Solidarietà all’avvocata Giannangeli: minacce a chi difende le donne

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L’avvocata Simona Giannangeli del centro antiviolenza de L’Aquila

“Ti passerà la voglia di difendere le donne. Stai attenta e guardati sempre le spalle, da questo momento questo posto non è più sicuro per te”. Questo il biglietto che l’avvocata Simona Giannangeli, del centro antiviolenza de L’Aquila, si è trovata sulla macchina due giorni fa, a ridosso della sentenza di condanna a 8 anni per Francesco Tuccia, il militare che ha ridotto in fin di vita una studentessa nel retro della discoteca di Pizzoli, in un processo in cui il pm aveva chiesto 14 anni e dove il centro antiviolenza aquilano si era costituito parte civile chiedendo il reintegro dell’accusa di tentato omicidio nei confronti della ragazza. La studentessa di vent’anni, in quella notte di febbraio dell’anno scorso, era stata ritrovata seminuda sulla neve e con ferite interne e una emorragia in corso, e in ospedale ci sono voluti 48 punti di sutura tra vagina e apparato digerente per rimetterla a posto. Portata al pronto soccorso il ginecologo aveva chiamato di corsa il chirurgo perché “In trent’anni di attività non avevo mai visto nulla del genere, e quando è stata portata all’ospedale dal 118 e scortata dai carabinieri, è arrivata ricoperta di sangue in condizioni di incoscienza e in un grave stato di shock emorragico dovuto alle gravi lacerazioni che aveva. Lacerazioni che interessavano oltre che l’apparato genitale anche altri organi. E’ stata portata immediatamente in sala operatoria, dove ho chiamato subito il collega chirurgo e insieme, l’abbiamo operata. Un intervento di oltre un’ora nel quale sono stati ricostruiti l’apparato digerente e l’apparato genitale”.

L’avvocata Simona Giannangeli è stata minacciata perché il centro antiviolenza de L’Aquila è intervenuto chiedendo il reintegro dell’accusa di tentato omicidio e perché di fronte a una cosa del genere è inumano stare zitti a guardare. Prendere parola e pretendere la verità è l’azione più alta che un essere umano possa fare nei confronti dei suoi simili e denunciare ingiustizie con coraggio e chiarezza, significa avere lucidamente in testa che il mondo si cambia così, passo dopo passo e tutt* insieme. L’interesse dell’altr* è il valore supremo, l’empatia che proviamo verso i nostri simili deve essere più forte della vigliaccheria e della codardia che porta a girare le spalle provvedendo solo al proprio interesse personale, qualunque esso sia. Ripristiniamo dentro di noi il coraggio di dire no, il coraggio di essere critici, di usare il proprio cervello, e di denunciare ad alta voce dicendo: mi dispiace, questo non va bene. Come ha fatto l’avvocata Giannangeli, tutti noi dobbiamo dimostrare quel coraggio ed essere pronti a respingere ogni intimidazione, ogni corruzione, ogni tentennamento, svegliandoci ogni giorno con il pensiero costante che le cose si possono cambiare: un pensiero che scalza anche la paura di quello che può succederci se parliamo.

So che significa e per questo esprimo tutta la mia solidarietà all’avvocata Simona Giannangeli. E per dimostrare che non è sola ma che siamo tutt* con lei, riporto qui sotto una parte dei comunicati di solidarietà e vicinanza che si stanno moltiplicando in queste ore. So che fa bene vedere che ci sono e fa anche bene leggerli, e rileggerli. Insieme siamo tutti più forti, ognuno di noi è più forte.

 

ALCUNI COMUNICATI DI SOLIDARIETA’ PER L’AVVOCATA SIMONA GIANNANGELI

 

Fuori genere – fuorigenere.wordpress.com

Totale solidarietà a Simona Giannangeli

“Apprendiamo oggi dai giornali della subita minaccia all’avvocatessa Simona Giannangeli. La nostra reazione è un misto tra incredulità e preoccupazione… sin da bambine ci hanno insegnato che tra le professioni più ambite c’era quella dell’avvocato e quella della giornalista. Un mese fa sparano contro la casa di Daniela Braccani e oggi minacciano un’avvocatessa… Che i nostri genitori si siano sbagliati? Non riusciamo a capire il perché di tanto astio gratuito, quello che però ci sembra un facile collegamento nel caso della Giannangeli è l’esito dell’ultimo processo affrontato: quello che vedeva il Centro Antiviolenza costituirsi Parte Civile nel processo contro Francesco Tuccia. Il militare viene condannato al carcere e a varie ammende tra cui 2000 euro destinati al Centro Antiviolenza di L’aquila. Non vogliamo scadere nel veniale, pensando che il messaggio di minacce lasciato sull’auto dell’avvocatessa sia per una cifra così ridicola, vogliamo essere invece molto più maliziose e pensare che sia dovuto ad una mentalità bigotta che non tollera il processo di liberazione della donna in atto, e che vede ogni tentativo di riscatto come una minaccia ai ruoli stabiliti. Non sappiamo se la mano che ha poggiato il biglietto sia di una lei o di un lui, diciamo che invece non ce ne importa nulla, perché il bigottismo affligge entrambe i sessi. Come non notare le tracce della solita mentalità mafiosa che si avvale dell’intimidazione come strumento dissuasivo. Lo stesso biglietto l’avremmo potuto trovare sull’auto di un PM reo di aver contribuito alla condanna di qualche camorrista.  Diciamo che forse questa è una violenza di genere ed è grave, ma non lo sappiamo. Invece sicuramente questo è un atteggiamento mafioso, ed è certo. Come è certo che dichiariamo tutta la nostra solidarietà a Simona Giannangeli: Simona guardati tranquillamente alle spalle perché troverai noi. Rinnoviamo la nostra solidarietà a tutte quelle donne che hanno scelto di lottare per un mondo giusto”.

 

Il Centro Donna L.I.S.A. 

“Il Centro Donna L.I.S.A. esprime anzitutto la sua solidarietà all’avvocata Simona Giannangeli che ha trovato sul parabrezza della sua macchina pesanti minacce (“Ti passerà la voglia di difendere le donne […] Stai attenta e guardati sempre le spalle, da questo momento questo posto non è più sicuro per te”) dopo la sentenza del Tribunale dell’Aquila che ha condannato a otto anni di carcere per stupro e lesioni gravissime il militare Francesco Tuccia in servizio a L’Aquila dopo il terremoto. Un simile attacco al lavoro, all’impegno personale e professionale e all’incolumità di chi si batte pubblicamente e in prima persona nella lotta alla violenza contro le donne, è ancora più meschino e vigliacco perché perpetrato nel modo più bieco e infame: l’anonimato dietro cui si nascondono quanti agiscono la violenza e i loro complici! Chiunque abbia rivolto all’avvocata questa minaccia – di chiara matrice fascista – deve essere individuato perché costituisce un pericolo non solo per lei ma per tutte le donne che vivono nel territorio. Il Centro Donna L.I.S.A. offre la sua disponibilità e collaborazione al Centro antiviolenza de L’Aquila per qualsiasi iniziativa pubblica vorrà intraprendere per denunciare tale gesto criminale. Il Centro Donna L.I.S.A. gestisce a Roma, nel IV Municipio, uno sportello di accoglienza e consulenza legale per donne vittime di violenza”. 

 

DiRe (Donne in Rete contro la violenza)

Non staremo in silenzio! SOLIDARIETA’ E VICINANZA all’avvocata Simona Giannangeli e  al Centro Anti Violenza dell’Aquila

“Le donne dell’associazione nazionale D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza, esprimono la loro solidarietà all’avvocata Simona Giannangeli per essere stata oggetto di un grave atto di intimidazione e minacce. L’avvocata ha rappresentato il Centro Anti Violenza dell’Aquila che si era costituito parte civile contro Francesco Tuccia il militare che un anno fa, si rese autore di un atto di inaudita violenza nei confronti di una giovane donna, ed è stato condannato ad otto anni di reclusione per violenza sessuale. Gli insulti e le intimidazioni rivolte all’avvocata, al centro antiviolenza e a tutte le donne sono un fatto gravissimo che rivelano come la violenza contro le donne abbia un’ origine culturale ed anche ideologica. Una violenza nei confronti di una donna è una violenza nei confronti di tutte le donne, violando il corpo e la dignità di una donna si rivolge un messaggio a tutto il genere femminile e questo messaggio si chiama femminicidio. Nelle intenzioni dell’autore o degli autori delle minacce c’è la volontà di indurre al silenzio le donne e le voci che denunciano la cultura maschilista della violenza contro le donne per mantenere un clima di arretratezza e di inciviltà.  Non staremo in silenzio e non lasceremo sola nessuna donna, denunciamo questo fatto gravissimo e ci aspettiamo che le istituzioni facciano la loro parte per condannare questa azione ripugnante ed unirsi alle manifestazioni di solidarietà e di vicinanza a Simona Giannangeli e al Centro Anti Violenza dell’Aquila, anche con azioni politiche concrete”.

 

Comunicato stampa inviato da: Partito Democratico L’Aquila
Solidarietà delle democratiche abruzzesi a Simona Giannangeli

“Esprimiamo solidarietà e vicinanza a Simona Giannangeli, legale del Centro Antiviolenza dell’Aquila, vittima di un gesto vile e allarmante. Le minacce e gli insulti indirizzati alla professionista aquilana rappresentano un segnale gravissimo: Simona Giannangeli, donna che difende altre donne, è, nelle intenzioni di chi ha messo in pratica il gesto di minaccia, il simbolo dell’odio della rabbia e del disprezzo nei confronti di tutte le donne. “Ti passerà la voglia di difendere le donne…. Stai attenta e guardati sempre le spalle, da questo momento questo posto non è più sicuro per te”: questo il testo della missiva a cui seguono insulti: parole feroci e pesantissime. Forse il gesto di uno squilibrato, ma di certo un ennesimo segnale di violenza, una violenzache ha il chiaro obiettivo di terrorizzare e indurre al silenzio una donna, tutte le donne. Noi non ci stiamo. Abbracciamo Simona e tutte insieme, tutti insieme continuiamo la battaglia di civiltà contro le violenze che investono e travolgono la vita delle donne.

 

Minacce all’avvocato Giannangeli, De Santis e Di Nicola (IDV): “Rispondiamo tutti con fermezza”

“L’assessore Lelio De Santis ed il capogruppo dell’IDV Giuliano Di Nicola, esprimono solidarietà umana e politica all’avvoccato Simona Giannangeli per l’assurdo e provocatorio gesto di intimidazione ricevuto: Un gesto deprecabile ed intollerabile a maggior ragione in una città già alle prese con tante difficoltà e violenze. A questo gesto sono invitati a rispondere tutti, uomini e donne, con determinazione, fermezza e coraggio, consapevoli che ogni forma di violenza di genere non deve più appartenere ad una società civile e moderna“.

 

Prc, solidarietà a Simona Giannangeli

“Rifondazione Comunista esprime solidarietà e vicinanza  all’avvocato Simona Giannangeli, da anni in prima fila nella lotta contro la violenza sulle donne. Queste minacce purtroppo dimostrano la persistenza di un disprezzo ideologico di genere, che si è espresso ora nella forma della minaccia anonima ma è lo stesso che nei casi più estremi porta alla violenza fisica. Da questo episodio siamo certi che Simona e tutte le donne che si battono a testa alta contro la violenza di genere usciranno ancora più determinate nel portare  avanti le loro istanze.Lo sostengono in una nota congiunta Francesco Marola – segretario provincale PRC e Goffredo Juchich – segretario comunale PRC (h. 15,40)”.

 

Minacce all’avvocato Giannangeli: dedicare l’8 marzo alla libertà di vita e d’azione delle donne – Pina Leone coordinatrice Circolo Comunale SEL dell’Aquila

“Il Coordinamento Comunale di SEL esprime la più viva indignazione per le minacce contro Simona Giannangeli, avvocata del Centro Antiviolenza dell’Aquila che ricordiamo già parte civile al processo contro Francesco Tuccia ,condannato pochi giorni fa a otto anni per stupro. Le minacce a Simona Giannangeli sono minacce a tutte le donne che si sono battute con lei a favore di tutte coloro che hanno chiesto aiuto e si sono affidate per spezzare meccanismi di violenza, spesso familiare ma non solo. L’indignazione è forte perché ci rendiamo conto di quanta intolleranza c’è per le donne che alzano la testa e combattono la violenza non solo nei sintomi ma anche radicalmente, culturalmente, vivendo pubblicamente e pienamente ogni giorno le loro competenze e in relazione con altre donne e in difesa di altre donne. Quello subito da Simona Giannangeli non può restare un fatto privato. Sono minacce che mirano a minare un sistema come quello dei Centri Antiviolenza che, con tante competenze e poche risorse finanziarie, agiscono in molti territori in Italia e in particolare, con uno sforzo unico, le donne aquilane sono riuscite a far crescere rendendo un servizio nel territorio che ha visto un incremento di violenza sulle donne dopo il sisma. Vogliamo ricordare che i centri antiviolenza sono i soggetti qualificati e competenti, perché in essi sono stati sperimentati negli anni percorsi di possibile uscita dalla violenza, grazie alla relazione tra donne e perché costituiti esclusivamente da donne, come stabilisce anche l’art. 6 della Legge Regionale n.31 del 2006, testo normativo concepito in osservanza di principi costituzionali e di principi contenuti in Convenzioni Internazionali. Il Coordinamento Comunale di SEL chiede che IL CONSIGLIO COMUNALE DELL’AQUILA discuta al più presto l’ordine del giorno presentato dal Capogruppo di Sinistra Ecologia e Libertà per impegnarsi a: ri-destinare i fondi previsti dall’OPCM 3878/11 e riaffermare la competenza territoriale dei fondi, ribadendo che le risorse dell’OPCM 3978/11 vengano destinati unicamente ad interventi di sostegno ai centri antiviolenza nei comuni del cratere sismico. Le donne del Coordinamento Comunale di SEL inoltre confidano nella possibilità di costruire una mobilitazione comune di tutte le donne appartenenti ai vari luoghi di discussione pubblica e che vogliano rispondere alle vili minacce che hanno colpito la compagna Simona Giannangeli per non abbassare la guardia. Per questo chiedono di dedicare l’8 marzo alla libertà di vita e d’azione delle donne costruendo una manifestazione regionale a L’Aquila per non lasciare sola Simona e sostener i centri antiviolenza.”

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