Whitney Huston: una storia violenta

Whitney Houston con il marito Bobby Brown

È stata trovata morta, ieri notte, annegata nella vasca da bagno in una stanza del quarto piano del Beverly Hilton, un albergo di lusso a Los Angeles. Una stella, una voce sublime, una bellezza folgorante, che se ne è andata a 48 anni, un’età in cui una donna ha ancora molte cose da dire e da fare. Di fronte alla morte di Whitney Houston però, molti (quasi tutti) i giornali hanno fatto un copioso riferimento all’uso di sostanze stupefacenti di cui la cantante faceva uso da anni, senza però ricordare, se non di sfuggita, la disastrosa e violenta vita coniugale con Bobby Brown – ex leader dei New Edition – un uomo che oltre a essere violento, aveva su di lei un potere enorme, una vera e propria manipolazione come succede nella “sindrome di Stoccolma” tra vittima e carnefice. I due, che si sono sposati nel 1992, iniziarono la loro vita coniugale con la nascita di una figlia, Bobbi Kristina, ma anche con un graduale e sempre più imponente uso di droghe pesanti, un buco dove Whitney Houston sprofonderà. Bobby Brown si è sempre rivelato un uomo violento ma anche un individuo con pochi scrupoli, e oltre a subire diversi processi per le violenze nei confronti di Houston, è stato condannato a pagare 63.000 dollari (in alternativa a 90 giorni di prigione) per non aver versato ai due figli avuti dalla ex-compagna Kim Ward, una ragazza di 14 anni e un maschio di 12, con una sentenza emessa in un tribunale dove l’uomo si presentò con 4 ore di ritardo affermando, davanti al giudice, “di essere disoccupato e di non avere redditi”. Durante tutti gli anni ’90 Brown ha avuto problemi con la legge: per molestie sessuali, guida in stato di ebbrezza e lesioni aggravate. Nel 2003, durante un litigio in cui Brown picchiò selvaggiamente la moglie, la polizia dovette usare la scossa elettrica per fermarlo e arrestarlo. Whitney, che cominciò a consumare droghe pesanti proprio negli anni ’90 insieme al marito, rimase però sempre con lui, lo assecondò, lo perdonò, lo riprese a casa, fino a quando, nel 2006, decise di separarsi da Brown e di disintossicarsi. “Non riuscivo a fare nulla senza di lui”, confessò Houston a Oprah Winfrey durante un’intervista dopo la disintossicazione, parlando di Bobby Brown come della sua vera droga: “Ero completamente dipendente da lui – disse – perché era dolce, un buon padre e mi proteggeva. E io mi sentivo al sicuro”. E pochi anni prima, pur avendo subito violenze dal marito, con tanto di denunce e segni evidenti di percosse, Houston aveva dichiarato pubblicamente: “Lui non è mai stato violento fisicamente ma solo psicologicamente”. La star che cantava “Saving All My Love For You”, “How Will I Know” e “The Greatest Love Of All”, e che è stata anche l’artista donna più premiata di tutti i tempi, con l’incredibile numero di 411 riconoscimenti in carriera, non aveva certo nei confronti del marito una dipendenza economica (semmai era il contrario) né mancanza di autostima, ma il suo cervello era completamente frantumato. Il meccanismo in cui la vittima si lega emotivamente a chi la sta manipolando, produce una miscela di paura e riconoscenza, sentimenti contrastanti che non lasciano scampo e che possono essere fatali per la psiche della vittima – a meno che non si individui seriamente e in tempo il problema per poterlo risolvere – ed è un mecanismo che spesso si instaura nei casi di violenza domestica. Whitney però era già arrivata al suo ultimo stadio e la disintossicazione dalle droghe poteva non essere sufficiente nel suo caso. In suo soccorso erano già arrivate diverse persone, soprattutto la madre, la quale, come Whitney raccontò nella famosa intervista con Oprah Winfrey, la venne a prendere a casa con alcuni poliziotti per obbligarla a ricoverarsi in una clinica, dopo che la cantante era “rimasta in pigiama per sette mesi perché aveva completamente perso la testa a causa del crack”. Ma la dipendenza di Whitney Houston da quest’uomo era tale che, come riportato da un giornale americano nel 2007, anche “dopo la violenta separazione”, la coppia era stata “avvistata di nuovo insieme in un ristorante di West Hollywood, e secondo alcuni sedicenti testimoni oculari, i due erano in chiari atteggiamenti affettuosi, tali da far pensare a una riconciliazione”, un’eventualità che agitava non poco i fan della star che di fronte a questa prospettiva, e conoscendo la storia coniugale della cantante, non nascondevano la preoccupazione perché in Bobby Brown vedevano “la causa principale del tracollo di Whitney, i problemi con la droga e il suo allontanamento dalla musica”.

7 pensieri su “Whitney Huston: una storia violenta

  1. La Violenza verbale è Una Violenza Sottile, sì insinua Come un tarlo NELLA Mente e non ti molla. Chi ti violenta e qualcuno Che ti Molto bene conosce, sa Che Punti toccare, Sa Che Cosa dirti e venire dirtelo, sa venire FARTI maschio perche sa il Momento in CUI farlo e ti ferisce Ancora Di Più perche Magari qualcuno e uno CUI vuoi bene e Su CUI hai contato. La Violenza Fisica e difficile da combattere e Lascia indubbi Segni, ma Quella Psicologica e Quella Più dura da superare. La Violenza Fisica porta, un voltafaccia, un lontano sanguinare il Corpo, ma le parole Hanno Il Potere di farci sanguinare Ben Più di centomila coltellate. Ci Sono parole, comportamenti Che Nessuna Legge punisce e il Che possono uccidere psichicamente Una persona o almeno ferirla in Maniera gravi o talvolta irreversibile. L’offesa, la disistima, la svalutazione, la privazione della Libertà Sono alcune forme in CUI SI Manifesta la Violenza Psicologica. Si puo definire la Violenza psichica Come una STRATEGIA Che mira uno uccidere, distruggere, annientare portare al Suicidio Una persona, Senza spargimento di Sangue. Un Livido Passa, ma un’offesa Che va Colpire uno delle Nazioni Unite punto debole e difficile da Dimenticare e turba piano piano la psiche di Una persona: Magari non SI Ricordano nel Tempo le offese ricevute, ma il subconscio si, Tutte le ricorda. E si diventa Semper Più insicuri di sé e introversi nia Rapporti Sociali, timidi e Diffidenti, facilmente permalosi. La Violenza Psicologica e Causa di staticamente also depressivi e di suicidi perche la vittima e incapace di reagire, in Quanto logorata e also se denunciasse la Violenza , La Legge italiana non ne terrebbe Conto Senza dimostrare di lesioni fisiche. Purtroppo Viviamo nel Paese delle Nazioni Unite Che non ci Tutela da This punto di vista, se non ci picchiano a sangue, se non hai delle Nazioni Unite braccio o gamba Una Rotta, non sei Stato maltrattato, ma il Dolore Che hai Dentro ha il Potere di annullare la Tua Volontà, diventa angoscia e l’angoscia diventa cancrena nel Cuore.ICredo sia troppo breve il periodo della campagna antiviolenza dedicata alla violenza contro le donne .Dovrebbe durare 365 gg l’anno non solo due settimane poichè gli atti di violenza perpetrati contro le donne sono in continuo aumento .Ne sono testimoni i giornali e i media .La maggior parte di essi avvengono in famiglia e non vengono denunciati per paura o per vergogna.Purtroppo viviamo in un mondo maschilista dove sembra che solo gli uomini abbiano il potere di vita e di morte sulle donne come avveniva nel secoli passati .Gli uomini fingono di non sapere che senza le donne il mondo sarebbe già finito e la razza umana estinta.Eppure sanno benissimo di essere solo una mutazione genetica e che il cromosoma Y che li contraddistingue è in via di estinzione . Inizialmente la vita nacque in Africa e la nostra capostipite venne chiamata Lucy che si riproduceva probabilmente in modo ermafrodita E’ inoltre già stato previsto che il maschio è in via di estinzione e che nei millenni a venire esisteranno solo donne .Purtroppo c’è anche da prendere in considerazione il fatto che molta della violenza perpetrata contro le donne proviene dalle donne stesse (familiari ,conoscenti o amiche), bisgnerebbe dunque insegnare alle donne a non usare vilolenza contro le componenti che hanno il loro stesso corredo genetico identificato con il doppio cromosoma XX . Rip in peace

    1. Grazie per questo intervento, anche se l’italiano non è perfetto si capisce tutto benissimo, e si sente che dietro c’è una persona dotata di grande umanità e sensibilità.

  2. Sarà sicuramente tutto vero quanto scrive Luisa Betti sulla vita privata della Huston e sul suo burrascoso rapporto con Brown, dà solo un po’ fastidio la sicumera della diagnosi, il voler far rientrare in un’etichetta, quella della sindrome di Stoccolma, una relazione umana con tutta la complessità e l’ambiguità che invece sempre comporta.

    1. Ci sono studi e ricerche eminenti su questa “applicazione” della sindrome di Stoccolma alla violenza domestica. Basta informarsi.

  3. Leggo con immenso piacere un articolo su Whitney Houston che parla del suo straordinario talento e della sua infinita fragilità senza fargliene una colpa. Che il riposo ti sia dolce Whitney. Ora sei una stella e nessuno ti farò più del male.

  4. Mi unisco ai milioni di fans per salutare Whitney con ammirazione e amore. Ognuno di noi ha una propria vita con dinamiche interiori personali e sacre. La accompagno con un saluto al Cuore affinché ovunque si trovi ora, possa trarre frutto dall’esperienza di questa vita per evolvere come Anima. Un abbraccio sincero. Paola A.

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