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Luisa Betti Dakli
Rome, Italy

Biografia: Luisa Betti Dakli è giornalista professionista esperta di diritti umani, scrive su giornali italiani e stranieri, ed è in diverse associazioni come rappresentante su diritti, violazioni e discriminazioni. Ha realizzato la prima video inchiesta sui bambini con le mamme detenute in Italia dal titolo “Il carcere sotto i tre anni di vita” per la Rai, ha lavorato come autrice televisiva per Mediaset. Ha maturato una lunga esperienza nell'ambito dei diritti umani con ricerche e inchieste, soprattutto in Italia e in Medio Oriente, su violazioni, violenza di genere e abusi su minori, e sul ruolo legato ai media: in modo particolare sulla narrazione di questi temi nell’informazione attraverso il linguaggio televisivo, la stampa e il web, con una vasta produzione teorica come giornalista e come esperta con docenze, consulenze e partecipando a numerose conferenze istituzionali e internazionali in qualità di speaker. Scrive per la 27esimaora del Corriere della sera, è autrice della piattaforma d'informazione “Donne x Diritti”, si occupa di politica estera per il magazine svizzero Azione, e collabora con riviste francofone come “Radici” e “Passaparola”. Ha scritto per magazine internazionali come East e Le Monde Diplomatique, con inchieste e approfondimenti su violazioni dei diritti umani dalla Russia al Medio Oriente all’America Latina. Ha scritto per anni sul Manifesto per le pagine di attualità, esteri, interni e giudiziaria, curando anche il blog Antiviolenza del giornale online: blog inserito nelle rassegne stampa delle Nazioni Unite come osservatorio sulla discriminazione e violenza su donne e minori in Italia. È stata tra le promotrici della Convenzione nazionale “No More” contro la violenza sulle donne in veste di referente per GiULiA (Rete delle giornaliste italiane), fa parte di Articolo 21 per la libera informazione come esperta di genere, ed è una delle prime giornaliste in Italia ad aver affrontato e scritto su femmicidio/femminicidio partecipando attivamente al cambiamento culturale e alla trasformazione del linguaggio con tavoli di lavoro tra associazioni, giornalisti, magistrati, avvocati, operatrici e psicologi. Tiene come docente seminari, giornate di studio e corsi di formazione per avvocati, operatrici e per giornalisti. Ha promosso nella sua attività numerosi incontri e scambi interdisciplinari sui temi dei diritti, e ha partecipato alla stesura dell’ultimo Rapporto Ombra sulla condizione di genere in Italia per il Comitato Cedaw dell’Onu (Committee on the Elimination of Discrimination against Women). L’8 marzo del 2013 è stata invitata dal Comune di Parigi come rappresentante italiana all’incontro internazionale “Femmes & Pouvoirs” sulla rappresentazione delle donne nella politica, ha partecipato, tra gli altri, alla conferenza parlamentare “Convenzione di Istanbul e Media” promossa dalla Presidenza della Camera e del Senato, e alla tavola rotonda dell’Ambasciata Americana “Eliminating Gender-Based Violence in Italy: Challenges and Opportunities”. Nel 2014 è stata chiamata dal Consiglio d’Europa, Presidenza della Camera e Ministero degli Esteri come speaker alla Conferenza internazionale “Safe from Fear, Safe from Violence” sulla situazione dei media italiani dopo la ratifica della Convenzione di Istanbul (Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica). Nel 2016 le è stato conferito dall’Istituto Europeo Pegaso il premio “8 marzo” per la sua attività giornalistica e di ricerca sui diritti delle donne e per “essersi distinta per sensibilità umana e professionale”. Il 25 novembre del 2017 ha avuto l'onore di partecipare e intervenire come speaker per la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne organizzata a Montecitorio dalla Presidente della camera, Laura Boldrini, con l'evento #InQuantoDonna che ha incluso l'incontro con il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sui temi del femminicidio. Attualmente è nella Commissione su “La tutela dei minori nel mondo della comunicazione” promossa e guidata dall’Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza, ed è nella Commissione Pari opportunità dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio per la formazione di genere di giornalisti e giornaliste.

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4 pensieri su “Info

  1. Ciao sono una mamma disperata perché venerdì 5 febbraio 2016 mi hanno strappato via mia figlia di 5 anni in base ad un provvedimento provvisorio di settembre 2015 in cui il giudice affidava i bambini al padre (carabiniere e amico del giudice).Ti mando l’indirizzo del blog in cui potrai capire meglio la situazione. ..è da venerdì che non vedo e sento mia figlia è un lutto e nessuno pensa alla bimba che non ha più contatto con la sua mamma allo shock, al trauma. Aiutami ti prego. ..mi sono riolta a Spazio Donna di Salerno. …sono vittima di un imbroglio e di una vendetta del mio ex marito. Grazie. http://www.martinafrau.altervista.org

  2. Sig. Coscelli, la smetta di continuare a scrivere COSE NON VERE e a divulgare FALSE ACCUSE. Finita la pratica con la signora e il suo amico per le FALSE ACCUSE, FALSE DENUNCE ECC…, poi toccherà a LEI rispondere delle MENZOGNE E DIFFAMAZIONI. Sig.ra Luisa Betti, mi piacerebbe mettermi in contatto con lei, è arrivato il momento di SMASCHERARE queste accuse.

  3. Maternità negata tra rabbia e incompetenza
    In italia la maternità per il senso comune gode di particolare considerazione, si celebra la Festa della Mamma ogni seconda domenica di maggio mentre quella del papà per sei giorni su sette cade in giorni feriali. Ci sono canzoni celebri dalla mitica “Mamma solo per te la mia canzone vola” a quelli più recenti di Luca Barbarossa “Ti porterò a ballare” vincitrice di un Sanremo e “W la mamma” di Bennato. Per non parlare degli spot pubblicitari: in uno chiude su un primo piano di una bella bambina che dice “grazie mamma” perchè le ha fatto trovare la carne in scatola preferita. La maternità vive due momenti: la gravidanza e la crescita del bambino dal parto in poi. Se durante la gravidanza la donna gode di un certo rispetto e attenzione, una volta partorito il rispetto e l’attenzione spesso scemano. Mi riferisco ai compagni, mariti di queste mamme che per varie ragioni cominciano a defilarsi abdicando dal ruolo di genitore. Così capita che una madre L.G. stanca di una progressiva non curanza, se non ostilità del compagno, decida di andarsene per crescere in un ambiente più sereno il proprio figlio. Ma essere abbandonato, per un compagno indifferente e ostile scatena in lui un improvviso interesse che si traduce in vendetta. “Tu non mi puoi abbandonare quindi farò di tutto per rovinarti la vita” processo che per altro era già iniziato e ha causato il distacco della compagna madre dal compagno padre. Accade poi che la vendetta dell’uomo coinvolga istituzioni, quali le forze dell’ordine, i servizi sociali, il tribunale di minorenni , i quali anziché fare luce sui fatti li opacizzino in modo maldestro e incompetente, al punto da togliere il figlio alla madre che voleva salvaguardalo, per affidarlo al padre vendicativo. E’ ovvio pensare che una madre derubata dell’affetto più caro non perda occasione di manifestare la propria indignazione nei confronti delle istituzioni citate. Istituzioni che chiedono consulenza ad una pletora di “esperti” che attribuiranno alla madre un disturbo mentale salvaguardando così l’operato dei committenti ma distruggendole la vita.
    Gli “esperti” hanno repertorio molto ricco di termini che individuano patologie e caratteri da attribuire ad una povera madre, per un osservatore esterno, attento e a conoscenza dei fatti costituisce questo delirio classificatorio è un atto di violenza inaudita, un stupro istituzionale. L’amore sincero di una madre per i propri i figli, il dolore atroce per il loro sequestro che si traduce in legittima rabbia, vengono brutalizzati, banalizzati da pareri con l’apparente aurea di scientificità. Un qualunque essere umano quando subisce un ingiustizia ha diritto alla rabbia. Per il senso comune la rabbia è una giusta manifestazione del dissenso non è una malattia mentale o disturbo di personalità. Lo sciopero è rabbia, la manifestazione in piazza è rabbia, inveire contro la pubblica amministrazione perché a quattro anni dal terremoto non si ha ancora la casa e si continua a vivere in un “modulo abitativo” è rabbia, stare sul tetto o su una gru d’estate perché si sta perdendo il lavoro è rabbia, suicidarsi perché la ditta è fallita è rabbia!
    La rabbia ha delle cause, dei nomi e dei cognomi negarne l’esistenza fa ancora più arrabbiare
    La rabbia va prima di tutto contestualizzata, indagata non nasce solo da un carattere più o meno focoso. Le cause spesso sono oggettive, razionali, legittime. Se l’esperto non è in grado di capire questo si rende complice di chi ha innescato l’ingiustizia, alimentando altra rabbia ma può con sereno cinismo chiudere la sua perizia con “Madre incompatibile”. Per ultimo un sillogismo che può aiutare: gli esseri umani commettono errori, le istituzioni sono fatte da essere umani, quindi le istituzioni commettono errori.
    Chiedo consigli su come aiutare questa madre.
    massimocoscelli@libero.it
    n.b. la storia è purtroppo vera chi ne vuole sapere di più può scrivermi.

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