Dove guarda l’Italia inGiusta

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Come diceva un personaggio morettiano nel profetico “Caimano”: quando arrivano al fondo, gli italiani cominciano a scavare, scavare, scavare. E siccome al peggio non c’è mai fine, oggi l’Italia, dopo le elezioni politiche 2013, risulta ingovernabile: la coalizione di centro sinistra (Pd-Sel), che dava per scontata la sua netta vittoria, ha la maggioranza alla Camera solo grazie al premio, mentre al Senato c’è un quasi pareggio con la coalizione Pdl-Lega (120 seggi contro 117 e quindi ben lontani dai 158 seggi necessari). La vera sorpresa però è che il Movimento 5 stelle è il primo partito nazionale, seguito dal Pd e dal Pdl (Rivoluzione Civile non è arrivata neanche al 2%), in un panorama di quasi totale parità tra il centro sinistra e il centro destra, e con una coalizione Monti insignificante. Una situazione che mette questo Paese nella prospettiva di alleanze improbabili e azzardate sia che si tratti di Berlusconi che apre a una grande coalizione, o di Vendola e il Pd che, schiacciati contro un muro, guardano con interesse le stelle di Grillo. Eppure queste elezioni dovrebbero seriamente far riflettere chi, a sinistra, continua a non voler vedere, o a sottovalutare, quella parte d’Italia con cui invece bisogna fare i conti perché rilevante: la consistente parte di italiani che ha continuato a scegliere un uomo che ci ha portati alla rovina, rovistando nel peggio della cultura ignorante, gretta, sessista, discriminatoria, violenta dell’italiano maschio medio, e anche quella che ha scelto come alternativa un movimento che alternativa non è (e non potrà essere), malgrado le intenzioni. Un’alternativa, quella dei grillini, che sta riempiendo un vuoto – che nel corso di 30 anni è diventata prima una voragine e poi un buco nero –  lasciato da una sinistra incapace di capire, di stare al passo, di ascoltare quella disperazione di cui avrebbe dovuto essere portavoce e con cui avrebbe dovuto essere continuamente in contatto. Ma come fanno due soggetti a incontrarsi se mentre uno sprofonda nel burrone, l’altro gira la testa dalla parte opposta, concentrandosi sulle macchie di un giaguaro di cui non vede i denti?

Lo scollamento che questa sinistra dimostra oggi rispetto alla realtà è talmente forte che bisognerà sottolinearlo bene, perché porterà tutti noi verso il baratro, anche chi a quel processo non ha partecipato o non lo voleva. Una sinistra che non riesce più neanche a “sfruttare” quella società civile relegata a spazi di ascolto politico ristretti ma ricca di esperienza e creatività di persone capaci, a dimostrazione di uno snobbismo intollerabile di fronte alla sofferenza e all’ingiustizia sociale sempre più dolorosa. Una sinistra che fa finta di non vedere, a riprova di una miopia totale rispetto ai cambiamenti, agli umori, ai bisogni delle persone di cui dovrebbe essere il punto di riferimento, e che oltre alla mancanza di analisi politica e sociale, ha dimostrato anche un’assoluta mancanza d’intuito: il semplice intuito di chi sa osservare. Ora Berlusconi, che quella sinistra dava per finito, pensionato, è invece lì davanti a noi e se la ride, come chi torna sul campo di battaglia e fa la sua bella figura per l’inettituidine nefasta del suo nemico che gli ha lasciato spazio perché convinto di avere in mano una vittoria che evidentemente non gli appartiene, sottovalutando le capacità e il potere che Berlusconi ha nel toccare la parte “molle” di una certa Italia. Ed è per questa sordità, inadempienza, incapacità, che oggi la sinistra ha l’amaro in bocca e cerca di rimediare come può: una sconfitta sonora se pensiamo che stavolta avevano la possibilità di vincere e alla grande. E non solo di fronte a un Berlusconi dato per “cotto” e con cui invece potrebbero essere costretti a venire a patti, ma soprattutto di fronte a un movimento, quello di Grillo, che ha saputo intercettare quel malessere che questa sinistra italiana ha dimenticato di rappresentare, un movimento che ha dato a tanta rabbia la motivazione di un riscatto, la prospettiva di una partecipazione diretta, senza però offrire una vera strategia politica in un reale percorso democratico. Una sinistra che dovrebbe fare un seria autoanalisi perché è lei che ci regala Grillo, e che ci ha riproposto Berlusconi, dopo averci fatto passare Monti per “il male minore”.

Per incoraggiare (tutti e tutte) alla riflessione, nel tentativo di evitare nuovamente false illusioni su quello che potrebbe essere il nostro immediato futuro, riprendo qui di seguito l’illuminante lettera di Wu Ming pubblicata sul Liveblog di Internazionale.

 

Wu Ming – Il Movimento 5 stelle ha difeso il sistema

Adesso che il Movimento 5 stelle sembra aver “fatto il botto” alle elezioni, non crediamo si possa più rinviare una constatazione sull’assenza, sulla mancanza, che il movimento di Grillo e Casaleggio rappresenta e amministra. Il M5S amministra la mancanza di movimenti radicali in Italia. C’è uno spazio vuoto che il M5S occupa… per mantenerlo vuoto.
Nonostante le apparenze e le retoriche rivoluzionarie, crediamo che negli ultimi anni il Movimento 5 stelle sia stato un efficiente difensore dell’esistente. Una forza che ha fatto da “tappo” e stabilizzato il sistema. È un’affermazione controintuitiva, suona assurda, se si guarda solo all’Italia e, soprattutto, ci si ferma alla prima occhiata. Ma come? Grillo stabilizzante? Proprio lui che vuole “mandare a casa la vecchia politica”? Proprio lui che, dicono tutti, si appresta a essere un fattore di ingovernabilità?
Noi crediamo che negli ultimi anni Grillo, nolente o volente, abbia garantito la tenuta del sistema.
Negli ultimi tre anni, mentre negli altri paesi euromediterranei e in generale in occidente si estendevano e in alcuni casi si radicavano movimenti inequivocabilmente anti-austerity e antiliberisti, qui da noi non è accaduto. Ci sono sì state lotte importanti, ma sono rimaste confinate in territori ristretti oppure sono durate poco. Tanti fuochi di paglia, ma nessuna scintilla ha incendiato la prateria, come invece è accaduto altrove. Niente indignados, da noi; niente #Occupy; niente “primavere” di alcun genere; niente “Je lutte des classes” contro la riforma delle pensioni. Non abbiamo avuto una Piazza Tahrir, non abbiamo avuto una Puerta de Sol, non abbiamo avuto una Piazza Syntagma. Non abbiamo combattuto come si è combattuto – e in certi casi tuttora si combatte – altrove. Perché?
I motivi sono diversi, ma oggi vogliamo ipotizzarne uno solo. Forse non è il principale, ma crediamo abbia un certo rilievo.
Da noi, una grossa quota di “indignazione” è stata intercettata e organizzata da Grillo e Casaleggio – due ricchi sessantenni provenienti dalle industrie dell’entertainment e del marketing – in un franchise politico/aziendale con tanto di copyright e trademark, un “movimento” rigidamente controllato e mobilitato da un vertice, che raccatta e ripropone rivendicazioni e parole d’ordine dei movimenti sociali, ma le mescola ad apologie del capitalismo “sano” e a discorsi superficiali incentrati sull’onestà del singolo politico/amministratore, in un programma confusionista dove coesistono proposte liberiste e antiliberiste, centraliste e federaliste, libertarie e forcaiole. Un programma passepartout e “dove prendo prendo”, tipico di un movimento diversivo.

Fateci caso: il M5S separa il mondo tra un “noi” e un “loro” in modo completamente diverso da quello dei movimenti di cui sopra.

Quando #Occupy ha proposto la separazione tra 1 e 99 per cento della società, si riferiva alla distribuzione della ricchezza, cioè va dritta al punto della disuguaglianza: l’1 per cento sono i multimilionari. Se lo avesse conosciuto, #Occupy ci avrebbe messo anche Grillo. In Italia, Grillo fa parte dell’1 per cento.
Quando il movimento spagnolo riprende il grido dei cacerolazos argentini “Que se vayan todos!”, non si sta riferendo solo alla “casta”, e non sta implicitamente aggiungendo “Andiamo noi al posto loro”. Sta rivendicando l’autorganizzazione autogestione sociale: proviamo a fare il più possibile senza di loro, inventiamo nuove forme, nei quartieri, sui posti di lavoro, nelle università. E non sono le fesserie tecnofeticistiche grilline, le montagne di retorica che danno alla luce piccoli roditori tipo “parlamentarie”: sono pratiche radicali, mettersi insieme per difendere le comunità di esclusi, impedire fisicamente sfratti e pignoramenti eccetera.

Tra quelli che “se ne devono andare”, gli spagnoli includerebbero anche Grillo e Casaleggio (inconcepibile un movimento comandato da un milionario e da un’azienda di pubblicità!), e anche quel Pizzarotti che a Parma da mesi gestisce l’austerity e si rimangia le roboanti promesse elettorali una dopo l’altra.
Ora che il grillismo entra in parlamento, votato come extrema ratio da milioni di persone che giustamente hanno trovato disgustose o comunque irricevibili le altre offerte politiche, termina una fase e ne comincia un’altra. L’unico modo per saper leggere la fase che inizia, è comprendere quale sia stato il ruolo di Grillo e Casaleggio nella fase che termina. Per molti, si sono comportati da incendiari. Per noi, hanno avuto la funzione di pompieri.

Può un movimento nato come diversivo diventare un movimento radicale che punta a questioni cruciali e dirimenti e divide il “noi” dal “loro” lungo le giuste linee di frattura?
Perché accada, deve prima accadere altro. Deve verificarsi un Evento che introduca una discontinuità, una spaccatura (o più spaccature) dentro quel movimento. In parole povere: il grillismo dovrebbe sfuggire alla “cattura” di Grillo. Finora non è successo, ed è difficile che succeda ora. Ma non impossibile. Noi come sempre, “tifiamo rivolta”. Anche dentro il Movimento 5 stelle.

 

 

Marilù Mastrogiovanni: assoluzione per il giornalismo d’inchiesta

La giornalista Marilù Mastrogiovanni, direttora de "Il tacco d'Italia"

La giornalista Marilù Mastrogiovanni, direttora de “Il tacco d’Italia”

Oggi Marilù Mastrogiovanni, direttora del giornale onile “Il Tacco d’Italia”, è stata assolta presso il Tribunale di Casarano con formula piena in quanto “il fatto non sussiste”, nell’ambito del processo penale in cui la giornalista era stata accusata di diffamazione a mezzo stampa dall’editore di Telerama Paolo Pagliaro,  in una lunga vicenda processuale. Il giudice Sergio Tosi, ha assolto Maria Luisa Mastrogiovanni per tutti i 12 i capi di imputazione. L’inchiesta “Pagliaro l’impero virtuale”  uscita sul mensile cartaceo “Il Tacco d’Italia” nel dicembre 2005, aveva provocato scintille e Paolo Pagliaro aveva già querelato Mastrogiovanni per aver “sollevato un polverone nell’opinione pubblica salentina e che riguardava i contributi dati dalla Provincia di Lecce (giunta Pellegrino) a Telerama con affidamento diretto, la vicenda dei finanziamenti all’emittenza tv privata ottenuti con autocertificazioni e l’occupazione abusiva di frequenze della Rai”, come si legge sul giornale online “Il Tacco d’Italia”. In quell’occasione il Gup Annalisa De Benedictis, si espresse con una sentenza di proscioglimento che entrava nel merito dell’inchiesta del Tacco, affermando anche che: “Le diffide e le querele per quanto legittime, hanno pur sempre raggiunto lo scopo di tentare di paralizzare l’attività giornalistica dell’imputata, che di fatto si è vista protagonista di procedimenti penali tutt’ora sub iudice”.

Una sentenza, quella di oggi, che dimostra come il giornalismo d’inchiesta non può essere ostacolato attraverso querele che, seppur legittime, possono diventare atti intimidatori verso i giornalisti che vogliono andare fino in fondo alla verità scoperchiando il vaso di Pandora di questo Paese, senza la paura di esporsi e indicare il dito verso questioni non chiare. L’unico modo per cambiare l’Italia è andare sempre fino in fondo, e chi fa questo non deve mai agire in solitudine o in maniera isolata, perché quello è l’unico, vero, grande pericolo. Per questo esprimo grande solidarietà e stima verso Marilù Mastrogiovanni e verso tutte le giornaliste coraggiose che non demordono, mai.

Di seguito i capi d’imputazione da cui Marilù Mastrogiovanni è stata assolta:

da “Il Tacco d’Italia”

“L’inchiesta Pagliaro l’impero virtuale era uscita sul mensile il Tacco d’Italia nel dicembre 2005. A seguito della querela sporta da Paolo Pagliaro, il Pm Antonio De Donno aveva chiesto il rinvio a giudizio per diffamazione e mezzo stampa. La prima udienza del processo penale si tenne l’11 novembre 2008 con una quantità di capi d’imputazione spropositata, ben dodici, che riportiamo di seguito sinteticamente:

1) la dichiarazione “Rts è clandestina” (ma si trattava di un’opinione di Franco Abruzzo che analizzava il rispetto della legge sulla stampa da parte di quella tv);
2) “Nel 2003 nessun dipendente dichiarato” (tanto però risultava da una visura Cerved);
3) nell’inchiesta si riferiva di una serie di circostanze su pignoramenti esattoriali di Max Persano, il vero direttore responsabile di tutte le reti;
4) si faceva anche un accenno allo scandalo delle false fatturazioni di Telerama, che per giorni aveva occupato le prime pagine dei quotidiani locali, più di 10 anni fa;
5) l’aver parlato dei debiti che l’ex proprietario di Rts lamenta, in un giudizio civile in corso, nei confronti della Broker PR, la concessionaria di pubblicità di Pagliaro;
6) l’aver parlato del processo relativo ai finanziamenti presi ai sensi della legge 488 e del rischio di prescrizione;
7) l’aver riportato l’episodio della sparizione di due serrature degli uffici di via Marugi, poi restituite dalle Autorità al legittimo proprietario, Fabio Chiarelli;
8) l’aver commentato come la citazione civile sia un tentativo di intimidazione, mentre la querela permette al pm di indagare e all’imputato di esprimere le proprie ragioni nel dibattimento;
9) l’aver dettagliato il non rispetto delle più basilari norme sulla sicurezza del lavoro in alcune sue sedi di via Marugi;
10) l’aver scritto che la Guardia di finanza potrebbe accertare a quanto ammonti il debito previdenziale accumulato nei confronti dei dipendenti in anni e anni;
11) l’aver scritto, a proposito dell’iniziativa benefica “Cuore Amico”;
12) infine per aver scritto che la citazione per danni è un’infamità che tende oggettivamente ad intimidire la libertà di stampa“.

Gentile cavaliere, scenda dalla sella

La copertina del libro "Francesca e il cavaliere"

La copertina del libro “Francesca e il cavaliere”

Lo so, si parla ancora di Lui, ma solo a fin di bene: per chiarire che il passato non è archiviato, per comprendere come la forzatura culturale degli ultimi vent’anni abbia inciso nella realtà politica e sociale di questo Paese, e per raccontare una storia che deve farci seriamente riflettere, soprattutto a noi donne. Se ne parla domani alle 5 del pomeriggio nei locali di Ecosistema Informazione a Roma (a piazza San Giovanni, 40), con una presentazione e un dibattito moderato dalla giornalista di La7 Silvia Resta e con Paolo Guzzanti (giornalista e scrittore), Gemma Azuni (candidata di Sel a sindaca di Roma) , Giulia Bongiorno (Fli, candidata sia al Senato che alla presidenza della Regione Lazio per coalizione Fli, UdC e Lista Monti). 

SABATO 16 FEBRAIO ORE 17.00 A ROMA,  PRESESENTAZIONE IN ANTEPRIMA NAZIONALE DEL LIBRO

FRANCESCA E IL CAVALIERE – LA SINGOLARE STORIA DELLA FIDANZATA DI SILVIO BERLUSCONI                 

di Mariagiovanna Capone e Nico Pirozzi

Il rompicapo delle ultime ore, il giallo a tinte rosa che guadagna spazio su giornali e tivù nel pieno della campagna elettorale – che a detta di politologi e sondaggi – è la peggiore nella storia della Repubblica, è diventato un libro. “Francesca e il Cavaliere” edito dalla edizioni Cento Autori – la stessa casa editrice che ha pubblicato la biografia non autorizzata su Nicola Cosentino “Il Casalese”-, racconta un pezzo della love story  del momento e la intreccia ai fatti e ai personaggi che hanno segnato la storia politica e giudiziaria del Pdl in Campania.  Mostrando, purtroppo  ancora una volta, l’ennesima, uno dei tanti lati oscuri della politica che abdica alla necessità di farsi rappresentare e rappresentarsi sulla base di competenza, merito e formazione al di là dei generi. E a rimetterci ancora una volta sono le donne sul piano dell’immagine, rappresentanza e rappresentazione che se ne fa. Le vicende narrate dai giornalisti Mariagiovanna Capone e Nico Pirozzi, autori nel nuovo libro della collana “Fatti & Misfatti”, dimostrano come le donne continuino ad essere moneta corrente, tangente, merce di scambio nell’esercizio del ruolo e del peso elettorale, più che politico. Fatto che impone un surplus di attenzione prima di definire archiviato “il berlusconismo” e liquidarlo come fatto peculiare soltanto di una certa area e colore politico. L’ascesa di Francesca Pascale, mezzo secolo in meno del suo fidanzato, che in pochi anni riesce a sbaragliare in volata le tante agguerrite concorrenti al trono di Arcore, ha dell’incredibile. Da ballerina del trash show “Telecafone” passando per gli scranni del consiglio provinciale di Napoli, fino ad arrivare  al fianco dell’uomo che organizzava  cene eleganti ad Arcore.  Ma Silvio Berlusconi e Francesca Pascale quando si sono conosciuti? Perché la vita privata di Berlusconi deve continuare a irrompere nel quotidiano di un Paese allo stremo ed essere considerato in modo semplificato un fatto di gossip senza che diventi dibattito sulla questione etico-politico e socio-culturale? Gli autori del libro ne parleranno sabato prossimo. Il dibattito che si svolgerà alle 17.00 nei locali di Ecosistema Informazione in piazza San Giovanni – 40, sarà moderato dalla giornalista di La7  Silvia Resta; interverranno Paolo Guzzanti, giornalista e scrittore autore di un libro il cui titolo è diventato un neologismo “mignottocrazia” secondo cui: “(…) Berlusconi ha disossato la dignità delle donne con lo stesso sistema con cui ha disarticolato la democrazia. I due processi sono complementari(…)”; Marisa Rodano tra le fondatrici dell’Udi (Unione donne italiane); Gemma Azuni consigliera comunale uscente e candidata di Sel a sindaca di Roma; Giulia Bongiorno, candidata alla presidenza della Regione Lazio con Fli.   

Il libro

I primi passi nel mondo dello spettacolo come showgirl del programma trash Telecafone; lingresso in politica passando per la segreteria di Fulvio Martusciello, dove viene concepita la singolare idea del fan club Silvio ci manchi. Poi  ma quando?  il fatale incontro con lui, Silvio. La breve esperienza in consiglio provinciale e, infine, lufficializzazione del fidanzamento con Berlusconi, il 16 dicembre 2012. Ha dellincredibile lascesa di Francesca Pascale, mezzo secolo in meno del suo fidanzato, che in pochi anni riesce a sbaragliare in volata le tante altre agguerrite contendenti al trono di Arcore. Lei, che non ha il fisico della top model, né la classe o lo charme dellaristocratica, impara subito e bene. Corsi di dizione e portamento. Perfino di bon ton. Lo stile di Francesca post Silvio ci manchi è lontano anni luce dalla ragazza che leccava Calippo a gogò sulla spiaggia di Varcaturo. È sobrio e riservato. Quasi da signora. Quasi da first lady.

Gli autori

Mariagiovanna Capone è nata a Napoli dove si è laureata in Scienze Geologiche all’Università Federico II. Giornalista professionista, ha iniziato la sua attività nel 2001. Ha scritto per le testate Liberazione e Napolipiù  La Verità. Attualmente collabora con il settimanale Oggi e con il quotidiano Il Mattino di Napoli. Francesca e il Cavaliere è il suo primo libro

Nico Pirozzi (Padova, 1954). È laureato in Sociologia allUniversità Federico II di Napoli. Giornalista professionista, ha curato la regia e i testi del documentario Il Casalese (Napoli, 2012). Ha pubblicato Fantasmi del Cilento  Da Altavilla Silentina a Lenti uninedita storia della Shoah ungherese (Napoli, 2007), Napoli Salonicco Auschwitz  Cronaca di un viaggio senza ritorno (Napoli, 2008), Traditi  Una storia della Shoah napoletana (Napoli, 2010), La Shoah in Campania (Napoli, 2012). Ha inoltre curato la riedizione del pamphlet scritto da Maurizio Valenzi nel 1938, Ebrei italiani di fronte al razzismo (Napoli, 2010), e la pubblicazione del memoriale scritto da Gunther Langes Auf Wiedersehen Claretta (Napoli, 2012)

 

“One Billion Rising” con femminicidio

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Il logo della campagna “One Billion Rising”

Nel giorno di “One Billion Rising”, la campagna lanciata da Eve Ensler nel 15° anniversario del V-Day (Vagina Day) in cui un miliardo di uomini e donne vengono invitati ad alzarsi e a ballare tutti insieme contro la violenza maschile sulle donne, la giornata comincia con la morte di una donna uccisa con 4 colpi di pisola al braccio e alla testa. A sparare in Sud Africa alle 4 del mattino nel proprio appartamento di Silverlakes a Pretoria, è stato il noto atleta Pistorius, primo sportivo paralimpico ad aver partecipato alle Olimpiadi, che ha ucciso la sua fidanzata, la modella Reeva Steenkamp di trent’anni, che frequentava l’uomo da novembre. Secondo il racconto di Pastorius, lui avrebbe sparato perché pensava che a quel’ora fossero entrati i ladri in casa sua, e solo dopo averla uccisa ha ipotizzato che forse la donna era entrata nel suo appartamento di nascosto per fargli una sorpresa per san valentino. Molti giornali hanno scritto che probabilmente si tratta di un errore, ma gli inquirenti già da ora hanno escluso questa ipotesi dell’errore, sostenendo che, come dice Sky24, “l’ipotesi dell’errore non regge” e che si tratti quindi di “omicidio”. “Si è inoltre appreso – riporta tgcom 24 – che alcuni vicini di casa di Pistorius hanno sentito all’alba di questa mattina grida e urla provenire dall’abitazione dell’atleta”. La polizia sudafricana avrebbe poi anche aggiunto che “la villa è molto sicura, sempre sotto controllo” e che sarebbe “strano che potesse entrarvi un ladro” per i controlli rigidissimi che ci sono per entrare nel lussuoso complesso residenziale, e che Pistorius sarà sottoposto a controlli medici per stabilirne il livello di alcol e la presenza di eventuali segni di colluttazione. Inoltre Pastorius prima di uccidere Reeva Steenkamp, aveva già dei precedenti per aggressioni su una ragazza di 19 anni che nel 2009 aveva denunciato l’atleta per lesioni personali gravi tanto da farlo trattenere per una notte in prigione: anche se poi la ragazza ritrattò cambiando l’accusa in aggressione semplice così da far rilasciare Pistorius.

Oggi però questa notizia sconvolge perché ancora nel mondo la quantità di possibili femminicidi perfetti fa rabbrividire, e soprattutto chiarisce come anche l’uomo più insospettabile può essere pericoloso non perché sia malato di mente ma semplicemente violento, e che un uomo ricco, bello e importante possa anche pensare di eliminare fisicamente la propria compagna pensando di farla franca. In Italia stamattina la ministra della giustizia Paola Severino ha detto a Radio24 di voler escludere i delitti violenti contro le donne dai reati per i quali possono essere ottenuti benefici e riduzioni di pena, sottolineando che “Il prossimo Parlamento potrebbe prevedere che reati che sono connessi a violenza sulle donne devono essere esclusi dal novero dei reati che possono godere di benefici”, come deterrente. Ma la violenza sulle donne non è solo un reato perché comprende un modo di pensare, una cultura, un pregiudizio profondamente radicato negli uomini e nelle donne, che non coinvolge solo chi la subisce o chi ne è autore, ma anche chi la sostiene e chi non la riconosce, in un contesto dove in realtà tutte le donne subiscono una forma di violenza nella vita e in quanto donne sono tutte potenziali vittime di femminicidio.

La violenza contro le donne è un fenomeno che tocca tutte noi perché non è solo violenza sessuale o fisica, ma è anche violenza psicologica o economica, e avviene in diversi contesti come la famiglia, ma che può essere sostenuta e perpetrata dalle istituzioni, a scuola, sul lavoro, e comincia già quando l’educazione impone alle bambine un certo tipo di comportamento e di ruolo ben definito resettando il nostro cervello su quello che puoi o non puoi fare, basandosi su un pregiudizio per cui una femmina è in grado o non è in grado di intraprendere qualcosa: un messaggio che quella bambina avrà impresso dentro di sé fino a diventare un riflesso condizionato, e di cui può liberarsi solo con la consapevolezza, teorica ma anche pratica, che è sbagliato. Alla base di ogni violenza sulle donne c’è sempre e comunque la discriminazione, che può essere combattuta solo con un bilanciamento di potere in politica e ai vertici delle aziende, così come nella sfera privata che in quella pubblica, in una scala di discriminazione che va dalle “battutine” al femminicidio, e che a livelli diversi ci investe tutte. Una consapevolezza che ci dovrebbe far riflettere sul fatto che anche chi non ha subito una violenza fisica e/o sessuale ha sicuramente subito nella sua vita una forma di discriminazione che è in sé per sé una violenza. Il numero crescente di femminicidi nel mondo dimostra come molte donne siano ancora ad alto rischio di vita in un contesto dove però questo non è percepito adeguatamente, tanto che la maggior parte dei governi a livello globale non prendono in seria considerazione l’applicazione di politiche dirette al contrasto della violenza contro le donne né tentano di salvare la vita di queste donne investendo sulla prevenzione e sulla protezione. E anche nei Paesi cosiddetti “democratici” l’idea patriarcale del potere in cui, anche se possono apparire avanzate, in realtà non superano il pregiudizio che le donne vengono sempre e comunque dopo gli uomini. La speranza è che siano le donne a risollevare le loro teste per dire no agli uomini che alzano la mano su di loro, solo così gli uomini potranno interrogarsi sul perché hanno quella mano alzata.

 Gli eventi e i flash mob in Italia li trovate sul sito ufficiale 

ACQUASPARTA (TR): Piazza Federico Cesi
ALESSANDRIA: Via Vinzaglio, 59 ore 18.00
ANCONA: Cargo Pier via Sbrozzola, 28 ore 18.30 https://www.facebook.com/events/199346716873655/
ARCO: Piazza III Novembre ore 14.00
ARZANO (NA): Piazza Cimmino
ASCOLI PICENO: Piazza del Popolo ore 18.00 https://www.facebook.com/events/370882959686445/
AREZZO: Piazza San Francessco ore 9.30 https://www.facebook.com/events/340827552700128/
AULLA (MS): Piazza Gramsci ore 14.45 -16.00 https://www.facebook.com/events/442766849126090/
AVELLINO: Corso Vittorio Emanuele ore 20.30 http://www.facebook.com/events/325898157522329/
AVIGLIANA (TO): La fabbrica, via 4 novembre n.19  ore 18.30
BAGNO A RIPOLI (FI): Società Mutuo Soccorso, via Roma n.124  ore 21.00
BARI: Piazza del Ferrarese ore 17.00 http://www.facebook.com/events/143036789188843/
BENEVENTO: Convitto Nazionale, Piazza Roma ore 17.30 http://www.facebook.com/events/204745752998712/
BELLUNO: Piazza Martiri ore 13.00; Centro Commerciale Veneggia/Mega ore 18.00
BERGAMO: Spazio Giovani Edonè, via Gemelli ore 18.00 http://www.facebook.com/events/226399940829896/
BIELLA: Fontana Fons Vitae di Viale Matteotti ore 16.00 per info: vocididonne@gmail.com
BOLOGNA: Piazza San Francesco ore 17.00 http://www.facebook.com/events/397109480383735/
BRESCIA: Piazza Garibaldi ore 18.00 http://https://www.facebook.com/events/207444246066623/ oppure vdaybs@gmail.com
BRINDISI: Shopping Centre Le Colonne dalle ore 17 alle 20.00 per info associazioneiodonna@hotmail.it
CAGLIARI: Piazzetta San Sepolcro ore 18.30 http://www.facebook.com/events/452416058165400/
CALTANISSETTA: Supermercato Carfour via Salvo D’acquisto ore 18.00 per info: http://ondedonneinmovimento.blogspot.it
CANOSA DI PUGLIA: Piazza Vittorio Veneto ore 19.00 https://www.facebook.com/events/207906279348640/
CASALE MONFERRATO (AL): Piazza Mazzini ore 17.30http://www.facebook.com/events/137290919765101/
CASELLA (GE): Piazza XXV Aprile ore 17.00
CASTELFIORENTINO: davanti al Teatro del Popolo ore 18.30https://www.facebook.com/events/554686764550199/
CASTELFRANCO VENETO (TV): Da definire per info: http://www.facebook.com/OneBillionRisingCastelfrancoVeneto
CASTELLAMARE DI STABIA (NA): Cassa Armonica, corso Principe Umberto ore 16.45https://www.facebook.com/events/328131877288855/
CATANIA: Piazza Currò ore 22.30 http://www.facebook.com/events/334620569984107/
CATANIA: Piazza Università ore 11.00
CATANZARO: Parco Commerciale Le Fontane ore 18.30https://www.facebook.com/events/546817532004263/
CERVETERI: Piazza Risorgimento ore 17.00 per info http://senonoraquandocerveteri.blogspot.com
CHIAVARI: Piazza Mazzini ore 17.00 https://www.facebook.com/events/115695208610155/
CHIUSI: Centro commerciale ‘Etrusco’
COMO: Piazza Verdi ore 18.00
CREMONA: Galleria XXV Aprile ore 18.00 http://www.facebook.com/events/118043681708135/
CUNEO: Largo Audifreddi ore 16.00 http://www.facebook.com/events/264153323714510/
DRO: Piazza della Repubblica ore 12.00
FAENZA: Sagrato del Duomo ore 11.00 per info: info@sosdonna.com
FERRARA: Piazza del Municipio ore 17.00 http://www.facebook.com/events/330555290386149/
FIRENZE: Piazza della Repubblica ore 15.00 http://www.facebook.com/events/105254802978476/
FIRENZE: Piazza Santo Spirito ore 15.00 e 19.00 https://www.facebook.com/events/343402529102236/
FOGGIA: Isola Pedonale ore 19.00 http://www.facebook.com/events/574004532629314/
FORLI’: Piazza Saffi ore 16.30 https://www.facebook.com/events/409036669182221
GENOVA: Piazza de Ferrari ore 17.00 http://www.facebook.com/events/323533544431393/
IMOLA: Piazza Matteotti ore 18.00 per info: info@tramaditerre.org
ISPICA: Il Mercato, C.so Umberto ore 17.30
IVREA:
JESI: Piazza della Repubblica ore 19.00
LA GABELLA (PI): ore 20.30 per info: http://www.niabeatrix.com
LANUSEI: http://www.facebook.com/events/321065521344677/
LA SPEZIA: Piazza Mentana ore 17.30 https://www.facebook.com/events/150671211753390/
LATINA: Piazza del Popolo ore 18.00 https://www.facebook.com/events/500654153320408/
LECCE: Piazza Sant’Oronzo ore 18.00
LECCO: Piazzetta Centro Meridiana ore 15.30 http://www.facebook.com/events/497671036941860/
LEVANTO (SP): Piazza Cavour ore 17.00
LIVORNO: Piazza Attias ore 18.30
LODI: Giardini del Passeggio Piazza Zaninelli (Calicantus caffè) ore 18.00
LUCCA: Piazza Cittadella ore 18.00 http://www.facebook.com/events/251502808316282/
LUCERA (FG): Piazza Duomo ore 18.00 https://www.facebook.com/events/606977679319292/?notif_t=plan_user_joined
MARTINA FRANCA: Piazza Maria Immacolata ore 18.00 http://www.facebook.com/events/323760914410964/
MASSA: Piazza Aranci ore 18.00 http://www.facebook.com/events/372253472872850/
MASSA LOMBARDA (RA): Piazza Matteotti 1 ore 16.30
MESSINA: Piazza del popolo ora Francesco Lo Sardo ore 16.30 http://www.facebook.com/events/548313031854740/
MERANO: Partenza da via Cassa di Risparmio ore 16.45. Arrivo in Piazza del Grano ore 17.00. Per info: info@donnecontrolaviolenza.org
MERATE: Piazza degli  Eroi ore 17.30
MILANO: Stazione Centrale Piazza Duca d’Aosta ore 19.30
MILANO: Piazza Duomo ore 19.00 http://www.facebook.com/events/332256890218453/
MILANO:
MODENA: Piazza Grande ore 18.00 https://www.facebook.com/events/490412217682951/
NAPOLI: Piazza Plebiscito ore 16.00 http://www.facebook.com/events/239565799509882/
NAPOLI: Galleria Umberto I ore 16.45 http://www.facebook.com/events/239565799509882/
NOVARA: Piazza Puccini ore 18.00 https://www.facebook.com/events/226327870837904/
ORISTANO: Piazza Eleonora D’Arborea dalle 17 alle 23https://www.facebook.com/V.DAY.Sardinia.Nation
ORVIETO: Torre del Moro ore 17.00 a seguire c/o “La Svolta” Ecosteria ore 19.00 per info: vdayorvieto@libero.it e http://www.alberodiantonia.org
ORTA DI ATELLA:
OSIMO: Cargo Pier via Sbrozzola, 28 ore 18.30 https://www.facebook.com/events/199346716873655/
PADOVA: Piazza dei Signori – ai piedi della Loggia della Gran Guardia – ore 17.30 http://www.facebook.com/events/390486651045968/
PAESTUM: Museo Archeologico Nazionale ore 16.00https://www.facebook.com/events/127280584113829/
PALERMO: Piazza Verdi ore 16.00 http://www.facebook.com/events/314075815369630/
PALERMO: Viale delle Scienze Edificio 1 ore 13.30
PARMA: Piazza Garibaldi ore 18.00 https://www.facebook.com/events/238986466236767
PAVIA: Piazza della Vittoria ore 18.15 http://www.facebook.com/events/548020795216539/
PAVULLO (MO): davanti al Teatro Mac Mazzieri ore 14.30https://www.facebook.com/events/485031131532018/
PERUGIA: Piazza 4 novembre ore 18.00 http://www.facebook.com/events/114670792044611/
PESCARA: Piazza Salotto ore 17.30
PESCANTINA (VR): Centro Culturale Tirtha ore 21.00https://www.facebook.com/events/378366592262553/
PIOSSASCO: Piazza XX Settembre ore 19.00 https://www.facebook.com/events/322007874582853/
PISTOIA: Piazza della Sala ore 19.30 http://www.facebook.com/events/471969219529937/
PONTEDERA: Palestra Uisp, via Einaudi ore 14.30 https://www.facebook.com/events/311210448999428/permalink/311210452332761/
PORDENONE: Piazza XX Settembre ore 12.00
PORTICI: Piazza S.Pasquale ore 18.00 https://www.facebook.com/events/472252246155339/
POTENZA: Piazza Prefettura ore 19.00
PRATO: Piazza San Francesco ore 17.00 http://www.facebook.com/events/258467194287329/
RAVENNA: Piazza del Popolo ore 12.00 + ore 16.30; Centro Commerciale ESP ore 18.00
https://www.facebook.com/groups/eccoladanza/
REGGIO CALABRIA: C.so Garibaldi ore 18.00 https://www.facebook.com/events/133638730137858/
REGGIO EMILIA: Piazza Prampolini ore 18.30
RHO: Piazza San Vittore ore 17.30 https://www.facebook.com/events/464464756954438/?ref=ts&fref=ts
RIBERA (AG): Piazza Duomo ore 16.00 https://www.facebook.com/events/200383603441300/
RIMINI: Centro commerciale LE BEFANE ore 18.00 https://www.facebook.com/events/531230996909056/
RIVA DEL GARDA: Piazza Mimosa – Rione 2 Giugno ore 16.00
RIVALTA (TO): Piazza Bionda ore 18.00 per info: pariopportunita@comune.rivalta.to.it
ROMA: Libreria Liberi di… Piazza Santa Maria Liberatrice ore 11.30
ROMA: Piazza del Popolo ore 14.30 https://www.facebook.com/events/327862230662386/?notif_t=plan_user_invited
ROMA: Scalinata Piazza di Spagna ore 16.00 per infohttp://www.lindafostermoves.com/nuovo/index.php
ROMA: Colosseo sotto l’arco di Costantino ore 16.45 http://www.facebook.com/cinciallegre?ref=ts&fref=ts
ROMA: Ponte Mazzini ore 17.00
ROMA: Piazzale Stazione Tiburtina ore 17.00
ROMA: Casa Internazionale delle donne dalle ore 18.30
ROMA: Centro Commerciale Casetta Mattei, Via dei Sempieri 92 ore 18.00https://www.facebook.com/events/366002840178902/
ROMA: Piazza dell’Immacolata ore 19.00 https://www.facebook.com/events/1778586012280405/?ref=notif&notif_t=plan_user_joined
ROSETO DEGLI ABRUZZI (TE): Piazza della Libertà
ROVERETO: Liceo A. Rosmini, Corso Bettini 86, ore 10.20; ingresso Museo MART ore 13.00
SALERNO: Piazza della Ferrovia ore 17.00
SAN MARCO IN LAMIS: Piazza Madonna Delle Grazie ore 17.30 per info: http://www.facebook.com/groups/385545298208681/
SAN MINIATO (PI): Piazza del Bastione ore 21.00 http://www.facebook.com/events/534278133279485/
SAN PANCRAZIO SALENTINO (BR):
SAN PAOLO (BS): Piazza Aldo Moro ore 16.00
SARNANO (MC): Loggiato via Roma ore 15.30
SARTEANO (SIENA): Piazza 24 giugno ore 14.15
SASSARI: Piazza d’Italia ore 15.00; Piazza Moretti ore 16.00; Piazza d’Italia ore 19.00https://www.facebook.com/events/120945191412934/?ref=ts&fref=ts
SCHIO (VI): Piazzetta Garibaldi ore 18.00 http://www.facebook.com/events/124221351081166/
SCIACCA (AG): Piazza Scandaliato ore 18.00
SIENA: Piazza Salimbeni ore 14,30 https://www.facebook.com/events/229749633828894/
SIRACUSA: Piazza Duomo ore
SONDRIO: Piazza Campello ore 17.30 http://www.facebook.com/events/163115197171077/
STEZZANO (BG): Centro commerciale “Le Torri”, via Guazzanica 64 ore 19.00https://www.facebook.com/events/426610507416630/
TARANTO: Piazza della Vittoria ore 17.00
TERAMO: Piazza Martiri della Libertà ore 17.30 https://www.facebook.com/events/118922798287513/
TORINO: Piazza Castello ore 19.00 http://www.facebook.com/events/592388650787726/
TORRE DEL GRECO: Piazza S.Croce ore 17.00 https://www.facebook.com/events/562724050423810/
TORRE PELICE (TO):
TORTORA (CS): Corso Aldo Moro ore 18.30 http://www.onebilliontortora.blogspot.it/
TRAPANI: Villa Margherita ore 16.00 http://www.facebook.com/events/526362457409205/
TRENTO: Dip.Università ore 14.00; Piazza Duomo/via Belenzani ore 17.00-18.00; Passaggio Teatro Osele ore 19.00
TRIESTE: Piazza Unità d’Italia ore 18.00
UDINE: Piazza Libertà ore 18.00 ; Loggia del Lionello ore 18.00https://www.facebook.com/events/330103320427246/
VARESE: Piazza Podestà ore 18.30 http://www.facebook.com/events/128155537356863
VENEZIA: Campo San Geremia ore 17.00 https://www.facebook.com/events/330103320427246/
VENTIMIGLIA: Piazzale Belvedere Resentello ore 17.00 http://www.facebook.com/events/572586332769690/
VERBANIA: Piazza Ranzoni a Intra ore 17.00
VERCELLI: Piazza Cavour ore 17.30 http://www.facebook.com/events/406919106062084/
VERONA: Piazza Bra ore 16.30 http://www.facebook.com/events/201492966663297/
VIAREGGIO: Piazza Mazzini ore 17.30
VILLAFRANCA TIRRENA (ME): Centro diurno ore 15.30 -17.00; Piazza Quasimodo ore 18.00 http://www.facebook.com/events/394825263945103/
VITERBO: Piazza del Sacrario ore 15.00 https://www.facebook.com/events/161657547315066/

#dimissionipapa non annienti campagna elettorale

Lo Stato del Vaticano

Lo Stato del Vaticano

Oggi a Pianura, vicino Napoli, una donna è stata investita dal marito che ha finto di soccorrerla rassicurando i passanti che l’avrebbe portata in ospedale e dicendo che non lo aveva fatto apposta: poi ha caricato la donna in macchina, portandola poco più in là, e l’ha fatta scendere dall’auto prendendola per i capelli, per cospargerla di benzina e darle fuoco. A Roma stanotte invece, in zona Magliana, un uomo ha accoltellato la sua ex convivente incinta di due mesi, una ragazza di 23 anni, e il padre di lei, 60 anni, ricoverati al San Camillo per ferite gravi. Due aggressori, tutte e due italiani, che in poche ore hanno compiuto due tentativi di femminicidio sulle loro compagne.

Ma oggi il papa si è dimesso e tutta la stampa si concentra su questo: sulle dimissioni del capo di uno Stato ospitato dall’Italia che conta 994 abitanti e in cui lo stesso ha pienezza dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario. Lo Status Civitatis Vaticanæ è uno Stato dell’Europa e in confronto alla Repubblica indipendente di San Marino che conta 32.404 abitanti, per fare un esempio, conta molto di più. Che quel migliaio di abitanti del sacro suolo conti più non solo di San Marino ma anche dell’Italia, è dimostrato dal fatto che queste dimissioni – già verificate due volte nella storia del sommo pontefice con Celestino V e Gregorio XII – stiano già occupando le pagine di tutti i giornali e siano rilanciate da tutte le agenzie. Il potere che i 994 abitanti hanno sulle anime di tutto il mondo ha, evidentemente, molto appeal negli affari interni italiani, tanto che la campagna elettorale, ormai agli sgoccioli, rischia di essere completamente offuscata dalle dimissioni dal sovrano della Santa romana chiesa che invece, in uno stato laico, dovrebbe comunque non essere così invadente: non bastava Imu, tasse, e ipotesi di alleanze per oscurare la vera tragedia che questo Paese in declino sta attraversando, e dopo la rimonta di Berlusconi adesso ci si mette anche il Papa: cosa bolle nella pentola di quei 994?

A dimostrazione che il potere temporale della Chiesa non è mai morto, oggi tutti e tutte parlano solo di questo: è vero, una cosa che in due millenni è successo solo tre volte fa notizia, ma mica siamo nel Medioevo. La cosa che mi dispiace di più, a parte il resto, è che con grande fatica le donne italiane stavano cercando di riportare all’attenzione della politica e della campagna elettorale, questioni che riguardano direttamente più della metà dei 59,5 milioni di abitanti del Paese (28.750.942 maschi e 30.713.702 femmine – dati Istat) e che indirettamente coinvolgono tutta la comunità con numeri che superano di gran lunga i famosi 994 di cui sopra.

Oggi Snoq ha presentato a Roma, al piccolo Eliseo, la sua lista di richieste a chi si presenta per essere eletto, e tra i punti appaiono le liste paritarie, la riduzione dei costi della politica, la lotta ai femminicidi, la cittadinanza automatica per chi nasce in Italia, la valutazione dell’impatto di genere in tutti i provvedimenti legislativi, mettendo in evidenza che solo i partiti a sinistra – Pd, Sel e Ricoluzione Civile – hanno dimostrato un interesse sulle questioni delle donne nei loro programmi. Questioni già faticosamente messe in luce a livello mediale, anche per il fatto che gli stessi leader non ne parlavano dalle loro tribune e che adesso (col papa) saranno completamente messe in secondo piano.

Sabato scorso Serena Dandini ha presentato la conferenza stampa che la Convenzione No More! contro la violenza sulle donne ha fatto a Roma, alla Casa Internazionale delle donne, incontrando le cadidate che hanno firmato la Convenzione: una piattafroma contro il femminicidio che, come dice Dandini, “noi dobbiamo spingere con le unghie e coi denti perché qui lo scopo è fare un patto di sangue”, affinché chi va in Parlamento si ricordi di lavorare su ciò che ha sottoscritto una volta entrata nella stanza dei bottoni. Tra i punti del documento, già presentato a ottobre, sono stati ribaditi: la ratifica della Convenzione di Istanbul non “secca” ma con una reale applicabilità attraverso norme efficaci; la revisione del Piano nazionale contro la violenza varato da Carfagna ma evidentemente insufficiente, visti i risultati; una rilevazione sistematica dei dati e un osservatorio nazionale sul femminicidio; la costruzione di una rete per la prevenzione e la tutela delle donne con servizi su tutto il territorio a partire dai centri antiviolenza; il divieto dell’uso della Pas (sindrome di alienazione parentale) nei tribunali italiani. No More! ha avuto in questi mesi migliaia di adesioni e ha raccolto forte consensi della società civile su tutto il territorio nazionale, ed è per questo che chi si candida dopo aver firmato la Convenzione, deve stare ai patti. Laura Puppato (Pd) nell’incontro ha confermato il suo impegno per far applicare le leggi che già ci sono in quanto il femminicidio “deve essere una priorità”, mentre Valeria Fedeli (Pd), ha sottolineato la natura collettiva di No More! “che ha saputo mettere insieme le donne su un terreno comune mettendo a lato le differenze”. Rosa Calipari (Pd), una delle prime firmatarie di No More!, ha ricordato che “gli uomini dicono sempre che è scontato che loro sono contro la violenza sulle donne”, anche se poi (dico io) si dimenticano di parlarne ad alta voce in campagna elettorale. Gemma Azuni (Sel) ha ricordato l’importanza di prendere spunto dalle esperienze già fatte, ma solo Sara Vatteroni (Rivoluzione civile) ha ricordato i diritti dei bambini che in massa continuano a essere rinchiusi in casa famiglia, sottolineando i danni che la Pas (sindrome di alienazione parentale) ha fatto in questi anni nei tribunali “in un sistema strisciante contro le donne”.

Ieri è stato anche il giorno delle battutine maschiliste che speravamo di non dover più sentire e che ci ha fatte tornare indietro a un passato che speravamo aver messo da parte, in una penosa scenetta pubblica in cui un quasi ottantenne nonno chiedeva alla giovane ragazza “quante volte viene” e se poteva fare un altro giro su se stessa per ammirare il suo lato B. Un’offesa a lei e a tutte le italiane che non sopportano più battute che richiamano a un mondo di stereotipi senza fine: lo stesso retroterra machista che ha causato la morte di tutte le donne vittime di femmincidio in Italia e nel mondo, e che nella sua becera consistenza ha fatto il giro di tutti i giornali, oscurando, anche questo, i veri probelmi delle italiane e degli italiani.

Per questo credo che sia le dimissioni del Papa, come le battutine del nonno più famoso d’Italia, non debbano e non possano invadere l’informazione in un momento così delicato per questo Paese in piena campagna elettorale. E quindi oggi, per quanto mi riguarda – dopo le risposte di Ingroia e Vendola – ripropongo la mia “Lettera aperta (a sinistra) su femmincidio e Pas” alla quale manca ancora la risposta di Bersani a cui mi rivolgo direttamente dicendo che non basta dire che non siamo “bambole gonfiabili” (questo lo sappiamo) e che ci vorrebbe qualche battuta più forte e incisiva da parte di un leader di sinistra su certe questioni.

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Basic CMYK

Lettera aperta (a sinistra) su Femminicidio e Pas

Gentili Pierluigi Bersani, Nichi Vendola, Antonio Ingroia,
indirizzo questa lettera a Voi in veste di rappresentanti di quel mondo della sinistra italiana che è storicamente e culturalmente portavoce dei diritti delle donne e dei minori, per sottoporVi alcuni gravi fenomeni che colpiscono molti tra gli italiani e le italiane in cui bisogni andrete a rappresentare in Parlamento.
In qualità di giornalista esperta di diritti umani, e in particolare di violenza sulle donne e diritti violati dei minori, faccio appello a Voi affinché prendiate pubblicamente posizione, in questa campagna elettorale, su femminicidio, violenza sulle donne, uso della sindrome di alienazione parentale nei tribunali come lesione dei diritti fondamentali del fanciullo, fenomeni che stanno causando in Italia rispettivamente 1 donna uccisa ogni tre giorni, di cui il 70% all’interno di violenze domestiche che in Italia rappresentano l’85% della violenza sulle donne (dati ONU), mentre sempre più numerosi sono i bambini prelevati dal contesto in cui vivono per essere rinchiusi in case famiglia a causa dei ricorsi giudiziari sull’affidamento che spesso nascondono casi di violenza subita e/o assistita del minore o maltrattamenti o abusi (ci sono attualmente 30.000 bambini che transitano nelle case famiglia in Italia e in parte per contrasti sull’affido).

A questo proposito Vi invito a riflettere sul fatto che una delle chiavi per il miglioramento della società, come anche la ripresa economica in una crisi che è mondiale, oggi dipende dalle donne. E a dirlo non sono io, ma le Nazioni Unite che hanno constatato, attraverso programmi specifici di sviluppo nel mondo, come le donne in grado di decidere in una casa, in un’azienda, in un campo da coltivare, in una famiglia povera in cui ci sono bambini da crescere, sia una seria opportunità di vita e di sviluppo per l’intera comunità. La gestione delle risorse per il bene comune è fondamentale in questo momento, e le donne in tutto ciò hanno una marcia in più: hanno la capacità umana di pensare all’altro.

Cominciamo allora con il tutelare le italiane dall’essere uccise dall’ex marito.
Cominciamo cercando di prevenire la violenza sulle donne, soprattutto tra le mura domestiche che rappresenta la stragrande maggioranza dei casi di violenza fisica, sessuale, psicologica, economica in questo Paese.
Cominciamo vietando di far strappare “legalmente” bambini e bambine alle loro madri che invece di essere tutelati sono esposti a ulteriori traumi.

Vi chiedo di farlo non solo inserendo questi punti nell’agenda politica o coinvolgendo i vostri candidati e le vostre candidate, ma parlandone nei vostri interventi pubblici in prima persona in questa campagna elettorale.
Questa è la sinistra che molte donne vogliono, una sinistra con un cuore di cui si senta distintamente il battito.

Grazie per quello che farete e per la Vostra cortese attenzione

Cordiali saluti
Luisa Betti

 

Basta con le “battutine”

Beatrix Kiddo durante il combattimento contro gli 88 folli (Uma Thurman in "Kill Bill" vol. 1)

Beatrix Kiddo durante il combattimento contro gli 88 folli (Uma Thurman in “Kill Bill” vol. 1)

Credevamo di essercene liberate mandando giù tutto quello che ci ha fatto Monti, ma ci eravamo sbagliate: ora la destra è un mostro a due teste, da una parte il professore che fa patti con la Chiesa e il Papa, e dall’altra un signore che pensavamo di non dover più rivedere, e che invece sta lì come se non se ne fosse mai andato. Un signore che si vanta di essere un latin lover e che i realtà ha ancora sul groppone un processo come imputato per concussione e prostituzione minorile. Un signore che non sentivamo da tempo e di cui pensavamo di esserci liberate per sempre: noi che con la speranza di non dover più sentire battutine maschiliste da ubriaconi in bettole di terza categoria, avevamo accettato il professore che con la bacchetta da maestro c’ha fatto neri a tutti. Noi, che pensavamo di poterci scrollare di dosso – prima o poi – quella prassi italiana, definitivamente sdoganata da lui e da quelli come lui, dei favori sessuali in cambio di lavoro, candidature, carriere, case o soldi sonanti, e che invece oggi ce lo ritroviamo lì, come un lupo travestito da salvatore che promette a tutti quello che non può permettersi di dare in cambio (e lui lo sa che non può), pur di salvare se stesso in una lotta contro il tempo su questioni giudiziarie di cui adesso pochissimi giornali parlano.

Ironia della sorte il sacrificio non è servito, e ora ci ritroviamo con le pezze e nuovamente con la faccia di questo signore davanti che ridacchia e scherza con quelli che erano i suoi nemici, e che adesso non si permettono più di tanto perché “non si sa mai”. Lui, che perde le staffe se qualcuno – pochi in realtà – gli butta la verità in faccia, e cioè che quello che dice “non è vero”. Lui, che tutte noi credevamo cotto, e che invece oggi è più aggressivo che mai perché non ha risolto tutto quello che doveva risolvere nel suo interesse e che quindi ce la deve fare anche stavolta. Ecco questo signore che va per gli ottanta e che in un mese ha ripreso la scena della politica italiana come se non si fosse mai mosso da dov’era, adesso – per far vedere che non ha nessun “pentimento” e che è giusto essere così – su un palco di una piazza italiana davanti a una folla di persone, chiede a una giovane ragazza che presenta l’evento, e di cui potrebbe essere il nonno, quante volte “viene”: quante volte “viene”? E a te che te ne importa quante volte viene questa ragazza? Ed ecco che, come un miracolo, in un attimo si ricrea quell’atmosfera di complicità maschile in cui la gente applaude sciocca la scenetta dove “ironicamente” si mima una contrattazione a sfondo sessuale: scenetta che si conclude con la richiesta del nonno della visione del posteriore della giovane-merce, come fosse al mercato delle schiave.

Cosa crede questo signore, che sia un complimento per noi? Non sa che per le donne suona come un’offesa? Che questo è un messaggio machista che traghetta l’idea che le donne sono merce da comprare, usare, valutare, svendere e se necessario anche da prendere con la forza, da tenere sotto, e se non danno retta anche da uccidere? L’offesa che rivolge a quella ragazza che imbarazzata ride perché non sa come difendersi (invece di dare uno schiaffo sonoro: ma che goduria sarebbe!), è un’offesa che fa a tutte le italiane ormai arcistufe di queste “battutine”. Donne che vivono una forte discriminazione a casa, a lavoro, per strada, nella società e nella politica, donne che rimangono in situazioni di violenza perché costrette a vivere con il proprio aguzzino in casa in quanto economicamente dipendenti, donne che subiscono torti e soprusi sessuali, fisici, psicologici, perché non sanno dove andare, come difendersi. Un’offesa a tutte quelle donne uccise in Italia, prese a forbiciate, a mattarellate in testa, accoltellate in casa propria, strangolate, buttate giù dal balcone dai loro uomini, solo perché hanno detto “no” a quella sottomissione e a quel controllo.

Caro signore, tutto ha un limite e questo è troppo: le donne questo non lo vogliono, perché non fa piacere, non è un complimento e ci siamo rotte di sopportare quella cialtroneria che in questi anni ha ritirato fuori il peggio degli italiani: quell’italietta ignorante, burina, maschilista, che la domenica va allo stadio gridando cori razzisti e sessisti, quell’Italia che dice messa e poi approfitta per “educare sessualmente” i bambini, quell’Italia che la mattina prende la valigetta da professionista per andare a lavoro e la sera quando rincasa tonfa di botte la moglie, questa Italia che fa finta di non sapere e che invece sa che ogni sera il vicino di casa abusa dei figli ma non dice niente, un’Italia becera che ti fischia per strada perché di te vede solo una gigantesca f*ca che cammina, e che sogna una donna un po’ mamma un po’ migno*ta, perché quello che veramente sei non gli interessa. Un Paese in cui le donne si devono difendere con le unghie e con i denti.

L’anno scorso a Torino, al tavolo sui mass media del convegno sulla violenza “Mai più complici” organizzato da Snoq, una donna dell’organizzaione continuava a dire che ormai questa epoca era tramontata, che il peggio era finito e che tutto quello che era stato negli ultimi anni potevamo anche dimenticarcelo. Ecco, proprio a lei, e alle donne che la pensano come lei, dico che se non tiriamo fuori la Beatrix che è in noi, tra poco potrebbe essere anche peggio.

 

Ciao Tania, il tuo sarà il manifesto su femminicidio

La giornalista Tania Passa

La giornalista Tania Passa

Io non la conoscevo bene ma Tania era una “Giulia”, era una giornalista unita libera indipendente autonoma, e me la ricordo seduta al tavolone nella sala di stampa romana alla Torretta in una delle nostre riunioni serali in cui faceva brillanti proposte per il sito, poi non andate in porto. Tania era giovane e lucente, carica di ardore, e adesso una malattia l’ha portata via, come fanno le forbici quando si accaniscono su un fiore appena sbocciato. Tania Passa non c’è più e oggi i suoi funerali sono alle 15 presso la chiesa S. Pietro di Albano Laziale.

Tania ha lasciato però questo suo articolo sul femminicidio pubblicato su “Articolo21” e scritto quando sulla rubrica del “Fatto quotidiano” online, “Donne di fatto” appunto, uscì un pezzo che con sfacciataggine inaudita negava il femminicidio, mistificando i dati dell’Onu sulla violenza e mettendoceli sotto il naso a noi, che ce ne occupiamo e che facciamo le giornaliste non per hobby ma per mestiere, senza che il direttore del giornale alzasse un dito (come già successo altre volte con “Il Fatto” online). So bene di cosa si tratta perché tante volte mi sono ritrovata qui su questo blog i commenti di queste persone che con indefessa incoerenza negano la realtà per altri scopi.

Tania però non aveva paura e diceva le cose così come stavano, aggiungendo una sana indignazione e una razionalità che non ha perso l’anima, sostenuta da quella passione che ci accomuna tutte. Per questo è un onore per me pubblicare qui questo suo ultimo articolo, che è un j’accuse su come l’informazione che tratta la violenza sulle donne non può accogliere “opinioni” che stravolgono una realtà così grave, e su come i giornalisti debbano riprendersi la responsabilità di stare dalla parte della verità che non prevede sconti né compromessi. Per questo, da oggi in poi, l’articolo “Non c’è dibattito sul femminicidio” di Tania Passa sarà per me il Manifesto sul Femminicidio e lo porterò ovunque finché avrò il fiato di parlare.

Grazie Tania

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da Articolo21

Non c’è dibattito sul femminicidio
di Tania Passa

“Non c’è dibattito sul femminicidio e non ci può essere con chi lo nega , ci sono valori come essere contro il razzismo, contro la pedofilia, essere contro il nazismo e il fascismo, essere contro il femminicidio che in questa nazione sono fondamentali.
Non c’è nessuna pluralità di opinione che possa giustificare il sacrificio di tali valori, soprattutto per il giornalismo. Purtroppo in Italia i valori non vengono prima delle opinioni, questo è il Paese in cui molti giornalisti e direttori egocentrici stanno distruggendo anche l’ultima briciola di civiltà e coscienza per far posto a un cinismo che mette spavento. E’ il caso oggi di Peter Gomez e il sito de il fatto quotidiano che normalmente reclama alti valori costituzionali, purtroppo come diceva Hegel il demonio cova nei dettagli , e stavolta i dettagli sono pesanti.
Sul sito del fatto quotidiano è comparso un post sessista contro il femminicidio che a detta del blogger sarebbe un’invenzione mediatica. Lo stesso sito dove scrivono la Zanardo e altre che provano a difenderle le donne. Come si fa a considerare più opinioni sui valori? E’ come se uno mettesse un post di Messina denaro e poi di Borsellino. Non è pluralità, ma rendere opinabile la mafia. “Salga a bordo cazzo direttore!”

In Italia si paga con la vita il cinismo degli uomini . Non ha tremato il direttore davanti a quelle righe infamanti, non ha sentito neanche un rigurgito di giustizia pubblicando quel post. Ho bisogno di indignarmi ancora contro il cinismo maschilista che con leggerezza considera lecito avallare l’odio sessista , non lo si può scambiare per opinione .
Caro direttore purtroppo il mondo non lo cambia un’opinione , ma il buon esempio e lei oggi non lo ha cambiato, anzi lo ha peggiorato. Oggi con la sua azione ci ha comunicato che si può avere un dibattito sulla piaga sociale del femminicidio fino a negarlo. Deve sapere che io so , so tutto, non ho le prove ma so chi sono i mandanti morali di tutti quegli omicidi: sono i tanti misogini come lei che messi nei posti di potere dell’informazione italiana possono influire sull’informazione del Paese, formare valori e disvalori fino a rendere opinabile e leggero ammazzare una donna.

Provo vergogna per tutti voi per colpe che non potrete vedere mai a causa di una mediocrità sessista
Io però so tutto non ho le prove, ma lo so e voglio urlarlo a nome di Carmela e le altre 99 che in 10 mesi sono state già ammazzate”.

8 febbraio 2013

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Su Articolo21 (clicca) si può leggere il bellissimo ricordo di Tania scritto da Silvia Resta.