La Grecia viola il diritto d’asilo e respinge con violenza chi fugge da guerre con l’applauso dell’Europa

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha ringraziato il governo greco per aver agito da scudo

Ilaria Boiano
Ilaria Boiano
Avvocata ufficio legale Differenza Donna e dell’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione. ha pubblicato, tra gli altri, "Femminismo e processo penale" (Ediesse)



Non bastavano più i muri impastati di leggi e politiche di respingimento eretti per garantire la tenuta della Fortezza Europa: la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen il 3 marzo in Grecia ha ringraziato il governo greco per aver agito da “ασπίδα [scudo] d’Europa in questi tempi”, utilizzando un’immagine che si porta con sé tutta la storia fratricida sottesa alla polis, un paradigma giuridico e politico fatto “per un mondo di soli uomini incapaci di contenere la violenza se non facendo appello alla forza della legge”, che tuttavia oggi più che mai dimostra non averne a sufficienza per contenere arbitrio e tracotanza, come dice Annarosa Buttarelli in Sovrane. L’autorità femminile al governo (Il Saggiatore, Milano, 2017).

Ma contro chi si invocano gli scudi? Ancora una volta la minaccia sono migliaia di uomini e donne con bambini e bambine fuggiti per lo più dalla Siria

ma anche da Afghanistan e altri paesi, incoraggiati dalla Turchia ad avanzare verso la Grecia e qui respinti dalle forze dell’ordine greche con l’appoggio di Frontex e manovalanza di estrema destra locale e proveniente da mezza Europa, non risparmiando gas lacrimogeni, violenze fisiche e spari con pallottole vere. Come due giorni fa al confine greco con la Turchia dove le forze dell’ordine greche hanno lanciato lacrimogeni sulla popolazione inerme intossicando bambini e bambine, fino a bloccarne il respiro e dove l’inviato sul posto della Cnn turca ha riferito di un migrante morto e altri cinque feriti per i colpi d’arma da fuoco sparati da agenti greci al valico di frontiera, affermazioni negate dalle istituzione greche. Tragedia che si è ripetuta nel mare dove una imbarcazione è stata respinta dalla guardia costiera greca che hanno allontanato i richiedenti asilo con bastoni e armi, e dove in un naufragio è morto un bambino di 4 anni.

Neppure questa eventualità, infatti, è stata esclusa o criticata dalla Commissione europea, poiché come ha risposto ai giornalisti il suo portavoce Eric Mamer, “dipende dalle circostanze”. E invece non è così, o meglio non sarebbe così, poiché secondo il diritto internazionale ed europeo, è vietato l’uso delle armi, di esercito e di polizia contro civili inermi come coloro intrappolati al confine greco-turco, che non potrebbero essere neppure respinti, perché devono essere messi nelle condizioni di esercitare il diritto di asilo.

Anche questo diritto, invece, è stato sospeso per un mese dalla Grecia: un grave precedente, sempre avallato dall’Unione europea, che mina alle fondamenta il sistema di protezione internazionale definito dalla Convenzione di Ginevra sullo status di rifugiato del 1951 e dal diritto europeo. Ma come sono finite migliaia di profughi schiacciati dal braccio di ferro tra Turchia e Unione Europea? A partire dal 2015 è aumentato l’arrivo di profughi verso i paesi balcanici così come sono esponenzialmente cresciuti i disperati tentativi di raggiungere via mare le isole greche, per lo più per fuggire al conflitto siriano, ma anche da Afghanistan e altri paesi. È importante notare che

oltre un milione di rifugiati sono arrivati in Europa in meno di un anno, in fuga da conflitti e violenze in Siria, Afghanistan, Pakistan e Iraq

Secondo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), ci sono stati 1.015.078 arrivi in Europa dal Mar Mediterraneo nel 2015, 208.150 nel corso del 2016 e 2.856 morti nel Mar Mediterraneo nel corso del 2016. Per contenere questa pressione ai “confini”, il 20 marzo 2016 la Commissione europea ha siglato un accordo con la Turchia affidando a questo paese, notoriamente classificato tra i “non sicuri”, il ruolo di freno e manovratore della gestione del flusso di profughi, usati come minaccia nelle relazioni con l’UE.

L’accordo, in sintesi, ha previsto il respingimento di tutti coloro giunti in Grecia attraverso percorsi irregolari dopo il 20 marzo, l’istituzione di procedure accelerate di valutazione delle richieste di asilo in Grecia. È stato ideato, inoltre, il reinsediamento one-to-one: per ogni profugo siriano rinviato in Turchia, il riconoscimento dello status di rifugiato per un siriano in uno Stato membro UE sotto la supervisione e criteri della Turchia. Il costo di tutto ciò è di 3 miliardi di euro erogati alla Turchia in aggiunta ad altri 3 miliardi di euro precedentemente già accordati. L’accordo è stato contestato all’unanimità dalle organizzazioni internazionali e non governative che hanno documentato negli anni l’impatto disastroso prodotto sulle condizioni dei/delle richiedenti asilo.

Le donne, con figli e figlie al seguito, sono esposte in tali contesti a gravi violenze fisiche e sessuali e a continua vittimizzazione secondaria: spesso già in fuga da persecuzioni e violenze sessiste, si ritrovano a subire trattamenti che aggravano il trauma già patito. L’organizzazione di avvocate femministe Women’s link World Wide ha denunciato l’accordo UE-Turchia del marzo 2016 al mediatore europeo (European Ombudsman) perché la Commissione europea non ha condotto nessuna valutazione di impatto delle misure adottate sui diritti fondamentali della popolazione destinataria e ha ignorato le conseguenze dell’accordo sui diritti fondamentali delle

donne, ragazze e bambine, esposte costantemente, come rilevato sul campo, violenza fisica e sessuale, stupri di gruppo

compressione della libertà di movimento, sfruttamento sessuale, compromissione della salute sessuale e riproduttiva (Women’s Link World Wide, European Ombudsman Complaint About Maladministration Presented By Women’s Link Worldwide, Giugno 2016). Quale sarà l’impatto (diretto e indiretto) dell’attuazione delle misure che Commissione europea e governo greco stanno predisponendo sui diritti umani delle persone direttamente interessate, in particolare donne, ragazze e bambine? In che misura le autorità statali locali e i soggetti agenti per conto della Grecia e della Turchia sono in grado di adempiere ai loro obblighi in materia di tutela dei diritti umani? Quali misure di mitigazione dei rischi saranno eventualmente necessarie? Nessuna di queste domande interessa alle istituzioni al lavoro sul “fronte greco” e l’ασπίδα avrà come prima conseguenza la concreta e permanente violazione di molteplici diritti, inibendo il diritto di asilo che spetta a tutti e tutte e violando il diritto delle donne di vivere libere da violenza e discriminazione sessista, nonostante gli artt. 60 e 61 Convenzione di Istanbul, che l’Unione europea pure ha firmato.

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