Brasile, a una settimana dal ballottaggio è caccia a chi non vota Bolsonaro: a partire dalle donne

A una settimana dal ballottaggio che si svolgerà il 28 ottobre, il leader della destra brasiliana vola nei sondaggi che lo danno al 59% contro il 41% di Fernando Haddad, a capo della sinistra. Un risultato che decreta l’aumento di un punto rispetto all’ultima indagine demoscopica sui possibili risultati elettorali, in cui il 74% degli evangelici, una realtà molto forte in Brasile, e il 68% dei bianchi ha dichiarato di votare per Bolsonaro.

Solo ieri decine di migliaia di persone sono scese per strada a sostegno del candidato di estrema destra riempiendo i quartieri della città, a partire dalla spiaggia di Copacabana, e inondando i social con foto di famiglie e bambini avvolti dalla bandiera brasiliana. Dimostrazioni fatte in risposta alle mobilitazioni di sabato contro Bolsonaro a San Paulo, Rio de Janeiro, Brasilia e altre 24 città in cui vengono migliaia di persone hanno contestato non solo le scelte politiche interne, che prevedono una massiccia riduzione dei diritti paventando il ritorno a una dittatura, ma anche quelle estere come quelle previste sull’enorme giacimento di petrolio trovato a largo del Brasile (grande quanto l’Arabia Saudita) con aperture a investimenti esteri, l’ipotesi del ritiro dagli accordi di Parigi (come Trump), l’abolizione del ministero dell’ambiente, incorporato in quello dell’agricoltura, e l’abolizione di ogni vincolo in Amazzonia, il più grande polmone del mondo, che non avrà più nessuna tutela con l’apertura di miniere e altre attività nelle zone degli indigeni, e dove le licenze per abbattere la foresta saranno facilitate con la cacciata dal Paese le Ong ambientaliste internazionali. E una petizione internazionale contro il fascismo in Brasile che è arrivata già a 20 mila firme, è stata lanciata da Stop Fascism su change per far desistere dal voto a Bolsonaro, accusato di essere misogino, razzista, omofobico e fascista.

Eppure non mancano ombre. Dopo aver vinto al primo turno contro Haddad, molti si chiedono dove Bolsonaro prenda i soldi per una campagna elettorale che si consuma sui social ma soprattutto su whatsapp – usato da milioni di brasiliani – con messaggi istantanei e denigratori nei confronti dei suoi alleati che lo accusano di usare fake news per screditarli in una campagna elettorale che sembra una guerra con morti e feriti aggrediti per strada. Come riportato su “Giornalettismo“, il “Folha de Sao Paulo” scrive che sono stati spesi circa 2,85 milioni di euro “per messaggi pubblicitari-fake o fortemente esagerati nei loro contenuti che attaccano Haddad e il suo Partito dei lavoratori (PT)”. Agenzie ingaggiate da Bolsonaro accusato, tra le altre cose, di aver utilizzato fondi neri per tutta la campagna elettorale: sia al primo turno che adesso. A marciare contro il leader della destra sono soprattutto le donne che hanno paura di perdere tutto con un leader dell’estrema destra che tratta il mondo femminile come un accessorio e con gruppi di giovani fascisti pro-Bolsonaro che aggrediscono per strada chi non vota a destra uccidendo, sfregiando, picchiando e minacciando di stupro le donne.

Women Protest Against Jair Bolsonaro
Donne contro Bolsonaro con l’hashtag #EleNao (Non Lui) a Sao Paulo, Brasile (AFP)
da Azione

Jar Bolsonaro fa paura alle donne

di Luisa Betti Dakli

È stato ucciso con 12 coltellate alla schiena per aver dichiarato il suo voto a sinistra in un bar di Salvador de Bahia. Romualdo Rosario Da Costa, conosciuto come Maestro Moa, era un famoso capoeirista di 63 anni ed è stato accoltellato domenica 7 ottobre, durante nel giorno delle elezioni in Brasile, da Sérgio Ferreira Santana, un elettore della destra di Jair Bolsonaro, che dopo la discussione è andato a casa, ha preso un coltello, ed è tornato al bar per colpire a morte l’uomo che l’aveva contestato. Un clima di violenza quello che ha scandito la campagna elettorale, con lo stesso Bolsonaro ferito all’addome, e che continua ora nell’attesa del ballottaggio del 28 ottobre in cui si scontreranno il candidato di destra, forte del 47,6% conquistato al primo turno, e la sinistra di Fernando Haddad che ha convinto solo il 27,7% dei cittadini.

Eppure, malgrado il successo del Partito social-liberale (Psl) che è passato da un deputato eletto nel 2014 ai 51 di domenica, l’ex militare Bolsonaro non piace a tutti. Oltre al 20,3% di astenuti, tra chi non ha votato il Trump dei Tropici ci sono molte di quelle donne che prima delle elezioni sono scese in piazza con lo slogan «#EleNão» (Non lui) in imponenti manifestazioni a Rio de Janeiro, San Paolo, Brasilia e in altre 60 città: una contestazione descritta dai giornali come «la più grande mobilitazione di donne nella storia del Brasile».

Un movimento di protesta che, iniziato su Facebook, ha raccolto finora 4 milioni di adesioni puntando il dito contro il machismo di Bolsonaro, che oltre a essere un nostalgico della dittatura e un fervente religioso a favore della famiglia tradizionale, si è rivelato un sessista strenuo oppositore dei diritti civili. Famose alcune sue dichiarazioni come quella sugli attivisti per i diritti umani chiamati «vagabondi», o la frase che rivolse alla deputata Maria do Rosario dicendole «non ti stupro perché sei troppo brutta per meritartelo».

Il gruppo «Donne contro Bolsonaro», creato da una pubblicitaria di 36 anni di Bahia, Ludimilla Teixeira, ha avuto il sostegno di star della musica brasiliana come Daniela Mercury e Anitta, e attrici come Madiline Brewer della serie The Handmaid’s Tale, ed Ellen Page che ha definito il leader d’estrema destra: «un pericoloso omofobo, misogino e razzista». Un candidato alla presidenza che ha dichiarato in un’intervista che non assumerebbe mai «una donna con lo stesso stipendio di un uomo, perché le donne vanno in gravidanza», e che a proposito dei suoi 5 figli disse: «Dopo i primi quattro maschi mi sono indebolito, ed è arrivata una ragazza».

Per Eloà Dos Santos, del Movimento delle donne nere di Rio, quello di Bolsonaro «è un attacco feroce» e la sua vittoria al primo turno è stato uno shock. «Fino a 5 anni fa qui il Partito social-liberale non era niente e ora vincono le elezioni, e ci chiediamo dove abbiano preso i soldi per fare tutta la propaganda che hanno fatto».

In Brasile il movimento delle donne è trasversale e anche quelle che non sono di sinistra si sono opposte perché Bolsonaro fa paura. «Stamattina hanno picchiato una deputata di sinistra e minacciato di stupro una giornalista sfregiandola in viso– dice Dos Santos – e prima delle elezioni il deputato Rodrigo Amorim ha spaccato la targa di Marielle Franco (la consigliera comunale del Psol assassinata il 14 marzo, ndr): un atto che è stato applaudito mentre lui è stato il candidato più votato. Si tratta di gruppi di giovani fascisti che hanno trovato la loro identità nell’estrema destra appoggiata anche dagli evangelisti e pentecostali brasiliani che qui sono una forza». Una politica che vuole controllare la famiglia, dove le donne vanno relegate sotto il controllo del capofamiglia maschio, al punto tale che anche dentro questi gruppi religiosi favorevoli alla destra, si sono formati schieramenti come le «Mujeres evangelicas contra Bolsonaro».

«La loro propaganda si poggia su ragionamenti semplici, moralistici ma diretti – continua Dos Santos – quindi per esempio contro i gay, appoggiati dalla sinistra, dicono: vuoi una sinistra che trasformi i tuoi bambini in omosessuali? Oppure: vuoi una sinistra che faccia abortire tua figlia?».

Il rischio oggi è di perdere tutti i diritti conquistati finora: dal Ministero delle donne, spazzato via dopo il colpo di stato di due anni fa, alle case popolari intestate alle donne come capo famiglia, che dal candidato alla vicepresidenza, il generale Antonio Hamilton Mourao, sono considerate «una fabbrica di malavitosi», fino alle misure di contrasto alla violenza di genere contro la quale Bolsonaro prevede come soluzione quella di armare le donne che si dovranno difendere da sole grazie alla liberalizzazione delle armi.

Quello che viene contestato è «il maschilismo, la misoginia e i pregiudizi» del candidato alla guida del Brasile che, in un incontro televisivo, è arrivato a dire che se suo figlio fosse stato gay, avrebbe preferito vederlo morto in un incidente, paragonando l’omosessualità alla pedofilia. Donne che rappresentano il 52% dell’elettorato brasiliano e che al ballottaggio del 28 ottobre potrebbero ribaltare il risultato ottenuto al primo turno.

 

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