Sottrazione di bambini: parlateci di Laura

Quello di Laura è un caso in cui si sono susseguite, in questi giorni, interpellanze parlamentari, richieste della società civile e dei centri antiviolenza, una conferenza stampa a Montecitorio con parlamentari di vari schieramenti politici, e una richiesta della vicepresidente della camera, Mara Carfagna, di sospensione del decreto di allontanamento del bambino dalla madre diretta alla presidente del Tribunale dei minori, Alida Montaldi. Presidente che a sua volta ha risposto oggi che per quanto la riguarda “non è consentita al Presidente del Tribunale per i minorenni, come a ogni dirigente di un ufficio giudiziario giudicante, ordinario o specializzato che sia alcuna forma di intervento sui provvedimenti emessi dai giudici dell’ufficio che dirige. Al contrario il dirigente dell’ufficio, in questo caso il Presidente del Tribunale per i minorenni di Roma, ha il dovere di astenersi da qualsiasi forma di ingerenza, durante e al termine del procedimento, a tutela dell’autonomia e indipendenza del collegio chiamato a decidere e anche della integrità e dignità della stessa funzione giurisdizionale”. Replica che non chiarisce però il perché in quel tribunale venga applicata in maniera indiscriminata una teoria mai dimostrata, l’alienazione parentale, con cui i bambini continuano a essere prelevati e deportati in casa famiglia inaudita altera parte, come se si trattasse di gravi crimini perpetrati nei confronti di minori da parte dei genitori sulla base di un costrutto completamente inventato e mai accettato da nessuna istituzione, bocciata dalla Cassazione e rifiutata dal Ministero della Salute. Una prassi che invece la presidente del tribunale dei minori dovrebbe conoscere e avere sotto la sua supervisione, dato che si svolge all’interno del tribunale che lei presiede e in quanto tale è la sua funzione. Prassi discutibile e ambigua che è in pieno svolgimento, come dimostrano parecchi casi analoghi a questo, e sulla quale dovrebbe essere invitata a chiarire.  

dalla 27esimaora del Corriere della sera

Il tribunale ordina di prelevare il figlio dalla madre e di consegnarlo al padre (che il bambino rifiuta)

Nei procedimenti di affido post-separativi, il tribunale dei minori ormai funziona così: per salvaguardare la bigenitorialità si strappa il bambino dalle braccia di un genitore (di solito accudente) per consegnarlo nelle mani del genitore che il bambino rifiuta e imponendo incontri forzati, deportazione in casa famiglia, o affido esclusivo con chi non vuole stare il minore escludendo del tutto l’altro. In un ribaltone incoerente e pericoloso dove ci si dimentica che bigenitorialità significa garantire la presenza di entrambi anche dopo la separazione ed escludendo l’altro solo in casi gravi come violenza domestica o abusi.

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Violando il diritto del bambino a vivere una vita tranquilla lontana da traumi, lo si sottopone a uno stress emotivo senza pari: lo si forza, non gli si crede e non s’indagano i motivi reali del rifiuto che di solito riguardano mancanze o addirittura azioni gravi dell’adulto rifiutato, ma al contrario gli si impone una presenza senza aver cercato in maniera approfondita le cause oggettive del disagio. Procedimenti per l’affido in cui il potere decisionale dalla discrezionalità del giudice passa praticamente in mano a psicologi e psichiatri che nelle loro perizie (Ctu – Consulenze tecniche d’ufficio) decidono a tutti gli effetti il destino di queste persone. Perizie che ormai nella quasi totalità si basano su una pseudo-teoria che diverse lobby interessate, anche economicamente, stanno cercando di far passare in una legge di Stato, come è successo con il contestatissimo disegno di legge Pillon che ha avuto il merito di scoperchiare il vaso di pandora sull’alienazione parentale: un costrutto inaffidabile, rifiutato dal ministero della salute, bocciato dalla Cassazione e bandito in Spagna e in Francia per i danni che ha causato, ma soprattutto inventato negli anni ’80 da un medico statunitense, Richard Gardner, secondo cui se un figlio rifiuta un genitore la colpa è dell’altro che aliena il bambino a prescindere da tutto, anche di eventuali possibili violenze sicuramente false e costruite per allontanare il genitore preso di mira.

Un disturbo diventato prassi nei tribunali ma mai entrato nel DSM (The Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders), e applicato da giudici che probabilmente non sanno chi era Gardner: un uomo perverso che nei suoi libri affermava, tra le altre cose, che “se un padre abusa della figlia – scrive Gardner – la colpa è della madre inibita che non vuole fare sesso con suo marito e che, al fine di evitare scappatelle extra familiari, le offre la figlia” (R. Gardner, L’isteria collettiva dell’abuso sessuale, ed. Quattro Venti, Urbino 2013, p. 59).

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Una mannaia, quella dell’alienazione parentale, che pochi giorni fa ha colpito un’altra mamma (i casi sono numerosi in Italia) che dopo 7 anni di ricorsi, Ctu, denunce, incontri protetti, si è vista arrivare l’ordinanza del tribunale dei minori in cui si decide che suo figlio, attualmente convivente con lei, sarà prelevato d’urgenza e affidato in maniera esclusiva al padre “rifiutato” e qui monitorato h24 da “personale specializzato”, mentre la mamma potrà avere un contatto con il bambino ogni 15 giorni in spazi neutri, aggiungendo anche che, nel caso di difficoltà, sarà collocato in casa famiglia, e questo per salvaguardare la bigenitorialità.

Una storia che in realtà è un copione già visto dove lei lo lascia dopo la nascita del figlio e lo manda via di casa (che è la sua) perché i continui litigi alla fine sono diventati qualcosa di più, e anche se la denuncia per maltrattamenti viene archiviata, lei continua ad avere paura. Nel frattempo i rapporti s’inaspriscono e diventa una difficile frequentazione quella tra padre e figlio su cui il tribunale decide che il bambino, pur rimanendo con la madre ritenuta idonea, dovrà vedere il padre in maniera regolare. Ma la situazione precipita perché il bambino sembra sofferente, è iperteso e non va volentieri con lui, ed è qui che inizia l’escalation senza fine: i timori della mamma a lasciare solo il minore, la richiesta sempre più pressante dell’uomo nel tenere con sé il figlio rivendicando i pernotti, le 17 denunce in cui lui accusa lei di non fargli vedere il bambino, e infine il ricorso del padre al tribunale dei minori per togliere a lei la responsabilità genitoriale e chiedere l’affido esclusivo. Elementi esplosivi che in confronto a quello che succederà, grazie al tribunale dei minori, è niente.

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Questa è una storia che ha dell’incredibile dove, oltre al bambino che prende la pasticca per la pressione come il nonno, i personaggi si muovono in maniera orchestrata nella direzione di un disegno già prestabilito che è quello di cercare un unico capo espiatorio su cui verrà riversata ogni responsabilità applicando pedissequamente i dettami del Gardner citato sopra, per un finale già ampiamente conosciuto: una mamma demolita passo dopo passo come donna, madre, moglie, e un uomo che sarà promosso a padre migliore del mondo e che alla fine incasserà il suo “premio” senza dover mettere in discussione praticamente nulla di sé.1 ctu - buon padre cattivo partnerIn uno scenario già visto molte volte, i timori e i dubbi della signora non vengono presi in considerazione o addirittura sono sottovalutati, mentre vengono accese il lei nuove spie davanti a esperte che invece di contenere la situazioni incandescente, si pongono in maniera ostativa verso la donna perché, in quanto paladine di Gardner, sono convinte che se il bambino non vuole andare col padre è solo perché lei ostacola il rapporto, e senza approfondire le disfunzioni tra padre e figlio in maniera autonoma e lavorando sull’adulto per verificare le cause reali, si convincono che allontanando lei e imponendo al minore la presenza del genitore rifiutato, la situazione si risolva. Un percorso che non arriva subito ma che viene costruito con cura, gradualmente fino al colpo finale, che di solito si conclude con il prelievo coatto del bambino che piange e si ribella e che, in questo caso, avverrà probabilmente tra qualche giorno o tra qualche ora anche con l’uso della Questura se c’è bisogno.

2 - ordianza ottobreIn nome della bigenitorialità si nega quindi il concetto stesso di bigenitorialità e si sia arriva a interdire una madre accudente rilevata idonea in questi anni, a favore di un affido esclusivo a un padre che non lo ha cresciuto e a cui il bambino non è abituato. Una storia che comincia quando la madre inizia ad avvertire il disagio del figlio dopo gli incontri da solo con il padre e si preoccupa:

3 - CTU - IL BAMBINO HA PROVBLEMIMa è nella prima Ctu della neuropsichiatra Marisa Malagoli Togliatti, che vanta una grande esperienza in proposito, che si mettono le basi della decisione di oggi, perché già qui viene sospettato un possibile caso di alienazione riferito dalla Cpt (consulenza di parte) del padre:

4 - note alle ccttpp - ctu 1Un padre che, secondo la signora, non è stato mai molto collaborativo e che è uscito da casa della mamma, dove è poi tornato, per entrare in una convivenza dove lei, oltre a lavorare fuori, doveva lavorare anche a casa per la pigrizia del marito. Un uomo che, sempre secondo lei, non è mai stato presente con il figlio e che oltre a denigrarla quando era incinta per il suo aspetto fisico e il suo peso, le aveva promesso una punizione esemplare per essere sfuggita al suo controllo, e che dopo l’ha perseguitata fino a quando lei non l’ha denunciato per stalking. Affermazioni sconfessate dal marito che insiste sul fatto che sia invece lei la causa di tutto e che lui a questa vita insieme ci credeva perché l’amava e l’aveva scelta.

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Perizie che si concentrano su come riattivare il rapporto padre-figlio in un contesto in cui la mamma appare solo ostativa e mai degna di vero ascolto, analisi che non valutano mai attentamente l’eventualità che questo rifiuto possa dipendere semplicemente da un adulto che magari non riesce a relazionarsi con suo figlio in quanto ha difficoltà oggettive, dato che un bambino che ha un buon rapporto con un genitore non fugge e non lo rifiuta, anzi lo cerca e lo vuole al di là di quello che dicono gli altri compresa una madre.

Dopo qualche anno di acceso conflitto complessivo, con denunce reciproche compresa la sostituzione del giudice, segue un’altra Ctu, quella della dottoressa Irene Petruccelli che, tra le altre cose, ha curato “Elementi di psicologia giuridica e criminologica” (Franco Angelo editore), in cui si spiega bene la teoria dell’alienazione parentale riprendendo largamente il suo inventore: il già citato Gardner reso celebre dai sostenitori della Pas (Parental alienation syndrome) ma in realtà poco conosciuto per gli scritti in cui parla ampiamente di pedofilia, dicendo, tra le altre cose, che “c’è una buona ragione per credere che la maggioranza, se non tutti i bambini, hanno la capacità di raggiungere l’orgasmo appena nati” (R. Gardner, True and False Accusation of Child Sex Abuse, ed Creative Terapeutics, Cresskill NJ 1992, p. 15).

La dottoressa Petruccelli, riguardo questo caso, va al sodo e dopo la perizia scrive che5 - CTU 2 CONCLUSIONIE quindi, sempre sulla base delle teorie di Gardner e mettendo l’alienazione parentale sullo stesso piano di abusi e violenze intrafamiliari su cui abbonda letteratura internazionale in cui mai viene citato tale costrutto, consiglia al tribunale quanto segue:

6 - CTU 2 SENTENZAUn decreto che arriva sulla testa di un minore bravissimo a scuola e che gli stessi servizi sociali non reputavano di dover allontanare dalla casa e dall’ambiente dove è cresciuto “poiché ben inserito”, e che aveva la passione del basket: sport che frequentava da tre anni e che la tutrice (dopo che il tribunale le ha affidato la responsabilità genitoriale togliendola ai genitori), ha sospeso perché coincideva con gli orari degli incontri. Un bambino che esitava sul pianerottolo degli incontri protetti, che piangeva per tornare a casa, che riusciva a giocare con il padre solo se inserito gradualmente e che a tratti esprimeva aggressività durante gli incontri e che, durante un ascolto protetto, si era fatto promettere dalla giudice che nessuno lo avrebbe mai tolto da casa sua, dove vive con la mamma e i nonni: giudice che aveva invitato la donna a ritirare la denuncia per stalking verso l’ex e questo per calmare la “conflittualità” dei due perché altrimenti lei avrebbe potuto perdere il figlio in quanto accusata di alienazione parentale.

Un costrutto grazie al quale i padri non vengono mai messi in discussione, e quindi in realtà mai aiutati veramente, in quanto la figura maschile non si tocca a costo di smantellare tutto il mondo del bambino mandando in frantumi affetti, certezze, legami. Strumenti ambigui e privi di scientificità ma accettati da giudici che dovrebbero sapere le origini di questa truffa e di chi se l’è inventata, e che andrebbe espulsa definitivamente dai tribunali e non accettata e applicata.

 

 

 

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