Spadoni, vicepresidente alla camera del M5S, assalita su FB per le critiche al DDL Pillon

Che il Movimento 5 Stelle avesse dubbi sul DDl Pillon, date le voci circolate in Parlamento, era chiaro ma una posizione pubblica ancora nessuno aveva avuto il coraggio di prenderla. Lei è Maria Edera Spadoni, deputata 5 Stelle eletta vicepresidente della camera, e l’altro ieri ha sfidato, senza saperlo, i padri separati sostenitori del senatore Pillon, dichiarando sul Fatto le sue perplessità riguardo il DDL 735: un’intervista in cui ha osato mettere in discussione la riforma della famiglia presentata a marzo in commissione giustizia al senato. Una svista che le è costata una valanga di commenti sulla sua pagina Facebook, prima di critica feroce da parte di molti uomini arrabbiati, e poi di sostegno da parte soprattutto delle donne che vedono nella legge un grosso pericolo per loro e per i bambini. Spadoni ha dichiarato in sostanza che “Il disegno di legge Pillon va cambiato” e che “mancano alcune norme che vanno assolutamente inserite”. Andando subito al punto cruciale delle criticità del DDL 735, già ampiamente notate dal CismaiCamere minorili e da Magistratura democratica (per citarne solo alcuni), la vicepresidente ha sottolineato come la prima norma che va inserita “è quella su casi di violenza domestica nei confronti della donna, che non sono previsti dall’articolato” in quanto “in quelle circostanze ovviamente non deve essere previsto uguale trattamento per i genitori. E il bambino che ha assistito a queste violenze va tutelato”. Un testo “troppo rigido”, continua, rassicurando che i diritti esistenti non verranno toccati e che lo stesso M5S “se ne farà garante”.

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Un atteggiamento di critica, ma non certo di contrapposizione, che però ha scatenato la furia e il risentimento di chi invece quella legge la vuole a tutti i costi così com’è, in quanto la violenza domestica sarebbe in realtà (per loro) solo frutto di false accuse con cui le mamme alienano i bambini per non farli vedere ai padri da cui si separano. Un’orda che ha lasciato la pagina dell’onorevole Spadoni tappezzata di commenti contrariati ma anche provocatori, soprattutto maschili, a cui però è seguita un’onda di sostegno alla sua presa di posizione: una marea che si è contrapposta per ore (e ancora continua) come una battaglia all’ultimo sangue. C’è chi ha scritto che chi non mantiene gli impegni presi “VA ESPULSO”, chi chiama l’onorevole “ministro” e chi invece “gentile signora”, altri che classificano la violenza domestica come un modo per “estromettere il padre dopo la separazione” riportando dati fantasma di denunce false che schizzerebbero all’80% per le donne e 90% sui minori (mentre per l’Istat il 93% della violenza maschile sulle donne è invece sommersa).

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Commenti ripresi dalla pagina Facebook della vicepresidente della camera, Maria Edera Spadoni, dopo la sua intervista al Fatto sul DDL Pillon

Commenti in cui si confonde, o non si riconosce negandola, la violenza maschile sulle donne ribaltando completamente i dati reali (7milioni di donne che subiscono violenza in Italia e 1 miliardo nel mondo), e portando addirittura come esempio negativo Christine Ford, la donna che ha accusato Brett Kavanaugh di aggressione sessuale negli Stati Uniti.

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Tra i commenti c’è chi minaccia di togliere il voto ai 5Stelle, inneggiando alla Lega che in realtà è l’unico partito che ha sposato la causa della lobby pro Pas presentando il DDL 735, altri ancora che inveiscono contro la vicepresidente urlando (maiuscole) o addirittura intimano di “non mettere bocca” sulla questione (vedi foto sotto).

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Ma che modi sono questi?

Forse molti non lo sanno ma queste sono esattamente le modalità con cui la lobby pro Pas (Sindrome di alienazione parentale alias Alienazione parentale) porta avanti i propri cavalli di battaglia da 30 anni: discredito, aggressione, fino all’hate speech e la minaccia contro chi non è d’accordo. Oltre all’intelligentia che ha contribuito a scrivere il DDL 735, esiste – a sostegno delle false accuse e dell’alienazione parentale per cui le donne inventano violenze per alienare il figlio dal padre – un sottobosco che viene lanciato ad hoc tra i blog, sugli articoli di giornale e nei social, per azzannare chi alza la testa per dissentire o raccontare qualcosa di diverso dalla loro versione dei fatti. Oltre al vittimismo dei famosi padri che dormono in macchina per povertà – quando per l’Istat le più colpite sono le madri separate – o le lamentele di non poter vedere i figli – malgrado magistratura democratica dica che sono gli uomini separati a non volere responsabilità dei figli – esiste un lato oscuro di cui nessuno parla: quello della coercizione sistematicamente organizzata. Esasperanti commenti a catena e provocazioni condite da minacce, offese e discredito, strali che arrivano in massa quando meno te l’aspetti, e che possono durare giorni, settimane e addirittura mesi. Un’invasione barbarica in cui non esiste dialogo e da cui ti puoi solo difendere rimanendo inorridita: un hate speech al limite dello stalking (in alcuni casi cambiano effettivamente la vita) che serve a dissuadere chiunque voglia mettere in discussione il verbo della Pas. Un linguaggio che questo sottobosco usa anche per dialogare tra gli addetti ai lavori. 

Sulla pagina Facebook di uno dei più importanti gruppi a sostegno del DDL Pillon, “Mantenimento diretto”, troviamo alcune perle: da “Stop alla violenza femminista contro i padri separati” con tanto di figurina, a epiteti verso le donne come lurida, zozza, o peggio ancora, fino all’uso di un vero e proprio linguaggio violento (vedi foto qui sotto). 

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Una lobby che si presenta in maniera accattivante per convincerti ma che, nel caso tu dovessi pensarla diversamente, ti scaglia contro e in maniera imprevedibile orde piene di rabbia e livore. Un meccanismo talmente collaudato da essere automatico, come se avessero un sistema con cui controllano in maniera minuziosa tutto quello che avviene sui temi a loro cari: nei giornali, sul web, nei social, e anche nelle assemblee e nei convegni dove spesso si trovano persone che vengono a controllare quello che viene detto. E anche se in realtà si tratta di un numero ristretto – le separazioni da rapporti conflittuali/violenti su cui si concentra il DDL Pillon sono solo uno scarso 20% – questa fetta di padri separati (che fortunatamente sono la minoranza) sembrano essere tantissimi. Organizzati in una miriade di gruppi, gruppetti, associazioni e reti che si sovrappongono e auto riproducono, hanno reso il web un campo di guerra e sdoppiandosi con numerosi fake e nomi falsi, possono improvvisamente apparire e stracciarti se per caso vai contro i loro interessi.

Ma i seguaci delle teorie di Richard Gardner – lo psichiatra  inventore della Pas per il quale “C’è un po’ di pedofilia in ognuno di noi” – non sono nuovi a questi metodi e già nel 2012, quando in discussione alla commissione giustizia al senato c’era il DDL 957, si rivelarono ampiamente. Il DDL 957, che proponeva più o meno i contenuti del DDL 735 e introduceva la Sindrome di alienazione parentale, fu fatto firmare anche da senatori ignari che quando capirono di cosa si trattava, ovvero di una violazione dei diritti dei bambini, ritirarono la firma fino poi alla discussione che bocciò definitivamente il disegno in commissione. Ebbene, la reazione, all’epoca fu furiosa e gli stessi senatori, una volta usciti da Palazzo Madama, vennero assaliti verbalmente dopo settimane di aggressioni e schedature sul web e sui social.

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Silvia della Monica, ex procuratrice di Firenze che all’epoca era presidente della commissione giustizia, fu assalita e minacciata insieme alla sua portavoce, e pubblicamente su FB le fu augurata anche la morte (vedi foto sotto), mentre tutto il tempo in cui il disegno rimase in discussione al senato, chiunque si mettesse contro o facesse delle critiche, veniva preso di mira, stalkizzato con migliaia di commenti provocatori o di discredito, o addirittura minacciato in privato. Alla luce di tutto questo siamo sicuri che gli interessi di queste persone siano in sintonia con gli interessi di bambini e bambine?

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