Sul femminicidio di mia sorella

Cara Luisa Betti Dakli,

sono la sorella di Cinzia Palumbo (nella foto, ndr) la donna che è stata uccisa insieme ai suoi bimbi dal marito più di un anno fa, esattamente l’8/12/2018. Le scrivo perché ho letto il suo articolo Catania: stermina la famiglia ma sui giornali è un “ragazzo d’oro” e ci tengo a dirle che tra tutti gli articoli lei è stata l’unica a dire parole che purtroppo rispecchiano la verità. Per questo ci tenevo a ringraziarla moltissimo con tutto il mio cuore: in lei ho ritrovato molta umanità e rispetto, senza provare a mettere parole a caso solo per attirare l’attenzione giusto per scrivere un articolo.

Quando mia sorella è stata uccisa, mi sono ritrovata a leggere moltissimi giornali, ascoltare interviste e commenti di persone che non sapevano nulla di cosa succedeva in casa: così si è diffuso il movente della gelosia, e questa cosa ha fatto scattare nella mente di molti un’idea totalmente errata di mia sorella. Cinzia amava moltissimo il marito, viveva per lui e per i suoi figli, e chi la conosce bene lo sa, eppure molti giornalisti hanno insinuato il dubbio su chi aveva premuto il grilletto, dubitando di mia sorella che non sapeva neanche cosa fosse un arma.

Quando ripenso a queste cose, mi sale una rabbia immensa e una sofferenza fortissima: come poteva mia sorella darsi tre colpi da sola? Inoltre, come ha scritto lei nel suo articolo, sentire parlare di lui come di un bravo ragazzo mi fa male e mi fa capire come il mondo vada sgretolandosi sempre di più, perché anch’io pensavo fosse un bravo ragazzo e lo consideravo un fratello, ma appena ho visto quello che aveva fatto a mia sorella e ai miei nipoti, ho aperto gli occhi e ho capito che non è affatto un bravo ragazzo né un papà che amava i figli, perché se così fosse stato non avrebbe fatto quello che ha fatto sulle creature mentre dormivano.

Per le informazioni errate date dai giornalisti si è tentato di dare la colpa a mia sorella ripulendo la coscienza di un assassino. Le dico tutto questo perché sono arrivata alla conclusione che molti giornalisti non sanno fare il proprio lavoro, che per scrivere due righe in più non verificano e non si curano dei danni che possono provocare. Cosa ci vuole a scrivere quando si è certi e senza pregiudizi come ha fatto lei, che oltre a scrivere la verità ha anche mandato un messaggio: quello di vedere e chiamare le cose con il proprio nome senza avere paura, vedendo chi realmente è responsabile e senza cercare di rivittimizzare la donna morta. Per questo le ho scritto, perché ci tenevo davvero con tutto il cuore a ringraziarla: per me è stato veramente importante legger le sue parole, perché tra tutto ciò che ho letto, le sue sono le uniche che contengono tutta la verità.

Ester Palumbo

Cara Ester Palumbo,

sono onorata delle sue parole e la ringrazio moltissimo per questo bellissimo messaggio che spero sproni i colleghi e le colleghe giornaliste a non rivittimizzare le donne uccise in un femminicidio con i loro figli, perché solo così si combatte la violenza domestica.

Posso solo immaginare il suo dolore e mi stringo a lei e a tutta la famiglia perché la mancanza di una persona casa non si cura col tempo ed è sempre più forte. Le sue parole sono molto forti e mi hanno toccata profondamente. È con questi gesti di incoraggiamento, come il suo, che mi fanno andare avanti nella sfida continua con la grinta che serve a continuare il mio non facile lavoro, sapendo di essere nel giusto perché molte volte è scoraggiante continuare a lottare per le donne e per i loro bambini che sono considerati sempre esseri di serie B da uno Stato che non riesce a prendere in mano la soluzione e a porre fine a questa mattanza.

La ringrazio ancora e pubblico la sua lettera molto volentieri perché è importante che certe cose siano a dirle direttamente i familiari delle vittime che oggi non possono più parlare. Per qualsiasi cosa mi ritenga un punto d’appoggio, per me è davvero un onore.

Un caro saluto, Luisa Betti Dakli

 

Cara Luisa Betti Dakli,

sono la sorella di Cinzia Palumbo (nella foto, ndr) la donna che è stata uccisa insieme ai suoi bimbi dal marito più di un anno fa, esattamente l’8/12/2018. Le scrivo perché ho letto il suo articolo Catania: stermina la famiglia ma sui giornali è un “ragazzo d’oro” e ci tengo a dirle che tra tutti gli articoli lei è stata l’unica a dire parole che purtroppo rispecchiano la verità. Per questo ci tenevo a ringraziarla moltissimo con tutto il mio cuore: in lei ho ritrovato molta umanità e rispetto, senza provare a mettere parole a caso solo per attirare l’attenzione giusto per scrivere un articolo.

Quando mia sorella è stata uccisa, mi sono ritrovata a leggere moltissimi giornali, ascoltare interviste e commenti di persone che non sapevano nulla di cosa succedeva in casa: così si è diffuso il movente della gelosia, e questa cosa ha fatto scattare nella mente di molti un’idea totalmente errata di mia sorella. Cinzia amava moltissimo il marito, viveva per lui e per i suoi figli, e chi la conosce bene lo sa, eppure molti giornalisti hanno insinuato il dubbio su chi aveva premuto il grilletto, dubitando di mia sorella che non sapeva neanche cosa fosse un arma.

Quando ripenso a queste cose, mi sale una rabbia immensa e una sofferenza fortissima: come poteva mia sorella darsi tre colpi da sola? Inoltre, come ha scritto lei nel suo articolo, sentire parlare di lui come di un bravo ragazzo mi fa male e mi fa capire come il mondo vada sgretolandosi sempre di più, perché anch’io pensavo fosse un bravo ragazzo e lo consideravo un fratello, ma appena ho visto quello che aveva fatto a mia sorella e ai miei nipoti, ho aperto gli occhi e ho capito che non è affatto un bravo ragazzo né un papà che amava i figli, perché se così fosse stato non avrebbe fatto quello che ha fatto sulle creature mentre dormivano.

Per le informazioni errate date dai giornalisti si è tentato di dare la colpa a mia sorella ripulendo la coscienza di un assassino. Le dico tutto questo perché sono arrivata alla conclusione che molti giornalisti non sanno fare il proprio lavoro, che per scrivere due righe in più non verificano e non si curano dei danni che possono provocare. Cosa ci vuole a scrivere quando si è certi e senza pregiudizi come ha fatto lei, che oltre a scrivere la verità ha anche mandato un messaggio: quello di vedere e chiamare le cose con il proprio nome senza avere paura, vedendo chi realmente è responsabile e senza cercare di rivittimizzare la donna morta. Per questo le ho scritto, perché ci tenevo davvero con tutto il cuore a ringraziarla: per me è stato veramente importante legger le sue parole, perché tra tutto ciò che ho letto, le sue sono le uniche che contengono tutta la verità.

Ester Palumbo

Cara Ester Palumbo,

sono onorata delle sue parole e la ringrazio moltissimo per questo bellissimo messaggio che spero sproni i colleghi e le colleghe giornaliste a non rivittimizzare le donne uccise in un femminicidio con i loro figli, perché solo così si combatte la violenza domestica.

Posso solo immaginare il suo dolore e mi stringo a lei e a tutta la famiglia perché la mancanza di una persona casa non si cura col tempo ed è sempre più forte. Le sue parole sono molto forti e mi hanno toccata profondamente. È con questi gesti di incoraggiamento, come il suo, che mi fanno andare avanti nella sfida continua con la grinta che serve a continuare il mio non facile lavoro, sapendo di essere nel giusto perché molte volte è scoraggiante continuare a lottare per le donne e per i loro bambini che sono considerati sempre esseri di serie B da uno Stato che non riesce a prendere in mano la soluzione e a porre fine a questa mattanza.

La ringrazio ancora e pubblico la sua lettera molto volentieri perché è importante che certe cose siano a dirle direttamente i familiari delle vittime che oggi non possono più parlare. Per qualsiasi cosa mi ritenga un punto d’appoggio, per me è davvero un onore.

Un caro saluto, Luisa Betti Dakli

 

La Corrispondenza è una rubrica curata da Luisa Betti Dakli che dirige il Network DonnexDiritti e International Women, e che risponderà alle vostre lettere e a ogni vostra richiesta garantendo l’anonimato qualora le sia chiesto. Potete mandare le vostre missive per email o scriverle direttamente nel format proposto qua sotto.

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