Perché i bambini strappati alle donne che denunciano una violenza non fa notizia?

In Italia si moltiplicano i casi di bambini sottratti da parte dei tribunali dei minori di tutta Italia nelle separazione e affidi. Bambini messi in casa famiglia o affidati e dati in collocamento al genitore accusato di violenza domestica, maltrattamenti o abusi su cui il giudice non indaga ma si affida a esperti, psicologi e psichiatri, con Ctu (Consulenze tecniche d’ufficio) provenienti da scuole di pensiero che basandosi su una teoria mai dimostrata e discutibile, l’alienazione parentale, ribaltano la responsabilità e penalizzano le madri che hanno denunciato i propri partner, spesso senza tenere conto dell’iter che si sta svolgendo in penale neanche nel caso esista una sentenza di condanna del padre stesso. Un’emergenza su cui i media non fanno notizia, come è successo invece nel caso di Bibbiano, malgrado questa sia una realtà molto più estesa e con conseguenze devastanti su bambini che spesso sono deportati con forza da casa loro o dalla scuola nelle case famiglia dove rimangono per anni sotto psicofarmaci lontani dalla famiglia e per ingiustificato motivo. Un allarme su cui non si hanno a oggi risposte istituzionali, né un reale interesse da parte dell’informazione malgrado esistano i presupposti di gravi violazioni ai diritti dei minori da parte delle stesse istituzioni che dovrebbero proteggerli. Ed è per questo che questo sito continuerà a pubblicare storie di figli strappati con ordinanze dei vari tribunali dei minori, finché non arrivi una vera e reale risposta da parte delle stesse istituzioni che auspichiamo indaghino al più presto relativamente a tale abuso di potere, perché di questo si tratta, con una commissione d’inchiesta ad hoc su quello che veramente succede all’interno dei tribunali dei minori in Italia. 

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Bambini sottratti: parlateci di Ginevra

dalla 27esimaora del Corriere della sera

C’è una mamma che non vede la figlia da 9 anni e non perché sia un’assassina ma perché il tribunale dei minori ha deciso la sua pericolosità sulla base di una Consulenza tecnica d’ufficio (Ctu) che l’ha marchiata come affetta da disturbo istrionico con l’ipotesi di una possibile e futura alienazione parentale: la contestatissima pseudo-teoria già presente nei tribunali italiani e che la lobby dei seguaci di Gardner sta cercando da anni di far passare in una legge, come con l’ormai archiviato, nonché contestatissimo, disegno di legge presentato lo scorso anno dal senatore leghista Simone Pillon. Come già successo in questi giorni con il caso di Laura anche per Ginevra il disturbo che viene paventato per toglierle la bambina è quello della Pas (Parental alienation syndrome) che è stata rifiutata dal Ministero della Salute, mai inserita nel DSM (The Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) e ritenuta inapplicabile dalla sentenza di Cassazione redatta dalla già Presidente di sezione della Suprema Corte, Gabriella Luccioli, che nel 2013 scriveva non solo che “l’ipotesi della Sindrome di Alienazione Parentale (PAS) necessita di un conforto scientifico” ma anche che il suo fondatore, Richard Gardner, era un “volontario non retribuito” presso la Columbia University, noto per “l’aver giustificato la pedofilia”. Medico che nei suo libri descriveva i bambini come demoni che odiano i padri sostenendo che “nelle controversie per la custodia agiscono spinti da bassi istinti vendicativi” (R. Gardner, L’isteria collettiva dell’abuso sessuale, ed. Quattro Venti, Urbino 2013, pp. 148-149), guidati da madri malevoli che li strumentalizzano attraverso false accuse verso padri sempre innocenti: donne che se invece fossero oneste, sempre secondo Gardner, preferirebbero “vivere in una situazione nella quale i loro bambini sono sessualmente abusati piuttosto che soffrire la rottura del loro matrimonio” (R. Gardner, True and False Accusation of Child Sex Abuse, ed Creative Terapeu- tics, Cresskill NJ 1992, p. 15).

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Teorie di alienazione e mamme inadeguate che sono costate a Ginevra l’inibizione totale della figlia: lei che si era rivolta alle istituzioni per essere protetta dopo la fuga dalla casa coniugale e dopo aver denunciato l’uomo con cui aveva deciso di metter su famiglia. Un tribunale dei minori che inizialmente aveva affidato la piccola alla mamma con il diritto di visita al padre e che poi, grazie a una Ctu, ha dato l’affido esclusivo al papà escludendo completamente la mamma dalla vita della minore per l’intera crescita della piccola prelevata a soli 18 mesi. Una madre che di mestiere fa la maestra da oltre 20 anni e che è a contatto con i bambini ogni giorno senza mai aver ricevuto un richiamo o una lamentela.

Un copione che si ripete nei tribunali ormai da anni e che fa dei figli sottratti alle mamme, sia per essere messi in casa famiglia che collocati o affidati a padri denunciati per lesioni o maltrattamenti o abusi, una delle più grandi emergenze di questo Paese dove il principio di bigenitorialità viene gridato solo quando riguarda padri che piangono perché non vedono i figli ma mai quando un minore viene sottratto a una madre che, inascoltata, viene punita per aver chiesto aiuto in una situazione difficile e proprio da quello Stato a cui lei si è rivolta. Mamme che non si arrendono e non dimenticano i figli strappati dalle loro braccia con blitz in casa o a scuola, e in presenza di assistenti sociali e forze dell’ordine, neanche fossero dei delinquenti. Ginevra però non si è mai arresa lottando in questi anni per rivedere la figlia, e un anno e mezzo fa ha fatto un nuovo ricorso al tribunale dei minori per riprendere un contatto con lei e ripristinare la responsabilità genitoriale tolta 9 anni fa, chiedendo anche la revisione dell’affidamento esclusivo al padre che nel frattempo è stato condannato per lesioni nei confronti della signora, e a cui il tribunale dei minori ha risposto rimanendo muto per parecchio tempo.

Un silenzio che si è sbloccato solo pochi mesi fa con l’ordine del Tribunale dei minori a effettuare nuove perizie da parte dei servizi sociali nei confronti della donna. Perizie svolte dal comune di residenza della signora in cui è stato scritto che la stessa non è affetta da nessun disturbo e per questo non ha bisogno di nessuna indagine psichiatrica: servizi che hanno riportato anche la testimonianza di una vita equilibrata nel pieno soddisfacimento del lavoro che svolge a contatto quotidiano con i bambini della scuola.

Una certificazione che però non è bastata a questo tribunale neanche per attivare un primo incontro protetto o una video chiamata, ribadendo invece la necessità di un’indagine da parte dei servizi sociali di Roma per “un percorso di valutazione della condizione psichiatrica” nonché delle “competenze genitoriali”. Un nuovo niet della giudice che ha portato la difesa a far mettere a verbale la seguente istanza durante l’udienza che si è svolta pochi giorni fa:

“La signora x in questi anni di dolore e privazione ha vissuto con equilibrio e dignità, lavorando costantemente a contatto con bambini piccoli, rispettando le indicazioni del Tribunale e non avendo mai avuto problemi a livello familiare, sociale e professionale. Alla luce della relazione dei Servizi Sociali del Comune x che esclude la necessità di un’indagine psichiatrica e che conferma quanto scritto dagli psichiatri romani Ferracuti, Volterra e Mastronardi, e in considerazione del grave ritardo col quale è stata convocata dall’ambulatorio del Comune di x (…), la signora non intende al momento condizionare le rivendicazioni dei suoi diritti e quelli di sua figlia alle tardive, inutili e vessatorie richieste del Tribunale per i Minorenni. Considerato che la CTU, che ha dato origine ad una vera e propria parentectomia, non ha posto o suggerito divieti nella frequentazione madre-figlia, si presenta formale istanza affinché la signora possa videochiamare tutti i giorni sua figlia e possa incontrarla inizialmente in ambiente protetto. (…)”.

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Dichiarazione che ha fatto vacillare ma non ha smosso di una virgola la giudice onoraria Paola Popolla, psicologa e psicoterapeuta dell’età evolutiva, che non ha ritenuto di poter fare un passo avanti, pur sostenendo la bigenitorialità perfetta, come messo nero su bianco nel suo articolo “La Sindrome di Alienazione Genitoriale” (redatto con la dottoressa Fabiana Briganti) pubblicato sul sito Coordinazione genitoriale, dove ci si richiama anche agli otto punti delle teorie del Gardner di cui sopra e dove vengono citati anche il neuropsichiatra Camerini e l’avvocato Gulotta (bibliografia), tra gli ispiratori e redattori del tanto contestato ddl Pillon sulla modifica dell’affido condiviso, messo ormai nel secchio della spazzatura.

Ma perché questa mamma si dovrebbe curare? Da cosa è affetta? La storia è lunga e parte dalla relazione peritale del 2010 firmata dalla Ctu Marisa Malagoli Togliatti, neuropsichiatra e docente di Psicodinamica all’Università “La Sapienza”, che nella sua sintesi decreta la perdita di una figlia in quanto la madre è affetta da un disturbo istrionico della personalità:

Non solo, perché anche se nell’immediato la signora non sembra “alienare” la figlia dal padre (“Non possiamo affermare di aver ravvisato gli estremi della sindrome di alienazione parentale”), potrebbe farlo in futuro come si legge nella Ctu:

Una relazione in cui, essendo la bambina troppo piccola, la Pas non può essere diagnosticata e quindi l’unica scappatoia è quella di un disturbo che oggettivamente solleva non pochi dubbi rispetto a un’interdizione così pesante che si protrae da quasi 9 anni. Ctu in cui sembra non essere mai presa in seria considerazione la paura della signora nei riguardi dell’ex compagno, da cui è fuggita tornando dai suoi genitori con la bambina, e da cui si genera una rivittimizzazione che decreta la donna come la vera e unica responsabile di questa situazione in quanto non solo incapace di fare la madre ma anche la moglie.

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Timori che appartengono sia alla donna sia ai suoi genitori e che pur essendo rilevati dalla Ctu, come si attestata in diversi punti, vengono continuamente sottovalutati fino al ribaltamento delle responsabilità e, come spesso avviene nelle Ctu fatte da psicologi e psichiatri che abbracciano la teoria-truffa dell’alienazione parentale, il risultato è che la donna nella coppia è quella inadatta, insicura, fuori di testa, che per morbosità mette i figli contro un padre vittimizzato:

Diversa infatti è la valutazione dell’uomo di cui sebbene si ravvisino aspetti vendicativi, controllanti e con problemi riguardo al femminile, viene promosso come genitore affidatario esclusivo della bambina senza alcuna riserva o osservazione se non l’indicazione generica di una psicoterapia mai monitorata nel tempo:

Un lunghissimo resoconto periziale che alla fine riconosce la forte conflittualità tra i genitori ma risolve, come molte altre Ctu di questo tipo, con la ricaduta della responsabilità totale sulla signora perché affetta da disturbo mentale (quello istrionico), deresponsabilizzando del tutto l’uomo. Disturbo che costituisce ragion d’essere nel chiedere l’intervento immediato del tribunale da parte della Ctu che invita all’esecutività:

Un caso che si conclude con un prelevamento coatto nell’abitazione della bambina di 18 mesi dopo il quale la piccola non rivedrà mai più la mamma, tolta da lei da un momento all’altro e mai più rivista. Eppure le perizie che sono state eseguite dopo questa Ctu, sono state diverse e tutte non hanno ravvisato nella signora nessun disturbo della personalità. Per il professor Stefano Ferracuti, medico neurologo e psicoterapeuta del Dipartimento di Neuroscienze e Salute Mentale dell’Università della Sapienza, la donna:

Mentre per il dottor Mario Guadalupi, psicologo e psicoterapeuta consulente alla Corte d’Appello di Roma Sezione Minorenni Civile, non ci sarebbe neanche il disturbo istrionico:

Il professor Vincenzo Mastronardi, psichiatra e criminologo clinico alla cattedra di Psicologia forense alla “Sapienza”, mette in discussione la stessa Ctu:

E infine il dottor Ignazio Majore, medico e psicoterapeuta da cui la signora è andata per sottoporsi a psicoterapia, dichiara:

Siamo forse davanti a uno dei più grandi errori giudiziari di questo Paese?

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