Alienazione Parentale: lo scudo contro le accuse di abuso su bambini e violenza domestica

La difesa immediata per l’abusante è che la madre stia deliberatamente alienando il bambino con falsi ricordi

Patricia Fersch
Patricia Fersch
Avvocata fondatrice di Fersch LLC, studio praticante di diritto familiare a New York, Presidente del Matrimonial Lawyers Pro Bono Law Project, sponsorizzato dall’Ordine delle Avvocate di New York, e al servizio del Consiglio di Amministrazione per il Denominativo Comunitario no-profit per la Famiglia.



Che cos’è l’Alienazione Parentale? La sindrome di Alienazione Parentale, detta PAS, è l’esperienza di un bambino nel venir manipolato o indottrinato da un genitore nel tentativo di metterlo contro l’altro, portandolo a rifiutarlo. Questo tipo di dinamica con un genitore presente e l’altro che viene respinto, spesso si verifica durante la lotta per l’affidamento, conseguente a procedimenti per il divorzio o la separazione, specialmente quando il conflitto si prolunga o c’è un antagonismo significativo tra le parti.

Da dove viene questa teoria?

Richard Gardner

È stata per la prima volta descritta nel 1985 dallo psichiatra americano Richard A. Gardner (1931-2003). Il dottor Gardner ha elencato otto sintomi che identificano un bambino affetto da PAS, rispetto a un bambino che invece sta avendo una reazione avversa nei confronti di un genitore allontanato durante la separazione o il divorzio:

  1. Denigrazione implacabile nei confronti del genitore designato (il genitore designato non può fare nulla: viene denigrato dal modo in cui si allaccia le scarpe a come tiene un bicchiere d’acqua);
  2. Ragioni frivole, deboli o assurde per denigrare (le ragioni date spesso includono cose frivole come l’indossare pantaloni kaki o il fatto che non accompagna il figlio in bicicletta);
  3. Mancanza di senso di colpa o imbarazzo riguardo la denigrazione (il bambino non mostra alcun rimorso e agisce giustificando completamente la denigrazione);
  4. Mancanza di ambivalenza in cui il bambino considera un genitore essenzialmente “buono” e l’altro “cattivo”;
  5. Supporto automatico del genitore alienante in qualsiasi conflitto;
  6. Ostilità nei confronti e rifiuto di contatti con la famiglia estesa del genitore designato;
  7. La presenza di “scenari presi in prestito” in cui il bambino utilizza lo stesso linguaggio del genitore alienante per descrivere la sua avversione nei confronti del genitore designato;
  8. L’insistenza del bambino nel precisare che sta esprimendo le proprie opinioni nel denigrare il genitore designato. 

È un fenomeno accettato dalla comunità degli Psicologi? NO

Nonostante alcuni tribunali accettino la PAS come evidenza nelle dispute sugli affidi dei minori, non ci sono stati studi empirici categorizzati che confermino questo fenomeno, né tantomeno è stato stabilito un criterio diagnostico preciso e un processo standardizzato di identificazione per la PAS.

Di conseguenza, molti critici hanno espresso preoccupazioni riguardo al fatto che continui ad influenzare in questo modo i procedimenti giudiziari

La sindrome è stata rigettata dall’Associazione Americana degli Psichiatri, dall’Associazione Americana degli Psicologi e dall’Associazione Americana dei Medici, in quanto non vi sono evidenze cliniche ed empiriche sufficienti e non è incluso nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disordini Cognitivi o nella Classifica Internazionale delle Malattie. Nonostante però la significativa controversia intorno alla sindrome, l’alienazione parentale viene spesso vista e utilizzata come una dinamica legittima in molte situazioni intrafamiliari.

Quando è stata identificata per la prima volta l’Alienazione Parentale?

Woody Allen ha usato la PAS nella campagna diffamatoria pubblica contro Mia Farrow nel 1992 dopo che era stato accusato di aver abusato della figlia di sette anni, Dylan Farrow. Allen ha accusato pubblicamente la Farrow di sentirsi una donna rifiutata a causa della sua relazione con la figlia teenager Soon-Yi Previn. Al tempo, Soon-Yi aveva 22 anni e Allen 57.

Le accuse di abuso, se comprovate o mantenute durante la disputa, aboliscono la nozione di affido congiunto o condiviso

Quando vengono sollevate delle accuse di violenza o abuso comprovate o mantenute durante la disputa, la nozione di affido congiunto o condiviso viene completamente eliminata dalla possibilità di accordi in merito alla custodia all’interno della famiglia. Nessun tribunale può ordinare un affido congiunto o condiviso quando c’è stata violenza domestica o abuso sessuale su un minore, portando quindi alla presenza del genitore del minore col proprio abusante o tramite contatti o tramite presenza fisica.

La PAS com’è diventata una difesa contro le accuse di violenza domestica e abuso sessuale sui minori?

Dylan Farrow

Nel 1980 il dottor Gardner ha formulato questa teoria dell’alienazione parentale perché nella sua visione le accuse crescenti di violenza sessuale erano basate su dichiarazioni completamente false ad opera delle madri. Come conseguenza, la difesa immediata per l’abusante accusato contro la madre quando viene denunciato è che lei stia deliberatamente alienando il bambino contro il padre. Le accuse comprovate di abuso sessuale sui minori si trasformano nell’abusante che viene tenuto lontano dal bambino.

Si rivendica quindi la PAS che pone il richiedente sulla difesa. Si noti che il caso di custodia che coinvolge Mia Farrow e Woody Allen era in realtà Allen contro Farrow

Quando la violenza domestica è presunta in un caso di affido contestato, la madre richiede un ordine restrittivo nei confronti del padre per tenerlo lontano da sé e dai bambini, che implica quindi una sanzione giuridica che li tiene separati dal loro abusante e dall’abuso stesso. Invece che difendersi dalle accuse di abuso, l’accusato nega che l’abuso si sia mai verificato e che le accuse di violenza domestica sono legate al fatto che la madre sta cercando di allontanare il padre dai bambini. Sostenere che ci sia alienazione parentale solleva l’imputato dal peso di portare avanti la propria linea difensiva contro le accuse di violenza, forzando invece la madre a difendersi quindi dalle accuse di alienazione nei confronti dei figli.

In questo modo, si sviluppa l’idea all’interno del tribunale che la madre abbia delle ulteriori motivazioni per presentare queste accuse, cioè di tenere i figli lontani dal padre. La sua credibilità e le accuse cominciano quindi a essere considerate sospette

L’alienazione vince sull’abuso

Joan Meier

La professoressa Joan Meier, docente alla GW Law School e che compare nella miniserie della HBO “Allen v. Farrow”, ha scoperto in uno studio pubblicato che quando le madri affermano che ci sia stato un qualsiasi tipo di abuso, se il padre risponde tirando in ballo l’alienazione parentale, allora le madri rischiano doppiamente di perdere la custodia rispetto a quando i padri non sostengono l’alienazione. La conclusione dello studio è che: “l’alienazione vince sull’abuso”. È chiaro che pur non essendo accettata da nessun organo scientifico o riconosciuta come disordine mentale nel “DSM V”, la PAS ha creato un impatto sui casi di affido dei minori, specialmente in quelli in cui è chiamato in causa l’abuso.

Senza alcun tipo di prova a livello empirico, le idee del dottor Gardner che sfavoriscono le accuse di abuso sessuale e di violenza domestica hanno prevalso. I tribunali e i loro operatori necessitano di concentrarsi sulla difficoltà di presentare delle accuse di abuso da coloro che sono stati abusati e la facilità con cui hanno stabilito che sia più semplice credere che la madre o il bambino stiano mentendo o che il minore sia stato manipolato, stabilendo quindi l’affido condiviso e affidando le vittime ai loro abusanti.

Il giudice Elliot Wilks della Corte Suprema, del distretto County di New York, ha ritenuto Allen non credibile nelle sue affermazioni su PAS e lo stereotipo della donna rifiutata

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Questo articolo è stato scritto da Patricia Fersch, avvocata fondatrice di Fersch LLC, studio praticante di diritto familiare a New York, Presidente del Matrimonial Lawyers Pro Bono Law Project, sponsorizzato dall’Ordine delle Avvocate di New York, e al servizio del Consiglio di Amministrazione per il Denominativo Comunitario no-profit per la Famiglia, e pubblicato il 20 maggio 2021 su Forbes – Traduzione di DonnexDiritti

 

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