“I bambini parlano di abusi sessuali del padre ma i giudici decidono di allontanarli da me perché ostativa”

Appello di una mamma che denuncia il Tribunale ordinario e la Corte d'appello che vogliono imporre la figura paterna e cancellare quella materna, anche in presenza di gravi riferiti dei minori e con indagini in corso al Tribunale penale




Sono una mamma alla quale stanno per essere strappati i figli.  Madre di due bambini di 6 e 4 anni che il Tribunale ha deciso di mettere in casa famiglia definendomi come ostativa nei confronti del padre, dopo una perizia di uno psichiatra che senza neanche valutare il grave pericolo che corrono i bambini, ha deciso che il problema ero io e ha quindi chiesto al giudice di dare i minori in mano al padre denunciato in penale come abusante.

Decreto a cui oggi, dopo solo due giorni dall’udienza, anche la Corte d’appello ha deciso di aderire, senza valutare minimamente i riferiti dei bambini e il procedimento in penale. Una fretta mai vista, una Corte che in soli due giorni ha valutato la mole di documenti portati alla sua attenzione, comprese le nuove rivelazioni fatte da il bambino più grande alla suora della scuola dell’infanzia dove era iscritto, raccontando quello che il padre gli faceva. E questo senza aspettare l’esito delle udienze del Gip al tribunale penale che si svolgeranno a ottobre, e malgrado tutti i riferiti dei minori e dei testimoni, compresi certificati medici di tutti i disturbi provocati, riportati puntualmente e ignorati sia dal tribunale ordinario e adesso anche dalla Corte d’appello che mi ha giudicata “disempatica rispetto ai bisogni affettivi dei figli”. Una pronuncia che trovo inammissibile da parte di istituzioni che dovrebbero proteggere i bambini e che anche solo nel dubbio di abusi dovrebbe, in un paese civile, quanto meno sospendere ogni provvedimento di affidamento al padre.

Ma questa è una storia atroce, tutta da raccontare

Una vicenda che adesso è al vaglio del tribunale penale ma a cui né il giudice del tribunale ordinario né il collegio della Corte d’appello, sembrano dare nessun peso, avendo stabilito una ripresa dei rapporti paterni con il passaggio dei minori in una struttura. Corte d’appello in cui mi sono sentita nuovamente rivittimizzata, dato che non solo ha confermato quanto stabilito il tribunale ordinario senza dare nessun peso alle indagini in penale, ma che ha basato la sua sentenza su Ctu e servizi sociali che hanno sempre banalizzato i riferiti dei bambini sugli abusi, negandoli a prescindere.

Racconti a cui fino all’ultimo non volevo credere neanche io ma su cui ho, per forza di cose, dovuto prendere atto e riferire. Reazioni a cui non riuscivo a dare spiegazione fino a quando i piccoli non hanno cominciato a parlare di lavaggi intimi continui e intrusivi che il padre fa nei loro confronti, sfregamenti e toccamenti ogni volta che il padre fa la doccia tutto nudo con i figli.

Lui che ha voluto per forza mettere un terzo letto in camera dei figli e che la notte si alzava per andare a dormire nella stanza con loro

Un giorno, dopo essere stato solo con il padre per tutta la mattina, trovo quello più grande in stato catatonico, come ipnotizzato e non capisco cosa stia succedendo. Ma alla fine metto insieme i pezzi: i miei figli riferiscono che il padre avvicina il membro alla bocca del più grande e al suo sederino, racconti a cui si aggiungono incubi, pipì notturna, bruxismo e reazioni psicosomatiche su mani e bocca. È troppo e alla fine decido di denunciare perché quello che era un sospetto diventa sempre più chiaro anche alla psicologa a cui chiedo di appurare lo stato delle cose che mi dice seduta stante di fare una denuncia immediata. E poi mi allontano, ho paura, sono terrorizzata, e capisco che è una cosa più grande di me. Vado dai miei genitori perché lì mi sento al sicuro e posso proteggere i miei figli almeno fino a quando la giustizia farà il suo corso chiarendo i fatti. Lascio così la mia vecchia casa perdendo in un colpo solo il lavoro, i vestiti, gli effetti personali, e i giochi dei bambini che il mio ex si è sempre rifiutato di ridare.

Il calvario giudiziario

E da qui comincia il calvario, perché la cosa prende un altro verso, e la giustizia non fa il suo corso, va a rilento e il tribunale civile non ascolta, anzi espone i miei figli al loro abusante. Lui chiede al tribunale ordinario l’affido esclusivo dei bambini che vengono subito obbligati a vederlo e a tornare da lui per i fine settimana. Decisione del giudice che mette i miei figli in una condizione di prostrazione tremenda con lacrime, urla, resistenza e rifiuto a vedere un uomo di cui dicono:

“Mamma, non voglio andare, ho paura, di notte ci faceva le cose brutte. E quando non c’eri ci picchiava”

Giudice chiede subito una Consulenza tecnica d’ufficio che metterà le cose in ordine, facendo passare me come la “mamma malevola” e il padre come l’uomo più bravo e integerrimo del mondo. Ma questo io all’epoca non lo sapevo. Così registro tutte le rivelazioni dei bambini, segnalo tutto alle assistenti sociali, al giudice, e allo psichiatra della CTU che smonta a prescindere tutti i riferiti di bambini che non vengono mai ascoltati.

“Signora, si dimentichi gli abusi – mi dice il Ctu in uno dei primi incontri – sono frutto della sua fantasia, qui non c’è assolutamente nessun abuso”

Nessuno mi crede, nessuno prende in considerazione che vi sia un procedimento in penale, nessuno prende in considerazione che i miei figli stanno male fisicamente quando sanno che devono vedere il padre. Nessuno. Sono completamente sola. Così alla fine il tribunale civile sentenzia che i miei figli devono andare in una struttura, una casa famiglia lontana da me dove non avranno più una madre che ostacoli il rapporto con il padre, e staranno lì per un tempo indefinito, in attesa della prossima udienza dato che lui ha chiesto l’affido esclusivo dei figli e quindi il collocamento presso di lui.

Nonostante un penale per abusi sessuali su minori ancora aperto, il giudice civile sposa completamente la Ctu fatta dallo psichiatra appartenente a una precisa corrente della psicologia giuridica che parte dall’alienazione parentale, e sentenzia che io sono una “madre malevola”, in quanto “inventa improbabili abusi”. Una CTU su cui è in corso oggi una denuncia per falsa perizia. Giudice e psichiatra che senza alcuna competenza in proposito e con indagini penali in corso, si arrogano il diritto di stabilire fatti così gravi: come è possibile? Mi chiedo. Sono allibita ma è così.

Ebbene perché dopo aver visto, per circa mezz’ora, i bambini in interazione con il padre in gioco un libero durante un incontro, lo psichiatra decide che è più che sufficiente per stabilire che i miei figli non hanno mai subito abusi

Le minacce dello psichiatra

Psichiatra che mi ha minacciata fin dal primo incontro bollandomi come “madre ostativa” che si stava inventando “falsi abusi” per alienare i bambini dal padre, e che mi ha affibbiato la sindrome di Munchausen, asserendo che ospedalizzo i minori perché durante l’inverno li ho portati 3 volte dalla pediatra per tosse e raffreddore durante una pandemia mondiale. Una “narcisista malevola”, come mi definisce la Ctu, per aver denunciato quello a cui neanche io volevo credere.

Signora, i bambini non hanno il concetto, non comprendono la differenza di bene e male, la comprendono solo se gli viene spiegata da un adulto – dice lo psichiatra della Ctu per spiegarmi il perché io starei mentendo – le bambine, per esempio, non comprendono di essere state abusate fino all’età adulta, e infatti solo quando diventano grandi lo rivelano”. Come se i bambini fossero delle marionette incapaci di distinguere il dolore e il male anche fisico, e come se non ci fossero gli strumenti adatti all’ascolto di un minore che ha subito abusi. Medioevo. Psichiatra che al termine della consulenza tecnica d’ufficio, decide che i bambini vanno allontanati da una madre che li ha sempre accuditi, e quindi strappati da un ambiente sereno, dai loro amici, dai nonni, dalla loro scuola, per essere portati dal padre a 200 km di distanza da dove adesso vivono.

Il giudice sposa la CTU

Un giudizio pieno di pregiudizi a cui però il giudice fa eco, senza nulla eccepire, senza una critica, senza neanche mostrare riserbo davanti a una vicenda di abusi ancora da accertare e che potrebbero certo essere smentiti ma anche confermati. Collocamento in struttura che sarà solo uno step per consegnare i bambini a colui che rifiutano per paura, dando per scontato comunque la sua innocenza senza aver mai ascoltato i minori che durante una video chiamata hanno esplicitamente detto che non lo volevano vedere perché lui gli “fa male”.

“Sei cattivo – dice il più grande – mi hai fatto le cose brutte, per colpa tua sono andato all’ospedale, mi hai messo le cose in pancia. Ci davi sempre gli sculaccioni”

Dichiarazioni audio dei minori che sono state depositate, in cui loro stessi denunciano scarpate in testa, sulle braccia e sulle gambe, e in cui il più grande dichiara testuale: “Il papà mi metteva in bocca il suo pisellino, mi faceva schifo, aveva il sapore di pipì”, e questo davanti al fratellino più piccolo. Sottoporre bambini già abusati a un ulteriore scenario di violenza devastante non solo non rispetta “il superiore interesse del minore” ma provoca ulteriori traumi dal quale difficilmente potranno riprendersi.

Da mesi siamo finiti in una macchina nella quale la mia parola e quella dei bambini è stata screditata e resa insignificante, mai presa in considerazione, senza che nessuno si sia preso la briga di sentire i bambini che hanno confidato la loro situazione alla suora dell’asilo per disperazione, con un incidente probatorio chiesto da un anno e mezzo e mai organizzato. Padre che ha rifiutato ai bambini per mesi il consenso di poter frequentare l’asilo, di farli iscrivere persino a calcio per non pagare nessuna spesa extra. Se non fosse per i miei genitori sarei finita in strada, solo loro mi hanno aiutato, a loro io devo la mia vita e quella dei miei figli. Ma la giustizia dove sta?

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