Crisi umanitaria in Afghanistan: donne e bambini le prime vittime

Il 97% della popolazione scenderà sotto la soglia di povertà entro l'inverno: le famiglie cedono le figlie in cambio di cibo e dietro una facciata di falsa moderazione, i talebani aumentano i divieti e le restrizioni per donne e ragazze

Laura Aprati
Laura Aprati
Giornalista Rai, videoreporter e autrice televisiva per Unomattina, Rai Uno. Ha realizzato il documentario "La forza delle donne" nei paesi in guerra in Medio Oriente



Dopo oltre sei mesi dalla presa del potere da parte dei talebani l’Afghanistan vive una crisi umanitaria profonda. Manca il cibo ma non solo, anche semplicemente la legna da ardere per riscaldarsi. In Afghanistan, ad oggi, oltre metà della popolazione soffre per la carenza di cibo.

La fame

L’economia è al collasso e le organizzazioni internazionali avvertono che il Paese sta per essere sopraffatto, in questo inverno, da un’ondata di fame e miseria. Tutte le organizzazioni hanno incrementato i loro aiuti ma non è ancora abbastanza. Secondo le Nazioni Unite servono circa 4,4 miliardi di euro.

Si prevede che in Afghanistan oltre il 97% della popolazione scenderà al di sotto della soglia di povertà entro la metà del prossimo anno

Il Paese sta affrontando la peggior crisi alimentare mai registrata e quasi 14 milioni di bambini soffriranno di insicurezza alimentare quest’inverno. E sono le donne ad affrontare il peso di questo dramma. Sono loro che si trovano anche a dover decidere quale figlio abbandonare perché il cibo non è sufficiente per tutti. “È davvero straziante che alcune famiglie afghane siano spinte a decisioni così estreme e disperate pur di sopravvivere e nutrire gli altri figli. Nessun genitore dovrebbe mai dover prendere l’impossibile decisione di rinunciare a un figlio”, ha dichiarato Nora Hassanien, direttrice di Save the Children in Afghanistan.

La storia di Fatima

L’organizzazione ha raccolto anche la storia di Fatima, madre sola di due gemelli, che ha subìto pressioni dalla famiglia per abbandonare uno dei suoi gemelli di 18 mesi. Sono entrambi malati e deboli e, visto il clima sempre più freddo e uno dei due che soffre di una grave malnutrizione, Fatima ha spiegato che non può permettersi di prendersi cura dei suoi figli come genitore single ma non può e non vuole abbandonare la figlia. Il marito l’ha lasciata sola.

le donne in Afghanistan oltre a non avere più diritti, a non poter andare a scuola, si trovano a “reggere” il peso della più grave crisi umanitaria che abbia mai colpito il Paese

Le donne, da sole, affrontano la quotidianità di una vita fatta della mancanza totale di tutto, dal cibo ai diritti, mentre i Talebani si occupano di far decapitare i manichini nei negozi perché sono contro la “Sharia”, o tentano di ottenere il riconoscimento internazionale con operazioni di facciata come il decreto contro i matrimoni forzati: operazione in cui sostengono di voler combattere una pratica tristemente radicata in Afghanistan, dove le donne sono trattate come una proprietà, una merce di scambio per soldi o per sanare liti tribali. Talebani che si sono spinti a dire che le vedove non devono essere costrette a risposarsi 17 settimane dopo la morte del marito, e debbono poter scegliere da sole cosa fare, dato che nella vecchia tradizione tribale era consuetudine che le vedove si risposassero con il fratello del marito o con uno dei suoi parenti.

I diritti negati

I Talebani hanno emanato però anche una serie di restrizioni che riguardano il mondo femminile tra cui (elenco parziale e non esaustivo): completo divieto per le donne di lavorare fuori di casa, che vale anche per insegnanti, ingegneri e la maggior parte dei professionisti (solo alcune donne medico e infermiere hanno il permesso di lavorare in alcuni ospedali a Kabul); completo divieto per le donne di attività fuori della casa se non accompagnate da un mahram (parente stretto come un padre, un fratello o un marito); divieto di trattare con negozianti maschi e di essere trattate da dottori maschi.

e divieto per le donne di studiare in scuole, università o altre istituzioni educative: Talebani che hanno convertito le scuole per bambine e ragazze in seminari religiosi

E poi gli obblighi, come quello di indossare un lungo velo (Burqa) che copre le donne da capo a piedi, pena frustate, botte e violenza verbale per le quelle non vestite secondo le regole Talebane o per le donne non accompagnate da un mahram. Inoltre frustate in pubblico per le donne che non hanno le caviglie coperte; lapidazione pubblica per le donne accusate di avere relazioni sessuali al di fuori del matrimonio (un numero non specificato di amanti sono stati lapidati a morte per questa regola); divieto di bagni pubblici femminili.

Infine divieto di uso di cosmetici, tanto che a molte donne con unghie dipinte sono state tagliate le dita

Divieto per le donne di parlare o di dare la mano a uomini non mahram ma anche di ridere ad alta voce, dato che nessun straniero dovrebbe sentire la voce di una donna. E poi divieto di portare tacchi alti perché produce suono quando camminano (un uomo non deve sentire i passi di una donna); interdizione per le donne di andare in taxi senza un mahram e veto di essere presenti in radio, televisione, o incontri pubblici di qualsiasi tipo. Donne a cui è vietato di praticare sport, entrare in un centro sportivo o in un club, di indossare vestiti con colori vivaci in quanto colori “sessualmente attraenti”, e di portare pantaloni larghi anche sotto un burqa.

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