Turchia ufficialmente fuori dalla Convenzione di Istanbul: proteste represse ma in Italia non fa notizia

A Istanbul la Polizia ha permesso il corteo ma poi ha bloccato la strada caricando, lanciando gas lacrimogeni e proiettili di plastica. Nel Paese ogni anno avvengono dai 300 ai 400 femminicidi: Erdogan propone un suo piano nazionale

Luisa Betti Dakli
Luisa Betti Dakli
Direttrice di DonnexDiritti Network e International Women



La settimana scorsa la Turchia è ufficialmente uscita dalla Convenzione di Istanbul per il contrasto alla violenza maschile sulle donne e la violenza domestica. Dopo l’annuncio fatto a marzo dal presidente Recep Tayyip Erdogan, che nel 2011 aveva firmato il trattato ratificato poi nel 2012, il Paese ha scelto di combattere il fenomeno con leggi interne che fino a oggi sono state assolutamente inefficaci a risolvere il problema.

La Turchia in rivolta: nessuno ne ha parlato

Uscita ufficiale che ha provocato manifestazioni e rivolta in tutte le principali città della Turchia, con donne e uomini che si sono riversati in strada in segno di protesta e che hanno risposto alle cariche delle forze dell’ordine con la resistenza. In decine di migliaia hanno gridato in ogni città: “La Convenzione dà vita”, “Non staremo in silenzio, non abbiamo paura, non obbediremo”, “Non camminerai da sola”. “È più importante che mai essere in piazza oggi – ha detto Tugçe Sönmez durante le proteste – Da quando è stata annunciata l’uscita dell’accordo, nulla è migliorato. Al contrario, tutto è peggiorato. Lo Stato deve proteggere le donne”.

Una sollevazione diventata guerriglia urbana per gli scontri con la polizia, che non ha avuto nessuna notizia nell’informazione mainstreaming in Italia

Polizia che inizialmente ha permesso il corteo ma poi ha bloccato la strada caricando i manifestanti e lanciando gas lacrimogeni, e proiettili di plastica. È successo a Istanbul mentre a Izmir la polizia ha caricato centinaia di donne con spray al peperoncino. Le donne sono scese in piazza contemporaneamente ovunque e ad Ankara la polizia ha cercato di impedire la le marce organizzate in diversi distretti.

Uccise 300/400 donne all’anno

“Non ce la facciamo più. L’accordo va applicato, non ci fidiamo di una legge locale. È chiaro che non sanno prevenire la violenza”, ha detto un’attivista che si fa chiamare Firde. E anche se in Turchia la Convezione non è stata applicata come sarebbe dovuta essere applicata, secondo le organizzazioni femministe è stato ed è uno strumento fondamentale per avanzare nella lotta alla violenza e al machismo.

Ogni anno donne in Turchia vengono uccise circa 300/400 donne all’anno da parte di partner, ex, corteggiatori, o dai loro stessi parenti

Malgrado questo Erdogan è uscito dalla Convenzione promettendo di continuare a combattere la violenza sulle donne con un piano nazionale quadriennale, con l’apertura di nove centri antiviolenza, le associazioni e le attiviste sanno che questo è un gravissimo passo indietro per il Paese che in realtà non vuole combattere il fenomeno alla sua radice, cioè alla radice sessista che è alla base della cultura dello stupro e quindi della violenza maschile contro le donne. “Combattere la violenza contro le donne fa parte delle nostre priorità. Sostengo tutti i passi che sono stati fatti. Ho affrontato personalmente i problemi che sono sorti”, ha detto Erdogan.

Ma in realtà tutti sanno che il partito islamista conservatore, l’Akp vicino a Erdogan che governa la Turchia dal 2002, ha voluto che il Paese si ritirasse dalla Convenzione perché la violenza domestica intacca la famiglia e quindi la sottomissione della donna al marito

 

Il fulcro che ha mosso anche l’Ungheria a uscire dalla Convenzione, e come anche sta cercando di fare la Polonia proponendo ai paesi vicini il “Trattato della famiglia” redatto dal potente istituto giuridico “Ordo Juris”: lo stesso che è riuscito con un colpo di mano e la sua amici curiae, a convincere i giudici del Tribunale Costituzionale polacco a restringere e praticamente a cancellare, il diritto all’aborto nel Paese.

Il fronte trasversale contro la Convenzione di Istanbul

In Turchia l’islamico Akp, come altri partiti e raggruppamenti in Europa sia cattolici che ortodossi, hanno cercato in tutti i modi di cancellare la Convenzione di Istanbul e se all’inizio gli esiti sono stati negativi, a oggi il fronte dei “no” sta conquistando sempre più terreno con campagne che accusano la Convenzione di distruggere la famiglia e favorire l’omosessualità: argomenti che sono comuni a tutti coloro che vogliono uscire dall’accordo, al di là dell’appartenenza religiosa, per cui emerge un fronte fondamentalista trasversale costituito da islamici, cattolici, ortodossi, e varie formazioni dell’ultradestra, il cui obiettivo è l’erosione dei diritti delle donne e dei diritti civili per un ritorno al medioevo.

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