Ddl Pillon: un pericolo. Parlamentari al senato chiedono il ritiro secco

di Lucrezia Cairo

Finalmente anche i parlamentari prendono parola pubblica sul ddl 735 presentato dal senatore leghista Simone Pillon in materia di riforma del diritto di famiglia. Ieri, durante la conferenza stampa che si è svolta al senato per iniziativa delle senatrici Valeria Fedeli (Pd) e Emma Bonino (+Europa), è emersa chiaramente una presa di posizione trasversale con la richiesta pubblica di ritiro del disegno di legge che oltre a stravolgere la legge sull’affido varata nel 2006, presenta alcuni pericoli sostanziali sia per quanto riguarda il diritto al divorzio, reso più difficile dalla mediazione a pagamento, sia per i pericoli insisti riguardo la tutela dei bambini anche rispetto alla violenza domestica.

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Chiare le intenzioni fin dal titolo della conferenza: “Ddl Pillon: un pericoloso attacco ai diritti di bambini e donne. A che punto siamo e perché va ritirato”, alla quale hanno partecipato Laura Boldrini e Piero Grasso di Leu, Alessandro Alfieri e Valeria Valente del Pd, Alessandro Fusacchia di +Europa, e le due giornaliste Silvia Sacchi e Luisa Betti Dakli, che da sempre si occupano della materia. Un confronto da cui esce la proposta della senatrice Fedeli nel mobilitare Comuni e Regioni affinché respingano ovunque il ddl Pillon per un ritiro secco già alla commissione giustizia, dove la discussione riprenderà dopo la fine delle audizioni, probabilmente già la prossima settimana.

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“È un disegno di legge che prende a riferimento la bigenitorialità”, dice Fedeli introducendo la conferenza “ma l’esercizio delle responsabilità e della condivisione non può essere ovviamente fatta esattamente dicendo 12 giorni a uno e 12 giorni all’altro, senza tener conto delle condizioni dei diritti dei bambini”. Per Emma Bonino, che di lotte per i diritti ne ha fatte tante e anche importanti, leggere questo ddl è stato un salto nel passato, perché è come il dibattito che negli anni ’70 si faceva sull’aborto: “La cosa che ritengo più inaccettabile – ha detto – è questa intrusione nella vita privata, perché nessun estraneo può decidere per te, tu puoi consultare chi vuoi, e normalmente lo fai, ma poi alla fine la decisione rimane nostra”. “E se cominciamo a cambiare il diritto di famiglia – avverte Bonino in maniera profetica – poi a grandi passi possiamo arrivare a cambiare in modo sbagliato per esempio la 194”.

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Per Laura Boldrini uno dei punti più pericolosi è l’annientamento, nel ddl Pillon, dell’assegno di mantenimento del minore, in quanto “In un paese in cui solo il 49% delle donne lavora, questo significa che le donne non avranno più il diritto di avere con se quel bambino o quella bambina, perché non saranno in grado di mantenerlo nei giorni stabiliti”, senza dimenticare la mediazione obbligatoria che Pillon vorrebbe anche “quando c’è violenza domestica”, malgrado la Convenzione di Istanbul lo vieti.

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Inemendabile e pericoloso anche per il senatore Pietro Grasso per il quale qui “si umiliano le donne e i minori, perché questa riforma aumenterà le diseguaglianze e le discriminazioni di genere, ridefinendo i rapporti familiari totalmente a favore degli uomini a discapito di donne e bambini”, e si “sottrarrà alla valutazione del giudice una materia complessa e delicata quella del diritto di famiglia”, una riforma che “cancellerà gli assegni di mantenimento e premierà il coniuge più forte”.

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A parlare però col cuore in mano è il deputato del Pd, Alessandro Alfieri: “Io sono un padre separato – confessa – e conosco la difficoltà, la frustrazione e a volte la rabbia di quando in alcuni giorni salutavo mia figlia dalla finestra e non potevo vederla perché magari era malata, però anche in quei momenti più bui, non ho mai pensato né da legislatore né da padre che dovesse venire un mio diritto soggettivo prima del bene di mia figlia”. A ribadire una posizione maschile contro Pillon è Alessandro Fusacchia, deputato di +Europa, che propone in maniera anche provocatorio, un congedo parentale per i papà sul modello nordico dove i padri si prendono non 5 giorni ma 3 mesi di congedo. “È impensabile poter intervenire sulle questioni di cura dei bambini se i nostri papà non sono abituati a prendersi cura dei bambini – dice Fusacchia – un percorso va accompagnato, cominciando a mettere un congedo parentale per i padri adeguato alle norme europee per arrivare a un numero congruo di mesi”.

 

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Per le giornaliste non ci sono dubbi. Silvia Sacchi dice con convinzione che questo ddl “ha un impianto coercitivo che fomenta il conflitto anche tra coloro che tenderebbero a cercare un accordo” e “si fonda sul diritto degli adulti abbienti e non sul diritto dei bambini, e questo capovolge l’indirizzo finora avuto nel diritto di famiglia”. Mentre per Luisa Betti Dakli è un ddl che è in linea con una condotta di una minoranza di padri separati che da anni cercano di far entrare la teoria truffa dell’alienazione parentale in una legge per azzerare la discrezionalità del giudice che già oggi delega alle Ctu (consulenze tecniche d’ufficio) la decisione sugli affidi nelle separazioni conflittuali dove spesso si annida la violenza domestica non ricocnosciuta e su cui non si fa indagine accurata. “Negli articoli 17 e 18 – dice – viene introdotta l’alienazione parentale, che prevede che se un bambino o una bambina rifiuta un genitore, il giudice non fa indagini ma istituisce una CTU con psicologi e psichiatrici presi da un elenco dove loro si iscrivono”. Psicologi che spesso aderiscono questa teoria che “nasce con Richard Gardner, uno psichiatra che teorizzava la pedofilia come un rapporto normale tra bambini e adulti, e che viene diagnosticata ribaltando la responsabilità, per cui se una donna denuncia una violenza e cerca protezione per sé e i suoi bambini, da una parte avremo un processo in penale che va avanti sull’offender, mentre dall’altra, il tribunale civile o dei minori che decide sull’affido, dirà che la mamma ha inculcato queste false accuse nel bambino che quindi va allontanato dalla lei, madre malevole”. Una situazione che senza dubbio andrebbe approfondita e resa trasparente da una commissione d’inchiesta parlamentare, come chiesto sia da Silvia Sacchi che da Luisa Betti Dakli, perché si tratterebbe di una grave violazione dei diritti dei bambini e delle donne che subiscono violenza domestica.

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“Credo che il rischio sia quello di minare una democrazia liberale e tentare di ricostruire uno Stato Etico”, ha concluso Valeria Valente, che sta dentro la commissione giustizia con Pillon ed è presidente della commissione sul femminicidio al senato, chiarendo che la richiesta per lo spostamento da sede redigente al sede referente del ddl 735 non è stata ancora chiesta in quanto ancora si punta al suo ritiro e perché, una volta chiesta, è poi d’obbligo stabilire una data per far passare o bocciare la legge.

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Conclude il ciclo degli interventi la storia in breve di Imma Cusmai che racconta la sofferenza di una mamma a cui viene sottratta una figlia, prelevata mentre sta a scuola; mentre Maria Zanetti, della segreteria di +Europa, mette in guardia sul fenomeno a livello nazionale e internazionale: “Lo stanno facendo in modo scientifico, ci stanno stringendo a tenaglia a livello europeo partendo dai trumpisti e i fondamentalisti cristiani dagli Stati Uniti alla Russia con Putin e l’Ortodossia, che è il braccio religioso armato”.

 

 

 

 

 

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