Giustiziata in Messico la procuratrice che indagava sui femminicidi: 1.985 le donne vittime nel 2016

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È stata trivellata di colpi mentre era in macchina perché indagava sui femminicidi nello Stato di Veracruz, in Messico. La procuratrice Yendi Guadalupe Torres Castellanos era a capo della procura speciale per reati sessuali e crimini contro la famiglia di Veracruz e aveva 35 anni. Uccisa lunedì scorso nella sua auto, è stata aggredita e giustiziata da uomini armati mentre parcheggiava la macchina davanti ai suoi uffici, a Pánuco. Nel luogo dell’assassinio è stata trovata una lettera di minacce contro altri funzionari della procura ed è stata avviata una indagine per chiarire i fatti, mentre i dipendenti amministrativi della procura sono insorti perché in quel momento nessuno della polizia ministeriale era sul luogo per difendere il pubblico ministero.

Yendi GuadalupeTorres Castellanos aveva studiato legge all’Istituto di Tamaulipas (2000-2004) e ha ricoperto varie posizioni nell’area legale della Polizia Municipale di Pánuco, ma la sua uccisione si verifica all’apice delle violenze che si stanno succedendo a Veracruz dove lo scorso venerdì il sindaco di Ixhuatlán de Madero, Víctor Manuel Espinoza Tolentino, è stato attaccato insieme ad altri quattro che erano in viaggio con lui nella sua auto, compresa sua moglie. I sindaci di Hidalgotitlán e Ixhuatlán de Madero, Santana Cruz Bahena e Víctor Manuel Espinosa, sono stati assassinati, e nella notte di sabato 25, le autorità hanno trovato quattro corpi smembrati nel quartiere Libertad a Poza Rica, a nord dello stato, sui cui resti sono stati messi diversi messaggi che avvertivano che le vittime erano estorsori e ladri, e dove gli assassini hanno anche lasciato delle scope per far capire che stanno facendo “pulizia” nel territorio. Lo stesso giorno, la Forza Civile ha ucciso tre presunti criminali che avrebbero gettato i resti umani nella Colonia Libertad, mentre nel pomeriggio di venerdì 24 le autorità avevano trovato sei corpi galleggianti nel fiume Papaloapan.

Il dato rilevante è che in base alle cifre del segretariato esecutivo del Sistema Nazionale di Pubblica Sicurezza – un’istanza del governo federale che conta gli indici criminali – a livello nazionale il Messico ha superato tutti i record di omicidi già a ottobre di quest’anno con 23.968 omicidi distribuiti nei 32 stati del Paese, un dato che tende a salire e che potrebbe fare del 2017 uno degli anni più violenti della storia recente del Messico. Nello Stato orientale del Messico si registra un alto tasso di violenza criminale legata al narcotraffico ma soprattutto un grande numero di vittime donne, tanto che la settimana scorsa è stata diramata un’allerta per i continui attacchi: 1.985 le donne vittime nel 2016 e 1.055 solo tra gennaio e marzo 2017. Un terribile primato che per l’Ocse dà al Messico il primo posto per le violenze sessuali subite dal 47% delle donne tra i 16 e i 70 anni contro una media mondiale del 23,6%. Solo in questo fine settimana nello Stato di Veracruz ci sono stati 26 omicidi e parallelamente all’aumento della violenza criminale, si sono moltiplicati i femminicidi in tutte le regioni del Messico. Fatti su cui la procuratrice Yendi Guadalupe Torres Castellanos stava indagando e per i quali è stata uccisa.

A Veracruz quest’anno è stato scoperto uno dei più grandi cimiteri clandestini del Messico: a quello di Colinas de Santa Fe (250 teschi) si è aggiunto quello di Alvarado, con 49 teschi, mentre nella città di Yanga, a marzo, è stato ucciso uno dei tanti giornalisti locali coraggiosi, Ricardo Monlui, che indagava su questi fatti ma soprattutto sulla partecipazione diretta delle forze di polizia statale in molti degli omicidi e sparizioni attribuite al crimine organizzato.

Il cimitero clandestino di Colinas de Santa Fe, a 10 chilometri a nord del porto di Veracruz, è stato scoperto ad agosto dell’anno scorso con l’aiuto di una denuncia anonima e sei mesi dopo, con il recente sostegno del governo federale, sono stati individuati 250 teschi ma sono state identificate solo due vittime. La Procura non ha le risorse per immagazzinare un numero così alto di cadaveri e per prelevare campioni di DNA, sia dai resti che dalle famiglie degli scomparsi.

Il compito elementare di identificare i centinaia di cadaveri era stato avviato dal precedente procuratore, Luis Ángel Bravo, che aveva creato un database genetico di resti e parenti delle vittime, ma si è dimesso senza completare l’opera malgrado avesse davanti a sé più di sei anni di lavoro. Dal 2010 a oggi ci sono quindi 2.345 cartelle investigative aperte per scomparsa e gli obitori di Veracruz hanno 300 cadaveri non identificati mentre tutti gli altri giacciono dove si trovano le tombe clandestine. Il governo però non ha più la capacità di immagazzinare cadaveri o di elaborare il loro DNA, e richiede l’assistenza internazionale, invano.

 

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