Aumenta il traffico di “mogli” forzate dai paesi limitrofi alla Cina

Human Rights Watch ha documentato un mercato di “spose” vendute per contrarre matrimoni con cinesi

Luisa Betti Dakli
Luisa Betti Dakli
Direttrice di DonnexDiritti Network e International Women



Il dilagare del gendercidio in Cina ha creato uno squilibrio di genere talmente grave da determinare una sostanziale “carenza di donne”. La difficoltà di “trovare moglie” insieme alla mancanza di protezione, ha alimentato una domanda di donne trafficate dall’estero e in particolare dai paesi vicini. Human Rights Watch ha documentato recentemente

l’incremento di un traffico di mogli forzate in Myanmar, dove ogni anno centinaia di donne e ragazze vengono irretite con false promesse di lavoro in Cina, per essere poi vendute a famiglie come spose e costrette alla schiavitù sessuale anche per anni

La maggior parte viene sottoposta a pressioni per rimanere incinta il più rapidamente possibile e alcune di loro sono state costrette a sottoporsi a trattamenti di fertilità forzata. Le donne rese in schiavitù e con bambini che sono riuscite a scappare, sono state costrette a lasciare i loro figli alle famiglie che le avevano comprate e molte delle donne intervistate da HRW hanno riferito di essere state trafficate più volte. È stato rilevato che il traffico avviene in Cambogia, Indonesia, Laos, Myanmar, Nepal, Corea del Nord, Pakistan e Vietnam e che il numero di donne e ragazze trafficate è in aumento. Si tratta spesso di persone appartenenti a minoranze etniche o religiose provenienti da comunità povere o, come nel caso della Corea del Nord, in fuga da dittature.

La violenza contro le donne non è per questi governi una priorità e sono paesi che hanno relazioni complicate con la Cina

e per questo non si preoccupano del destino delle trafficate in Cina, anche se c’è stata una crescente attenzione nei media riguardo il fenomeno. Nel giugno 2019 la polizia cinese, ha dichiarato di aver salvato 1.100 donne vittime della tratta del sud-est asiatico e di aver arrestato 1.322 sospetti, tra cui 262 stranieri: governo cinese che sembra anche promuovere una sua propaganda contro il traffico per migliorare la sua immagine globale. HRW ha incontrato un’attivista del Myanmar, che aveva partecipato a un viaggio di studio cinese, aveva sentito un professore che spiegava che il problema non era la tratta ma che “le donne del Myanmar non conoscono la cultura cinese, e che una volta imparata la lingua e la cultura cinese, i loro matrimoni vanno bene”. I cinesi però non sono a conoscenza del traffico per la censura del governo sui media e su Internet da quando Xi Jinping è salito al potere nel 2012. Parlare criticamente del governo si traduce spesso arresti da parte della polizia e non esiste nessuna reale assistenza per le ragazze trafficate.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

News

On screen