Tette al vento: “Megazinne” è la rivista pop che libera il corpo

La rivista fondata da Ilena Ilardo e Giulia Vigna, dà il ricavato all’associazione che ogni numero sceglie di sostenere

Cristiana Scoppa
Cristiana Scoppa
Giornalista e Ufficio stampa D.i.Re, Rete nazionale dei centri antiviolenza



Se si digita “seno” su Google escono 73 milioni e 600 mila occorrenze. In cima Wikipedia (seno e poi mammella), e-commerce di reggiseni, informazioni sul tumore al seno. E avanti così di schermata in schermata. Sempre secondo Google, la seconda domanda più frequente dopo “Come è fatto il seno?” è “Cosa simboleggia il seno?”, perché l’algoritmo ci mette un po’ prima di far comparire il link con contenuti che esulino dal binomio salute-marketing. Eppure per le donne il seno è stato anche rivoluzionario: scoprirlo, ancora oggi, come dimostrano le Femen, è un atto di contestazione potente.

Perché chiamarsi “Megazinne”?

Ilena Ilardo

Ora, tutto dedicato al seno, è nato un nuovo magazine che si chiama, con un gioco di parole intuitivo e spiritoso, “Megazinne”, giunto al suo secondo numero, curato da Ilena Ilardo e Giulia Vigna, due giovani con le idee chiare. “Le tette, oltre a essere l’attributo del corpo femminile dalla simbologia più potente, sono anche un’ottima scusa per parlare delle donne e delle questioni di genere: la parte per il tutto”, spiega Ilena Ilardo, che lavora come editor in ambito finanziario.

“È importante ripartire dal concreto, dal fisico per riappropriarsi di questioni più astratte, come i diritti e la parità. Il nostro corpo è tra le poche certezze che abbiamo ed è alla base di tutte le questioni ideali, che ci riguardano tutti e tutte”

“E poi le tette sono belle, insomma, a chi non piacciono?”, aggiunge. “Megazinne” è anche un laboratorio dell’immaginario, consapevole di muoversi in un territorio visivo che si configura tra gli estremi della censura e del porno, con in mezzo tutta la possibile declinazione del corpo femminile tra arte e satira, fotografia e fumetto, storia e contemporaneità, puntando a una riappropriazione della sua rappresentazione in chiave femminista, ovvero svincolata da un uso e consumo delle immagini funzionale al desiderio maschile.

Pop e il punk rosa rosa carne

Giulia Vigna

Giulia Vigna, graphic designer, ha saputo dare al magazine una veste lussureggiante, a metà strada tra il pop e il punk rosa rosa carne, con quel tondo cerchiato ricorrente che è la dichiarazione d’intenti visiva del progetto. “La rivista usa un tono pop, diretto, scherzoso e sperimentale per parlare di argomenti molto seri”, racconta Ilardo. “Quando Giulia si è trovata a scegliere l’identità grafica ha quindi deciso di calcare la mano su questi aspetti, prendendo ispirazione da riviste anni 70 che univano erotismo al giornalismo d’inchiesta e alla narrativa. La font che ha scelto trae anch’essa ispirazione dalla cultura pop anni 70 e ha un look leggero, mentre la scelta di una palette di colori sui toni del rosa è una sfida alla riappropriazione di un colore considerato per anni frivolo: anche vestite di rosa possiamo essere prese sul serio”.

Alla rivista non collaborano solo autrici: ai maschi è offerta la possibilità di dire la propria, esplorare senza filtri il desiderio per decostruirlo rispetto al contesto culturale dominante patriarcale

“Cerchiamo di dare più spazio possibile allo stile e agli interessi di chi scrive. Ancora prima dell’articolo è interessante il punto di vista di chi lo scrive, il messaggio che vuole comunicare”, chiarisce Ilardo. “È importante che le prospettive siano variegate, che tante idee provenienti da persone diverse, con culture diverse, si incontrino in un dialogo unico e aperto. La varietà è l’unico modo per costruire un dialogo efficace”.

Il ricavato va alle associazioni di donne

Oltre a essere bellissimo e pieno di cose originali da leggere e guardare, questo è anche un progetto per offrire un sostegno concreto a chi si occupa di migliorare la condizione delle donne: per questo il giornale si acquista solo su www.megazinne.it e tutto il ricavato si trasforma in una donazione all’associazione che ogni numero sceglie di sostenere. “Il magazine nasce come digitale, date le limitate risorse di cui disponevamo. Il primo numero è andato immediatamente benissimo, abbiamo avuto più di 1000 download in un giorno partendo da zero notorietà, e ha raccolto circa 12 mila euro destinati alla LILT, la Lega italiana per la lotta ai tumori, per la prevenzione e cura del tumore al seno”, racconta Ilardo aggiungendo che

“L’idea è di scegliere un’associazione benefica a cui donare e fare in modo che chiunque possa dare ciò che può, ricevendo Megazinne in cambio”

Con il numero 2 la rivista ha scelto di sostenere D.i.Re – Donne in rete contro la violenza, la rete nazionale dei centri antiviolenza gestiti da organizzazioni di donne. Oltre che in digitale, ne è stata fatta anche una versione cartacea grazie alla collaborazione con 4Graph che ha dato fiducia stampando il cartaceo come progetto di beneficenza, e devolvendo i ricavati all’associazione.

Contro la violenza sulle donne

“Megazinne” dà spazio al tema della violenza contro le donne nell’articolo di apertura di Ilena Ilardo, per la rubrica “Tette e black humour”, dedicato alle molestie mascherate da goliardate, e con gli emozionanti racconti in prima persona di Caterina Suchan, avvocata e presidente di Donne Insieme (centro antiviolenza della Valdelsa, in Toscana), e di Nadia Somma, attivista del centro antiviolenza Demetra (Donne in aiuto di Lugo) nel direttivo di D.i.Re per l’Emilia Romagna, che mettono a fuoco la relazione tra donne che sta alla base della metodologia dei centri antiviolenza femministi che compongono la rete D.i.Re.

Un motivo in più per acquistare Megazinne o per regalarlo. Perché una cosa è sicura: cambiare il modo in cui il corpo delle donne si racconta, a cominciare dalle “tette”, è liberatorio. E fare spazio alla libertà delle donne è anche un passo avanti, molto concreto, per prevenire la violenza.

 

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