Elezioni: continua la battaglia infinita per la parità di genere

La doppia preferenza è una norma di garanzia in linea con la Costituzione ma in Italia ci sono Regioni in cui non c'è

Donatella Martini
Donatella Martini
Manager e Presidente di Donne in Quota, associata alla Lobby Europea e alla Rete per la Parità



In questo anno di pandemia, abbiamo capito soprattutto una cosa: procrastinare la soluzione dei problemi non li fa sparire, anzi. Ti si ripresentano con più violenza nel momento meno opportuno e magari uno dopo l’altro. Come nella tempesta perfetta. Mi riferisco alla distruzione dell’ambiente che ha portato al cambiamento climatico e alla pandemia ma anche al sistematico diminuire dei finanziamenti per la sanità pubblica e al depotenziamento della medicina territoriale. E alla parità tra donne e uomini,  sulla quale mi voglio soffermare.

La doppia preferenza

Chi legge certamente sarà al corrente della lunga battaglia di democrazia che si svolge da anni in merito alle norme di garanzia di genere da introdurre nelle leggi elettorali regionali. Le associazioni Donne in Quota e Rete per la Parità, impegnate da anni in tema di democrazia paritaria e promotrici di ricorsi contro il mancato rispetto della Costituzione e delle altre leggi in materia, nel 2020 hanno svolto un intenso lavoro di lobby – insieme ad altre associazioni anche locali – che ha portato all’approvazione della doppia preferenza nelle leggi elettorali di Liguria, Puglia e Calabria.

In particolare il lungo e ostacolato percorso della norma in Puglia, partito nel lontano 2010, ha costretto Governo e Parlamento, cosa mai successa da quando esistono le Regioni,  prima a diffidare il Consiglio regionale e poi a legiferare al suo posto

E finalmente la Puglia ha avuto la doppia preferenza. Purtroppo ci sono altre Regioni che sono già andate alle elezioni senza questa norma di garanzia di genere e precisamente Piemonte (2019) e le Regioni autonome a statuto speciale Friuli Venezia Giulia (2018), Sicilia (2017) e Valle d’Aosta (2020). Queste Regioni ancora oggi violano i principi costituzionali (articoli 51 e 117) e la legge n° 20/2016 (che ha modificato l’art. 4 della legge n° 165/2004).

A riprova della pervicacia maschilista e del sessismo imperante, il 25 marzo scorso la Regione Friuli Venezia Giulia ha bocciato ancora una volta a distanza di quasi 2 anni, la proposta di introdurre questa importante norma di garanzia. Non è un caso che nel Consiglio di questa Regione ci siano solo 7 donne su 49 consiglieri.

Province autonome

Sembra che in detta Regione si pensi, essendo a statuto speciale, che la legge n°20/2016 non li riguardi ma si sbagliano. Se è vero che le Regioni e le Province Autonome  godono di ampia autonomia nella elaborazione delle leggi che regolano la elezione della Giunta e dei Consiglieri Regionali, è vero altresì che, ai sensi dell’art. 122 Cost. 2° comma, tale autonomia va contenuta nei limiti dei principi fondamentali stabiliti dalle leggi della Repubblica, fra cui rientra anche la promozione, attraverso misure idonee, della parità tra uomini e donne nell’accesso alle cariche elettive, quale interesse essenziale del sistema costituzionale  consacrato nell’art.51 Cost.e ribadito, per quanto riguarda le Regioni, dall’art. 117 Cost.

Criteri confermati con la legge n. 20/2016  che ha modificato l’art.4 della legge n.165/2004 e dettato norme per il riequilibrio della rappresentanza elettorale, per promuovere le norme costituzionali e l’unità giuridica in materia di legislazione elettorale

E quindi come primo atto della nuova campagna, Donne in Quota e Rete per la Parità hanno ripreso “la penna in mano” e hanno scritto al Presidente del Consiglio Mario Draghi chiedendo un suo intervento urgente per eliminare un vulnus che compromette il diritto delle donne alla piena partecipazione all’attività politica e inficia la legittimità dei Consigli regionali.

Campagne elettorali

Inoltre, per dare la stessa visibilità sui media alle candidate e ai candidati e assicurare pari diritti all’elettorato anche nella espressione del voto per l’elezione del Presidente della Regione e del Consiglio Regionale, riteniamo necessario un’iniziativa del Governo per far approvare una norma che integri la legge sopra indicata n° 20/2016 disponendo che nelle campagne elettorali di tutte le Regioni sia imposta la presenza paritaria dei candidati di entrambi i sessi nei programmi di comunicazione politica offerti dalle emittenti radiotelevisive e digitali pubbliche e private, senza dimenticare i messaggi autogestiti. Le due associazioni, in contatto con le attiviste e le associazioni delle 4 Regioni, stanno anche programmando una campagna di comunicazione social per aumentare la consapevolezza del problema.

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