Diritti Umani

Nobel a Malala: il futuro è in mano alle bambine

Malala Yousafzai, premio Nobel per la pace 2014.

Malala Yousafzai, premio Nobel per la pace 2014.

È il Nobel per la pace più giovane della storia. È la 17enne pachistana Malala Yousafzai, che ha già ricevuto il premio Sakarov per la libertà di pensiero un anno fa, e che adesso riceve il premio dalla giuria di Oslo insieme al sessantenne attivista indiano Kakilash Satyarthi che da 25 anni si batte per togliere i bambini e le bambine del suo Paese dalla schiavitù e dallo sfruttamento.

Ma per Malala, che non ha ancora neanche 18 anni ed è già una star nella difesa dei diritti umani, è necessario un discorso a parte, perché la sua giovane età e la sua storia, rappresentano qualcosa di nuovo nell’orizzonte umano. Il 9 ottobre del 2012 Malala è stata vittima di un tentato omicidio per cui fu gravemente ferita alla testa e al collo da uomini armati saliti a bordo del pullman scolastico su cui lei tornava a casa da scuola, e questo perché all’età di tredici anni era già celebre per il blog che curava per il sito della BBC in lingua urdu, e dove documentava cosa succedeva nel distretto dello Swat dove viveva in piena offensiva talebana. Poco dopo l’attentato Ihsanullah Ihsan, portavoce dei talebani pakistani, rivendicò l’atto sostenendo che la ragazza era “il simbolo degli infedeli e dell’oscenità” minacciando, se fosse sopravvissuta, un altro attentato alla sua vita. Ricoverata d’urgenza all’ospedale di Mingora, e poi portata all’ospedale militare di Peshawar, in seguito Malala fu trasferita in un ospedale di Birmingham che si offrì di curarla, salvandole la vita. Ma cosa può venire fuori da una ragazzina che a soli 15 anni ha rischiato la morte per aver difeso apertamente il diritto all’istruzione delle bambine nel suo Paese?

Nella motivazione della giuria norvegese si legge che “nonostante la sua giovane età Malala Yousafzai ha già combattuto diversi anni per il diritto delle bambine all’istruzione e ha mostrato con l’esempio che anche bambini e giovani possono contribuire a cambiare la loro situazione. E lo ha fatto nelle circostanze più pericolose: attraverso la sua battaglia eroica, è diventata una voce guida per i diritti dei bambini all’educazione”, una frase che mette in luce due punti: la giovane età e la determinazione a difendere un diritto anche a rischio della morte. Che donna può diventare una persona che parte così? E chi la potrà fermare? Per questo Malala non è solo una portavoce del diritto all’istruzione ma un esempio per tutte le ragazzine e le bambine che di fronte all’ingiustizia si può reagire, ed è anche conferma che l’istruzione e la sensibilizzazione ai diritti umani da giovanissimi, è forse è una delle poche speranze per un cambiamento non solo di donne e bambine ma per tutta l’umanità.

Sopravvissuta ai talebani e curata in Gran Bretagna dove ora vive e studia, Malala aveva iniziato a tenere il blog sul sito della Bbc a 11 anni con lo pseudonimo di Gul Makai difendendo il diritto all’istruzione in un Paese in cui 20 milioni di bambini e bambine sono esclusi dal sistema scolastico: dopo l’attentato però la paura di morire non l’ha fermata ed è andata avanti. La foto di Malala in ospedale con la testa fasciata e con aria assente fatta da un fotografo di Reuters ha fatto il giro del mondo, e Malala non solo è sopravvissuta ma ha potuto scrivere un libro, parlare alle Nazioni Unite, approfondire il suo impegno e ricevere riconoscimenti, malgrado non sia l’unica della sua età a cui è stata messa a rischio la vita, a cui è stata negata l’infanzia e ogni diritto fino addirittura alla morte per le ingiustizie subite. Di queste ragazzine è pieno il mondo, ed è per questo che chi ce la fa e ha l’occasione di esser al posto giusto nel momento giusto, deve essere sostenuta nelle battaglie che fa per combattere anche per le altre, e questo fin da subito perché non c’è tempo per crescere.  Un sostegno che non sia solo parole o a suon di premi ma nei fatti.

In occasione della Giornata internazionale delle bambine, che è stata celebrata l’11 ottobre, l’Unicef ha reso noto che nel mondo ci sono 70 milioni di ragazze che tra i 15 e i 19 anni (un quarto sul totale mondiale Cina esclusa) hanno subito una forma di violenza fisica, 120 milioni di ragazze sotto i 20 anni sono state costrette a subire rapporti sessuali forzati (1 su 10), 84 milioni di adolescenti vittime di violenza psicologica, fisica o sessuale da parte del marito o del partner, mentre 700 milioni di donne si sono sposate minorenni (di cui 23 milioni sotto i 15 anni): una tendenza che entro il 2020 vedrà 142 milioni di ragazzine sposarsi prima di aver compiuto 18 anni con 14,2 milioni di matrimoni precoci ogni anno, ovvero 37.000 ogni giorno. E malgrado le giornate, i proclami e i premi, i decessi legati alla gravidanza e al parto precoce rappresentano ancora una quota importante della mortalità complessiva: ogni anno muoiono 70 mila adolescenti per complicanze legate alla gravidanza, mentre sono 3,2 milioni gli aborti a rischio.

Non solo perché a queste si aggiungono 515 milioni di bambine che vivono in condizioni di povertà, 100 milioni di bambine mai nate per gli aborti selettivi in Cina, India e altri Paesi del Sud-Est asiatico e Caucaso, 68 milioni di lavoratrici e 125 milioni che hanno subito una mutilazione genitale. Per non parlare di tutte le bambine e le ragazze esposte in questo momento allo stupro di guerra in tutte le zone di conflitto, e in special modo nel conflitto in Medio Oriente in cui l’Isis pianifica lo stupro e la riduzione a schiavitù delle popolazione femminile curda e yazida.
E non c’è bisogno di andare lontano per capire come le cose non migliorino col tempo ma peggiorino: Terre des Hommes, nel suo Dossier “Indifesa” presentato a Roma, ci dice che solo in Italia più di 5.100 bambini sono vittime di reati nell’ultimo anno e che di questi il 61% sono bambine: un numero che è cresciuto del 56% in 10 anni. Non solo perché gli aumenti riguardano anche i maltrattamenti in famiglia (+87%), l’abbandono di minori (+94%) e le violenze sessuali aggravate cresciute del 42%. In continuo incremento, solo nel nostro Paese, sono anche lo sfruttamento sessuale dei minori da parte della criminalità organizzata nelle reti pedofile con un +411% di vittime dei reati di pornografia minorile, un +285% nel materiale pornografico, reati che vedono in entrambi i casi l’80% di vittime in bambine e ragazze. “L’osservatorio delle Forze dell’Ordine parla di un’Italia che negli ultimi dieci anni ha visto un’impennata di casi delittuosi in cui i bambini e, in misura ancora maggiore, le bambine sono vittime”, ha dichiarato Donatella Vergari, Segretaria Generale Terre des Hommes. Sempre in Italia 1 donna su 3 ha subito una forma di violenza da bambina e l’11% ha vissuto abusi sessuali, mentre in Europa ci sono 21 milioni di donne che hanno vissuto una forma di abuso o atto sessuale da parte di un adulto prima dei 15 anni (12%), e il 30% delle donne che ha subito abusi sessuali da adulte avevano vissuto episodi di violenza durante l’infanzia.

Un’infinità di ingiustizie che rendono indiscutibilmente le bambine come la parte umana più esposta in questo momento sul Pianeta a causa di una doppia discriminazione: sia quella di genere che quella di minore. Una parte importante dell’umanità, che un giorno sarà adulta, e che potenzialmente potrebbe ribaltare completamente le carte in tavola per il futuro con generazioni di bambine e ragazze che se potessero sviluppare consapevolezza potrebbero essere pronteda subito a battersi con coraggio e determinazione per una condizione di vita migliore per tutte. Come si fa? Si parte dall’istruzione e dall’educazione ai diritti umani ma senza aspettare che qualcuno gli spari in testa.

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