Discriminazione

La Costituzione presa “in contropiede”

“E’ possibile, in contropiede, con tutte le discussioni attuali sulle riforme istituzionali, rileggere la Costituzione alla luce di questo nuovo sguardo?”, per alcune sì e per dimostrare che si può lo faranno attraverso la lettura di cinque articoli particolarmente significativi prendendo in prestito la voce di cinque donne autorevoli per discutere e commentare insieme la Carta: Luisa Muraro per l’Art.3, Giulia Bongiorno per l’Art.22, Michela Marzano per l’Art.29, Lea Melandri per l’Art. 37 e Marilisa D’Amico per l’Art.51. Una lettura che domani, 31 Ottobre, si svolge a Roma, al Palazzo delle Esposizioni, dalle 10 in poi e con ingresso libero (a esaurimento posti) dal titolo emblematico “In contropiede: Le donne rileggono la Costituzione”. Perché, come ci tiene a sottolineare Snoq Factory nel suo invito: “La Costituzione non è una legge, né un insieme di leggi, è piuttosto un’immagine, fondativa, del nostro vivere insieme. Nelle città, nelle case, nelle famiglie, nel lavoro, nella vita: in tutto quello che riguarda le nostre relazioni private e che s’intreccia con l’idea di cittadinanza. Molte cose sono cambiate da quando la Costituzione è stata scritta, ma niente è cambiato tanto quanto la vita delle donne. Oggi, proprio perché la Costituzione deve rappresentare e raccontare di tutti e di tutte, l’immagine della cittadinanza femminile deve cambiare da una cittadinanza dimezzata a una cittadinanza piena”. 

L’articolo 3 recita: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. L’articolo 22 parla del diritto al nome: nessuno può essere privato del diritto al nome per motivi politici. L’articolo 51 afferma che “La Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità fra uomo e donna”. L’articolo 37 dice che “le condizioni di lavoro devono consentire alla lavoratrice l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale e adeguata protezione”. Da un’idea di Mariella Gramaglia, scomparsa poco tempo fa, il gruppo ha cominciato un percorso di lettura critica in questa direzione da un anno ed è così arrivato il momento di proporre un incontro pubblico che coinvolga tutt*.

contropiede

Luisa MuraroArticolo 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale [cfr. XIV] e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso [cfr. artt. 29 c. 2, 37 c. 1, 48 c. 1, 51 c. 1], di razza, di lingua [cfr. art. 6], di religione [cfr. artt. 8, 19], di opinioni politiche [cfr. art. 22], di condizioni personali e sociali. E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Giulia BongiornoArticolo 22
Nessuno può essere privato, per motivi politici, della capacità giuridica, della cittadinanza, del nome.
Michela MarzanoArticolo 29
La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.
Lea Melandri: Articolo 37
La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione. La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato. La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione.
Marilisa D’Amico: Articolo 51

Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge [cfr. artt. 56 c. 3, 58 c. 2, 84 c. 1, 97 c. 3, 104 c. 4, 106, 135 cc. 1, 2, 6, XIII c. 1]. A tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini. La legge può, per l’ammissione ai pubblici uffici e alle cariche elettive, parificare ai cittadini gli italiani non appartenenti alla Repubblica. Chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive ha diritto di disporre del tempo necessario al loro adempimento e di conservare il suo posto di lavoro.

 

1 risposta »

  1. l’art. 37 ha permesso cose sacrosante come i congedi di maternità che vanno garantiti, oggi si tratta di allargarli anche ai lavoratori padri sempre che li vogliano davvero

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