Smart work durante Coronavirus: opportunità per il futuro senza incastrare le donne nella cura

Il lavoro da casa è stato esteso durante l'epidemia e può essere un'idea per il futuro se supera gli stereotipi di genere

Loredana Taddei
Loredana Taddei
Giornalista, già Responsabile Politiche di Genere Cgil Nazionale e Consigliera al Ministero Lavoro



Stiamo vivendo uno sconvolgimento totale delle nostre vite, in una manciata di giorni sono cambiate radicalmente abitudini, pensieri, attività quotidiane. I nostri spazi di libertà si sono ristretti, in un pericoloso intreccio tra emergenza sanitaria ed economica, che ha già pesantissime ricadute sul lavoro. Siamo stati tutti costretti a riorganizzarci velocemente.

Chi può, ed è un lusso perché non in tutti settori è possibile, ricorre allo smart working, come indicato anche nel decreto presidenziale dello scorso 4 marzo, che lo rende strutturale. Anche se in questo caso sarebbe più corretto parlare di lavoro da casa. È la tecnologia che viene in soccorso del mantra dovete stare a casa! E così telelavoro, email, cellulari, skype, stanno permettendo a molte aziende e alle amministrazioni pubbliche di lasciare a casa un gran numero di dipendenti, per ridurre al massimo contatti fisici, senza penalizzare troppo la produzione e l’efficienza dei servizi. Senza fermare del tutto il Paese. Come ricordavano nei giorni scorsi Milena Gabanelli e Rita Querzè in un interessante articolo per il Corriere, prima dell’emergenza Coronavirus in Italia lo smart working era poco diffuso, a lavorare da casa erano in 570 mila, il 2% dei dipendenti.

In 15 giorni di pandemia, il Ministero del Lavoro parla di circa  555.000 lavoratori mandati a lavorare da casa. E si può facilmente ipotizzare che sia in continua crescita

In questa fase emergenziale si stanno verificano due fatti nuovi. Primo, che anche quelle imprese tendenzialmente conservatrici rispetto alle innovazioni, stanno scoprendo di poterlo utilizzare senza effetti negativi sulla produzione e i servizi. Secondo, le stesse lavoratrici, ma anche i lavoratori, partendo da una necessità possono scoprire nuovi spazi di libertà e anche una riduzione di costi personali e familiari, il che nell’insieme sembra essere una prima indicazione per il futuro, riguardo il lavoro agile. Che se fino ad oggi era residuale, ben regolamentato e ben gestito può diventare un’opportunità.

Ma perché sia tale è fondamentale che che il diritto alla disconnessione previsto in genere dagli accordi sindacali e dai contratti di lavoro sia effettivamente rispettato, evitando atteggiamenti invasivi da parte delle imprese e garantendo il diritto al rispetto dell’orario. Questa fase acuta della crisi sanitaria ci dice che la tecnologia digitale è al servizio delle persone e non il contrario, tanto che si insiste molto sulla soggettività del comportamento della persona, che nessuna tecnologia potrà mai sostituire. Il lavoro agile può rappresentare un cambiamento dirompente ma positivo se risponderà alle esigenze delle persone, oltre che delle aziende e delle organizzazioni

Facciamo in modo allora che non diventi una trappola, in particolar modo per le donne, a partire dal necessario pieno rispetto degli accordi da parte delle imprese

e da altrettanto necessarie politiche solide e strutturali, in grado di affrontare il lavoro di cura, come un tema centrale della vita di uomini e donne, superando l’idea  diffusa che la conciliazione tra vita e lavoro sia un tema femminile, che poco riguarda gli uomini. Questo è un salto culturale indispensabile, perché il lavoro da casa non diventi una trappola per le donne. L’esperimento forzato nei giorni del coronavirus ci dirà cosa significa realmente per loro lavorare a casa. Se siamo in grado di immaginare nuovi equilibri, non discriminatori per le donne, che richiedono necessariamente un’organizzazione del lavoro familiare condivisa. Queste sono le condizioni essenziali affinché una necessità, quella del lavoro agile, si trasformi in una opportunità e possa in futuro crescere ed espandersi. Quando usciremo dal tunnel dell’emergenza, ci auguriamo tutti il più presto possibile, sarà fondamentale rafforzare la normativa riguardo il lavoro agile. Il tema è tanto attuale quanto delicato e non potrà essere lasciato all’improvvisazione.

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