L’impatto dell’epidemia sull’azione internazionale femminista

Un anno mancato per il lavoro sulla parità di genere. Prossimo incontro il CSW65 dell'Onu a New York che sarà "ibrido"

Daniela Colombo
Daniela Colombo
Economista e Giornalista, già Presidente di Aidos, Ong internazionale per i diritti



Per chi non lo sapesse l’advocacy è un’attività individuale o di gruppo che lavora per influenzare le decisioni delle istituzioni politiche, economiche e sociali, mettendo in contatto i governi con la società civile. Un’attività importante per il movimento femminista e le organizzazioni delle donne, che il 2020 ha messo (quasi) KO, a causa della pandemia di Coronavirus.

Molte conferenze internazionali sono state fatte, e continuano a svolgersi, a porte chiuse lasciando alla società civile la possibilità di fare advocacy con report scritti a distanza e senza partecipare alle discussioni

A 25 anni dalla Conferenza mondiale sulle donne di Pechino, il 2020 sarebbe dovuto essere l’anno del bilancio riguardo la realizzazione del Programma d’azione nei vari paesi. Una piattaforma specifica sui diritti delle donne che con le sue 12 Aree critiche approfondisce la conoscenza delle relazioni tra i generi, effettuando in tutte le politiche il meanstreaming di un’ottica di genere, e tenendo conto delle differenze e del diverso impatto che le politiche hanno sui generi.

L’anno scorso erano previsti diversi eventi importanti: in Messico e in Francia si sarebbero dovute svolgere due grandi riunioni di reti femministe, la Generation Equality, in cui si prevedeva una partecipazione di 2.500 donne a Città del Messico in primavera e di altre 5.000 a Parigi in estate. Due eventi sui quali si erano mobilitati sia i governi dei Paesi ospitanti sia l’UN-WOMEN con una forte rappresentanza della Società civile, e che

avrebbero potuto significare il passaggio del testimone dalle femministe del secolo scorso alle nuove generazioni, andati in fumo a causa del Coronavirus

Il 2020 era anche l’anno in cui si sarebbe celebrato il quinto anniversario dell’approvazione dell’Agenda 2030 che contiene i 17 obiettivi per uno sviluppo sostenibile e che, riprendendo la Piattaforma di Pechino, la integra in un obiettivo specifico (il 5°) chiedendo che le relazioni di genere siano inserite come tema trasversale di tutti gli altri obiettivi, inquadrando così il genere all’interno di una visione ampia per realizzare sviluppo, eguaglianza e pace nel mondo. L’organismo che nell’ambito delle Nazioni Unite si occupa di queste tematiche, l’UN-WOMEN, all’inizio del 2019 aveva inviato le istruzioni agli Stati membri per la redazione di un rapporto dettagliato sugli ultimi cinque anni e la società civile era stata invitata a presentare Rapporti ombra.

Dal 9 al 21 marzo eravamo pronte per partire per New York per la 64° Commissione sullo Status delle donne quando a fine di febbraio è arrivata la notizia della cancellazione a causa del Covid per cui la CSW64, si è svolta in un unico giorno a porte chiuse nella Sala dell’Assemblea Generale, e con la sola presenza dei/lle Capo Delegazione dei vari Stati per approvare una Political Declaration: un documento sul quale le varie Missioni avevano raggiunto un compromesso a febbraio mentre le reti femministe, che avevano lavorato su un’azione congiunta di advocacy, hanno potuto solo mandare i propri suggerimenti senza interagire direttamente con le delegate. La CSW64 è stata comunque la prima grande riunione dell’ONU cancellata a causa della pandemia. Dopo alcuni giorni di sconcerto, il Women’s Rights Caucus, una rete internazionale femminista con 200 organizzazioni (D.I.Re, AIDOS e Effe per l’Italia), saputo della debolezza della Political Declaration, ha scritto in pochi giorni una Dichiarazione alternativa:

la Feminist Declaration che è stata lanciata dall’International Women’s Health Coalition, e altre organizzazioni di New York

Dichiarazione in cui si parla dei cambiamenti strutturali internazionali necessari per trasformare il mondo e la relazione tra i generi, e dove si esprime preoccupazione per il rafforzarsi, negli ultimi anni, di autoritarismo, fascismo, nazionalismo, xenofobia e fondamentalismi., senza dimenticare le forme di discriminazione e di oppressione come il patriarcato, il classismo, il razzismo, la discriminazione contro le/i disabili, le/gli anziane/i, i gruppi LGBTIQ. Qui si afferma la necessità di frenare e normare il potere delle imprese multinazionali e globalizzate, sia nel settore industriale che in quello rurale e nel terziario. L’attenzione si concentra anche sul militarismo e sul mercato delle armi che fomenta guerre in moltissime zone del Pianeta, e sul neo-colonialismo, incluso il land grabbing, che crea barriere strutturali all’uguaglianza, compresa l’uguaglianza di genere.

L’ordine economico neo-liberale costituisce infatti una barriera che ha esacerbato le diseguaglianze all’interno dei Paesi, dando priorità al profitto rispetto al benessere umano e ambientale, consentendo livelli di ricchezza inaccettabili per i pochi che hanno accesso alle leve del potere economico e/o politico, compresa la non azione sulla crisi climatica. Barriere strutturali dalla pandemia soprattutto nei Paesi meno avanzati che ha comportato una diminuzione di contributi degli Stati membri alle Agenzie e ai Fondi delle Nazioni Unite per cui Fondazioni private – create per risparmiare sulle tasse – hanno finanziato interventi imponendo la loro Agenda che non sempre è basata sull’uguaglianza di genere.

Come l’UNEP, l’Agenzia delle Nazioni Unite per l’ambiente, che ora è finanziata anche da Nestlé considerato il maggiore inquinatore di plastica al mondo

Da ora in poi la partecipazione con soli mezzi virtuali della società civile non sarà efficace come quando eravamo all’interno delle sale dell’ONU con domande, dichiarazioni, e dove all’uscita di ogni sala eravamo pronte a sottoporre documenti, osservazioni, proposte, alle rappresentanti degli Stati più aperti. Consapevoli delle difficoltà, le reti femministe a livello internazionale che da anni collaborano insieme, hanno creato prima un gruppo Whattsapp e ha lanciato il blog www.feministcovidresponse.com, un contenitore di dati, informazioni, azioni femministe e risposte politiche alla crisi del Covid-19. “La pandemia globale costituisce un evento che non agisce certamente per eliminare le diseguaglianze. Anzi, agisce come il cambiamento climatico che rende maggiormente evidenti le disuguaglianze. Ma si tratta anche di un evento che ci sfida a creare un cambiamento urgente e sistemico, dato che mette a nudo le false linee secondo le quali le nostre società sono organizzate”.

Quest’anno la 65esima Commissione sulla condizione femminile (CSW65) avrà luogo a New York dal 15 al 26 marzo 2021 ma il formato sarà comunque ibrido con alcuni incontri di presenza alla sede delle Nazioni Unite tramite i rappresentanti nazionali di stanza a New York, e la maggior parte sarà in modalità virtuale. Il tema prioritario (priority theme) sarà “La piena ed effettiva partecipazione delle donne e il processo decisionale nella vita pubblica, così come l’eliminazione della violenza, per raggiungere l’uguaglianza di genere e l’empowerment di tutte le donne e le ragazze“, con il tema di revisione (review theme) improntato su “L’empowerment delle donne e il legame con lo sviluppo sostenibile”. Speriamo di esserci tutte.

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