Violenza in Italia: la rassegna di una giornata qualunque

 

Forse non tutti fanno una rassegna stampa giornaliera su fatti di violenza contro donne e minori, e lo posso capire, perché iniziare la giornata così non è bello, mette qualcosa di pesante sul tuo stomaco che rimane tutta la giornata come un groppone. Ci vuole molta resistenza a trattare con certi temi, e la resistenza raddoppia quando approfondisci, vai infondo, scrivi e fai informazione corretta e capisci che oltre al muro di gomma che non ascolta e non si preoccupa di risolvere “ai piani alti”, c’è  un esercito, che sostiene quella violenza senza alcun problema di doversi nascondere o giustificare, e che ti viene incontro minaccioso per punirti di aver ficcato il naso in certe faccende. L’esercito sta lì per sostenere e difendere questa cultura, questo potere, a sostegno di una discriminazione, quella di genere, senza la quale il potere diminuirebbe. Quindi perché  la violenza perpetrata ai danni delle donne e dei minori non si risolve? perché non è un semplice fatto di cronaca da schiaffare su un giornale locale, ma un fenomeno culturale saldamente radicato nella società, in Italia e nel mondo, in quanto quei fatti presi e descritti isolatamente, messi tutti insieme anche solo in una giornata, diventano pezzi di un unico grande puzzle. Negare l’evidenza di questi fatti e ciò che questi fatti dimostrano, significa negare il problema, negare la sua violenza, e quindi permettere che questa cultura continui, dilaghi, che ogni giorno ci siano donne stuprate, bambini abusati, moglie e fidanzate uccise in casa, ed è inutile gridare all’emergenza nazionale perché più di novanta donne sono già state vittime di femminicdio in Italia dall’inizio dell’anno.

Per questo, per dare un piccolo esempio nell’arco di sole 24 ore, pubblico una piccola rassegna stampa su fatti di violenza su donne e minori nella sola giornata di ieri, 27 luglio.

 

Da Leggo

BARI CHOC, COME IN ‘ARANCIA MECCANICA’:
GANG IRROMPE IN CASA E STUPRA UNA DONNA

Venerdì 27 Luglio 2012 – 17:01

CORATO – Quattro giovani, tra i 18 e i 21 anni, sono stati arrestati dai carabinieri della compagnia di Trani in quanto responsabili di aver violentato in gruppo una donna, dopo aver fatto irruzione nella sua abitazione. Il crudele episodio, che ricorda per la tragicità e la violenza il film Arancia Meccanica, è avvenuto il 17 luglio scorso.
Gli arresti sono stati fatti sulla base di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del tribunale di Trani su richiesta della Procura della Repubblica. I quattro dovranno rispondere di violenza sessuale di gruppo e lesioni personali. Secondo le indagini condotte dai carabinieri i quattro, lo scorso 17 luglio, per futili motivi, avrebbero fatto irruzione nell’appartamento della vittima aggredendola e violentandola, per poi fuggire.

 

Dal Corriere del mezzogiorno

Violenza sessuale, ex comandante della squadra nautica a giudizio

L’ispettore della questura di Trapani Gaetano Priulla
avrebbe abusato della moglie di un collega

TRAPANI – L’ex comandante della squadra nautica della questura di Trapani, Gaetano Priulla, 56 anni, ispettore di polizia in pensione, è stato rinviato a giudizio, dal Gup, per violenza sessuale. L’ex poliziotto deve rispondere anche di minacce e stalking. Vittima delle attenzioni morbose sarebbe stata la moglie di un collega, che ha sporto denuncia e si è costituita parte civile. Secondo l’accusa, la donna sarebbe stata costretta, con forza, ad avere rapporti sessuali con l’uomo.

Redazione online – 27 luglio 2012

 

Da Repubblica – cronaca di Roma

Tarquinia, due casi di violenza sessuale – Pensionato molesto nel campeggio

E’ stato arrestato l’uomo di 65 anni che in vacanza palpeggiava le animatrici. La moglie ha tentato di difenderlo dicendo che era ubriaco

Si è recato con la moglie nella pista da ballo del campeggio in cui stava trascorrendo le vacanze a Tarquinia, in provincia di Viterbo. Ma mentre lei ballava si è seduto a un tavolo accanto a un’animatrice, una ragazza di 17 anni originaria di Alessandria, e ha iniziato a palpeggiarla. Per questo motivo, un uomo di 65 anni, pensionato, residente in provincia di Perugia, è stato arrestato dai carabinieri. E’ accusato di violenza sessuale su minore.  Secondo quanto riferito dalla ragazza ai militari, il pensionato, dopo averla avvicinata, l’ha abbracciata con vigore e poi ha iniziato a palpeggiarla nelle parti intime. L’animatrice è riuscita a divincolarsi e a raggiungere il fidanzato. Quest’ultimo, ascoltato il suo racconto, ha subito chiamato i carabinieri che sono intervenuti e hanno arrestato l’uomo mentre era già in macchina con la moglie per allontanarsi. La minorenne è stata accompagnata al pronto soccorso dell’ospedale di Tarquinia, dove le sono state riscontrate delle ecchimosi causate dal pensionato mentre tentava di divincolarsi. Un’altra animatrice del campeggio in località Spinicci di Tarquinia ha denunciato di aver subito violenza sessuale dal pensionato arrestato dai carabinieri. Stando al racconto della giovane di 21 anni, la sera precedente all’arresto, è stata avvinata dal pensionato che improvvisamente aveva iniziato a palpeggiarla. Ha aggiunto di non aver subito denunciato l’episodio per vergogna e di essersi decisa a farlo dopo aver appreso dell’episodio analogo ai danni della sua collega di 17 anni. Secondo quanto si è appreso, la moglie dell’uomo arrestato ha tentato di difenderlo dicendo ai militari che il marito era ubriaco e che in passato non aveva mai compiuto gesti del genere. I carabinieri stanno verificando se altre ospiti del campeggio siano state molestate dall’uomo, ora rinchiuso nel carcere di Civitavecchia in attesa dell’interrogatorio del magistrato. (27 luglio 2012)

 

da QN 

Violenta una studentessa e si fa filmare da un amico

Pr fermato dopo notte brava

Firenze, 27 luglio 2012 – E’ USCITA dalla discoteca sconvolta. In lacrime o quasi. Il resto della notte fra martedì e mercoledì la studentessa americana di 20 anni l’ha passata al pronto soccorso di Careggi a farsi medicare, poi a tu per tu con la polizia per denunciare la violenza sessuale. Una denuncia circostanziata e precisa nei particolari: alcune ore dopo, la notte successiva, gli investigatori della squadra mobile hanno individuato e sottoposto a fermo di pg un trentatreenne senegalese, da anni trapiantato in città dove svolge l’attività di public relations per più discoteche. Fra gli habitué della movida, nel giro del popolo delle notti fiorentine, è noto per l’appeal che esercita soprattutto sui turisti statunitensi, studenti in testa: contitolare di un’agenzia specializzata, organizza feste a tema ma anche serate in discoteca. Va spesso nella Grande Mela e quindi conosce la realtà Usa, i gusti, le aspettative di divertimento. Dalla notte fra martedì e mercoledì però qualcosa è cambiato nella vita del promoter ma anche in quella della ventiduenne studentessa dell’Ohio. Secondo la denuncia, quest’ultima sarebbe andata nel locale di via Palazzuolo in compagnia di un’amica e lì avrebbe incrociato il trentenne, altissimo e decisamente prestante, con il quale ha simpatizzato. Lui evidentemente conosce la discoteca — la frequenta per lavoro anche se non è dipendente — perché conduce le ragazze in un camerino che sarebbe riservato esclusivamente al personale dove le intrattiene finché le due vanno a ballare. Solo che nel corso della serata, come verrà poi raccontato nella denuncia, le ragazze si perdono di vista. Tanto che la ventiduenne chiede al promoter se ha visto la sua amica e lui le risponde di seguirlo nel camerino. L’amica non c’è ma lui la convince a fermarsi a ballare lì, in solitudine. Poi l’approccio si fa più spinto, il pr la spoglia parzialmente, la spinge in un bagno attiguo dove abusa di lei due volte. Quando è tutto finito — ma è solo un modo di dire — la ragazza finge di essersi fatta male a una caviglia per allontanarsi. Riesce a ritrovare finalmente la sua amica: quanto sia distrutta, psicologicamente e non solo, lo testimonierebbero le immagini delle telecamere posizionate nel locale che hanno ripreso le sue lacrime e lo sconcerto dell’altra che ascolta, poi la loro fuga a bordo di un taxi, diretto a casa e poi all’ospedale. Fin qui la denuncia della ragazza. Ma la squadra mobile vuole riscontri oggettivi: sente testimoni, acquisisce i video delle telecamere di sicurezza della discoteca e, soprattutto, sequestra il telefonino di un altro senegalese che ha ripreso l’intera violenza sessuale. E’ lo stesso promoter a indirizzare la polizia: vuole dimostrare che la ragazza era consenziente. Solo che il cellulare contiene anche un’altra sua analoga «performance»: le immagini ora sono al vaglio degli inquirenti che devono vedersela con il sospetto che ci sia stato un episodio precedente e analogo di violenza sessuale. Tanto più che il pr senegalese è stato riconosciuto da un’altra studentessa americana in soggiorno a Firenze che, qualche tempo fa, riferì alla polizia di essere stata aggredita sessualmente anche se poi non formalizzò la denuncia.La direzione del locale di via Palazzuolo è costernata. «Non sapevamo niente dell’accaduto, nè potevamo immaginarlo. Però la discoteca si è messa subito a disposizione degli inquirenti per chiarire le modalità dell’accaduto fornendo le immagini». I video, già: la chiave di tutta l’indagine. Le telecamere consentono di smentire che la violenza possa essersi consumata nelle toilette destinate al pubblico, ma non sono invece monitorati dalla security il camerino dei dipendenti e la relativa toilette. «Lui non è un nostro dipendente e lì non poteva entrare», precisa la direzione. Nelle prossime ore l’udienza di convalida dell’arresto.

Laura Gianni – Stefano Brogioni

 

da giornalettismo

Il pensionato che adescava i minori al parco

27/07/2012 – Un 57enne bresciano è finito in manette per la violenza sessuale su ragazzi. Incastrato dal racconto dalle vittime

E’ accusato di violenza sessuale aggravata un pensionato di 57 anni del Bresciano che adescava minori in parco giochi per poi attirarli nella sua abitazione e compiere molestie. Il presunto pedofilo catturava l’attenzione e la fiducia dei ragazzi grazie a lusinghe e regali.

IL SOSPETTO DELL’INSEGNANTE – Ad incastrarlo, ora, è il racconto delle sue vittime. Ne parla il quotidiano Brescia Oggi in un articolo a firma di Franco Mondini: L’intuito di un’insegnante di una scuola media prima e le indagini condotte dai carabinieri poi, sono riusciti a fare breccia nel muro di omertà cementato da vergogna e pudore. E alla fine alcuni dei ragazzini vittime delle attenzioni di un pensionato hanno raccontato i particolari degli adescamenti al parco e dei successivi torbidi incontri consumati a casa del 57enne in cambio di piccoli regali o dell’opportunità di vedere dei videopornografici. La squallida vienda, che ha portato all’arresto del pensionato, è avvenuta in un paese della Bassa. A farla emergere con delicatezza e grande umanità i carabinieri di Calcinato e Desenzano. Stando alla ricostruzione degli inquirenti, il 57enne agiva con un copione consolidato. Per carpire la fiducia degli adolescenti gli offriva da bere, piccole somme di denaro e sigarette. Poi, conquistata la fiducia, invitava le vittime a casa sua per guardare insieme dei film hard. «Una storiaccia» l’ha definita il comandante dei carabinieri di Desenzano Fabrizio Massimi, che ha ribadito l’importanza della segnalazione dalla scuola.

GIOCHI EROTICI – Il pensionato riusciva ad appartarsi con gli adolescenti nella sua casa. I ragazzi sarebbero stati vittima di giochi erotici. Continua Mondini su Brescia Oggi: Tutto è cominciato ad aprile in modo casuale. Un insegnante ha assistito ad un alterco tra due studenti. Da una frase pesante, a sfondo sessuale, ha intuito che uno dei ragazzi subiva le attenzioni sessuali di un adulto. A quel punto il docente ha informato i carabinieri di Calcinato, che con i colleghi di Desenzano hanno cominciato a indagare coinvolgendo subito i genitori delle presunte vittime e un pool di psicologi. A piccoli tasselli, il sordido mosaico è stato ricomposto. «Sono una decina i ragazzi coinvolti, sei quelli che hanno ammesso di aver accettato in cambio di denaro di andare a casa del pensionato» ha spiegato Massimi. Durante gli accertamenti è emerso un altro particolare scabroso: col passaparola fra i ragazzini che frequentavano i due parchi per giocare a pallone, le fila delle potenziali vittimesi era allargata a dismisura tanto che, talvolta, il 57enne si appartava in casa con tre o quattro adolescenti. In quegli incontri, stando alle testimonianze dei ragazzi che hanno accettato di parlare, si sarebbero svolti esclusivamente del petting, strofinamenti e giochi erotici.

AUTOEROTISMO E FILM HARD – I minori molestati hanno oggi un’età compresa tra i 14 e i 16 anni. Alcuni hanno raccontato di essere stati costretti dall’orco ad assistere ad atti di autoerotismo: Il 10 luglio la conclusione dell’indagine. I carabinieri di Desenzano hanno arrestato il presunto pedofilo al termine dell’inchiesta coordinata dal pm Leonardo Lesti. Il gip Enrico Ceravone ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare per «violenza sessuale aggravata continuata». All’indagato sono stati concessi i domiciliari. Gli episodi di pedofilia che vengono contestati al pensionato riguardano ragazzi nati tra gli anni 1996 e 1998. Le vittime hanno ammesso in caserma, con un comprensibile imbarazzo, di essere stati avvicinati dall’uomo mentre giocavano a pallone nel parco e di averlo seguito nella sua abitazione. In cambio di modeste somme di denaro sarebbero stati costretti ad assistere ad atti di autoerotismo dell’uomo, mentre in tivù scorrevano le immagini dei film hard. I carabinieri e la magistratura sospettano però che, in alcuni casi, ci siano stati anche abusi sessuali.

 

Da Udine Today

Grado: Stalking e violenze, arrestato un tennista udinese

Nella giornata di ieri, l’uomo ha prima rinchiuso l’ex fidanzata in casa e poi ha tentato di violentarla. La giovane, riuscita a fuggire, ha subito allertato i Carabinieri

di Marco Pasquariello 27/07/2012

Prima la invita a casa per parlare. Poi la rinchiude e tenta di violentarla. Questa la storia di L.F., trentenne udinese ma domiciliato a Grado, che nella giornata di ieri è stato arrestato dai Carabinieri. Le forze dell’ordine sono state allertate dalla vittima, l’ex fidanzata. Infatti la ragazza è riuscita a scappare prima che accadesse il peggio, ed ha raggiunto immediatamente la caserma dei Carabinieri, distante solo poche centinaia di metri dalla casa dell’uomo. I militari hanno trovato l’uomo ancora in casa, dove lo hanno arrestato con le accuse di stalking, violenza sessuale, lesioni personali e sequestro di persona. L.F. è conosciuto nella città balneare come ottimo giocatore di tennis, e spesso veniva visto proprio ai campi da tennis con amici. L’uomo era già noto alle forze dell’ordine per episodi simili, ed è stato portato al carcere di Gorizia in attesa della convalida dell’arresto.

 

Da Lecce sette

Tentata violenza sessuale, in due finiscono in manette

27/07/2012 

L’accusa è di tentata violenza sessuale. A doverne rispondere sono Marco Melcore, 38 anni, di Cursi, e Ciprian Cojucaru, 26 anni, rumeno. I due, la sera del 28 giugno scorso, a Rovereto, in Trentino, hanno fatto stordire una barista, facendole bere bevande alcoliche, per poi cercare di abusarne nel retro del locale dove la ragazza lavorava. Mentre per le strade si festeggiava la vittoria dell’Italia contro la Germania, nella semifinale dei campionati europei, i due hanno preso di mira la donna, portandola in uno stato di semi incoscienza, forse con l’aiuto di qualche sostanza stupefacente aggiunta all’alcol che stava bevendo. Per fortuna, un cliente si è accorto della scena e ha cercato di intervenire, salvando appena in tempo la giovane donna. Melcore e Cojucaru sono stati feriti in maniera leggera dal cliente del bar, che li avrebbe colpiti con una mazza di ferro. Dopo la fuga, i due accusati sono stati medicati al pronto soccorso di Rovereto e identificati qualche giorno più tardi. Ora, su richiesta del procuratore capo Rodrigo Merlo, sono stati arrestati.

 

Da Ansa

Violenza sessuale:ragazza aggredita a Rimini, caccia a autore

(ANSA) – RIMINI, 27 LUG – E’ caccia nel Riminese all’aggressore di una ragazza di 25 anni che sarebbe stata violentata da un extracomunitario africano. La ragazza rientrava a casa poco dopo le 3,30 della scorsa notte attraversando in bici il parco Ausa. Sarebbe stata bloccata da un maghrebino che dopo averla pedinata l’ha fermata con la forza all’altezza del nuovo Palacongressi e violentata. L’aggressore avrebbe approfittato del fatto che la giovane era scesa dalla bici per attraversare via della Fiera. (ANSA).

27-07-2012 15:41

Fuori dal web chi istiga alla violenza*

Nella foto, la senatrice del Pd Silvia Della Monica, diventata bersaglio di attacchi denigratori sul web, per aver presentato alla Commissione Giustizia del Senato gli emendamenti al ddl 957 sulla modifica dell’affido condiviso (legge 54/2006)

Nome, cognome, foto, tra un po’ ci manca solo l’indirizzo e poi te li trovi anche sotto casa, perché se sei contro di loro ti può succedere di tutto. È il partito trasversale dei padri separati (non tutti fortutamente), tra cui si annovarano anche donne che difendono i loro partner da ex mogli “cattive”. Un gruppo compatto, politicamente trasversale, dove non fa differenza di che colore sei ma solo cosa pensi delle donne. Un piccolo esercito che rivendica l’essere padre non come fosse un lavoro di cura nei confronti dei figli, ma come un’identità in sé per sé, imprescindibile strumento di potere, un diritto inalienabile dell’adulto nei confronti della prole, a dispetto della madre, e sprezzante del genere femminile che, in fondo, cerca solo la distruzione dell’altro sesso, quello maschile. Punte di misoginia difficili da comprendere e non contestualizzabili in un rapporto che non è né personale né emotivo, ma che si innesta su questioni sociali, politiche, culturali, con discussioni che alla fine scadono sempre su un piano diretto, per di più svilente e accusatorio, tanto che verrebe da chiedere: scusi, ma noi ci conosciamo? Sono padri separati arrabbiati, ma anche uomini senza figli o donne che sostengono la parte del maschio “privato” del suo potere, ingiustamente vessato dalla femmina che rivendica i suoi diritti (ma che diritti ha una donna? Siamo sicuri che possa parlare?). Sulla scia pericolosa di un ormai evidente ritorno alla cultura machista, che speravamo aver seppellito per sempre in nome della civiltà, sono nati anche siti web e pagine facebook che inneggiano alla difesa delle donne – copiando pari pari i titoli dei siti e dei blog “femministi” – ma che in realtà divulgano perle di saggezza machista, fino ad arrivare alla vera e propria istigazione alla violenza, in cui ci si può imbattere in disquisizioni sul fatto che la violenza contro le donne sia una invenzione delle stesse, che in fondo a qualcuna di loro “piace”, che lo stupro non è un male così grande perché c’è di peggio, che il femminicidio è un’invenzione in quanto pure le donne uccidono e anche le donne sono violente (in Italia l’omicidio di genere è per il 5% per mano delle donne contro il 95% dei maschi – dati ONU). In una veste più contenuta, ma non meno aggressiva, ci sono poi i siti delle associazioni a sostegno della bigenitorialità che in realtà – non tutte naturalmente – sono a senso unico: cioè dalla parte del padre-padrone in quanto  l’altra parte, ovvero la madre, è considerata come bersaglio da denigrare e condannare. Un altro piccolo esercito che, non limitandosi a “fare informazione” sui siti creati ad hoc, si spalma sul web con vere e proprie incursioni verbali nei confronti di chi si occupa di diritti delle donne, bambini, violenza domestica, violenza assistita dai minori, discriminazione di genere, ecc. Perché su famiglia, affidi condivisi, bigenitorialità, minori, e affini, queste associazioni esprimono “il verbo” e qualora qualcuno si azzardi a mostrare dissenso sui contenuti espressi da loro, il confronto, che inizialmente sembra possible, si trasforma poi e inevitabilmente in un attacco diretto, a volte anche personale, e comunque spesso denigratorio; mentre in altri casi può succedere addirittura che ciò che viene sostenuto da chi la pensa “diversamente” sia “ribaltato” con abilità manipolatoria degna del dottor Mabuse. Una violenza subdola e sottesa. Una dinamica non sconosciuta a chi si occupa di violenza di genere e di femminicidio. Tutto questo però è stato finora solo un fastidioso “ronzio” che si è scatenato come uno sciame di vespe arrabbiate quando, circa un mese fa, al Senato si è cominciato a discutere la modifica dell’affido condiviso (legge 54/2006) e da quando se ne è cominciato a parlare in maniera ampia sui giornali, e soprattutto da quando, nelle ultime settimane, alcuni senatori e senatrici dell’Idv e del Pd, si sono permessi di presentare emendamenti al ddl 957 che non sono piaciuti al partito trasversale dei padri separati e alle associazioni a cui aderiscono. Il disegno di legge in questione è il ddl 957 (Pdl, Udc)  anche se alla Commissione giustizia del senato sono stati presentati ben quattro proposte, mentre alla Camera la deputata Micaela Biancofiore del Pdl ha presentato un altro disegno di legge molto simile al ddl 957. Ciò che stato messo in discussione, dagli emendamenti ma anche sui giornali e nei dibattiti sui ddl per la modifica della 54/2006, non riguarda la bigenitorialità che è un’opportunità sia per il minore che per le madri che fino a oggi hanno cresciuto i loro figli in solitudine e con grandi sforzi (sia dentro il matrimonio che dopo la separazione), ma il fatto che non siano previste norme adeguate nel rispetto del minore per una reale bigenitorialità libera dalla violenza, come nel caso di violenza domestica e/o violenza assistita accertate, e soprattutto che sia introdotta una malattia non scientificamente provata come la PAS (Sindrome di alienazione parentale) che viene già applicata nei tribunali al bambino, che magari è stato abusato o ha assistito a violenza e non vuole frequentare uno dei due genitori, rendendo responsabile del rifiuto, il genitore con cui il minore vuole stare, e imponendo al piccolo la frequentazione dell’altro. La messa in discussione però, che in democrazia dovrebbe essere una cosa normale, ha scatenato la furia di chi sostiene questi ddl che non solo ha gridato al complotto ma che ha letteralmente assalito chi questi emendamenti li ha presentati. I senatori e le senatrici di Idv e Pd sono stati fatti bersaglio di una propaganda denigratoria da gruppi che, sul web, non hanno esitato a tirare fuori unghie, denti e lingue biforcute, esprimendosi con un linguaggio violento e intimidatorio, e senza che nessuno abbia mai ripagato loro con la stessa moneta. Un’intimidazione che ormai dilaga e che colpisce, con metodi affini, chi è contrario alla PAS, ma anche chi difende i diritti delle donne (la violenza di genere non esiste, sarebbe una invenzione delle femministe), chi svela i siti machisti e sessisti che “clonano” i siti che si occupano di diritti di genere per confondere le persone – che inconsapevolmente ci cascano – e che indegnamente denigrano i centri antiviolenza (unica speranza di salvezza per molte donne che subiscono violenza), chi si occupa di femminicidio (che per questi gruppi sarebbe “una bufala”), il tutto intriso di un linguaggio violento, quasi come fosse un corpo a corpo e i cui bersagli sono: giornaliste, avvocate, politiche e ora anche le senatrici. Ma la cosa più disgustosa è stata quella che ho visto oggi sul web sulla senatrice del Pd Silvia Della Monica, che ha avuto la colpa di presentare al senato i suddetti emendamenti al ddl 957. Denigrazioni, gravi insinuazioni – che si possono leggere sulle pagine facebook dei gruppi sopra descritti e che riporto qui sotto – e commenti rivolti alla senatrice che, oltre a essere un magistrato, Consigliere alla Corte di cassazione, è oggi vicepresidente del Consiglio di garanzia e senatrice alla Commisione giustizia. Ora però l’intero staff anti-Pas del Pd è stato preso di mira (Adamo, Della Monica, Serafini, Magistrelli, Carofiglio, Casson, Chiurazzi, D’Ambrosio, Galperti, Maritati), così come, già nei giorni scorsi, era stato preso di mira l’Idv, che questi gruppi invitavano direttamente a non votare e a boicottare. Chi tocca la Pas ci rimane secco: che sia davvero una malattia?

* Si fa presente  che il titolo di questo articolo, “Fuori dal web chi istiga alla violenza”, è stato messo come “significativo contraltare” al commento messo e pubblicato accanto alla foto della senatrice Silvia Della Monica che recita: “Fuori dal partito chi fa male ai bambini”, e visibile qui sotto in basso. Grazie

** Data la situazione e dati gli argomenti che si affrontano in questo blog, si pregano i gentili commentatori di usare un linguaggio adeguato, non offensivo e con toni non alterati: si possono esprimere opinioni diverse senza “urlare”, e per questo si avverte che le maiuscole (per indicare la voce grossa), così come i punti esclamativi, saranno moderati nei commenti. Grazie

*** Gentili commentatori e commentatrici, mi dispiace moltissimo, ma sono costretta a chiudere momentaneamente i commenti sull’articolo sopra riportato. Non mi accusate per favore di censura o quant’altro, ma non posso più moderare i vostri commenti per i toni e in alcuni casi anche per i contenuti. Grazie

Seppellita viva dal padre perché “brutta”

Pubblico integrale la notizia riportata dall’Ansa, e anche da altri giornali e agenzie, di un padre che ha seppellito viva la figlia appena nata perché “era brutta”. Una neonata uccisa in quanto femmina non coerente con lo stereotipo della “bella bambina”, e per questo uccisa dal padre. Una discriminazione che per questa neonata è avvenuta appena messa al mondo. Ma le bambine che muoiono appena nate hanno un triste primato: in Cina e in India, e in tutta Asia sud-orientale, le piccole vengono spesso soppresse appena nate, o lasciate morire di fame nei primi mesi di vita, in quanto la nascita di una femmina non è “gradita”. Secondo una stima del Premio Nobel indiano per l’economia Amartya K. Sen, nel 1990 all’appello mancavano 100 milioni di bimbe. Oggi il numero è cresciuto e lo squilibrio di questa forbice che si allarga, presenterà presto, in quei Paesi, scenari inquietanti. Il  fenomeno, noto nel mondo come gendercidio, ha avuto un paio di anni fa sull’Economist, un ottimo spazio con un articolo titolato: “Gendercide, the war on the baby girls“, e nel mondo sono apparsi diversi studi e articoli sugli effetti della discriminazione sessuale delle femmine effettuata alla nascita. Non chiedeteci più per favore perché, su questo blog, ci occupiamo di donne e bambine.

DAll’ANSA

Pakistan:

neonata

malformata,

padre la

seppellisce viva

“Era brutta”, ha detto l’infanticida alla polizia

15 luglio, 14:42

ISLAMABAD – Una neonata pachistana di due giorni è stata sepolta viva dal padre nella zona di Khanewal (provincia di Punjab) perché “era brutta” a causa di una malformazione al volto. Lo riferiscono oggi i media ad Islamabad. L’uomo, Chaand Khan, ha ammesso candidamente alla polizia l’infanticidio realizzato a metà settimana, scrive The Express Tribune, confermando di averlo fatto “perché non mi piaceva la faccia che aveva”. Secondo una prima ricostruzione della vicenda Khan, dopo aver visto la bimba in ospedale, ha comunicato ai famigliari e agli amici che era morta e che si stavano organizzando i funerali. Durante la cerimonia funebre però la neonata ha cominciato a piangere sorprendendo i presenti e soprattutto il religioso che la stava celebrando e che ha ordinato al padre di farla vedere ad un dottore. Determinato a portare a termine il suo progetto l’uomo ha chiesto allora a Mohammed Farooq, medico dell’ospedale al-Shifa di Kacha Khoh, di iniettare alla piccola un veleno per ucciderla, richiesta che ovviamente è stata respinta. Lo stesso Farooq ha indicato che la neonata aveva in effetti “una testa piuttosto grande e lineamenti fuori dal normale”. A questo punto Khan si è recato al cimitero e, di nascosto da tutti compresa la moglie che era ancora in ospedale, ha messo in atto il suo piano seppellendo viva la piccola. La vicenda è divenuta di dominio pubblico quando, venutone a conoscenza, un responsabile del comune di Kacha Khoh ha presentato una denuncia alla polizia che ha fermato il padre. Il quale, sottolinea The Express Tribune, ha confermato tutto spiegando che “sarei stato disonorato se l’avessi lasciata vivere. La gente mi avrebbe chiesto sicuramente perché la bimba aveva una faccia tanto brutta e io avrei dovuto chiederne a mia moglie la ragione, Per cui ho deciso di seppellirla viva”. L’uomo è stato difeso pubblicamente dal maggiore dei suoi quattro figli ma rischia la pena di morte se verrà riconosciuto colpevole di infanticidio. Si è infine appreso che un magistrato ha disposto per domani la riesumazione del cadavere della bambina.

Padri “esemplari”

 

Amara, 11 aani, Sophie, 8 anni, e Cecilia, 5 anni

Una visita “a sorpresa”, una visita che doveva essere anche l’ultima, per lui ma soprattutto per le sue tre figlie. Amara, 11 anni, Sophie, 8 anni, e Cecilia, 5 anni, sono state uccise quattro giorni fa negli Stati Uniti dal loro papà che era stato accolto in casa per una visita. Jessica Sciaffusa e Aaron Schaffhausen avevano divorziato a gennaio. Aaron viveva a Minot, nel North Dakota, mentre Jessica e le loro tre bambine erano a River Falls, nel Wisconsin. Secondo quanto riportato dal Mail online , Aaron Schaffhausen aveva mandato un sms alla ex moglie per chiedere una visita che gli era stata accordata malgrado la donna non volesse vederlo a causa delle precedenti minacce subite. Aaron ha guidato fino a River Falls per una vedere le figlie, e la baby sitter, che al momento dell’arrivo dell’uomo era in casa con le bambine,  ha riportato che il papà era stato accolto con grande gioia, e che quindi, dopo il suo arrivo, ha salutato le piccole che lo hanno portato al piano di sopra della casa per mostrare i giocattoli. Qui lui le ha uccise – secondo la ricostruzione colpendo con un coltello alla gola le due grandi e strangolando la piccola – mettendo i loro corpi, morti, nei lettini. Dopo il massacro l’uomo ha chiamato la ex moglie dicendo che poteva tornare a casa perché aveva ucciso le figlie: “You can come home now… I killed the kids”. Un’ora dopo aver contattato la donna, Aaron Schaffhausen ha guidato fino alla stazione di polizia consegnandosi alla giustizia. Gli ufficiali che hanno scoperto i corpi, hanno dichiarato di aver visto una scena raccapricciante nella camera da letto dove le piccole giacevano senza vita. Aaron Schaffhausen, 34 anni, è attualmente detenuto con l’accusa di omicidio di primo grado intenzionale.

Quando chi scrive “è a rischio”

Gentili lettori e lettrici, mi vedo costretta a chiudere lo “spazio libero” di dibattito sulla Pas (sindrome di alienazione parentale) che avevo aperto in questo blog, che quindi tornerà ad essere quello che è per sua natura: uno spazio tematico messo a disposizione dal manifesto e gestito dall’autore (cioè da me) con piena facoltà di accettare o meno i commenti. E’ una decisione che mi duole, ma mi pare inevitabile dopo aver visto che chi “postava” i suoi interventi in risposta all’intervento della dottoressa Elvira Reale (“Pas? no, mobbing genitoriale”) senza alcuna censura da parte mia, usava al tempo stesso altri siti per diffamarmi, mettere in dubbio la mia professionalità e il mio lavoro. Nonostante la disponibilità da me mostrata ad accettare su queste colonne un contraddittorio anche duro, in cui io stessa non sono intervenuta proprio per lasciare libertà di opinioni e confronto, mi sono trovata comunque investita da una campagna denigratoria costruita dalle stesse persone che venivano su questo blog a scrivere sull’argomento. E’ lo stesso meccanismo che ha purtroppo investito altre donne che tengono un blog ospitato nel sito del manifesto, in primo luogo Giuliana Sgrena, fatta oggetto di aggressioni verbali, insulti e minacce per non essersi unita al coro di voleva “santi subito” i marò italiani arrestati in India per l’uccisione di due pescatori. Pare non ci sia modo, per le donne, di discutere pubblicamente con serenità senza trovarsi oggetto di denigrazione e offesa da parte di chi non sa rinunciare all’idea della propria superiorità. E nel caso della Pas, chi ne parla “contro” è addirittura “a rischio”. Per questo ho deciso di chiudere questo confronto: un conto è il dibattito, anche forte, un conto sono le accuse di cui sono stata bersaglio. Non è una censura ma una mia ferma decisione di non far diventare questo blog un luogo di violenza, e anzi di farlo continuare a essere un luogo dove la violenza si combatte. Tra l’altro, e la cosa mi allarma, in uno degli interventi contro di me, viene pubblicata una schermata “interna al blog” il cui accesso è consentito solo a me e agli amministratori, un fatto molto preoccupante.

alcuni articoli che mi riguardano:

http://www.adiantum.it/public/3023-il-manifesto-e-il-blog-che-discrimina-i-bambini-(se-sono-di-sesso-maschile).asp

http://www.iodonna.biz/luisa-betti/

* avvertenza: i commenti saranno moderati come sopra, e non saranno accettate altre provocazioni nei miei confronti.

*POST SCRIPTUM: rettifico quanto detto poco sopra circa l’ipotesi che estranei siano entrati nella gestione del blog. La schermata di cui si parla è in effetti normalmente accessibile agli autori dei singoli commenti e non c’è quindi nulla di anomalo nella sua riproduzione. Mi scuso per aver creato allarme, in particolare ovviamente nella redazione del manifesto (che in tutto ciò non c’entra niente); purtroppo mi trovo in una situazione che rende difficile un lavoro sereno.

Ogni giorno un femmicidio in più

Logo dell’Udi per la campagna contro il femminicidio

Maria Anastasi era incinta di nove mesi, aveva già tre figli adolescenti, e il suo corpo è stato trovato nelle campagne di Erice in provincia di Trapani in Sicilia. Ad ucciderla è stato il marito, Antonio Savelli, che ha fornito ai magistrati due versioni contrastanti in cui nella prima coinvolgeva i figli, che hanno smentito il padre, e nella seconda accusava la moglie di avere un’altra relazione. Su Repubblica.it si legge: “Savelli, in un primo momento, ha raccontato ai carabinieri di essersi trovato in auto, nelle campagne di Erice (Trapani) con la moglie e i tre figli adolescenti, e di essere sceso dalla macchina per accompagnarli a fare pipì. Al ritorno la moglie sarebbe sparita. La versione dell’uomo è stata smentita però dai figli, che hanno raccontato che il padre li aveva convinti a confermare il suo racconto, ma che, in realtà, loro non erano con i genitori al momento della scomparsa della madre. Di fronte alla contestazione degli inquirenti, l’uomo ha cambiato versione e ha detto di essere andato nella campagna insieme alla moglie, che doveva incontrare il suo amante per interrompere la relazione extraconiugale che la donna aveva da tempo. Ennesima menzogna, secondo gli inquirenti, che hanno accertato che ad avere una storia parallela era l’uomo, che da mesi aveva imposto alla moglie e ai figli la convivenza con l’amante, che era andata a vivere nella loro casa. Secondo quanto ricostruito dai pm, dunque, l’assassino si sarebbe allontanato in auto con la moglie e dopo l’ennesima lite l’avrebbe colpita verosimilmente con un bastone alla testa, l’avrebbe tramortita e poi avrebbe dato fuoco al corpo”. Un caso che molti giornali hanno descritto – ancora una volta – come “delitto passionale” mentre invece (sempre su Repubblica) si apprende che “I familiari di Maria Anastasi hanno affermato che il marito la teneva in uno stato di soggezione e non di rado la picchiava. La famiglia avrebbe avuto anche difficoltà economiche, tanto che la figlia maggiore si era trasferita a vivere con la nonna”. Insomma uno dei casi compreso in quel 70% di femmicidi che si consumano dopo violenze domestiche. Solo ieri, durante la presentazione del rapporto annuale di Telefono Rosa, “Le voci segrete della violenza”, si parlava di 71 femmicidi dall’inizio del 2012 in Italia, a cui – aggiungo io – si sommavano (fino a ieri) 15 vittime collaterali di questi femmicidi. Oggi questa lista è già più lunga: 72 vittime di femminicidio e 16 vittime collaterali. Non facciamo in tempo a parlare che il numero si allunga. Ma i giornali che danno le notizie li leggiamo solo noi? Sempre ieri, durante la presentazione di Telefono Rosa a Roma, Patrizia De Rosa, a capo del Dipartimento delle Pari opportunità, ha dichiarato che con il nuovo governo loro “hanno rischiato di sparire” ma che quando la ministra del lavoro Fornero, con delega al ministero delle pari opportunità, ha visto quello che loro facevano “ha capito” e ha detto a lei “continui”. Una dichairazione cui la presidente di Telefono Rosa, Gabriella Moscatelli, ha risposto, pur apprezzando il lavoro del dipartimento, che per affrontare la situazione italiana occorre non solo un Dpo, ma un ministero delle pari opportunità, con tanto di ministra a tempo pieno, e “con pieni poteri e portafoglio”. Patrizia De Rose poi ha sottolineato come questi uomini “non possono essere tutti pazzi” – infatti solo il 10% dei femmicidi viene commesso “a causa di malattie pisichiatriche o altre forme di malattia” (cifr. “Rapporto ombra” della Piattaforma Cedaw) – e che questi uomini di fronte alla donna “emancipata” si trovano “persi” e che ormai “anche la moglie del tassista è una moglie competitiva”. “C’è qualcosa che non ha funzionato”, ha poi aggiunto De Rose, “e quindi va posto rimedio”. Senza sapere, forse, che sono le donne a rimanere più povere dopo una separazione – già da molto tempo, come si poteva leggere qualche tempo fa anche su la stampa.it – ha dichiarato, sempre De Rose, che lei ha “molti amici che non riescono a dare i soldi alla moglie” e che ha un’amico che “dorme in barca” (chi ssà quanto gli costa mantenerla) perché ha lasciato la casa a moglie e figli. Insomma la colpa è nostra, della nostra emancipazione di fronte alla quale gli uomini, sentendosi persi, diventano violenti e possono anche eliminarci fisicamente. Ma se la responsabilità dell’ondata di violenza, di stupri, femmicidi in coda a violenza domestica, è sempre nostra, ora mi spiego perché il governo Monti e la ministra Fornero non fanno nulla, perché se è nostra responsabilità, siamo noi che ce la dobbiamo risolvere.

 

Allego il comunicato dell’Udi di Catania che mi è arrivato ieri e che già oggi non è più attuale, perché ogni giorno si contano morti in più.

In due giorni. Antonina, 26 anni, emigrata a Milano da Agrigento è stata uccisa a coltellate dall’ex convivente: ha cercato fino all’ultimo di scappare, ha gridato inutilmente, già ferita, nel cortile di casa. Alessandra, 26 anni, mamma di due bambini,  è stata massacrata a colpi di forbici dal marito (‘geloso’ dicono come sempre i giornali) a Palma Campania. I due figli dormivano nella stanza accanto. Ieri a Catania è stato arrestato l’uomo, il marito, con l’accusa di maltrattamenti più l’aggravante del suicidio nei confronti della moglie. Di lei abbiamo solo le iniziali. Una serie infinita di umiliazioni e aggressioni: nell’ultimo attacco del 3 luglio la donna si è avvicinata alla finestra, dicono le ricostruzioni, e si è gettata sotto, dicono ancora le ricostruzioni. Per noi è un femminicidio. Tanto più devastante e intollerabile perché arriva a finire una donna dopo averle tolto la voglia di vivere, le aspettative, la semplice vita di ogni giorno.

La mattanza continua.

Tutti siamo chiamati in causa.

I femminicidi continuano a infettare le nostre comunità.

Nessuno ne può ignorare il degrado e la disperazione.  Nessuno deve essere complice. Anche il silenzio è complice.   

 

Carla Pecis, UDI Catania

Femmicidi: che altro deve succedere?

Illustrazione di Stefania Spanò

 

Scorrendo “La clausola dell’Europea più favorita”, il progetto dell’associazione francese Choisir la cause des femmes che ha svolto un lavoro certosino nel 2008 sulle leggi più progressiste esistenti in Europa raccolte in un gruppo di norme giuridiche che regolamentino i diritti specifici delle donne su maternità, vita professionale e familiare, lotta contro la violenza e la parità politica – “Clausola” approvata dal parlamento francese, presentata anche a tutte le istanze europee e diffusa anche in Italia – mi accorgo senza sorpresa che l’Italia non c’è. Insomma mi rendo conto che esistono, ed esistevano, buone leggi sulla tutela e la lotta alla discriminazione e alla violenza in diversi Paese europei, mentre altri, come il nostro, non vengono neanche nominati. Perché? Perché in Italia ormai siamo a due femmicidi al giorno, una escalation che pesa sul governo e soprattutto sulle ministre di pari opportunità (Elsa Fornero con delega), interni e giustizia, come fossero macigni: come si fa a rimanere inermi davanti a questo massacro quando in mano avresti non solo le armi per combatterlo ma anche quella cosa in più che noi tutte in Italia cercavamo? Ovvero tre donne in tre posti strategici a livello istituzionale? Ma l’allarme continuo e fortissimo di questi mesi è stato come il grido disperato che chiama un sordo. Che altro deve succedere? Ieri Giancarlo Giannini, operaio 35enne, ha ucciso nel napoletano la moglie Alessandra Sorrentino, casalinga di 26 anni, a forbiciate in casa mentre i due bambini dormivano; e a San Donato Milanese Francesco Di Graci, 34 anni, ha ucciso a coltellate l’ex compagna, 26 anni, che pur di sottrarsi alla furia del partner si è buttata dal balcone mentre l’uomo appiccava il fuoco alla casa in cui è stato ritrovato carbonizzato. I giornali hanno scritto che in entrambi i casi il movente era “la gelosia di lui nei confronti di lei”, parlando ancora una volta di “raptus” e “delitto passionale”, e cercando di inquadrare questi delitti in un quadro e con moventi che non sono tali, e descrivendo le vittime e gli ambienti in cui si consumano questi femmicidi come se fossero tante puntate della stessa fiction: un film che purtroppo sparge sangue vero. Nelle stesse ore la senatrice dell’Italia dei Valori, Giuliana Carlino, commentando il femmicidio di Napoli a colpi di forbiciate, ricordava che “Il dato più drammatico è che ancora si sottovaluta la violenza domestica, mistificata spesso come semplice conflitto coniugale, mentre alla vittima non si fornisce il sostegno adeguato per tutelare la propria incolumità” e sottolineava come le istituzioni non avessero “ancora realizzato gli obiettivi in termini di risorse da destinare ai centri di ascolto e antiviolenza”.  “Qui in Senato è passato un mio ordine del giorno – ha detto Carlino – in cui l’esecutivo si è impegnato a provvedere nel più breve tempo possibile alla firma della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e il contrasto della violenza sulle donne e la violenza domestica. Adesso mi aspetto che il governo sia conseguente a questo impegno, affinché non resti solo una dichiarazione d’intenti”. Il fatto che il governo annuisca con le testa come si fa davanti ai capricci assecondandoli senza però intervenire, non ci piace, e il fatto che nessuna delle tre ministre, che hanno il potere di prendere misure immediate sul femminicidio in Italia, non abbia preso posizione rispetto a questa mattanza riconoscendo pubblicamente la natura di genere di questi delitti, neanche. La scorsa settimana a Ginevra nel Rapporto di Rashida Manjoo, relatrice speciale dell’Onu sulla violenza di genere, leggevamo che negli ultimi anni in Italia “Nel 54% dei casi di femminicidio, l’autore è stato un partner o ex partner e in solo il 4 % dei casi è un autore sconosciuto alla vittima” e che  “La maggior parte dei casi di violenza sono non denunciate nel contesto di una società patriarcale, dove la violenza domestica non viene sempre percepita come un crimine; dove le vittime sono in gran parte economicamente dipendenti dagli autori della violenza; e dove persiste la percezione che le risposte dello Stato non sono appropriate o sufficienti”. La violenza domestica, che precede circa il 70% dei femmicidi in Italia e in Europa (Barbara Spinelli, “Femicide and feminicide in Europe. Gender-motivated killings of women as a result of intimate partner violence”, Expert  group meeting on gender-motivated killings of women, Special Rapporteur ONU, Rashida Manjoo, New York), persiste e aumenta, e si fa sempre più pericolosa perché una donna può trovare la morte in casa con troppa frequenza: ma di cosa si ha paura? di andare a intaccare quell’istituzione “intoccabile” che qui in Italia che si chiama Famiglia? In realtà sostenere la cultura in cui il femminicidio prolifera, permette l’impunità totale della violenza sulle donne, fuori e dentro casa, perché quel tipo di violenza e quel tipo di delitto appare culturalmente, e quindi socialmente, meno grave. Ripetere i motivi passionali o sessuali da parte dell’informazione su queste aggressioni e delitti – che invece sono in un quadro trasversalmente integrato con moventi di genere – non fa che ribadire la non gravità dei fatti, un “modo di pensare” che ha permesso di far decadere l’accusa di tentato omicidio e di far rimanere ai domiciliari, grazie al rigetto della Corte di Cassazione – “pur restando una certa pericolosità del soggetto”  – Francesco Tuccia  che ha lasciato nella neve di quest’inverno seminuda e in un lago di sangue davanti alla discoteca di Pizzoli, la ragazza trasportata in ospedale e operata d’urgenza per le gravi lesioni interne subite. Quindi ripeto: che altro deve succedere?

 

Ecco, per curiosità, le 14 leggi de “La clausola dell’Europa più favorita”

– educazione sessuale: Danimarca per l’educazione alla sessualità fin dalla scuola elementare per i centri di pianificazione familiare incaricati anche di un sito internet che fornisca informazioni didattiche al personale incaricato;
– contraccezione: Paesi Bassi per l’accesso diretto, libero e gratuito alla contraccezione, lo stato assicura l’informazione, la disponibilità e la gratuità per le donne adulte e le minorenni;
– aborto: Svezia per il rispetto dell’autodeterminazione della donna nel disporre del proprio corpo., il limite legale è di 18 settimane (è richiesto un limite minimo di 12), e la pillola abortiva è autorizzata e rimborsata;
– matrimonio: Austria per la preminenza data al matrimonio civile (aggiungendo la legge spagnola per il matrimonio omosessuale);
– divorzio: Spagna con ottenimento del divorzio non subordinato ad una causa o ad un periodo di riflessione; obbligo degli alimenti;
– contratti d’unione civile: Belgio con contratti aperti agli etero e agli omosessuali e garanti di elevati diritti;
– congedi parentali: Svezia per l’alto livello di remunerazione, la parte di congedi riservata ai padri, se non utilizzata si perde.
– autorità parentale: Estonia che stabilisce l’autorità a partire dal vincolo di filiazione (a meno che sia dannoso per la bimba/o), ed esercizio congiunto in caso di separazione; attribuzione giuridica dell’autorità a uno dei genitori e al suo congiunto o concubino qualunque sia il suo orientamento sessuale (Belgio);
– violenza coniugale: Spagna con legge integrale contro la violenza di genere, lotta contro gli stereotipi a scuola; misure di protezione d’urgenza e centri di accoglienza per le vittime; formazione degli interlocutori dei servizi pubblici; tribunali specializzati;
– stupro: Francia con definizione della violenza come crimine; processo a porte chiuse su richiesta della vittima; possibilità per le associazioni di costituirsi parte civile; in aggiunta l’approccio pluridisciplinare della legge spagnola;
– prostituzione: Svezia per l’abolizione di fatto della prostituzione; la penalizzazione del cliente; l’impunità accordata alle prostitute; creazione di centri di accoglienza con attenzione particolare alle vittime della tratta; per le campagne di informazione effettuate dai media in relazione a vari ministeri (Salute, Interni etc.);
-molestia: Lituania per le disposizioni presenti sia nel codice del lavoro che nella legge sulla parità tra uomo e donna.
– lavoro: Francia per il codice del lavoro che riprende le maggiori conquiste sociali e per il suo regime pensionistico fondato sulla logica della solidarietà;
– politica: Belgio per l’iscrizione della parità nella costituzione, comprendendo quella nel Consiglio dei Ministri e nei governi delle regioni e comuni; per il dispositivo che impone la parità assoluta e delle quote in tutte le elezioni e l’irricevibilità delle liste non conformi alla legge.