Bersani vs Renzi vs femminicidio

Pierluigi Bersani e Matteo Renzi

Parliamo del dibattito dei due candidati premier del centro sinistra che tra pochi giorni si sfideranno al ballottaggio di domenica 2 dicembre: Bersani e Renzi si confrontano al Tg1 condotto dalla giornalista Monica Maggioni. Alle 22.50 scatta l’ora femminicidio e come riporta la Stampa:

Una «vergogna», uno «scandalo». Così i due sfidanti parlano della violenza sulle donne. Il segretario Pd ricorda di aver firmato da poco una proposta di legge che ridefinisce le pene prevede formazione ed educazione, tutele alle donne e sostegno ai centri antiviolenza. «Da lì possiamo partire», spiega. D’accordo anche il sindaco di Firenze che poi si appella ai media per «chiamare le cose con il loro nome» e non definire più i femminicidi «delitti passionali» ma omicidi”.

Bene, ma andiamo a vedere che senso hanno queste parole.

Che Bersani sia favorevole al disegno di legge che la senatrice Anna Serafini sta mettendo insieme da mesi (perché è quello che Bersani ha firmato) mi sembra più che normale e malgrado i limiti che questo disegno di legge ha, è comunque un tentativo di affrontare la questione della violenza contro le donne con una visione ampia che, sebbene ancora un po’ confusa, prevede sostegno e finanziamenti per i centri antiviolenza e modifiche mirate a livello penale. E che il Pd cavalchi la questione del femminicidio, come anche gli altri (vedi ddl Bongiorno-Carfagna che invoca l’ergastolo) è anche normale perché siamo in campagna elettorale e una questione che ormai occupa un giorno sì e l’altro i giornali, fa gola a tutti al di là di cosa farà poi concretamente per affrontare in maniera efficace il problema (cosa abbastanza preoccupante visto che i tempi di una legge sono troppo lunghi per un problema che va affrontato subito con politiche dirette).

Ma che Renzi, che è stato il sindaco che voleva il cimitero dei “mai nati” vicino a Firenze, per farsi eleggere venga a fare lezioni su femminicidio in tv a una giornalista come Monica Maggioni (che certamente non è una donna che ha consumato la sua carriera su una sedia), quello sì che è uno scandalo: è come Isabella Rauti che da una parte vuole combattere la violenza contro le donne e dall’altra appoggia la legge Tarzia della Regione Lazio (come ha fatto) con cui si è cercato di affossare i consultori per svuotare la legge 194 “da dentro”.

Per non essere accusata di essere di parte (anche perché io non voto Renzi ma neanche Bersani), cito testuale un pezzo della Stampa in cui si scriveva a marzo di quest’anno: “Un’area per la sepoltura dei bambini mai nati: è quanto introduce, nel cimitero di Trespiano, il nuovo regolamento di Polizia Mortuaria del Comune di Firenze. Il regolamento prevede il diritto alla sepoltura dei feti, compresi i prodotti abortivi e i prodotti del concepimento, prevedendo la realizzazione di un’area a ciò destinata all’interno del cimitero di Trespiano, come spiega una nota di Palazzo Vecchio”. Un provvedimento che scatenò diversi commenti tra cui: Tommaso Grassi di Sel disse che “Il nuovo regolamento cimiteriale è un’offesa alle donne che con l’interruzione di gravidanza hanno percorso una via sicuramente dolorosa e difficile. Così il Comune si erge a giudice, e le fa sentire diverse e criminali”; la senatrice Vittoria Franco sottolineò che questa cosa non rispettava “le scelte delle persone e delle famiglie” ma era “una provocazione verso il dramma dell’ aborto e del rapporto delle singole donne con la maternità”; mentre consigliere comunale del Pdl Francesco Torselli disse che era “Un passo importantissimo verso il pieno riconoscimento del valore della vita”.

Allora, perché Renzi fa lezione di femminicidio? Renzi non sa, come magari non sa Rauti, che il femmincidio è un termine con cui si indicano tutte le violenze maschili contro una donna compreso l’atto finale, la soppressione fisica, espressione ultima del controllo maschile. Femminicidio è quando il possesso e il controllo dell’uomo viene espresso con una violenza che comprende violenza psicologica, fisica, sessuale, economica, fino ad arrivare all’annientamento fisico e quindi la morte, perché quella donna ha detto “no, io non ci sto, io scelgo”. La prima arma contro la violenza è quindi l’autodeterminazione delle donne a partire proprio dal corpo e dalla libertà di decidere cosa farne in maniera assoluta e senza dubbio alcuno, tanto che in Italia la legge 194 sull’interruzione di gravidanza si lega proprio alla lotta delle donne per l’autodeterminazione. Ora, prevedere un cimitero per i feti è negare in tutto e per tutto questo principio di autodeterminazione, con una valenza culturale che danneggia gravemente le donne riportandole indietro di secoli, ed è una violenza istituzionalizzata nei nostri confronti  in quanto persone non in grado di intendere e di volere. Ed è come Todd Akin, il senatore repubblicano bocciato alle elezioni americane e sorpassato da una senatrice democratica, che teorizza lo stupro legittimo per cui se una donna rimane incinta – anche fosse a causa di uno stupro – deve portare avanti la gravidanza perché lei è solo un tramite, un corpo che dà vita e non che ha una vita sua e un corpo su cui poter scegliere. Cioé: una violenza.

Se gli uomini vogliono darci una mano in questo percorso di liberazione e di lotta contro la violenza, devono chiedere a noi di cosa abbiamo bisogno, e non pensare che basti riempirsi la bocca con la parola “femmincidio” perché l’hanno scoperta adesso, tanto meno dare lezione e dire che cosa dobbiamo fare, soprattutto se la persona che la fa non conosce bene cosa sta citando. Infine è grave, a mio avviso, che un candidato diciamo “di sinistra” sia così vicino a posizioni notoriamente “di destra”.

2 pensieri su “Bersani vs Renzi vs femminicidio

  1. Dalle elezioni USA sono venute fuori 2 funzioni per lo stato nei riguardi di diritti dell’individuo–una ‘negativa’, l’altra ‘positiva’:

    — La funzione ‘negativa’: lo stato non interferisca con i diritti dell’individuo; nel caso della donn
    a-individuo, non interferisca con le sue decisioni (autodeterminazione) sul proprio corpo, sessualita’, ruoli nella societa’; quindi, lo stato non imponga, o contribusica a imporre, dogmi, credenze, e obiettivi che sono sempre delle creazioni sociali e storiche che interferiscono con l’autodeterminazione dell’individuo; nel caso della donna, i dogmi socialmente e storicamente creati sul ‘loro’ corpo, sessualita’, e ruoli sociali.

    — La funzione ‘positiva’: lo stato contribusica a eliminare barriere / impedimenti che interferiscono con i diritti dell’individuo; nel caso della donna-individuo, contribuisca a espandere le sue capacita’ di decisioni (auto-determinazione) sul proprio corpo, sessualita’, ruoli sociali; queste barriere, che definiscono il rapporto della donna con il suo corpo, sessualita’ e ruoli di genere, sono creazioni sociali e storiche che interferiscono con la sua autodeterminazione.

    Una simile logica si applica agli uomini …

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