito viene riconosciuto invalido al 100%”

“Malgrado la madre si occupi di lui sostenendo tutti i costi delle terapie – continua – i giudici lo affidano ai servizi sociali e nominano un tutore che non vedrà mai il bambino ma che sosterrà che la madre non gli consente di avere una vita: ipotesi smentita dagli operatori che lo hanno in cura. Il tribunale stabilisce il collocamento in casa famiglia e la stessa Corte d’appello conferma il decreto negando la patologia del minore”. “Firenze. Un bambino di 5 anni non vuole vedere il padre autore di violenza domestica. La madre – racconta Manente – viene sottoposta a Ctu e accusata di essere alienante. Il tribunale non ascolta i riferiti della madre e il padre sottrae il minore portandolo all’estero. La madre riesce a rivedere il figlio dopo un anno ma nessun provvedimento è stato mai preso nei confronti di questo padre”.

Bambini rapiti senza che siano presi provvedimenti, strappati con l’inganno dalle proprie madri a casa, a scuola in ospedale, costretti a difendersi da soli nei confronti di genitori prevaricanti, maltrattanti, abusanti, violenti, pericolosi

A loro lo Stato dà in mano l’arma può potente: la protezione in un sistema che non solo non riconosce la violenza, ma la tollera, la sostiene, la incoraggia, rendendosi così complice di un impunità generalizzata.

Gli appelli e l’attuale immobilità del governo

Elisa Ercoli

“Chiediamo alla ministra Lamorgese di emettere con urgenza un’indicazione che renda impossibile una prassi che non si fonda su nessuna norma e che porta a una grave violazione dei diritti umani”, tuona Elisa Ercoli, presidente di Differenza Donna, davanti all’assoluto silenzio del governo che non solo non blocca i decreti ma neanche l’uso sconsiderato della forza nei prelievi coatti di questi minori, neanche fossero dei criminali incalliti.

“Serve un tavolo di lavoro immediato con la ministra Lamorgese – continua Ercoli – il Tribunale dei minori e il Csm su come muoverci nel futuro. Queste pratiche sono rivolte a donne che non hanno avuto alcuna denuncia di maltrattamento”

Pratiche che alla luce della recente relazione della Commissione Femminicidio del Senato dovrebbero essere messe immediatamente in sospensione da parte dei ministeri preposti che in realtà non stanno muovendo un dito su questi casi malgrado le numerose segnalazioni, con ministri che prendono parola solo in maniera retorica durante eventi pubblici senza domandarsi cosa stia davvero succedendo all’interno dei tribunali civili con uso improprio delle forze dell’ordine su bambini inermi. Dati dell’indagine guidata da Valente che dimostrano l’assoluta inefficienza di questi tribunali nel riconoscimento della violenza maschile sulle donne con giudici che, a differenza delle Procure che in qualche modo stanno cercando di specializzarsi, non hanno la benché minima idea di cosa sia una dinamica di violenza domestica, scambiandola continuamente con conflitto di coppia perché non formati e completamente succubi delle Ctu che loro stessi richiedono.  

Ctu che il 95,5% dei tribunali ha dichiarato di “non riuscire a nominare con consulenti tecnici di ufficio che possiedono una specializzazione in materia di violenza di genere”

Una situazione critica dove molti tribunali non sono stati in grado di indicare quanti casi di violenza domestica fossero emersi nel triennio 2016-2018 nelle cause di separazione e su provvedimenti riguardo ai figli. Indagine che, insieme a questi casi, avrebbe dovuto far saltare dalla sedia diversi componenti del governo che invece non si sono mossi né si sono messi in serio ascolto. “Stiamo lavorando come commissione sul fatto che molto spesso le donne che denunciano violenza vengono messe sotto attacco – spiega la presidente della Commissione Valente – a volte anche per mano delle istituzioni. Bisogna far sentire accolte le donne che denunciano”. Anche perché il serio pericolo è che queste donne, stufe di essere rivittimizzate e punite coi loro figli in tribunale, smettano del tutto anche di denunciare.

 

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