Diritti Umani

Effetto Pas: le suore querelano la mamma di Cittadella

Copertina del libro di Consuelo Barea e Sonia Vaccaro, citato nella sentenza di Cassazione di Roma sul caso di Cittadella.

Copertina del libro di Consuelo Barea e Sonia Vaccaro, citato nella sentenza di Cassazione di Roma emessa dalla giudice Gabriella Luccioli (Presidente di sezione della Cassazione) sul caso di Cittadella.

 

La notizia è passata un po’ inosservata, ma è vero che ora anche le suore vogliono portare in tribunale la mamma del bimbo che lo scorso autunno scioccò il mondo per il video in cui veniva trascinato via dalla scuola per essere collocato in casa famiglia, con un provvedimento del tribunale in cui si dichiarava il piccolo affetto da Pas (sindrome di alienazione parentale): una sentenza rimessa in discussione 10 giorni fa dalla corte di cassazione, che ha ricollocato il minore nella casa dove aveva sempre vissuto, disponendo un nuovo processo d’Appello davanti alla Corte di Brescia. Un caso che ha fatto scalpore perché il piccolo fu prelevato dalla scuola con un intervento della Polizia e con il trascinamento del bambino – come si vede dalle immagini trasmesse da “Chi l’ha visto”– a cui partecipò fisicamente anche lo psichiatra che aveva effettuato la Ctu (consulenza tecnica d’ufficio presso il tribunale) pur dovendo essere super partes. Un episodio che portò il ministero della salute, esperti e psichiatri, tra cui recentemente anche la SIP (Società Italiana di pediatria), a dichiarare l’inesistenza della Pas: una malattia che in Italia colpirebbe migliaia di bambini contesi tra genitori in via di separazione, da cui però si guarirebbe al 18° anno di età. Una teoria, quella della Pas, accettata in molti tribunali italiani ma messa in dubbio da più parti, compresa la sentenza di Cassazione che sul caso di Cittadella scrive non solo che “l’ipotesi della Sindrome di Alienazione Parentale (PAS) necessita di un conforto scientifico”, ma precisa riferimenti accademici internazionali che la disconoscono, sottolineando la sua assenza nel DSM (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) e facendo riferimento al suo fondatore, il “professor” Richard Gardner, come a un “volontario non retribuito” presso la Columbia University noto anche per “l’aver giustificato la pedofilia”. Una sentenza che ha riportato il bimbo nella casa materna, dove era vissuto fino al momento di entrare nella struttura, e che ribadisce il principio per cui un giudice, prima di esprimersi, è tenuto a verificare “il fondamento, sul piano scientifico, di una consulenza che presenti devianze dalla scienza medica ufficiale”, in assenza della cui verifica si corre il rischio “di adottare soluzioni potenzialmente produttive di danni ancor più gravi di quelli che teorie non rigorosamente verificate pretendono di scongiurare”(testo integrale della sentenza).

Eppure le suore della struttura in cui il minore è rimasto in questi mesi, ci sono rimaste male, perché ormai al bambino si erano affezionate, tanto che prima della querela alla madre, la stessa suor Parolin aveva scritto una straziante lettera in cui si ripercorreva l’indimenticabile periodo passato dal minore in casa famiglia, lontano dalla mamma e dagli affetti, ma insieme alle suore dove “Eri felice e mi facevi felice” (testo integrale della lettera).

Ma a far scattare Suor Parolin, responsabile della casa famiglia “Priscilla” di Padova, non è stata l’assenza di una risposta del minore ma le dichiarazioni in diretta che la mamma del bimbo ha fatto su Canale 5, che la struttura ha dichiarato di voler “smentire categoricamente”, negando “la rappresentazione fuorviante della struttura e del suo operato”, precisando che la comunità ha assolto al proprio compito “con la massima attenzione ed impegno per la tutela del bambino, nel pieno rispetto delle indicazioni tecniche e delle decisioni dell’autorità giudiziaria”. La mamma però, che ha sorvegliato la casa famiglia per tutto il periodo in cui il figlio ha vissuto fino al giorno in cui è stato riportato a casa, ha ravvisato alcune irregolarità di cui comunque la struttura dovrà rendere conto. Ricordiamo che la sentenza precedente a quella della Cassazione, che aveva tolto la patria potestà alla madre, era basata sulla Pas ma che a monte c’era l’interruzione del rapporto padre-figlio, un rapporto non desiderato dal minore ma neanche favorito dalla donna: una mancanza che ha portato a un contrasto senza fine, al di là della Pas.

Riguardo la struttura, l’avvocato Andrea Coffari – che assiste la signora e che ha precisato che continuerà a seguire il caso solo se saranno rispettati gli incontri padre-figlio – ha sottolineato come in generale sia importante che i genitori “siano il più possibile paritari nella frequentazione del bambino”, soprattutto se il minore è in una struttura e quindi lontano dal suo ambiente, una precauzione che sembra non sia stata osservata in questo caso, in quanto nella struttura la mamma, con cui il piccolo aveva vissuto fino a quel momento, “era passata da tre visite settimanali a una sola visita a settimana, perché dopo un primo momento di ripresa del rapporto padre-figlio, lo stesso stentava a decollare e quindi si è deciso di bloccare gli incontri con la madre”.

“Il padre qualche volta lo ha portato a casa sua a dormire  – continua Coffari –  ma il problema è stato che a un certo punto la struttura ha deciso che due bambini di sei anni accompagnassero L. nel pernottamento da suo padre, una cosa non scritta da nessuna parte. Per quanto mi riguarda ho fatto una segnalazione al comune di Padova, ai legali della casa famiglia, al tribunale dei minori e non ho avuto nessuna risposta. Il problema però è che dentro la struttura la stessa equipe di psicologi che consigliava le restrizioni delle visite della madre, erano gli stessi che facevano diagnosi di Pas: una teoria in cui la sistematicità dello screditamento della maternità si basa sul fatto che solo allontanando il genitore di riferimento del minore, il bambino è costretto ad avvicinarsi all’unico genitore che gli rimane”.

Per Giovanni Corsello, Presidente della SIP, non solo “la Sindrome di Alienazione Parentale non è riconosciuta dalla letteratura scientifica di riferimento e non è inclusa né nel DSM né nell’ICD (International Classification of Diseases) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità”, ma “se i bambini soffrono per il divorzio dei genitori non devono essere etichettati con patologie, ma ascoltati, non obbligati ma aiutati”. Maria Serenella Pignotti, pediatra e neonatologa, aggiunge che “Innanzitutto non esiste alcuna evidenza che un procedimento giudiziario possa determinare una sindrome psichiatrica, e si diagnostica alla madre la PAS basandosi sull’esame dei figli e si prescrive un trattamento ai bambini basato sull’esame delle madri. Trattamento che invece di risolvere o alleviare il quadro clinico, è pura coercizione”.

Eppure i giudici accettano una soluzione sbrigativa, perché se la relazione dichiara che si tratta di un malato mentale in cui la colpevole è la madre, risolvono la questione rapidamente mettendo il minore in una struttura in cui “verrà resettato”. 

A parte il caso di Cittadella, che non riguarda quello che adesso andiamo ad affrontare, tra le mani dell’avvocato Coffari, che si occupa solo di minori, capitano anche “casi allucinanti” legati alla Pas ma che in realtà nascondono violenza domestica: “Nei tribunali si chiamano periti per capire se ci sono tare in famiglia, suggestioni sui bambini, e il risultato è sempre che è la madre la figura negativa, un paravento usato spesso per nascondere il vero tabu che è quello della violenza domestica, con una mancanza di serietà, logica e competenza, in cui il punto è solo salvare la figura paterna al di là della realtà. Dei casi di cui mi sono occupato – continua – circa il 10% nasconde un caso di incesto, bambini e bambine che non vengono ascoltati e aiutati e che poi soffriranno a loro volta di gravi disturbi. Noi ce lo siamo dimenticato ma l’incesto, in una società patriarcale come la nostra, è tollerato da sempre e qui da noi fino al ’68, secondo il codice civile del Regno delle due Sicilie, i bambini si potevano sposare a 12 anni. E da questo capisci che non è un’aberrazione ma è sistema”.

Eppure la Pas viene usata ancora in maniera massiccia con giudici che si affidano a diagnosi di una malattia inesistente che è sufficiente però a spedire un bambino in casa famiglia per colpa di un rapporto “simbiotico” con la madre, un paradosso che ha invaso soprattutto il nord Italia, tanto che un’avvocata che segue questi procedimenti, e che a sua volta è stata vittima di un procedimento del genere, ha dichiarato che “il triangolo è proprio tra Piemonte, Veneto e Liguria, in cui la maggior parte dei ricorsi vengono fatti da padri che in regime di affido esclusivo alla madre, concessa per lo più in casi di violenza domestica, tendono a impugnare ricorrendo alla Pas per sottrarre il minore all’autorità materna, una prassi sostenuta da avvocati ben pagati e psicologi altrettanto costosi, ma soprattutto da assistenti sociali che prelevano minori con molta facilità”.

Per colpa della Pas, ma anche per semplici “disturbi della personalità”, un numero crescente di minori viene rinchiuso in strutture, con un costo dello Stato che varierebbe da 3.000 a 6.000 euro al mese (ma anche di più): cifre che sfamerebbero un esercito di famiglie, nel caso in cui il prelevamento del bambino fosse causato, per esempio, dall’indigenza dei genitori. Sara Vatteroni,  assessora della Provincia di Massa Carrara, ha detto durante un convegno a Napoli che “un rapporto realizzato per conto del ministero dall’istituto degli Innocenti di Firenze ha messo in luce che i minori dati in affido al 31 dicembre 2010 e accolti nelle famiglie affidatarie e nelle comunità erano 29.309”, dati che se confrontati con gli anni passati appaiono in aumento. “Come si è già detto all’inizio – spiega – i dati evidenziano un aumento del fenomeno nell’arco degli ultimi 12 anni dovuto all’incremento del ricorso all’istituto dell’affido. Il numero degli inserimenti in famiglia, infatti, è aumentato del 42 per cento, mentre i collocamenti in comunità sono rimasti nel periodo pressoché pari a quelli registrati nel 1998. Oggi le due forme di accoglienza interessano, a livello nazionale, lo stesso numero di bambini: 14.528 in affidamento e 14.781 in comunità. Un dato che se preso non come saldo di fine anno ma considerando tutti coloro che transitano nelle case famiglie nel 2010, raddoppia arrivando a 40 mila minori che sono circa il 3,9% della popolazione minorenne. Inoltre se a ciò aggiungiamo che il garante per l’infanzia ha dichiarato che i figli contesi sono 10 mila, potremmo arrivare a numeri impressionanti”. A occhio e croce, un bel business.

 

 

16 risposte »

  1. La mamma di cittadella lo ha fatto apposta a sponsorizzare tutto in tv, io personalmente a quella donna non glie lo avrei più dato il bambino. Avrei dato affido esclusivo al padre e le avrei tolto il diritto anche solo di guardarlo da lontano a quell’essere, che tutto è eccetto che mamma.Il bambino poteva stare con il padre invece che in un istituto, così il padre che sicuramente ha sofferto un sacco di anni perchè privato della gioia di essere padre avrebbe potuto gioire, e quella donna che non reputo nemmeno donna, avrebbe potuto capire il male che stava facendo. Poi la violenza sulle donne in questa cosa non centra nulla…ma spiegare la differenza sembra inutile… alla fine dei conti, in italia siamo, e la condizione sociale causata dai politici “votati da voi” la dice lunga sul vostro grado di arretratezza e bigottismo. Ho solo vergogna di essere nato qui.

  2. Andrea Mazzeo il tuo commento è sensazionale, degno dell’italia arretrata e di stampo medioevale. Se la mamma viene accusata di pas è spesso solo protettiva, se invece il padre viene accusato di pas è inadeguato…
    Alla faccia della parità… ogni giorno mi convinco sempre più di una cosa, che l’italia è un paese schifoso, pieno di trogloditi che fingono di essere pensatori. Attualmente in italia le cose sono queste: La donna santificata, l’uomo martoriato fino allo stremo. Intorno a questo schifo girano milioni, tante, tantissime parassite come vermi solitari, che rubano il mantenimento malgrado loro lavorino e dichiarano di non lavorare… non vogliono dare i figli ai padri quando vanno a prenderli per esercitare il loro sacrosanto diritto di essere genitori solo per ripicca o per una questione di possesso. Sinceramente sono nauseato, grazie a dio non sono sposato e non lo sarò mai…e spero di poter fare le valige il prima possibile, per andar via da questo paese di ingiustizie e vergogna.

  3. per andrea mazzeo, mi sembra che quanto riferisce mi sembra riduttivo e un po superficiale, emerge una posizione impregnata di rabbia poco propositiva, proponga come si potrebbero affrontare certe situazioni?

  4. La Pas esiste.
    Quella situazione avente per oggetto la contesa dei figli in affidamento, la privazione da parte di questi di qualcosa di naturale e fisiologico, ovvero rimanere legati affettivamente ed emotivamente verso ambedue i genitori, è un tema sempre più sentito.
    Spesso si assistono a scene che non vorremmo mai né vedere nel reale, né nell’immaginario e sconfinato mondo di conflittualità di genitori separati, tali scene assumono connotati colorati di noir per l’affidamento dei figli. Allora la guerra tra i coniugi nei tribunali senza esclusione di colpi si realizza tra perizie psicologiche dei figli, che diventano le vittime della conflittualità; spesso infatti questi diventano il “redde rationem” di quella guerra.

    Alcune volte, l’affidamento fisico per uno dei due genitori, va di pari passo con un’esclusività di possesso che diventa anche mentale e non condivisibile con l’altro genitore. Un possesso esclusivo di qualcosa che non è un oggetto, ma fa parte del nostro dna.

    La sindrome di alienazione genitoriale (PAS) vero è che non viene riconosciuta come malattia nella psichiatria infantile, ma è nota a tutti, non solo agli addetti ai lavori; essa si trasmette e s’instaura lentamente nei figli contesi da genitori separati, e consiste nella denigrazione di uno dei genitori tramite lavaggio del cervello.

    Non sono necessari trattati di psichiatria infantile per capire che chi agisce in tale modo si sente in colpa per una rottura di un’unione matrimoniale, sia pure quando vi siano state motivazioni gravi.
    I figli in tale contesto instaurano una conflittualità, sia pur inconscia, verso il genitore denigrato, questo comporta spesso un’ipereattività, un’insoddisfazione, una carica di violenza intrinseca non mitigata dall’affetto naturale verso entrambi i genitori.

    L’insoddisfazione affettiva dei figli diventa così la causa della privazione di un affetto.
    La PAS infatti è considerata una situazione di maltrattamento del bambino che attenta alla sua incolumità psichica, fisica e affettiva: è un non riconoscimento del suo diritto a essere se stesso.
    Una violenza che va punita, una violenza sebbene talvolta sottesa ed involontaria ad un conflitto che non potrà mitigarsi. Non si può negare una sindrome, sia pur negata dalla medicina, che diventa reale in molti casi; una sindrome che spesso è nota nei tribunali minorili anche se non è riconosciuta come una malattia, ma in questo caso la malattia maggiore è dei genitori, quella possessività esclusiva, l’affetto che non deve e non può essere condiviso, gelosia sebbene naturale, ma morbosa che nuoce e che diventa fatale allo sviluppo adolescenziale.

    La non violenza psicologica sui figli dovrebbe necessariamente essere il leitmotiv per considerare una attenta revisione di qualcosa di reale che si verifica sempre piu spesso tra genitori separati, un qualcosa di non bello che scaturisce dalla fine di un unione il cui tempo ha inesorabilmente reso reale.

    L’amore finito tra i coniugi non deve riflettersi sui figli, musica innocente di un mondo contaminato. L’amore per i figli consiste anche nel far donare e nel permettere di donare amore all’altro genitore separato, di non farlo sentire in colpa agli occhi dei figli anche quando esiste una colpa, di non rendere appariscente né un qualcosa che lo è, né un qualcosa che non lo è.

    Solo così quell’amore senza la possessività sarà completo interamente, un amore che deve obbligatoriamente essere condiviso anche quando non c’è più niente da condividere.

  5. beh qui lascio un commento molto personale. anche nel mio caso hanno parlato di alienazione genitoriale quando mio figlio 16-enne ha deciso di non vedere più il padre…sapete come è andata a finire? l’ass. sociale (se così si può chiamare) ha convinto (quasi obbligandolo) mio figlio ha riprendere i rapporti col padre dicendo ha me che la figura paterna è essenziale per la crescita di un figlio (il mio ex mi ha picchiata per ben tre volte davanti a mio figlio sia prima che dopo la separazione). alla fine il padre ha trovato il modo di allontanarlo da me ed io ho chiesto all’ass. sociale se la figura della madre non è altrettanto importante per la crescita di un figlio!? ma vi assicuro che non hanno e non stanno facendo niente per cambiare la situazione. Mi ritrovo con servizi sociali e forze dell’ordine schierate con lui (perchè essendo un professionista usufruiscono delle sue prestazioni gratuitamente e ne sono convinta)! mi spiace ma credo che mai niente cambierà ed io sono stanca di lottare oramai perchè finchè ci saranno istituzioni incompetenti niente cambierà!

  6. Buongiorno, mi scuso per andare un po’ fuori tema. Non capisco il senso della foto usata per la copertina del libro: qual è il suo nesso con la pas? Lo chiedo in quanto le copertine vengono decise da esperti di comunicazione, pertanto suppongo che la foto voglia comunicare qualcosa che ha che fare con la pas e la sua critica. Grazie per l’attenzione.

  7. “una teoria in cui la sistematicità dello screditamento della maternità si basa sul fatto che solo allontanando il genitore di riferimento del minore, il bambino è costretto ad avvicinarsi all’unico genitore che gli rimane” che orrore. Basterebbe questo a squalificare una simile prassi.
    Però come fa l’avvocato a affermare che in un paese patriarcale l’incesto sarebbe tollerato? Non conosco nessuno che lo tollererebbe, per quanto mi riguarda.

  8. Un avvocato deve difendere il cliente qualsiasi cosa il cliente dica. L’avvocato Coffari non può essere ritenuto imparziale quando parla di un fatto in cui lui sta patrocinando una delle parti. Il fatto che la dott.ssa Luccioli sia la prima donna giudice non fa di lei una eroina e una super-giudice solo per il fatto di essere donna. I giudici sono esseri umani che magari spesso indovinano le sentenze ma a volte possono anche sbagliare, indipendentemente dal fatto di essere giudici uomini o giudici donne. Comunque anch’io posso chiamare un paio di amici e fondare un osservatorio, ma questo non determina il fatto di essere anche autorevoli su un argomento. Interessante sarebbe leggere le audizioni fatte in Senato dall’Ordine degli Psicologi nell’autunno 2011 e le considerazioni fatte dalla Società Italiana di Scienze Forensi, che non la pensano come l’avv. Coffari e il dott. Mazzeo. Forse occorre anche ricordare che i Pediatri studiano la salute del corpo, ma i comportamenti umani sono studiati dagli Psicologi. Un pediatra che scrive considerazioni psicologiche su un certificato si può denunciare all’Ordine dei Medici. Tornando in tema, troppe volte gli adulti giustificano i propri comportamenti “per il bene dei minori”, bisogna vedere quando è veramente così e quando la frase è tutta una scusa e il bene dei minori in realtà non c’entra proprio.

  9. Quando i miei si sono separati, non sopportavo mio padre che era un pessimo padre. Fortunatamente allora di Pas non si parlava. Oggi a 51 anni il giudizio su mio padre è lo stesso, se non peggiore, di quello che avevo a dieci anni. Sono affetta da PAS? Diciamo piuttosto che questa Pas è un utile strumento, un espediente escogitato dalla cultura patriarcale per restituire al pater familias quell’auctoritas che il nuovo diritto di famiglia degli anni 70 gli aveva sottratto. Vi pare che il sistema patriarcale radicato da millenni cedeva il passo alla parità di diritti senza scatenare una guerra furente e dispereta pur di
    mantenersi in vita?

  10. Visto che la PAS non è inserita in alcun manuale diagnostico di patologie mentali, e-di conseguenza-non esiste una patologia chiamata PAS, nessun bambino dovrebbe essere sequestrato e rinchiuso in un istituto, visto che non è malato. Quindi è intuibile che chi gestisce questi istituti, che ricevono fino a 400 euro al giorno per ogni bambino da loro ospitato, si senta mancare il terreno sotto i piedi e allora…

  11. Qui si fa disinformazione pura, specie quando si dà ampio spazio all’avvocato di una delle parti. L’avvocato Coffari (e qualche altro “esperto”) dicono che non esiste la malattia PAS. Ma anche gli specialisti che sostengono l’esistenza dell’Alienazione Genitoriale dicono che non si tratta di una malattia curabile con medicine. Quindi gli stessi negazionisti della PAS contraddicono se stessi e questo solo per ingenerare confusione ai non addetti ai lavori ed ottenere credito. Comunque non occorre una grande scenza per capire quanto facile sia, vivendo quotidianamente con un bambino, insegnargli a odiare determinate persone. Se sono manipolabili anche gli adulti, figuriamoci un bambino. C’è un’altra cosa da considerare: i bambini possono aver paura dell’abbandono, per cui devono soddisfare le richieste di chi apparentemente li protegge perché sanno di aver bisogno del genitore convivente, e messi in condizione di scegliere tra il genitore convivente e quello non convivente, è molto probabile che si schiereranno a favore del genitore convivente.

    • Forse scienza con la i? forse bisognerebbe prima imparare a scrivere e poi a disquisire su argomenti di un certo livello dicendo che qui sono citati “esperti”. Credo i medici della Sip (Società Italiana di Pediatria) non siano proprio gli ultimi arrivati su argomenti che riguardano la salute dei bambini, a cui aggiungerei anche che la giudice Gabriella Luccioli, prima donna in Corte di Cassazione, nonché presidente della Prima sezione civile della Cassazione, che ha sempre mostrato grande preparazione e assoluto rigore in tutte le sentenze curate. Diciamo pure che gli “esperti” citati qui (ce ne sarebbero altri ma evidentemente non si possono mettere tutti in un solo articolo), sono persone che hanno approfondito la materia, compreso anche l’avvocato Coffari che, pur essendo in questo caso rappresentante di una delle parti, si occupa solo e prevalentemente di minori e ha un osservatorio che altri non hanno, e che qui è stato interpellato anche e soprattutto per questo. Senza contare che questo non è un articolo di cronaca dei fatti accaduti, quelli li trovate altrove, ma di riflessione su un fenomeno che sta danneggiando una intera generazione di bambini e bambine, ledendo il loro fondamentale diritto a vivere una vita tranquilla, un diritto che viene prima di quello degli adulti e che deve essere mantenuto a priori: la bigenitorialità è un diritto del minore e non un privilegio degli adulti, e la rivendicazione di questa stessa non può mettere in pericolo la crescita sana di un minore in nessun caso.

  12. Fino a che i coniugi dovranno affrontare lunghi processi (separazione, divorzio ed inevitabili reclami, azioni esecutive ecc.) per sciogliere il loro rapporto matrimoniale, i figli non avranno tregua, con buona pace della tutela dell’interesse del minore a conservare un rapporto equilibrato con i genitori.

  13. Il povero bambino ora non vede più il suo papà e la magistratura del nord dovrà salvarlo di nuovo per rimediare ai danni fatti dalla malagiustizia romana che sentenzia che la PAS esiste, ma solo quando il genitore alienante è il padre

  14. Quello che si sta sottovalutando è la massiccia manipolazione psicologica svolta dalle associazioni di padri separati e dai loro consulenti su questi temi, tanto che ormai vi è una diffusa convinzione che molte madri siano alienanti (quando sono solo protetive nei confronti dei figli) e molti padri alienati (quando invece sono inadeguati come genitori). Le strategie di penetrazione di questi concetti nella società (già collaudati all’estero) prevedono la cooptazione di psicologi neolaureati ai quali viene garantita la possibilità di pubblicare, ottenere docenze universitarie, lavorare nei tribunali in cambio dell’adesione incondizionata alla teoria della PAS (e a quant’altro viene deciso dai boss di questo sistema) e della diffusione di queste teorie. Molti psicologi sono docenti nelle facoltà di scienze della formazione e possono così indottrinare le future generazioni di insegnanti e pedagoghi. Altri vengono cooptati dai Tribunali dei minori come giudici onorari, purché sostengano il sistema. Alcuni tra questi psicologi e alcuni avvocati familiaristi gestiscono direttamente, o tramite cooperative da loro gestite, numerose comunità per minori. Alcune associazioni di padri separati hanno interessi economici nella gestione di strutture per minori. Alcuni dei professionisti che sostengono la PAS sono implicati in processi a loro carico per violenze in famiglia o abusi incestuosi.
    La politica, ormai inesistente, bisogna prenderne atto, sta sottovalutando questi fenomeni, è sorda muta e cieca, sia verso le violenze sui minori sia verso le violenze sulle donne.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...