Chi è Zelensky, l’eroe che chiede la Terza guerra mondiale e lancia notizie come fossero bombe?

Il presidente ucraino ha chiesto al Consiglio di sicurezza del'Onu un intervento urgente: senza nulla togliere alla gravità dell'invasione russa in Ucraina, ci siamo chiesti chi è veramente il nuovo idolo dei governi europei e cosa sta avvenendo a livello mediatico?

Alessandro Lanzani
Alessandro Lanzani
Medico, giornalista e attivista, ha fondato Medicina solidale.



Il presidente dell’Ucraina Zelensky ha fatto diversi atti incontrovertibili. Ha conferito al capo del neonazista Battaglione Azov, Denis Prokopenko, la massima onorificenza militare di “Eroe dell’Ucraina”, ha sospeso con decreto marziale l’attività di 11 partiti d’opposizione (partiti moderati), mentre quella del partito comunista era già sospesa dal 2015 nonostante fosse una forza politica con oltre il 13% dei consensi (elezioni 2012), e imposto la Legge marziale che impedisce agli uomini tra i 16 e i 60 anni di lasciare l’Ucraina.

L’eroe Zelensky e il nazismo

Denis Prokopenko

Denis Prokopenko è il comandante del noto battaglione Azov che ha come simboli svastiche ed effigi del capo nazista ucraino della seconda guerra mondiale, Stepan Bandera, collaborazionista nazista durante la Seconda guerra mondiale che giurò fedeltà a Hitler, glorificato dal capo di Stato ucraino dal 2019 in poi in occasione della festa a lui dedicata nel giorno della sua nascita.

festa che ha preso il posto del 9 maggio, giornata della “Liberazione dal Nazismo”, vietata già dal 2015, dopo l’Euromaidan

Stepan Bandera (al centro)

I media occidentali e in particolare quelli italiani, hanno creato l’eroe Zelensky senza chiedersi seriamente perché un capo di stato dovrebbe glorificare nazisti o filonazisti, anche se, andando a cercare un po’ più in profondità, si possono trovare tracce dei rapporti tra Zelensky e Igor Kolomoyskyi, uomo d’affari dal triplo passaporto ucraino, cipriota e israeliano, fiduciario degli USA e proprietario della Privat Bank, la più importante banca in Ucraina. Uomo potentissimo con forti interessi economici anche in Donbass, che ha sostenuto e finanziato non solo il lancio dell’attuale presidente ucraino, ma anche gruppi paramilitari neo nazisti in Ucraina pur essendo ebreo. Gruppi militari che nel 2 maggio 2014 a Odessa uccisero e bruciarono vivi civili che si erano rifugiati nella Casa dei sindacati (e non solo).

Il ruolo dei media

Igor Kolomoyskyi

La guerra della comunicazione non solo evita di approfondire certi argomenti, fino a partorire mostri come la proposta del Nobel per la pace al presidente di un paese che chiede a gran voce la Terza guerra mondiale e glorifica nazisti, ma non spiega e anzi attacca professori e intellettuali che osano mettere in discussione la linea dell’interventismo bellico, come Alessandro Orsini, Luciano Canfora, Donatella Di Cesare, Angelo D’Orsi, utilizzando il dramma della guerra per alimentare inflazione emotive, consenso ideologico e procedere con le economie di guerra.

In definitiva agendo per la conquista di nuove aree di influenza e dominio militare, commerciale, e ideologica

Imperialismo democratico

Volodymyr Zelensky

Senza nulla togliere alla gravità di questa invasione e alla responsabilità russa dei morti sul suolo ucraino, è incontrovertibile che quello a cui stiamo assistendo in questi giorni è anche costituito da un sistema pervasivo che genera una serie di eventi promozionali per rifornire sostegno ideologico a un’operazione militare di ridefinizione delle aree di influenza. Una guerra vera, concreta, reale consumata sulla pelle degli ucraini (per ora) su cui però abbiamo notizie non sempre certe o comunque non sempre verificabili al 100%. Il marketing con logo “Zelensky” produce un serial opportunamente adattato per i vari mercati del consenso: niente a che vedere con la propaganda russa che è molto più rude, grossolana, non proponibile all’opinione pubblica occidentale molto più “smaliziata” da questo punto di vista.

Al congresso americano Zelensky è intervenuto in dad dichiarando che “ogni giorno per noi è un 11 settembre”, riscuotendo una standing ovation dei presenti. Al Parlamento europeo sempre lui ha detto che “ogni giorno si alza un muro più alto”, ricevendo applausi scroscianti. Al parlamento italiano il presidente ucraino ha parlato paragonando Mariupol a Genova: “Immaginatela distrutta” ha detto, aggiungendo che il popolo ucraino “è diventato l’esercito” contro Putin il cui obiettivo non è l’Ucraina ma l’Europa. Un discorso di 12 minuti, accolto e seguito da un’ovazione del Parlamento, con il premier Draghi che ha lodato il presidente ucraino sottolineando “l’eroica resistenza contro la ferocia di Putin”. Ma è al Consiglio di sicurezza del’Onu che il presidente ucraino ha chiesto un intervento urgente, invocando una nuova Norimberga per i generali russi e per il presidente Putin.

Zelensky corpored media

Un materiale, quello prodotto dalla “Zelensky corpored media”, distribuito a tutti i promotori di consenso che è in continuo divenire e di ottima fattura, e che ha un obiettivo: allargare il conflitto con una partecipazione diretta dell’Europa che porterebbe a una catastrofe umanitaria. Fatti che vengono proposti con un certo pathos e anche una “rivisitazione” delle notizie lanciate all’opinione pubblica in maniera talmente forte, che anche la loro rettifica, dopo un’accurata verifica, appare insufficiente a ristabilire la verità. In realtà non c’è confronto tra la potenza di fuoco della propaganda e la verità che emerge dopo, perché questa non ha nessun impatto rispetto alla notizia “non esatta” che l’ha preceduta e che ha avuto ormai il suo effetto. E questo senza nulla togliere alla ferocia dell’operazione putiniana di invadere un paese con le armi e uccidere persone inermi.

Una guerra che andava evitata e che va fermata, non incentivata, proprio perché non sappiamo dove potrebbe andare a parare (come d’altronde tutte le guerre)

Vediamo alcuni fatti “rielaborati” all’inizio

Isola dei serpenti

Andiamo ad analizzare alcuni esempi partendo dall’inizio del conflitto. I tredici eroi ucraini dell‘isola dei serpenti (isola Zmiinyi) che si erano sacrificati al nemico e immediatamente medagliati in mondovisione da Zelensky, in realtà si erano arresi, e la stessa guardia di frontiera Ucraina lo asseriva il giorno dopo: notizia ufficiale su Twitter, diecimila visualizzazioni a dir tanto. Eppure l’audio in cui insultavano il nemico russo che avanzava ha fatto il giro del mondo e l’impatto dei media ucraini che davano i 13 militari rimasti sull’Isola sul Mar Nero morti sotto i bombardamenti russi, è rimbalzato su tutti i media del main streming, mentre il messaggio della “resistenza” dei soldati non è stato scalfito da nessuna rettifica posteriore.

Mausoleo della shoah

Il “terrore nucleare” dichiarato da Zelensky con accuse di assalto dei russi a una delle centrali nucleari, erano in realtà incursioni di contractors ucraini vicino al perimetro della centrale già controllata dai russi da una settimana. Pericolosa certo, ma neutralizzata in poche ore: che un esercito faccia saltare una centrale nucleare che già controlla in effetti è un po’ surreale ma se si omette di dire che la centrale era già sotto controllo russo, l’impatto mediatico può funzionare su scala mondiale. Così come è successo per il mausoleo della shoah, distrutto su tutti giornali per un giorno, per poi essere filmato il giorno dopo integro da un giornalista ebreo corrispondente per il “Jerusalem post”. Notizia pubblicata da lui personalmente e ripresa da un giornale o due israeliani ma ignorata da tutti i media, anche se il mondo avevano urlato dalle prime pagine la distruzione del giorno prima.

Ospedale di Mariupol

Il bombardamento dell’ospedale materno a Mariupol ha rappresentato sicuramente un alzamento di livello perché già nella prime ore si titolava riguardo un centinaio di morti. Solo dopo si è parlato di un solo ambulatorio in attività, di una evacuazione molti giorni prima (come attestano documenti delle autorità di Mariupol) eseguita da militari del battaglione Azov che avrebbero posto alcuni “punti di fuoco” nell’ospedale stesso. Alla fine il triste bilancio è stato di 17 feriti e tre morti di cui un bambino: orribile certo, ma molto distante dal bilancio fatto “a caldo”, anche perché con l’ospedale pieno i morti sarebbero stati davvero centinaia.

L’orrore della guerra è confermato anche per un morto ma l’amplificazione a centinaia di vittime è un’altra cosa

Moschea di Mariupol

Anche la moschea di Mariupol è stata “mediaticamente” bombardata per mezza giornata con all’interno centinaia di Muslim turchi di cui si attendeva soltanto il conteggio delle salme. Poi alle 15.40 una televisione turca si mette in contatto con il capo Muslim della moschea che conferma che stanno tutti bene, che le bombe ci sono e che la più vicina è esplosa a 700 metri dalla moschea.

La “Carneficina” della Stampa

Per non parlare del “missile ucraino su Donetsk“, operazione in codice “Carneficina”, che è stato un vero scivolone. Pochissimi giornali italiani ne hanno dato notizia, ma la scelta del direttore della “Stampa”, Massimo Giannini, che ha decontestualizzato la potenza della foto dell’uomo con le mani sul volto davanti ai civili morti colpiti nel Donbass da un missile ucraino circondandola di titoli e sottotitoli sui bombardamenti russi, è stata la debacle dell’informazione. La foto della strage attuata dall’esercito ucraino contro civili di Donetsk messa senza didascalia e al centro di articoli che condannavano l’invasione russa, ha fatto vacillare la credibilità di un giornale che ha risposto in maniera inopportuna anche al Professor Angelo d’Orsi, sbeffeggiato e definito “miserabile lacchè di Santa madre Russia” per aver scritto una lettera di critica al giornale sull’uso della foto chiedendo spiegazioni.

Sindaco di Melitopol

C’è poi la “liberazione” con “missione speciale” del sindaco di Melitopol. Lui quando sono arrivati i Russi si è rifiutato di collaborare (legittimo, onore a lui) e i russi lo hanno destituito e arrestato (“prevedibile” in un contesto di guerra) cosa che viene divulgata come rapimento con titoli angoscianti su torture e quant’altro. Poi arriva l’annuncio trionfale, con rimbalzo mediatico mondiale, del sindaco che in realtà sta bene ed è pronto a rientrare operativo in un giorno o due: sorrisi e battute cameratesche. Non gli é stato torto un capello.

L’eroica missione speciale cos’era? Uno scambio di prigionieri: nove soldati russi per un civile. Nel frattempo la missione speciale passa tra gli influencer e diventa un’altra notizia sui giornali e sui social

Teatro di Mariupol

Infine c’è il teatro di Mariupol distrutto da una bomba russa e i titoli sono già pronti: ci si aspetta tra i 1.000 e 2.000 morti, ma per fortuna il bunker regge ed escono vivi 130 superstiti. Non ci sono morti o feriti ufficiali. Intanto però i morti “attesi” sono mediaticamente esistiti nella prima ondata e nessuno li può più spostare dall’immaginario collettivo che nel frattempo si “fomenta” per una entrata in guerra diretta, giustificando l’investimento massiccio e l’invio di armi senza riflettere neanche un secondo su cosa potrebbe comportare un allargamento del conflitto ucraino e quali pericoli sono dietro un’azione del genere.

Poi arriva la tragedia di Bucha

Le immagini di Bucha fanno il giro del mondo, il video più riprodotto è quello fatto da un convoglio ucraino che attraversa una strada disseminata di cadaveri. Crimine assurdo e feroce dei soldati russi da condannare senza mezzi termini. Alcuni segnalano che in quelle riprese un morto muove una mano, attimo di sgomento, poi la smentita: non è una mano ma una goccia di pioggia sul parabrezza che fa “effetto movimento” perché il corpo è fermo (anche me sembra proprio una goccia).

Pochi secondi dopo la telecamera inquadra un altro cadavere, e mentre l’operatore decide di passare da un ripresa di lato a una inquadratura davanti, inquadra lo specchietto retrovisore: per pochi istanti si vede il cadavere appena superato che si sta muovendo, un’ipotesi poi smentita perché il corpo è stato semplicemente ripreso da un’angolazione diversa.
Ecco io sarei più tranquillo se qualcuno riuscisse a “giustificare” tutto questo: nessuno mette in dubbio che ci sia una carneficina in atto ma quello che ci arriva nella tragedia non può essere manipolato per poi essere rettificato dopo che ha avuto il suo effetto “emotivo”, perché se questa è anche una guerra mediatica il meccanismo sta diventando davvero perverso in termini manipolazioni del consenso, sia da una parte che dall’altra.
Perché questo articolo?
Perché se si è contro la guerra e contro gli interessi che le scatenano, occorre disallinearsi dalle logiche di guerra per favorire la pace. La soluzione è il cessate il fuoco, gli stati cuscinetto e il progressivo disarmo. La strada è lunga e difficile, e il sentiero è minato anche dai media che non mollando l’osso della belligeranza a tutti i costi.

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