Femminicidio: anche per le magistrate il primo problema è la cultura

L’anno scorso, a dicembre, ho messo in piedi con Magistratura Democratica, l’incontro “Femminicidio: analisi, metodologia e intervento in ambito giudiziario. Per una strategia concreta di lavoro interdisciplinare”, uno dei tavoli più interessanti sul femminicidio che siano mai stati fatti nell’arco dell’anno: sia perché interdisciplinare, e quindi con competenze diverse tra loro (dalla magistratura al giornalismo e alla psicologia, ecc), sia perché di altissimo livello professionale, e con un intreccio di riflessioni che, una volta uscite da quel tavolo, hanno caratterizzato la campagna di informazione e di mobilitazione sul femminicidio in Italia. Oggi, grazie anche a quell’incontro, la sensibilità è cresciuta enormemente, e con la ratifica della Convenzione di Istanbul possiamo anche immaginare l’avvio di un nuovo percorso. Una svolta. Per questo sono onorata di partecipare oggi al convegno di ADMI, “Violenza di genere: nuove forme di tutela dei diritti fondamentali – Il femminicidio e la Convenzione di Istanbul”. Perché ci sono incontri che fanno la storia e costruiscono cambiamenti di realtà.

 

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Locandina dell’evento dell’ADMI

 

Un’emergenza sociale ed un fondamentale banco di prova per le istituzioni: il tema della violenza contro le donne ha solo come punta emergente la tragica statistica delle uccisioni (statistica che registra un inesorabile incremento – da 84 a 124 – del numero delle vittime fra il 2005 e il 2012, con 25 donne già uccise nei primi mesi del 2013, soltanto in Italia). Non meno importante, tuttavia, è il substrato sociale e culturale in cui la violenza matura, devastando sia la persona contro cui direttamente si rivolge, sia l’ambito familiare della stessa, anche in assenza di immediato pericolo per la vita e l’integrità fisica. Si avverte quindi l’urgente necessità di un diverso approccio culturale, prima ancora di un’efficace e rapida repressione dei reati commessi, ad opera di personale specializzato nell’ambito sia delle forze dell’ordine che della magistratura. Quando si parla di “femminicidio” si fa riferimento ad una realtà complessa, che investe il modo di essere delle relazioni fra uomini e donne nella società contemporanea, la struttura della famiglia e le relazioni di coppia in una dimensione chiusa, in cui spesso non c’è denuncia ed in cui le denunce, quando pure vengono presentate, sono ancora più spesso travisate o sottovalutate. Tagli ai servizi per mancanza di fondi, malfunzionamento della giustizia e cecità burocratica sono gli ingredienti di una miscela esplosiva, che sta producendo effetti laceranti in una società in crisi economica e di valori. L’incontro che si propone ha come base di partenza la Convenzione di Istanbul, che prevede forme avanzate di comprensione di un fenomeno – quello della violenza di genere – in crescita e da arginare con urgenza, rilevandone le radici profonde e dettando linee risolutive concrete ed efficaci. L’Associazione Donne Magistrato Italiane, di cui fanno parte colleghe di ogni ordine, vuole farsi promotrice di un dialogo allargato fra operatori – appartenenti alla magistratura, all’avvocatura, alle forze dell’ordine, ai servizi sociali – in grado di dare il proprio apporto per l’individuazione e la soluzione dei problemi esistenti. Si cercherà quindi di fornire spunti per una proposta normativa che, in attuazione della Convenzione, affronti il tema della violenza di genere in modo articolato e completo:promuovendo anche nelle scuole nuovi modelli culturali, potenziando i centri antiviolenza, assicurando forme di tutela che tengano conto della solitudine delle vittime, dell’insostenibilità dei tempi ordinari della giustizia e delle difficoltà di formazione della prova. Ogni passo avanti, su questo difficile fronte, non può che essere un traguardo di civiltà giuridica per il Paese.

 

 

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3 pensieri su “Femminicidio: anche per le magistrate il primo problema è la cultura

  1. Noto che fra I quattordici intervenuti ci sono tredici donne ed un solo uomo…non vi sembra ci sia qualche cosa che non torni?

    1. Gentile lettore, non le viene in mente che forse la sigla Associazione Donne magistrate italiane significa qualcosa di preciso? già che ci siamo la avverto anche che i commenti offensivi e diretti anche a casi in cui vengono usati termini irrispettosi, non verranno approvati. Qui la violenza del linguaggio in ogni sua forma, anche latente, non è permessa.

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